Dal San Domenico alle osterie romagnole: la guida ai migliori ristoranti di Imola
Scegliere dove mangiare a Imola significa muoversi fra mondi molto diversi. C’è il San Domenico, che ha contribuito a scrivere la storia dell’alta cucina italiana; ci sono osterie nelle quali passatelli, lasagne verdi e trippa conservano ancora una precisa identità romagnola; ci sono ristoranti di pesce, cucine vegetali e piccole tavole contemporanee che hanno allargato il panorama cittadino senza recidere il legame con il territorio.
Negli anni abbiamo provato e recensito singolarmente molti ristoranti di Imola. Li abbiamo riuniti in questa guida per aiutarvi a scegliere il locale giusto in base alla cucina, al budget e all’occasione. Non troverete una graduatoria costruita sul numero delle stelle o sulla solennità della sala: ogni ristorante è giudicato per ciò che promette e per come mantiene quella promessa.
San Domenico: l’indirizzo che ha portato Imola nella storia della cucina italiana
Il San Domenico non è semplicemente il ristorante più prestigioso della città. È una delle grandi case della cucina italiana, un luogo nel quale ricette, servizio e cantina obbediscono ancora a un’idea quasi assoluta di eleganza.
La cucina di Valentino Marcattilii e Massimiliano Mascia è classica, sontuosa e tecnicamente impeccabile, ma non vive di nostalgia. Il piatto inevitabile è l’Uovo in Raviolo, con il tuorlo liquido racchiuso nella pasta, burro, Parmigiano Reggiano e tartufo: una ricetta copiata ovunque, quasi mai raggiunta. Meritano attenzione anche il riso mantecato con cipolla tostata e sugo d’arrosto, il guancialino di vitello con polentina e formaggio di fossa, il carré di maialino di Mora Romagnola e la torta fiorentina al cioccolato.
La cantina è una delle più importanti d’Italia: profondità delle annate, grandi vini francesi e italiani, distillati rari e un servizio capace di guidare senza imporsi.
Perché sceglierlo: per celebrare qualcosa, conoscere un pezzo di storia gastronomica italiana o concedersi una cena senza compromessi.
Prezzo: mettete in conto almeno 180-250 euro a persona, vini esclusi.
Punto di forza: cucina classica eseguita con una precisione ormai rarissima.
Osteria Callegherie: pesce, pasta fatta in casa e una cucina finalmente contemporanea
L’Osteria Callegherie occupa una sala raccolta nel centro storico, arredata con luci soffuse, pareti calde e pochi tavoli. Nonostante il nome, non è una trattoria romagnola: è un piccolo ristorante contemporaneo che alterna mare e terra, mantiene la carta breve e prepara internamente pane, pasta e dessert.
Tra i piatti provati nel 2026, lo spaghettone alla carbonara di gamberi è uno dei passaggi più convincenti: cremoso, sapido e ben calibrato, senza trasformare i crostacei in una decorazione. Molto buoni anche i fusilli all’astice, con una salsa intensa e aderente alla pasta, e l’uovo croccante con patate schiacciate e crème fraîche all’erba cipollina, ricco ma alleggerito da una corretta componente acida.
Il dessert da ordinare sono i passatelli al cioccolato, una chiusura originale che gioca con la forma di una delle paste romagnole più riconoscibili senza ridurla a una caricatura.
Gli antipasti costano generalmente 16-20 euro, i primi 16-25 euro, i secondi circa 24-26 euro e i dessert 8-10 euro. Con tre portate, il conto si colloca intorno ai 50-60 euro a persona, bevande escluse.
Perché sceglierlo: per una cena curata in centro, soprattutto quando avete voglia di pesce e pasta fresca.
Punto di forza: primi piatti precisi, saporiti e privi di complicazioni inutili.
Osteria del Vicolo Nuovo: la tradizione romagnola che non ha mai smesso di evolversi
L’Osteria del Vicolo Nuovo è una delle tavole storiche di Imola. Le sale di un palazzo seicentesco, l’accoglienza di Ambra e Rosa e una cucina profondamente legata all’Emilia-Romagna ne hanno fatto un ristorante affidabile, elegante e molto più articolato di quanto suggerisca la parola “osteria”.
