Tokaji Aszú: storia, caratteristiche e segreti del grande vino dolce ungherese
Il Tokaji Aszú è uno dei grandi vini dolci del mondo. Oro nel bicchiere, albicocca candita, miele d’acacia, scorza d’arancia, zafferano e una freschezza capace di attraversare decenni. Nasce nel nord-est dell’Ungheria, sulle colline vulcaniche di Tokaj, dove le nebbie dei fiumi Bodrog e Tisza favoriscono lo sviluppo della Botrytis cinerea, la muffa nobile. Gli acini si raggrinziscono, perdono acqua e concentrano zuccheri, acidità e aromi fino a diventare piccoli chicchi dorati, raccolti uno per uno.
Ma il Tokaji Aszú non è un semplice passito. La sua particolarità sta nella lavorazione: gli acini botritizzati vengono lasciati macerare in mosto, mosto in fermentazione o vino della stessa annata. Nasce così un vino ricchissimo, che può superare 150 grammi di zucchero per litro senza diventare stucchevole. Il Furmint, protagonista dell’assemblaggio, conserva un’acidità formidabile e tiene insieme dolcezza, agrumi e profondità.
Per secoli è stato un vino da corti reali, aristocratici e collezionisti. Oggi rimane uno dei pochi bianchi dolci capaci di rivaleggiare con i grandi Sauternes per complessità e longevità, ma possiede una personalità inconfondibile. Il Tokaji Aszú è spesso più affilato, speziato, attraversato da note di tè, scorza d’agrumi e frutta candita. In alcune grandi bottiglie, dopo trent’anni, la dolcezza sembra quasi arretrare e lascia il palcoscenico all’acidità, alle spezie e al tempo.
The Basics
- Nome: Tokaji Aszú
- Paese: Ungheria
- Regione: Tokaj-Hegyalja, nord-est dell’Ungheria
- Denominazione: Tokaj/Tokaji, denominazione di origine protetta ungherese
- Tipologia: vino bianco dolce da uve botritizzate
- Vitigni autorizzati: Furmint, Hárslevelű, Sárgamuskotály, Zéta, Kabar e Kövérszőlő
- Vitigno principale: Furmint
- Clima: continentale, con autunni che possono alternare nebbie, sole e giornate asciutte
- Terreni: rocce vulcaniche, tufi, rioliti, andesiti, argille e loess
- Comuni e centri storici: Tokaj, Tarcal, Mád, Tállya, Rátka, Bodrogkeresztúr, Bodrogkisfalud, Tolcsva, Erdőbénye e Sárospatak
- Metodo: selezione manuale degli acini botritizzati e macerazione in mosto o vino della stessa annata
- Zuccheri residui: almeno 120 g/l
- Menzione 6 puttonyos: almeno 150 g/l
- Affinamento obbligatorio: almeno 18 mesi in botte di legno
- Commercializzazione: non prima del 1° gennaio del terzo anno successivo alla vendemmia
- Colore: dal giallo dorato all’ambra
- Profumi: albicocca candita, miele, arancia, zafferano, pesca secca, tè e spezie
- Produttori da conoscere: Royal Tokaji, Oremus, Disznókő, Szepsy, Hétszőlő, Patricius, Grand Tokaj e Sauska
- Temperatura di servizio: 10-12 °C
- Abbinamenti: foie gras, Roquefort, anatra alle albicocche, formaggi erborinati, crostata di albicocche e dessert agli agrumi
- Longevità: diversi decenni per le grandi annate
Dove nasce il Tokaji Aszú?

Tokaj si trova nel nord-est dell’Ungheria, vicino al confine slovacco, ai piedi dei monti Zemplén. I vigneti occupano colline vulcaniche che scendono verso le valli del Bodrog e del Tisza, due fiumi decisivi per il clima autunnale.
Il paesaggio è un mosaico di filari, boschi, piccoli villaggi e cantine sotterranee. Le vigne crescono su pendii di diversa esposizione, spesso tra 100 e 300 metri di quota, mentre le colline più alte proteggono parzialmente il territorio dai venti freddi.
La regione storica è conosciuta come Tokaj-Hegyalja, letteralmente l’area ai piedi dei monti di Tokaj. La sua tradizione viticola comprende ventisette comuni e numerosi vigneti storici, chiamati dűlő.
