Grand Auxerrois: guida ai vini, alle denominazioni e ai produttori della Borgogna settentrionale
Il Grand Auxerrois è la Borgogna che sfugge alle quotazioni folli della Côte d’Or: una costellazione di vigneti attorno ad Auxerre, tra colline calcaree, villaggi medievali e piccoli produttori che coltivano Pinot Noir, Chardonnay, Sauvignon Blanc e l’antico César. I bianchi hanno il passo fresco e asciutto dei vini settentrionali, con limone, mela verde, fiori ed erbe. I rossi sono fragranti, spesso speziati, con acidità viva e tannini che a Irancy possono diventare sorprendentemente robusti.
La zona si trova nello Yonne, il dipartimento più settentrionale della Borgogna, ma non coincide con Chablis. Quest’ultimo possiede una propria identità, interamente costruita intorno allo Chardonnay. Il Grand Auxerrois è più irregolare e sorprendente: a Saint-Bris si produce Sauvignon Blanc, a Irancy il Pinot Noir incontra il César, a Vézelay lo Chardonnay cresce sotto una delle basiliche romaniche più celebri di Francia, mentre a Chitry ed Épineuil sopravvive una viticoltura che un tempo riforniva Parigi.
Non è una denominazione unica, ma un territorio che comprende tre AOC Village e sei denominazioni geografiche regionali, oltre alle appellazioni borgognone più ampie. Il prestigio commerciale è ancora lontano da quello di Gevrey-Chambertin o Meursault, e proprio per questo il Grand Auxerrois merita attenzione. Qui il Pinot Noir non deve necessariamente costare cento euro per dimostrare di avere carattere, e un buon Chardonnay può offrire precisione e profondità senza il sovrapprezzo delle etichette più celebrate.
The Basics
- Regione vinicola: Borgogna settentrionale, Francia
- Dipartimento: Yonne
- Centro di riferimento: Auxerre
- Identità geografica: Jovinien, Auxerrois, Tonnerrois e Vézelien
- Classificazione: territorio viticolo, non AOC autonoma
- AOC Village: Irancy, Saint-Bris e Vézelay
- Denominazioni geografiche regionali: Bourgogne Chitry, Bourgogne Côtes d’Auxerre, Bourgogne Coulanges-la-Vineuse, Bourgogne Épineuil, Bourgogne Tonnerre e Bourgogne Côte Saint-Jacques
- Vitigni principali: Pinot Noir, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Sauvignon Gris, Aligoté e Gamay
- Vitigno storico: César
- Varietà minori: Pinot Gris, Pinot Blanc, Sacy e Melon de Bourgogne
- Suoli: calcari e marne del Giurassico, argille e detriti calcarei
- Clima: temperato a forte influenza continentale
- Vini: bianchi, rossi, rosati, vin gris e spumanti nelle denominazioni autorizzate
- Produttori da conoscere: Domaine Goisot, Domaine Bersan, Domaine Richoux, Domaine de la Cadette, Domaine de la Croix Montjoie e Domaine Dominique Gruhier
- Temperatura di servizio: 10-12 °C per i bianchi, 14-16 °C per i rossi
Dove si trova il Grand Auxerrois?
Il Grand Auxerrois occupa una parte della Borgogna settentrionale, tra i vigneti di Chablis, la valle dello Yonne e le colline che si estendono verso Tonnerre e Vézelay.
Non forma una fascia continua come la Côte de Nuits. I vigneti sono distribuiti in nuclei separati, spesso circondati da boschi, campi coltivati e piccoli centri agricoli.
Si distinguono quattro settori principali.
Il Jovinien, intorno a Joigny, è la parte più settentrionale, con la piccola zona della Côte Saint-Jacques.
L’Auxerrois comprende i vigneti attorno ad Auxerre, Saint-Bris-le-Vineux, Irancy, Coulanges-la-Vineuse e Chitry.
Il Tonnerrois, a est, ruota intorno a Tonnerre ed Épineuil, con una produzione storica di Pinot Noir e Chardonnay.
Il Vézelien occupa la parte meridionale, vicino alla basilica di Vézelay, dove lo Chardonnay è diventato protagonista di una piccola denominazione Village.
Il Grand Auxerrois è dunque una Borgogna fatta di territori diversi, accomunati dal clima settentrionale e da una storia viticola strettamente legata ai fiumi.
Storia: quando i vini di Auxerre rifornivano Parigi

La viticoltura dello Yonne è documentata fin dall’epoca gallo-romana. A Escolives-Sainte-Camille sono stati rinvenuti reperti del II secolo che testimoniano la presenza della vite e la sua importanza economica.