Il piatto da provare resta quello che ne ha segnato la storia: i passatelli con fonduta di Parmigiano Reggiano e tartufo. Sono robusti, cremosi, profumati e opulenti, ma mantengono il sapore domestico del pane, del formaggio e della noce moscata. Non è una ricetta tradizionale riprodotta con deferenza: è una rilettura ormai diventata a sua volta un classico.
Fra gli altri piatti che ricordiamo con maggiore piacere ci sono i garganelli di Imola con scalogno di Romagna e pancetta, i tortelli di caprino e pere, le tagliatelle ai porcini, l’arrosto di coniglio disossato all’Albana con cardi gratinati, l’anatra all’arancia e la torta sabbiosa con mascarpone. Anche salumi, formaggi, pane e crescentine ricevono una cura superiore alla media.
La carta dei vini privilegia piccoli produttori dell’Emilia-Romagna e delle Marche, con una buona disponibilità al calice e ricarichi generalmente corretti.
Prezzo: oggi una cena completa richiede indicativamente 45-65 euro a persona, vino escluso.
Perché sceglierlo: per conoscere la cucina romagnola nella sua versione più colta, matura e personale.
Punto di forza: i passatelli con Parmigiano e tartufo, ancora capaci di giustificare da soli la visita.
Osteria I Tri Scalên: grandi materie prime, porzioni generose e una cantina da esplorare
I Tri Scalên è una delle osterie più eccentriche di Imola. Le radici sono romagnole, ma il menu guarda anche alla Francia, alla Scozia, alla Spagna e al Piemonte attraverso formaggi, terrine, carni e bottiglie scelte con autentica passione.
Qui abbiamo mangiato una lasagna verde alla bolognese eccellente: crosta ben gratinata, interno morbido, ragù presente e pochissima besciamella. È uno di quei piatti che non hanno bisogno di essere alleggeriti o reinterpretati, ma soltanto preparati con disciplina.
Molto buoni anche i cappellacci ripieni di formaggio di fossa, gli strozzapreti al ragù di mare, gli gnocchi con fonduta e salsiccia e la trippa. Le porzioni sono generose, senza perdere precisione, e il menu può passare da un piatto popolare a una bistecca di Wagyu senza sembrare un catalogo messo insieme a caso.
La vera sorpresa è la cantina. Accanto a Sangiovese, Lambrusco e Albana compaiono Barolo maturi, Bordeaux, Sancerre, Champagne e distillati importanti, spesso proposti con ricarichi più umani di quanto ci si aspetterebbe.
Prezzo: per una cena tradizionale considerate 35-55 euro a persona; scegliendo carni pregiate e vecchie annate il conto sale rapidamente.
Perché sceglierlo: per mangiare una grande lasagna, bere una bottiglia seria e lasciarsi sorprendere da un menu senza confini rigidi.
Punto di forza: cantina, formaggi e primi piatti ricchi ma ben eseguiti.
Osteria E’ Parlaminté: una trattoria italiana dal carattere imolese
E’ Parlaminté è un ristorante storico, caldo e teatrale, arredato con quadri, ceramiche faentine e stoviglie che contribuiscono a creare un’atmosfera quasi borghese. La cucina parte dalla Romagna, ma si muove attraverso ricette italiane di diversa provenienza, spesso ispirate al repertorio artusiano.
Tra gli antipasti funzionano il baccalà mantecato con polenta, il petto d’oca affumicato, il polpo con patate e la selezione di salumi, nella quale trovano posto lardo, culatello e insaccati di Mora Romagnola.
I primi sono la parte più interessante del menu. La carbonara di mare con gamberi è golosa, intensa e volutamente abbondante; i tagliolini neri al ragù di calamari hanno un carattere più marino; la gramigna con salsiccia e piselli è un piatto ruvido, sostanzioso e senza alcuna intenzione di piacere ai dietologi. In inverno, la pasta e fagioli merita attenzione.
Tra i secondi sceglierei la trippa di vitello alla maniera dell’Artusi, più identitaria e convincente rispetto alle semplici preparazioni alla brace. La carta dei vini guarda soprattutto ai vignaioli romagnoli, con Albana, Trebbiano e Sangiovese artigianali e ricarichi corretti.
Prezzo: circa 35-50 euro a persona, vino escluso.
Perché sceglierlo: per una cena rilassata, ricca e tradizionale, senza ridurre la cucina italiana ai soliti quattro piatti romagnoli.