Mád è uno dei centri più importanti per i grandi vini da singolo vigneto. Tarcal, Tolcsva e Tállya conservano aziende storiche, mentre Tokaj, alla confluenza dei due fiumi, dà il nome all’intera denominazione.
Il paesaggio culturale di Tokaj è stato inserito nel Patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 2002. Il riconoscimento riguarda non soltanto le vigne, ma anche la rete di cantine, i villaggi e una cultura del vino costruita in molti secoli.
Storia del Tokaji: il vino dei re
La viticoltura di Tokaj ha origini medievali, anche se la coltivazione della vite nella regione potrebbe essere più antica.
Nel XIII secolo, dopo le devastazioni delle invasioni mongole, il re Béla IV favorì il ripopolamento del territorio e lo sviluppo agricolo. Nuove comunità contribuirono all’espansione della viticoltura.
La fama del Tokaji Aszú si consolidò tra Cinquecento e Seicento, quando i produttori impararono a sfruttare gli acini colpiti dalla muffa nobile.
La tradizione attribuisce un ruolo importante al predicatore Máté Szepsi Laczkó, al servizio della famiglia Rákóczi. Secondo il racconto più famoso, avrebbe prodotto un Aszú nella prima metà del Seicento utilizzando uve raccolte tardivamente nel vigneto Oremus. La datazione e il carattere di questa vicenda restano discussi: la produzione di vini dolci da uve concentrate era già conosciuta e non esiste una prova definitiva che identifichi il primo Aszú della storia.
Quel che è certo è che, nel Seicento, Tokaj era ormai un centro importante della produzione di vini dolci.
Le bottiglie raggiunsero le corti europee, dalla Polonia alla Russia, passando per Francia e territori asburgici.
Al Tokaji viene tradizionalmente associata la frase latina «Vinum regum, rex vinorum», vino dei re, re dei vini, spesso attribuita a Luigi XIV. È un motto celebre, anche se la sua attribuzione storica non è dimostrata in maniera definitiva.
La classificazione dei vigneti assunse un ruolo importante già nel Settecento. Nel 1737 un decreto reale delimitò il territorio vinicolo di Tokaj, uno dei più antichi esempi europei di tutela geografica organizzata.
Nel Novecento, guerre, cambiamenti territoriali e collettivizzazione socialista modificarono profondamente la produzione.
Dopo il 1989 arrivarono nuovi investimenti e una rinascita qualitativa. Royal Tokaji, Oremus, Disznókő e numerose aziende locali contribuirono al ritorno dei grandi Aszú sui mercati internazionali.
Il terroir: vulcani, nebbia e lunghi autunni

Tokaj possiede un patrimonio geologico straordinario, formato da antiche attività vulcaniche.
Nei vigneti si incontrano rioliti, andesiti, tufi e materiali alterati di origine vulcanica, accanto ad argille e depositi di loess.
Questa varietà di suoli modifica drenaggio, disponibilità idrica e sviluppo delle radici.
I pendii di Mád, per esempio, comprendono vigneti storici con esposizioni e substrati molto differenti. Betsek, Szent Tamás e Úrágya non danno necessariamente vini dello stesso carattere.
Il clima è continentale, con inverni freddi, estati calde e un autunno che può prolungarsi fino a novembre.
La presenza dei fiumi Bodrog e Tisza favorisce la formazione di nebbie, soprattutto nei settori bassi della regione. Quando i pomeriggi diventano asciutti e soleggiati, possono crearsi condizioni favorevoli alla muffa nobile.
Questo equilibrio è fragile.
Un autunno troppo piovoso può favorire il marciume grigio e compromettere gli acini. Uno troppo secco può impedire una botritizzazione significativa.
Per questo la quantità e la qualità delle uve Aszú cambiano enormemente da una vendemmia all’altra.
La muffa nobile: come nasce un acino Aszú

La Botrytis cinerea è un fungo che può comportarsi in due modi molto differenti.
Se l’umidità è persistente e le condizioni sfavorevoli, provoca marciumi dannosi. Quando invece raggiunge uve mature e si alternano umidità mattutina e giornate asciutte, può svilupparsi nella forma chiamata muffa nobile.
Il fungo altera la buccia degli acini e favorisce la perdita d’acqua.
L’uva si raggrinzisce, mentre zuccheri e altre sostanze si concentrano. La Botrytis modifica inoltre il patrimonio aromatico, contribuendo ai caratteristici profumi di miele, albicocca, zafferano e agrumi canditi.
