Mari Bentu Luna 2021: un rosso mediterraneo di pungente eleganza
Il Mari 2021 di Bentu Luna merita attenzione perché non prova a rendere il Mandrolisai più moderno del necessario, né più rustico per posa. Sta nel mezzo, che è poi il punto difficile: conserva il carattere della Sardegna interna, il tono caldo del frutto, la vena speziata e quella trama terrosa che ci si aspetta da queste colline, ma lo fa con una conduzione molto più sorvegliata di quanto la categoria mostri spesso. È un rosso che non urla e proprio per questo si lascia leggere meglio.
Il produttore
Bentu Luna è un progetto nato nel 2019 a Neoneli, nel centro della Sardegna, tra Mandrolisai e Barigadu, voluto dalla famiglia Moratti e impostato con l’obiettivo di valorizzare piccoli vigneti storici, spesso inferiori all’ettaro, allevati ad alberello e radicati su suoli sabbiosi e granitici. La parte tecnica è stata affidata a Giuseppe Caviola, e il cuore del progetto sta proprio nel recupero di vecchie vigne, in alcuni casi molto anziane, lavorate in un contesto agricolo ancora fortemente manuale.
Le basi
Mari 2021 è un Mandrolisai DOC ottenuto da 35% Bovale Sardo, 35% Cannonau e 30% Monica secondo una scheda tecnica riportata da rivenditori specializzati; la scheda del produttore indica invece 35% Bovale Sardo, 30% Cannonau e 30% Monica, segnale di una lieve divergenza tra fonti commerciali e aziendali sul dettaglio dell’uvaggio. La raccolta cade nella prima decade di ottobre; la fermentazione parte con piede spontaneo in vasche di cemento, dura circa tre settimane con follature leggere, e l’affinamento è di circa 8 mesi in barrique di rovere di secondo passaggio. Il grado alcolico dichiarato è 14,5% vol.
Caratteristiche organolettiche
Nel bicchiere, Mari 2021 si presenta come un rosso di buon peso ma senza pesantezza gratuita. Il primo registro è quello del frutto rosso e nero maturo, con una curva aromatica che va dalla ciliegia scura alla mora, poi entra una speziatura nitida, non invadente, che richiama pepe, erbe secche e una lieve traccia balsamica. Il legno c’è, ma sta sullo sfondo: più a ordinare la materia che a imporre tostature. Le note descritte anche dalle schede commerciali convergono sulla componente speziata e sulla presenza di frutto rosso in bocca, ma il punto che conta davvero è un altro: il vino non si siede mai sul lato dolce del Cannonau, perché il Bovale e la matrice del Mandrolisai gli danno nervo e una chiusura più asciutta.
In assaggio il sorso è avvolgente ma composto, con tannino ben presente e già abbastanza integrato, alcol percepibile ma non fuori squadra, e una progressione che tiene insieme frutto, spezia e una sottile sapidità finale. Non è un Mandrolisai nervoso in senso montano, né un rosso mediterraneo compiaciuto. Sta in una zona intermedia molto centrata: ha calore, ma anche tenuta; ha materia, ma non si dilata inutilmente. La riuscita del 2021 sta proprio qui, in una gestione della densità che evita sia il bozzolo rustico sia la patina internazionale.
Giudizio
La scelta del cemento per la fermentazione con lieviti spontanei e del rovere di secondo passaggio per l’affinamento è coerente con un’idea di vino che cerca profondità senza mascheramento. Il cemento mantiene una certa energia del frutto e non sterilizza il profilo, mentre il legno usato abbassa il rischio di sovraccaricare un uvaggio che, per natura, ha già colore, calore e materia.
Come si colloca nel Mandrolisai di oggi
Il Mandrolisai vive spesso su due registri: da una parte i vini più tradizionali, scuri, irregolari, anche molto affascinanti ma non sempre a fuoco; dall’altra letture contemporanee che cercano lucidità, slancio e un rapporto più pulito tra frutto e struttura. Mari 2021 appartiene chiaramente al secondo gruppo, ma senza recidere il cordone con il territorio. Non diventa un rosso “internazionale” né leviga tutto fino a far sparire la trama sarda. Piuttosto, mette ordine. Ed è probabilmente questa la sua qualità più convincente.
Abbinamenti gastronomici
A tavola lavora bene con piatti che abbiano succo e tono aromatico, ma senza eccesso di concentrazione: agnello al forno, maialino arrosto, paella, vitello tonnato, pollo al curry, pulled pork, empanadas, hamburger, filetto alla Wellington. Sui formaggi, il vino regge bene un Manchego curado, che aggancia la parte sapida e speziata, un Cheddar di buona stagionatura, utile per mettere alla prova il tannino, e un Pecorino sardo maturo, che qui non è una scelta folcloristica ma logica, perché richiama la stessa matrice territoriale senza schiacciare il vino.
Prezzo
Sul mercato si trova intorno ai 18–21 euro, una fascia corretta per il lavoro agronomico, il profilo artigianale del progetto e la specificità territoriale.