Punto di forza: primi generosi e un ambiente pieno di personalità.
Voto: 8,3/10
Ristorante Selice: crudità, frutti di mare e una cucina di pesce senza fronzoli
Il Selice è un ristorante di pesce vecchia scuola, a gestione familiare, nel quale la materia prima conta più dell’impiattamento. La cucina incrocia Romagna e Puglia: paste fresche, pesce dell’Adriatico, olio extravergine, verdure e preparazioni dirette.
Il motivo principale per venire sono gli antipasti. Le crudità di tonno e pesce spada, ostriche, cozze, vongole e capesante arrivano in tavola senza essere sommerse da salse o guarnizioni superflue. Molto buono anche il polpo, cotto con precisione, mentre i fritti risultano asciutti e puliti.
Fra i primi troviamo gli spaghetti alle vongole, gli spaghetti allo scoglio, i tortelli ripieni di cernia, gli gnocchi con le vongole e diversi formati romagnoli serviti con sughi di mare. Sono piatti classici, abbondanti e rassicuranti: non vengono qui per rivoluzionare la cucina di pesce.
Anche grigliata mista, fritto di paranza, seppie e moscardini seguono la stessa filosofia. Semplicità, cotture corrette e sapore riconoscibile.
Prezzo: una cena completa di pesce costa generalmente 45-65 euro a persona; ordinando plateau di crudi e bottiglie importanti si spende di più.
Perché sceglierlo: per mangiare crudità e pesce tradizionale, senza mousse, pinzette e inutili effetti scenici.
Punto di forza: antipasti crudi e caldi, sostenuti dalla qualità della materia prima.
Bar Roma Bistrot: tortellini, funghi e cucina emiliano-romagnola senza smancerie
Il nome può ingannare: Bar Roma non è soltanto un bar, ma un bistrot nel quale la cucina tradizionale trova un’esecuzione accurata e prezzi ancora accessibili. Il locale lavora bene soprattutto sui prodotti stagionali, con particolare attenzione a funghi, carciofi, asparagi e cardi.
Le tagliatelle alle spugnole sono uno dei piatti da cercare quando i funghi sono disponibili: pasta fatta a mano, condimento profumato e nessun eccesso di panna o formaggio a coprire la materia prima. Meritano anche i tortellini, i tortelli con ricotta e noce moscata, le tagliatelle al ragù e la lasagna verde, preparata secondo un’impostazione tradizionale.
Fra i secondi ritroviamo arrosti, bolliti, carni alla griglia e le polpette di bollito, ricetta domestica che molti ristoranti hanno ormai abbandonato. Quando è disponibile, il bollito misto è una scelta sensata, soprattutto nei mesi freddi.
Anche i dessert mantengono un registro classico: crème caramel, torta della nonna e Sacher, senza esercizi di stile.
Prezzo: mettete in conto circa 25-40 euro a persona, secondo numero di portate e vino.
Perché sceglierlo: per un pranzo tradizionale ben fatto, soprattutto durante la stagione dei funghi.
Punto di forza: pasta fresca, verdure stagionali e un rapporto qualità-prezzo convincente.
Cucinot: il volto vegetale e creativo della cucina imolese
Cucinot è un piccolo ristorante vegano, raccolto e personale, con pochi coperti e un arredamento rétro. La cucina di Federica Malvolti lavora con produttori locali, ingredienti biologici e una filosofia sostenibile che non viene usata come slogan: entra concretamente nella scelta delle materie prime e nella struttura del menu.
Il pregio principale è non cercare di imitare la carne. Le verdure restano verdure, i legumi mantengono consistenza e sapore, mentre focacce, pane, salse ed estratti completano piatti colorati e ben calibrati. La caponata, le preparazioni con cereali e legumi, le verdure al forno e le reinterpretazioni vegetali della cucina romagnola mostrano creatività senza ricorrere a surrogati industriali.
Cucinot è particolarmente adatto al pranzo, quando propone formule snelle e piatti unici. Non è il ristorante nel quale cercare una lunga cena gastronomica: è un piccolo laboratorio quotidiano, informale e coerente.
Prezzo: circa 25 euro a persona.
Perché sceglierlo: per un pranzo vegano sostanzioso, stagionale e lontano da tristi scimmiottamenti.