Nel Medioevo, abbazie e istituzioni religiose contribuirono allo sviluppo dei vigneti, soprattutto nelle aree di Auxerre, Vézelay e Irancy.
Il vantaggio decisivo era però commerciale: il fiume Yonne permetteva di trasportare il vino verso la Senna e Parigi, un mercato enorme e relativamente vicino rispetto alla Côte d’Or.
I vini dell’Auxerrois acquisirono una reputazione importante. Nell’Ottocento alcune produzioni locali potevano raggiungere prezzi superiori a quelli di vini provenienti da Beaune, un dato che oggi sorprende considerando la diversa fama delle due zone.
La fillossera, arrivata alla fine del XIX secolo, provocò una devastazione quasi definitiva. A differenza della Côte d’Or, molte vigne non furono reimpiantate: l’agricoltura cambiò orientamento, i collegamenti commerciali si trasformarono e la produzione si ridusse drasticamente.
La rinascita arrivò soprattutto nella seconda metà del Novecento, grazie a vignaioli che recuperarono vecchi appezzamenti, investirono nei vitigni locali e ottennero il riconoscimento di denominazioni più precise.
Il Grand Auxerrois contemporaneo è il risultato di questa ricostruzione. Non una copia economica di Chablis, ma il recupero di un territorio con una tradizione vinicola propria.
Il terroir: calcari del Kimmeridgiano e clima settentrionale

La geologia del Grand Auxerrois condivide numerosi elementi con quella di Chablis.
Il sottosuolo comprende calcari e marne del Giurassico, con affioramenti kimmeridgiani ricchi di fossili marini e formazioni calcaree più recenti.
Il Kimmeridgiano è particolarmente importante nei settori vicini a Chablis, ma non costituisce l’unico substrato del territorio. Spostandosi tra Auxerre, Irancy, Tonnerre e Vézelay cambiano profondità delle argille, pendenze ed esposizioni.
Queste differenze influenzano la disponibilità idrica e la maturazione delle uve.
Il problema del freddo
Il clima è uno dei fattori più importanti.
Gli inverni sono rigidi e le gelate primaverili possono compromettere le gemme. Le estati offrono giornate calde, ma l’equilibrio tra insolazione e freschezza resta delicato, soprattutto per il Pinot Noir.
Nelle annate fredde, i rossi possono risultare sottili, con acidità marcata e tannini poco maturi. In quelle favorevoli sviluppano frutto, concentrazione e una struttura capace di sostenere diversi anni di affinamento.
Per lo Chardonnay e il Sauvignon, queste condizioni permettono di conservare freschezza e intensità aromatica. Il cambiamento climatico sta però modificando i ritmi di maturazione e anticipando molte vendemmie.
Non esiste un unico gusto del Grand Auxerrois: il territorio è troppo vasto e i vitigni troppo diversi. La denominazione riportata in etichetta rimane fondamentale.
Le denominazioni del Grand Auxerrois
Irancy AOC: Pinot Noir e César
Irancy è la denominazione rossa più importante del Grand Auxerrois. Riconosciuta nel 1999, produce esclusivamente vini rossi da Pinot Noir, con la possibilità di utilizzare una piccola percentuale di César.
Il villaggio si trova in una conca circondata da pendii, poco a sud di Auxerre. L’esposizione favorevole permette al Pinot Noir di raggiungere una maturazione interessante anche a queste latitudini.
I vini hanno profumi di ciliegia, lampone, ribes nero, viola e pepe, con acidità viva e tannini che possono essere piuttosto incisivi in gioventù.
Il César, presente in una quota massima del 10% nell’assemblaggio, contribuisce con colore, struttura e tannino. Non compare necessariamente in tutte le bottiglie: alcuni produttori preferiscono il Pinot Noir in purezza.
Tra i lieux-dits più conosciuti figurano Les Mazelots, Palotte e Vaupessiot.
I migliori Irancy possono affrontare tranquillamente sette-dieci anni di maturazione, sviluppando note di sottobosco, spezie e frutta scura.
Saint-Bris AOC: il Sauvignon Blanc della Borgogna
Saint-Bris è una delle anomalie più affascinanti della Borgogna: una denominazione Village dedicata ai vini bianchi da Sauvignon Blanc e Sauvignon Gris, invece che da Chardonnay.
I vigneti si trovano intorno a Saint-Bris-le-Vineux, su terreni calcarei e marnosi.
Il vino ha un profilo aromatico riconoscibile, con pompelmo, limone, fiori di sambuco, ribes bianco ed erbe aromatiche. In bocca è fresco, asciutto, con acidità vivace e una componente talvolta leggermente affumicata.
