Aleatico vino e caratteristiche organolettiche
L’Aleatico è uno dei vitigni aromatici più interessanti e affascinanti, grazie alla sua spiccata aromaticità, alla buona struttura e ad una naturale eleganza che lo contraddistingue dagli altri suoi concorrenti.
Al contrario di molti vitigni aromatici, come Moscato e Brachetto, riesce a non diventare mai monotono o prevedibile, anzi non abbiamo paura di affermare che tra tutti questi vitigni così ricchi di aromi primari è il più duttile, coinvolgente e adatto a produrre una varietà incredibile di vini.
Tipologie dei vini a base di Aleatico
È un vitigno incredibile, plasmabile come creta. Con l’Aleatico si producono splendidi vini rosati dotati di finezza esaltante, vini rossi secchi pieni di suggestioni e dalla buona struttura. Ma soprattutto con l’Aleatico si fanno dei passiti dolci con uve appassite strepitosi, alcuni dei nettari più sontuosi che l’enologia italiana possa vantare. Se vogliamo restare nel campo degli aromatici solo alcuni passiti di Gewurztraminer possono reggere il confronto.
Zone di produzione dell’Aleatico


Caratteristiche organolettiche del vino Aleatico
I profumi più caratteristici dell’Aleatico sono quelli del geranio e delle fragoline di bosco, ma non è un dettaglio da sommelier feticista, è la conseguenza diretta della presenza del geraniolo, una molecola presente in grandi quantità in questo vino.
Partiamo dai vini più leggeri e piacevoli: Aleatico rosato. Il bouquet del bosco, fragole, lampone, muschio, menta, resina di pino, timo e macchia mediterranea è declinato con grande delicatezza. È un sussurro, non prepotente, dotato di finezza e leggiadria. Specialmente nei vini dell’Elba o di costa si sentono chiari profumi di iodio e di mare. Al palato sono vini freschi, con tannini delicatissimi, ma mai banali o soltanto fruttati e piacevoli. Il fraseggio tra sapidità e acidità è sempre stimolante e rende la beva pulita, asciutta, piacevolissima.
Poi ci sono i vini rossi secchi, vini interessanti, grazie ad un bouquet elegante, maturo, floreale e minerale. La struttura è buona, non è mai flaccido o marmellatoso-stracotto con prugne al forno, tuttavia acidità e sapidità, pur non essendo esagerate, riescono a dialogare e a dare dinamismo al vino. I tannini sono docili, mai troppo verdi, visto che è un’uva che in Toscana è tardiva e quindi ha tempo di raggiungere una buona maturazione.
E finiamo con il passito, vero e proprio capolavoro, l’Aleatico dell’Elba. Se ci fosse un mercato per questo vino splendido, purtroppo non valorizzato e apprezzato come dovrebbe, si potrebbe fare anche solo passito e rosato: agli antipodi, ma sicuramente le più originali interpretazioni. Le uve maturano fino a settembre
Dunque il passito è caldo, sontuoso, avvolgente, con un frutto maturo e fragole sotto spirito a marmellate di arance. Spezie, erbe aromatiche, resina di pino e menta, in poche parole è una super nova di profumi incredibili. Spezie, cioccolato, caffè e tutte le varie suggestioni da legno. Il sapore è vellutato, dolce, aromatico da morire, ma sostenuto da una freschezza ottima, da sapidità pungente e da tannini che aggiungono gustosi sapori di rabarbaro e liquirizia che emergono nel finale. Da provare il vin santo occhio di pernice dell’Elba.
Storia del vitigno Aleatico
Ci sono le più svariate e pittoresche teorie sull’origine dell’Aleatico: c’è chi dice sia arrivato dalla Grecia, chi sostiene che sia da sempre uno dei grandi vitigni autoctoni della Toscana e chi invece ha dimostrato che è identico al Moscatello Nero e al Moscato Nero, e quindi fa parte anch’egli della grande famiglia dei Moscati.
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