Gli acini destinati all’Aszú vengono selezionati a mano, uno per uno.
Nello stesso grappolo possono convivere acini perfettamente botritizzati, uve sane e frutti compromessi dal marciume. La raccolta richiede quindi esperienza, numerosi passaggi e una quantità enorme di lavoro.
In alcune annate la botritizzazione è abbondante; in altre è così scarsa da rendere poco conveniente, o impossibile, la produzione di un grande Aszú.
È questa incertezza a rendere il Tokaji tanto prezioso.
I vitigni del Tokaji Aszú

Furmint: acidità e struttura
Il Furmint è il protagonista della denominazione.
Possiede acidità elevata, maturazione relativamente tardiva e una buona predisposizione alla botritizzazione.
Da giovane può offrire mela verde, pera, agrumi e una componente floreale discreta. Dopo la concentrazione degli acini e l’affinamento, sviluppa miele, scorza d’arancia, albicocca e note speziate.
Il suo contributo più importante è l’acidità.
Senza questa energia, un vino con 150 o 180 grammi di zucchero per litro rischierebbe di risultare grossolano e inutilmente grasso. Il Furmint permette invece di ottenere Aszú sontuosi, ma ancora vivaci.
Hárslevelű: fiori e morbidezza
L’Hárslevelű, il cui nome richiama la foglia del tiglio, è un’altra varietà storica di Tokaj.
I suoi profumi possono ricordare miele di tiglio, fiori bianchi, pesca e spezie.
Rispetto al Furmint possiede generalmente acidità meno marcata e una componente aromatica più floreale.
Negli assemblaggi contribuisce a dare volume e complessità.
Sárgamuskotály: il Moscato giallo
Il Sárgamuskotály è il nome ungherese del Moscato giallo, appartenente alla varietà Muscat Blanc à Petits Grains.
Porta profumi di uva fresca, rosa, fiori d’arancio e agrumi.
Viene utilizzato soprattutto per aggiungere una componente aromatica più immediata agli assemblaggi.
Non è necessario che un grande Tokaji contenga Moscato: numerosi vini importanti sono dominati dal Furmint.
Zéta, Kabar e Kövérszőlő
La Zéta è una varietà ottenuta dall’incrocio tra Furmint e Bouvier, selezionata nel Novecento.
Matura relativamente presto e può sviluppare una buona concentrazione zuccherina, risultando interessante per la produzione di uve Aszú.
Il Kabar, incrocio tra Hárslevelű e Bouvier, è un’altra varietà autorizzata, apprezzata per la capacità di accumulare zuccheri.
Il Kövérszőlő è un vitigno tradizionale, conosciuto per gli acini relativamente grandi e per la predisposizione alla maturazione avanzata.
Queste tre varietà hanno un peso produttivo inferiore rispetto a Furmint e Hárslevelű, ma contribuiscono alla diversità del territorio.
Come si produce il Tokaji Aszú?
Il metodo di produzione distingue il Tokaji Aszú dagli altri grandi vini dolci botritizzati.
La raccolta degli acini
Gli acini botritizzati vengono selezionati manualmente durante la vendemmia.
La raccolta può richiedere numerosi passaggi nello stesso vigneto, perché non tutti gli acini raggiungono contemporaneamente il grado di concentrazione desiderato.
L’uva raccolta è estremamente ricca di zuccheri, con pochissimo succo disponibile.
La macerazione nel mosto o nel vino
Gli acini Aszú vengono messi a macerare in mosto, mosto in fermentazione oppure vino della stessa annata.
Durante il contatto, il liquido estrae zuccheri, aromi e altre sostanze dalle uve concentrate.
La durata della macerazione varia secondo produttore e tecnica.
Royal Tokaji, per esempio, ha utilizzato una macerazione di due giorni nel mosto in fermentazione per il suo Aszú 5 Puttonyos 2018.
Dopo la macerazione, la massa viene pressata e il liquido prosegue il processo fermentativo.
Fermentazione e affinamento
La fermentazione di un mosto molto ricco di zuccheri è difficile: l’elevata concentrazione zuccherina esercita una forte pressione osmotica sui lieviti e può rallentarne l’attività.
Il vino conserva così una quantità importante di zuccheri residui.
Segue l’affinamento in legno, che secondo le norme attuali deve durare almeno 18 mesi.