Non bisogna aspettarsi necessariamente il carattere tropicale dei Sauvignon neozelandesi. Saint-Bris tende a privilegiare una lettura più sobria, con agrumi, erbe e una struttura compatta.
È una delle bottiglie più interessanti per chi cerca un Sauvignon francese fuori dai circuiti di Sancerre e Pouilly-Fumé.
Vézelay AOC: Chardonnay ai piedi della basilica
Vézelay ha ottenuto il riconoscimento come denominazione Village nel 2017, dopo una lunga fase come denominazione geografica del Bourgogne.
I vigneti si distribuiscono intorno a Vézelay, Saint-Père, Asquins e Tharoiseau, in un paesaggio di colline calcaree dominato dalla celebre basilica di Sainte-Madeleine.
La denominazione produce esclusivamente Chardonnay bianco.
I vini sono generalmente freschi e slanciati, con mela, limone, pera, fiori bianchi e una componente di nocciola che può emergere durante l’affinamento.
Rispetto ai grandi Chardonnay della Côte de Beaune, Vézelay privilegia spesso acidità, immediatezza del frutto e una struttura più contenuta.
Le selezioni da vecchie vigne o da singole parcelle possono però raggiungere profondità e longevità sorprendenti.
Bourgogne Côtes d’Auxerre
La denominazione geografica Bourgogne Côtes d’Auxerre comprende vigneti intorno ad Auxerre e Saint-Bris-le-Vineux.
Si producono bianchi da Chardonnay e rossi e rosati soprattutto da Pinot Noir.
I bianchi presentano agrumi, mela, fiori e buona acidità; i rossi privilegiano ciliegia, lampone e una trama tannica generalmente fine.
È una delle aree più interessanti per trovare Chardonnay di buon livello a prezzi inferiori rispetto a Chablis e alla Côte d’Or.
Tra i produttori di riferimento figurano Goisot, Bersan e Domaine d’Édouard.
Bourgogne Chitry
Chitry si trova nelle immediate vicinanze di Chablis, con terreni calcareo-marnosi che condividono parte della geologia del territorio.
La denominazione permette vini bianchi, rossi e rosati.
Lo Chardonnay può sviluppare limone, mela verde, fiori e una bella tensione acida. Il Pinot Noir è generalmente fragrante, con piccoli frutti rossi, spezie e una struttura agile.
È uno dei nomi meno celebrati ma più interessanti per chi ama il carattere settentrionale della Borgogna.
Bourgogne Coulanges-la-Vineuse
La zona di Coulanges-la-Vineuse si trova a sud di Auxerre, sulla riva sinistra dello Yonne.
Produce bianchi da Chardonnay e rossi e rosati principalmente da Pinot Noir, con una tradizione viticola che risale all’epoca romana.
I rossi tendono a essere fruttati, freschi e poco segnati dal legno, particolarmente adatti alla tavola.
Le interpretazioni migliori possono offrire una struttura più completa e una buona capacità di maturazione, senza perdere il carattere diretto del Pinot Noir.
Bourgogne Épineuil
Épineuil si trova vicino a Tonnerre e produce rossi e rosati, con il Pinot Noir protagonista.
I terreni calcarei e il clima fresco favoriscono vini dai profumi di ciliegia, fragolina, viola e pepe, spesso con una componente leggermente terrosa.
Sono rossi generalmente meno concentrati rispetto ai grandi Pinot Noir della Côte de Nuits, ma possono avere un’intensità aromatica e una precisione notevoli.
Il produttore Dominique Gruhier è uno dei nomi più interessanti da conoscere.
Bourgogne Tonnerre
La denominazione Bourgogne Tonnerre è riservata ai bianchi da Chardonnay.
I vigneti occupano le colline intorno a Tonnerre, su suoli argillo-calcarei che presentano affinità con quelli del vicino Chablisien.
Il vino è generalmente secco, con limone, mela, pera e fiori bianchi, accompagnati da una buona acidità.
È un territorio da esplorare soprattutto per chi cerca Chardonnay freschi e gastronomici senza il prezzo delle denominazioni più conosciute.
Bourgogne Côte Saint-Jacques
A Joigny, nella parte più settentrionale del Grand Auxerrois, si trova la piccola denominazione geografica Bourgogne Côte Saint-Jacques.
La produzione comprende vini rossi, bianchi e soprattutto il tradizionale vin gris, ottenuto da uve Pinot con una colorazione molto tenue.
I vini possono offrire fragola, piccoli frutti, fiori ed erbe, con una struttura delicata e una freschezza pronunciata.