Punto di forza: cucina vegetale con identità, buone materie prime e prezzi accessibili.
Trattoria La Rosola: la Romagna più autentica, senza effetti speciali
Fuori dal centro di Imola, La Rosola continua a essere uno degli indirizzi preferiti da chi cerca la cucina romagnola più schietta. L’ambiente è quello della trattoria di campagna, semplice e accogliente, dove l’attenzione è tutta rivolta ai piatti e alle materie prime.
Vale la pena iniziare con i salumi accompagnati da piadina e squacquerone, per poi passare ai cappelletti in brodo, alle tagliatelle tirate al mattarello con ragù, ai tortelli di ricotta, oppure ai passatelli asciutti quando sono in carta. Tra i secondi spiccano il castrato alla griglia, la bistecca, il coniglio arrosto e le classiche carni romagnole cotte senza inutili elaborazioni. Le porzioni sono abbondanti e i dolci fatti in casa chiudono la cena con la stessa impronta familiare.
Perché sceglierlo: per ritrovare i sapori della tradizione romagnola in un ambiente informale e senza fronzoli.
Prezzo: circa 35-50 euro a persona.
Punto di forza: pasta fresca fatta a mano e carni alla griglia.
Trattoria La Sterlina: un punto di riferimento per la cucina romagnola
La Sterlina è una delle trattorie storiche del territorio imolese e da anni mantiene una linea precisa: ricette tradizionali, prodotti locali e porzioni generose. È il classico locale dove si torna volentieri per un pranzo domenicale in famiglia o una cena fra amici.
Fra i piatti più riusciti troviamo i cappelletti in brodo, le tagliatelle al ragù, i tortelli di ricotta, la gramigna con salsiccia, oltre a un’ottima selezione di carni come castrato, grigliata mista e arrosti. Nei mesi giusti meritano attenzione anche i piatti dedicati al tartufo e ai funghi. Il servizio è cordiale e mantiene quel ritmo rilassato tipico delle vere trattorie romagnole.
Perché sceglierlo: per mangiare cucina tradizionale preparata con continuità e senza compromessi.
Prezzo: circa 35-50 euro a persona.
Punto di forza: cappelletti, pasta fresca e griglia.
Quattro Quinti Pizzeria: una delle migliori pizze di Imola
Quattro Quinti è diventata rapidamente uno degli indirizzi di riferimento per chi cerca una pizza curata, con impasti ben maturati e ingredienti selezionati. Il locale ha un’impronta moderna, ma evita gli eccessi delle pizzerie gourmet che trasformano ogni pizza in un esercizio di stile.
L’impasto risulta leggero, ben alveolato e con un cornicione sviluppato ma equilibrato. La Margherita è un ottimo banco di prova, mentre fra le speciali meritano attenzione le pizze dedicate ai salumi del territorio, ai formaggi stagionati e alle verdure di stagione, sempre con condimenti misurati. Buona anche la proposta di fritti e dolci, mentre la carta delle birre artigianali completa bene l’offerta.
Perché sceglierlo: quando avete voglia di una pizza contemporanea, digeribile e preparata con ingredienti di qualità.
Prezzo: circa 20-35 euro a persona.
Punto di forza: impasto leggero e ottimo equilibrio fra cornicione, condimento e cottura.
I migliori ristoranti di Imola
San Domenico — 8,5/10
Alta cucina italiana, Uovo in Raviolo, servizio e cantina di livello internazionale.
Osteria Callegherie — 8,2/10
Pesce contemporaneo, pasta fatta in casa e alcuni dei primi più interessanti della città.
Osteria del Vicolo Nuovo — 8,8/10
Passatelli con fonduta e tartufo, cucina romagnola evoluta e vini artigianali.
Osteria I Tri Scalên — 7,6/10
Lasagna verde, formaggi, piatti generosi e una cantina ricca di sorprese.
Osteria E’ Parlaminté — 8,3/10
Cucina italiana di matrice artusiana, primi sostanziosi e atmosfera storica.
Ristorante Selice — 8,2/10
Crudità, frutti di mare, fritti e grandi classici della cucina marinara.
Bar Roma Bistrot — 7,4/10
Pasta fresca, funghi, bolliti e ottimo rapporto qualità-prezzo.
Cucinot — 8,4/10
Cucina vegana stagionale, prodotti locali e formule convenienti per il pranzo.