Molti produttori utilizzano botti di rovere ungherese, spesso già impiegate, per accompagnare l’evoluzione del vino senza coprirne il carattere.
La commercializzazione dell’Aszú non può avvenire prima del 1° gennaio del terzo anno successivo alla vendemmia.
Il metodo attuale conserva la selezione degli acini e la macerazione tradizionale, ma le tecniche di cantina sono molto più precise rispetto al passato.
Cosa significano 5 e 6 puttonyos?
La parola puttony indica il tradizionale cesto utilizzato per raccogliere gli acini Aszú.
Storicamente ogni cesto conteneva circa 20-25 chilogrammi di uve concentrate.
Per produrre il vino si aggiungeva un certo numero di cesti a una botte da 136 litri, chiamata gönci.
Il numero di puttonyos rappresentava quindi, in origine, una misura della quantità di uva botritizzata utilizzata.
Con il tempo diventò anche una classificazione legata alla concentrazione zuccherina del vino.
Le categorie tradizionali comprendevano 3, 4, 5 e 6 puttonyos.
Oggi il sistema è cambiato.
Dal disciplinare introdotto nel 2013, la categoria Tokaji Aszú richiede almeno 120 grammi di zuccheri residui per litro, valore che corrisponde alla vecchia soglia dei 5 puttonyos.
La menzione 6 puttonyos può comparire sulle bottiglie che raggiungono almeno 150 g/l.
Le categorie 3 e 4 puttonyos non fanno più parte della classificazione corrente dell’Aszú, anche se è possibile trovare bottiglie appartenenti a vecchie annate oppure etichette commerciali che conservano riferimenti storici.
È una distinzione essenziale per acquistare correttamente il vino.
Un 6 puttonyos non è automaticamente migliore di un 5 puttonyos: indica una concentrazione zuccherina minima superiore, mentre la qualità dipende anche da acidità, pulizia aromatica, equilibrio e longevità.
Tokaji Aszú ed Eszencia: due vini molto diversi
L’Eszencia è la forma più concentrata della produzione di Tokaj.
Non nasce dalla macerazione degli acini Aszú nel vino o nel mosto.
Si ottiene dal succo che cola spontaneamente dagli acini botritizzati raccolti, sotto il loro stesso peso, senza pressatura.
La concentrazione zuccherina è estrema: il disciplinare richiede almeno 450 g/l di zuccheri residui.
Alcune Eszencia possono superare ampiamente questa soglia.
La fermentazione è lentissima e spesso produce gradazioni alcoliche molto basse.
Il risultato è un liquido densissimo, quasi sciropposo, con albicocca candita, miele, tè, zafferano e un’acidità sorprendente.
L’Eszencia viene generalmente servita in quantità minime, talvolta con un cucchiaino.
È importante distinguerla dalla storica menzione Aszú Eszencia, utilizzata in passato per vini Aszú particolarmente concentrati e oggi non più prevista come categoria produttiva corrente.
L’Eszencia moderna è una categoria autonoma e non va considerata semplicemente un Aszú con più puttonyos.
Tokaji Aszú, Szamorodni e Late Harvest: le differenze
La regione produce numerosi vini dolci, ma non tutti seguono il metodo Aszú.
Szamorodni
Lo Szamorodni viene prodotto lavorando insieme grappoli che comprendono uve sane e acini botritizzati, senza la selezione individuale tipica dell’Aszú.
Esistono versioni secche e dolci.
Lo Szamorodni secco può presentare note di noci, mela ossidata, spezie e una complessità che ricorda alcuni vini ossidativi europei.
Lo Szamorodni dolce offre miele, albicocca e frutta candita, con una concentrazione generalmente inferiore a quella dei grandi Aszú.
Late Harvest
I vini da vendemmia tardiva possono nascere da uve molto mature, talvolta botritizzate.
Sono generalmente più immediati, con profumi di pesca, albicocca, miele e fiori.
Costituiscono spesso una porta d’ingresso più economica ai vini dolci di Tokaj.
Fordítás e Máslás
Il Fordítás nasce dalla successiva lavorazione della massa di acini già utilizzata per produrre Aszú, mediante un nuovo contatto con mosto o vino.
Il Máslás viene invece ottenuto aggiungendo mosto o vino alle fecce derivanti dalla produzione di Aszú o Szamorodni.