È una delle espressioni più rare della Borgogna settentrionale e un esempio di tradizione locale conservata nonostante la drastica riduzione dei vigneti.
I vitigni del Grand Auxerrois
Pinot Noir
Il Pinot Noir è il principale vitigno rosso e trova a Irancy una delle sue interpretazioni più strutturate.
L’acidità e la maturazione relativamente lenta favoriscono vini fragranti, con ciliegia, lampone, viola e spezie. Nelle migliori esposizioni il tannino raggiunge una maturità che permette anche lunghi affinamenti.
Chardonnay

Lo Chardonnay domina le produzioni bianche di Vézelay, Chitry, Tonnerre e Côtes d’Auxerre.
Il profilo è generalmente fresco e agrumato, ma gli affinamenti in legno e sulle fecce fini possono aggiungere consistenza, nocciola e note di pasticceria.
Le migliori bottiglie non cercano di imitare Meursault: conservano una struttura più asciutta e una freschezza che si presta particolarmente alla cucina.
Sauvignon Blanc e Sauvignon Gris

Il Sauvignon Blanc è il protagonista di Saint-Bris. Produce bianchi aromatici, con agrumi, erbe e fiori.
Il Sauvignon Gris, mutazione dalla buccia rosata, può aggiungere una componente più piena e una diversa intensità aromatica.
La presenza del Sauvignon distingue nettamente il Grand Auxerrois dal resto della Borgogna classica.
César
Il César è un vitigno storico dello Yonne, caratterizzato da buona capacità colorante e tannini importanti.
A Irancy può essere assemblato con il Pinot Noir, contribuendo alla struttura del vino.
È una varietà rara, che merita di essere conservata anche per il suo valore storico: rappresenta una Borgogna precedente all’assoluto predominio commerciale del Pinot Noir.
Aligoté, Gamay e varietà minori
L’Aligoté conserva un ruolo nella produzione di bianchi freschi e asciutti, con agrumi e acidità vivace.
Il Gamay compare soprattutto nelle denominazioni regionali che lo ammettono, mentre Pinot Blanc, Pinot Gris, Sacy e Melon de Bourgogne testimoniano una diversità varietale ormai poco conosciuta.
Non tutti questi vitigni sono ammessi in ogni denominazione: la loro presenza va valutata secondo il disciplinare specifico.
I produttori del Grand Auxerrois da conoscere
Domaine Goisot
Il Domaine Goisot, a Saint-Bris-le-Vineux, è uno dei riferimenti qualitativi del Grand Auxerrois.
La famiglia lavora con viticoltura biologica e biodinamica, valorizzando Chardonnay, Sauvignon, Pinot Noir e Aligoté.
Le selezioni di Bourgogne Côtes d’Auxerre e Saint-Bris mostrano una buona precisione aromatica, con particolare attenzione all’identità delle singole parcelle.
È un produttore da conoscere per comprendere quanto possano essere ambiziosi i bianchi di questa parte della Borgogna.
Domaine Bersan
Il Domaine Bersan, anch’esso legato a Saint-Bris-le-Vineux, possiede una lunga storia familiare e una gamma che comprende Saint-Bris, Côtes d’Auxerre, Irancy e Chablis.
Le cuvée parcellari e le selezioni da vecchie vigne permettono di confrontare il carattere di Sauvignon, Chardonnay e Pinot Noir.
È uno dei produttori più utili per esplorare la diversità del Grand Auxerrois senza limitarsi a una sola denominazione.
Domaine Richoux
A Irancy, il Domaine Richoux è un riferimento per il Pinot Noir della denominazione.
Le sue interpretazioni privilegiano maturazione, struttura e affinamento, con rossi capaci di evolvere per diversi anni.
Sono bottiglie importanti per superare l’idea che il Pinot Noir dello Yonne debba essere soltanto leggero e immediato.
Domaine de la Cadette
Il Domaine de la Cadette è uno dei nomi da cercare a Vézelay, soprattutto per gli Chardonnay.
Il lavoro sulle vigne e sulle singole cuvée mette in evidenza la capacità del territorio di produrre bianchi freschi, profondi e poco condizionati dal legno.
È un riferimento per conoscere l’evoluzione qualitativa di Vézelay dopo il riconoscimento dell’AOC Village.
Domaine de la Croix Montjoie
Il Domaine de la Croix Montjoie, a Tharoiseau, produce Chardonnay di Vézelay con attenzione alla maturazione e alla precisione del frutto.
Le interpretazioni possono essere più o meno ampie secondo la cuvée, ma conservano una buona acidità e il carattere dei terreni calcarei locali.
