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Wine Dharma

Super Tuscan, tutto quello che non avete mai osato chiedere

Bottiglia di Tignanello: il primo Super Tuscan della storia, Antinori, Tachis. Tignanello, il primo di una nuova specie Come nascono i Super Tuscan? Perché e che cosa sono? E che importanza hanno ricoperto nella storia del vino italiano e toscano? Basta un’unica risposta per spiegare il fenomeno Super Tuscan. Innanzitutto ci sono due filosofie differenti dietro questo tipo di vino e il tutto ci porta ad un’altra domanda: come si faceva il Chianti?

Il primo a riconoscere le qualità del Sangiovese fu il barone Bettino Ricasoli (1809-1880): stabiliva che dovesse essere il Sangiovese il principale vitigno presente nel Chianti Classico, assieme ad una percentuale di Canaiolo e alla Malvasia bianca.

Grappoli di Cabernet Sauvignon. Vitigno principale nei Supertuscan toscani. Grappoli di Cabernet Sauvignon, il vitigno principale nei Supertuscan Ci furono vari aggiustamenti nel disciplinare del Chianti, ma fu solo nel 1996, paradossale visto che già da un secolo si era riconosciuto il Sangiovese come campione del Chianti, che venne data via libera ai vitigni bordolesi e al Sangiovese, permettendo di fatto la nascita delle prime bottiglie di Chianti Classico con Sangiovese in purezza o in blend.

Ma come si giunse a questa rivoluzione copernicana del disciplinare? Tutto nacque dal Sassicaia, una felice intuizione del marchese Incisa Rocchetta, il quale, dopo aver constatato le somiglianze di suoli tra Bolgheri e Graves (che significa appunto ghiaia), entrambi molto sassosi, ebbe l’idea di piantare barbatelle bordolesi di Cabernet Sauvignon e Franc per creare un Bordeaux di Toscana, con l’aiuto dell’enologo Giacomo Tachis. Nei primi vent’anni di vita fu consumato solo nella Tenuta San Guido, ma poi si accorsero che il vino con il passare degli anni tendeva allo stato dell’arte: il groviglio di tannini verdi e quella corpulenza sontuosa ma ridondante, tagliente, quasi ipertrofica, si trasformavano, e trasformano ancora oggi grazie al cielo, in una filigrana di seta finissima.

Bottiglie etichetta di Sassicaia 2006. Calice con Sassicaia, colore granato. Poesia nel calice Ovviamente, appena uscì—l’annata 68’ oggi vale il PIL delle Isole Cayman—fu massacrato da critici e pubblico, perché nessuno capì che la grandiosità di questo vino ha bisogno di decenni per mostrarsi, ma era solo questione di tempo, intanto il processo di rinnovamento era già cominciato: vitigni bordolesi e sperimentazione. La Toscana divenne un laboratorio alchemico per ogni possibile blend, il territorio venne completamente rivalutato e sottoposto ad una accurata analisi, il che comportò una non proprio razionale presa di coscienza del potenziale delle terre di Bolgheri (oggi sul punto di affondare come Atlantide, per il peso di tutti i vigneti), ma anche del Chianti stesso.

Ancora una volta il vulcanico Tachis, questa volta con il marchese Antinori, sconvolse il mondo con il Tignanello, il primo Super Tuscan, formalmente un semplice IGT, vale a dire vino da tavola: Sangiovese e 15% di Cabernet Sauvignon. Il vino era rivoluzionario, ma ancora di più lo fu il concetto che c’era dietro: fare vini da invecchiamento nobili quanto i bordolesi, ma con il Sangiovese come propulsore. L’alba di una nuova era per il Sangiovese era sorta e il proliferare dei Supertuscan non si fermò più. Quelli nati per ovviare ad un disciplinare rigido che non permetteva di produrre Chianti con Sangiovese in purezza o quelli che seguirono le orme del Sassicaia.

Vigneti a Bolgheri Castagneto Carducci. Dove nasce il Sassicaia. Toscana La natura intorno a Castagneto Carducci Per cui attenzione, amanti del Sangiovese, a liquidare sdegnosamente i Supertuscan come vini modaioli, in realtà è grazie a loro se si è riusciti a cogliere l’essenza intima del vitigno e a elevare il Sangiovese creando veri e propri capolavori come il Flaccianello e il Cepparello. E come ultima considerazione, ribaltiamo il concetto di terroir, rendiamolo attivo: anche se non sono autoctoni, i bordolesi in Toscana lo sono diventati. Il Terroir toscano è talmente preponderante che riesce a innestarsi nelle anime dei Cabernet, dei Franc, dei Petit Verdot e dei Merlot più ostinatamente francesi rendendoli terrosi e intrecciando ghirlande di violette e peonie attorno ai loro tralci. Quindi ben vengano, pensate ad un mondo senza Sassicaia o senza gli splendidi Sammarco e Camartina, due Cabernet Sauvignon che crescono nel cuore del Chianti e sprizzano chiantigianità ad ogni sorso, perché dovremmo privarcene?

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