Sono due specialità storiche della regione, oggi meno diffuse, che conservano metodi di lavorazione molto particolari.
Il ruolo delle cantine sotterranee
Tokaj è celebre anche per la rete di cantine scavate nel tufo e nelle rocce vulcaniche.
Le gallerie mantengono generalmente temperature fresche e un’umidità elevata, condizioni adatte alla conservazione delle botti e delle bottiglie.
Su molte pareti cresce una muffa scura appartenente al genere Cladosporium, favorita dall’ambiente delle cantine e dai composti presenti nell’aria.
Questa muffa contribuisce all’aspetto caratteristico delle gallerie, ma non deve essere confusa con la Botrytis che agisce sull’uva.
Soprattutto, non è corretto considerarla l’ingrediente responsabile del sapore dell’Aszú o descrivere una seconda fermentazione obbligatoria sotto un velo di muffa, come avviene in alcuni altri stili di vino.
La qualità del Tokaji deriva innanzitutto dall’uva, dalla botritizzazione, dalla macerazione, dalla fermentazione e dall’affinamento.
Che sapore ha il Tokaji Aszú?
Un grande Tokaji Aszú possiede un equilibrio sorprendente tra zucchero e acidità.
Il colore varia dal dorato brillante all’ambra intensa, secondo età, annata e concentrazione.
Al naso emergono albicocca candita, pesca secca, miele, scorza d’arancia, zafferano, tè nero, camomilla e spezie.
Le versioni giovani conservano spesso una componente fresca di agrumi e frutta gialla.
Con il tempo possono sviluppare datteri, fichi secchi, caramello leggero, cera d’api, tabacco dolce e note balsamiche.
In bocca la consistenza è ricca, quasi oleosa, ma l’acidità del Furmint attraversa il vino e impedisce alla dolcezza di dominare completamente.
Il finale può essere lunghissimo, con albicocca, arancia candita, miele e zafferano.
I migliori Tokaji non impressionano soltanto per la concentrazione: sorprendono per quanto rimangano vivi e freschi dopo molti anni.
Le grandi annate e la capacità di invecchiamento
L’annata è fondamentale per il Tokaji Aszú.
Il clima deve permettere una buona maturazione delle uve, lo sviluppo della muffa nobile e una raccolta degli acini sufficientemente asciutti e sani.
Non ogni anno offre le condizioni necessarie per produrre grandi quantità di Aszú.
Tra i millesimi moderni particolarmente apprezzati da diversi produttori figurano 1993, 1999, 2000, 2003, 2008, 2013 e 2017, pur con notevoli differenze tra vigneti e cantine.
Il 2018 ha prodotto ottimi vini presso alcuni produttori, tra cui Royal Tokaji, anche se il clima caldo e asciutto ha reso la botritizzazione irregolare in diverse zone.
Un buon Aszú può maturare per quindici o vent’anni.
Le grandi bottiglie, conservate correttamente, possono attraversare diversi decenni e talvolta superare il mezzo secolo.
Durante l’invecchiamento il colore diventa più profondo e gli aromi si spostano verso miele scuro, frutta secca, tè, spezie e agrumi canditi.
La conservazione è decisiva: luce, calore e sbalzi termici possono compromettere anche un vino nato per durare a lungo.
I produttori di Tokaji Aszú da conoscere
Royal Tokaji
Royal Tokaji è stata fondata nel 1990 e ha contribuito alla rinascita internazionale del vino di Tokaj.
Produce Aszú di grande precisione, con attenzione ai vigneti storici e alla capacità di invecchiamento.
Il Royal Tokaji Blue Label 5 Puttonyos è una delle bottiglie più conosciute della cantina.
L’annata 2018 possiede 162,4 g/l di zuccheri residui e 7,04 g/l di acidità dichiarata dal produttore, con profumi di pompelmo, albicocca e spezie.
Oremus
Oremus, legata al gruppo Vega Sicilia, è una delle aziende di riferimento della regione.
La tenuta si trova a Tolcsva e produce Aszú di notevole concentrazione, oltre a vini secchi da Furmint.
L’Oremus Aszú 5 Puttonyos è una delle etichette più interessanti per comprendere lo stile moderno della denominazione: albicocca, miele, scorza d’arancia e una freschezza incisiva.
Disznókő
Disznókő è una delle grandi tenute storiche di Tokaj.