Domaine Dominique Gruhier
Il Domaine Dominique Gruhier, a Épineuil, è uno dei riferimenti per i Pinot Noir del Tonnerrois.
I rossi sono fragranti e speziati, con una componente fruttata ben riconoscibile e una trama tannica che può diventare più profonda nelle selezioni migliori.
È un produttore interessante per chi vuole conoscere la Borgogna settentrionale attraverso vini rossi poco convenzionali.
Grand Auxerrois e Chablis: quali differenze?
Chablis e Grand Auxerrois condividono parte del clima e della geologia, ma non hanno la stessa identità produttiva.
Chablis è una regione specializzata nello Chardonnay, con una gerarchia che comprende Petit Chablis, Chablis, Premier Cru e Grand Cru.
Il Grand Auxerrois è invece un insieme di denominazioni con vitigni differenti. Produce Chardonnay, Sauvignon, Pinot Noir e rossi nei quali può comparire il César.
Anche gli stili sono più vari: Saint-Bris offre Sauvignon erbacei e agrumati, Irancy rossi strutturati, Vézelay Chardonnay tesi, Épineuil Pinot Noir delicati.
Non è una questione di superiorità qualitativa. I migliori vini del Grand Auxerrois possono avere profondità e precisione paragonabili a bottiglie molto più costose di denominazioni celebri.
La differenza commerciale rimane però notevole: il nome Chablis è conosciuto in tutto il mondo, mentre molti appassionati devono ancora imparare a riconoscere Irancy o Vézelay.
Come servire i vini del Grand Auxerrois
Gli Chardonnay di Vézelay, Chitry e Tonnerre si esprimono bene a 10-12 °C. Le selezioni più strutturate possono essere servite leggermente meno fredde per valorizzare le note sviluppate durante l’affinamento.
Il Saint-Bris merita generalmente 9-11 °C, in un calice da bianco che permetta di apprezzare agrumi ed erbe aromatiche.
I Pinot Noir di Irancy ed Épineuil sono ideali intorno ai 14-16 °C. Le bottiglie giovani possono beneficiare di una breve ossigenazione, mentre quelle mature richiedono maggiore prudenza.
Un buon Irancy può evolvere per sette-dieci anni e oltre; per molti bianchi più immediati, invece, i primi tre-cinque anni offrono il miglior equilibrio tra frutto e freschezza.
Cosa mangiare con i vini del Grand Auxerrois?
I bianchi da Chardonnay accompagnano ostriche, trota alle erbe, capesante scottate, pollo arrosto e formaggi a pasta molle.
Il Saint-Bris è particolarmente interessante con formaggi caprini, asparagi, pesce di fiume e preparazioni alle erbe aromatiche. Il carattere agrumato accompagna bene anche crostacei e verdure primaverili.
Con un Irancy provate anatra arrosto, faraona, funghi porcini e carni in umido. Le versioni con tannini più importanti sostengono anche piatti di selvaggina.
I Pinot Noir più delicati di Épineuil e Coulanges-la-Vineuse sono ottimi con terrine di campagna, coniglio arrosto e salumi.
Tra i formaggi, un Époisses maturo accompagna gli Chardonnay più strutturati, un Chaource valorizza la freschezza dei bianchi settentrionali e un Comté di 18 mesi si abbina alle cuvée affinate in legno.
Quanto costano i vini del Grand Auxerrois?
I prezzi restano mediamente più accessibili rispetto alle denominazioni prestigiose della Côte d’Or, anche se i migliori produttori hanno ormai conquistato quotazioni importanti.
Per un Bourgogne Chitry, Vézelay o Saint-Bris di produttore meno conosciuto si possono trovare bottiglie intorno ai 20-30 euro. Le selezioni più ricercate salgono verso 35-50 euro.
Sul mercato italiano, il Domaine Bersan Bourgogne Côtes d’Auxerre Rouge 2023 costa circa 34 euro, mentre il Côtes d’Auxerre Blanc Cuvée Marianne 2023 raggiunge i 37,50 euro. Il Saint-Bris Fié Gris 2023 dello stesso produttore viene proposto a 41,50 euro.
Sono cifre che dimostrano come il Grand Auxerrois non sia più soltanto una riserva di Borgogna economica. Rimane però un territorio dove la qualità è spesso superiore alla fama commerciale.
Vale la pena comprare i vini del Grand Auxerrois?
Sì, soprattutto tra 20 e 40 euro. Irancy per il Pinot Noir, Saint-Bris per il Sauvignon e Vézelay per lo Chardonnay: Borgogna autentica, senza pagare soltanto il prestigio del nome.
