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Verdicchio dei Castelli di Jesi e Matelica: vino, vitigno, storia e caratteristiche organolettiche del grande bianco delle Marche

Verdicchio, vino, vitigno, storia, caratteristiche organolettiche Foto su gentile concessione della cantina Collestefano Il Verdicchio è il vino più importante delle Marche, ma non solo: sta diventando uno dei migliori vini bianchi italiani, grazie ad una crescita qualitativa spaventosa.

Il Verdicchio è un vino salato, fresco, abbastanza austero e lo riconoscerete per via del suo frutto agrumato, le copiose erbe aromatiche e il finale asciutto e ammandorlato. La trinità del mandorla-limone-sambuco su sottofondo minerale ve lo faranno riconoscere abbastanza facilmente. Se fa barrique, sviluppa note burrose in stile Chardonnay.

Negli ultimi anni i vignaioli marchigiani stanno puntando molto su questo vitigno autoctono delle Marche e sia la consapevolezza, sia una selezione clonale e basse rese lo hanno trasformato in un vino strutturato, longevo, dotato di grande spessore.

Sono ormai lontani anni luce i tempi del Verdicchio scialbo in caraffa da bere in spiaggia con il fritto o quello nella bottiglia a forma di pesce che sembrava un’aranciata. No, oggi il Verdicchio si presenta come vino d’alto rango, prodotto anche in versione riserva, scolpito da un affinamento di 18 mesi in legno e bottiglia.

E con gli anni poi di riposo in cantina diventa ancora più buono, sviluppa infinite suggestione mature ed evolute, profumi terziari seducenti, sempre mantenendo un’acidità stellare.

Vinificazione e stili del Verdicchio

Ormai il livello di maestria è tale che i marchigiani plasmano il Verdicchio a piacimento, in mille modi, anzi in 4, non esageriamo: un base d’annata da bere come aperitivo o per un risottino di mare, la Riserva che proviene dei migliori vigneti, il Verdicchi spumante e il passito.

Il perché di tutto questo amore per il Verdicchio è presto detto: la sua innata acidità è una manna che permette ai vignaioli di lavorarlo senza problemi. Lo volete giovane si vinifica in acciaio. Volete la riserva? Tanta materia che poi affina in legno e non perde un briciolo di acidità. Il passito è dolce, ma tagliente e sempre agile e lo spumante, beh, l’acidità è quello si cerca nelle basi per fare gli spumanti, quindi si capisce perché sia il protagonista dell’enologia marchigiana.

Zone di produzione del Verdicchio

Ci sono due grandi zone: i Castelli di Jesi e il Verdicchio di Matelica, entrambi si fregiano di DOC e DOCG nella versione Riserva. Il vitigno usato nelle due zone è sempre lo stesso, cambia però il clima: più ventilato, marino e dolce quello della costa, dove i produttori sono molti; più aspro quello di Matelica, un piccolo borgo annidato tra le prime propaggini dell’Appennino.

Il vitigno è sempre lo stesso, la caratteristiche dei suoli molto diversi. Il Verdicchio di Jesi è molto vario, marcato dagli influssi iodati del mare, quello di Matelica leggermente più strutturato per via dei suoli più pesanti. Piccole differenze che non fanno altro che aggiungere fascino ad un vino che nel giro di pochi chilometri cambia volto in maniera netta.

Storia del Verdicchio

Il Verdicchio è il vitigno storico delle Marche, l’oro della regione, coltivato da sempre. I primi documenti che parlano ufficialmente di Verdicchio risalgono alla metà del 1500 e da allora è sempre stato protagonista indiscusso.

Verdicchio in abbinamento con il cibo

Verdicchio abbinamenti, cosa abbinare al vino bianco, baccalà mantecato Pesce ovviamente in tutte le sue forme, ma anche carni bianche e vitello: fish and chips, tortelli di zucca alla mantovana, spaghetti alle vongole, spaghetti di riso con gamberi e verdure, maiale in agrodolce, vitello tonnato, ravioli di erbette alla parmigiana, risotto al tartufo, spaghetti alla carbonara, tagliatelle ai porcini, riso alla cantonese.

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