Il suo nome significa letteralmente «pietra del cinghiale» e identifica una collina vinicola conosciuta da secoli.
Gli Aszú della cantina sono apprezzati per acidità, precisione aromatica e capacità di maturazione.
Il Disznókő Tokaji Aszú 5 Puttonyos è una delle bottiglie più rappresentative.
Szepsy
Szepsy è uno dei nomi più importanti del Tokaj contemporaneo.
Il lavoro di István Szepsy ha contribuito alla valorizzazione dei singoli vigneti e a una nuova attenzione per maturazione delle uve, rese e qualità degli acini botritizzati.
Gli Aszú della cantina possono raggiungere una profondità e una complessità straordinarie.
Sono bottiglie ricercate, spesso prodotte in quantità limitate.
Hétszőlő
Tokaj-Hétszőlő è una tenuta storica situata nei pressi di Tokaj.
Produce Furmint secchi e vini dolci, compresi Aszú di grande eleganza.
Le migliori interpretazioni mostrano albicocca, miele, agrumi canditi e una struttura sostenuta dall’acidità.
Patricius, Grand Tokaj e Sauska
Patricius produce Aszú e altri vini di Tokaj, con particolare attenzione alla qualità delle uve e all’equilibrio.
Grand Tokaj è una realtà produttiva di grandi dimensioni, importante anche per la diffusione internazionale dei vini della regione.
Sauska lavora su interpretazioni moderne di Tokaj, compresi vini secchi e dolci, valorizzando precisione enologica e carattere territoriale.
Tokaji Aszú e Sauternes: che cosa cambia?

Il Sauternes è il grande punto di confronto del Tokaji Aszú.
Entrambi nascono da uve colpite dalla muffa nobile, ma i vitigni e il metodo produttivo sono differenti.
Il Sauternes si basa soprattutto sul Sémillon, spesso accompagnato da Sauvignon Blanc e Muscadelle.
Il Tokaji Aszú utilizza principalmente Furmint, con Hárslevelű e altre varietà autorizzate.
Nel Sauternes gli acini botritizzati vengono generalmente pressati e il mosto fermenta direttamente.
Nel Tokaji Aszú, invece, gli acini selezionati vengono fatti macerare in mosto o vino della stessa annata prima della pressatura.
Il Tokaji può mostrare un’acidità particolarmente intensa, con note di scorza d’arancia, albicocca, tè e zafferano.
Il Sauternes tende spesso verso miele, frutta tropicale, albicocca candita e una consistenza cremosa, anche se le differenze tra produttori sono notevoli.
Come servire il Tokaji Aszú
Il Tokaji Aszú si serve generalmente a 10-12 °C, in un calice da bianco non troppo piccolo.
Una temperatura eccessivamente bassa nasconde parte delle note di miele, spezie e frutta candita.
Le bottiglie mature possono essere servite leggermente meno fredde, lasciando che il vino si apra nel bicchiere.
Quanto costa il Tokaji Aszú in Italia?
Partiamo dal Royal Tokaji Blue Label 5 Puttonyos 2018: 48,75 euro per 50 cl.
‘Oremus Aszú 5 Puttonyos 2018: circa 65 euro per 50 cl.
Visitare Tokaj: vigneti e cantine sotterranee
Tokaj merita un viaggio anche indipendentemente dal vino.
Il centro storico conserva edifici legati al commercio vinicolo, mentre le colline circostanti offrono panorami sui vigneti e sulla confluenza dei fiumi.
Mád è una tappa fondamentale per conoscere i grandi vigneti della regione. Qui si trovano aziende importanti e parcelle storiche che hanno contribuito alla rinascita del Furmint e dell’Aszú.
A Tolcsva si possono scoprire cantine e tenute legate alla tradizione dei grandi vini dolci.
Tarcal offre un altro punto di osservazione sul paesaggio collinare e sulla storia vinicola.
La visita alle gallerie sotterranee è una delle esperienze più caratteristiche: pareti scure, botti di legno e temperature fresche raccontano un mondo costruito intorno alla lenta maturazione del vino.
L’autunno è particolarmente affascinante, soprattutto tra settembre e novembre, quando la vendemmia e la selezione degli acini Aszú possono proseguire per molte settimane.
Cosa mangiare con il Tokaji Aszú?
Mousse al cioccolato, crostata pere e cioccolato, ciambella romagnola, cantucci toscani, zuppa inglese, torta di mele.
