Non facciamoci trovare impreparati: come evitare che l’influenza aviaria diventi la prossima pandemia
Un virus che si adatta sempre di più ai mammiferi e un rischio concreto di una nuova pandemia. No, non è il plot di un thriller apocalittico, ma la realtà descritta da un gruppo di scienziati internazionali che hanno pubblicato una lettera su Science, avvertendo che l’umanità potrebbe trovarsi a fronteggiare un’emergenza sanitaria globale se il virus H5N1 dell’influenza aviaria evolvesse in una forma trasmissibile tra esseri umani.
L’appello, firmato da Jesse Goodman della Georgetown University insieme ad altri esperti, chiede azioni urgenti e coordinate per evitare di ripetere gli errori del passato.
“Anticipare l’evento è fondamentale per limitare disastri sociali, morti inconsulte e il proliferare di una nuova pandemia a cui faticheremmo a fare fronte”, scrivono gli scienziati.
E, viste le lezioni apprese con il Covid-19, ignorare questo avvertimento sarebbe una mossa decisamente poco intelligente.
H5N1: perché il virus fa paura?
L’influenza aviaria H5N1 è stata individuata per la prima volta negli anni ’90, ma fino a oggi ha avuto una diffusione limitata agli uccelli. Tuttavia, negli ultimi anni il virus si è adattato ai mammiferi, con segnalazioni di infezioni in bovini e altri animali, oltre a casi sporadici nell’essere umano.
Il pericolo principale? Finora la trasmissione è avvenuta solo da animale a uomo, ma gli esperti temono che il virus possa mutare e acquisire la capacità di diffondersi da uomo a uomo, come avvenuto con il Covid-19.
Se ciò accadesse, il rischio di una nuova pandemia globale sarebbe concreto, considerando che il tasso di mortalità dell’H5N1 è attualmente molto più alto rispetto al SARS-CoV-2.
Le mosse necessarie per evitare il disastro
Gli esperti delineano tre azioni chiave per scongiurare il peggio:
1. Sviluppare vaccini e terapie efficaci
La priorità è la creazione di vaccini efficaci e la possibilità di produrli su larga scala rapidamente. Si guarda con interesse alle nuove tecnologie a mRNA, che potrebbero garantire un adattamento veloce ai ceppi emergenti del virus.
Inoltre, la comunità scientifica sottolinea l’importanza di garantire un accesso equo alle vaccinazioni, evitando che i Paesi a basso reddito rimangano esclusi come accaduto con il Covid.
2. Rafforzare la sorveglianza globale
Identificare nuovi focolai in anticipo è fondamentale per contenere un’eventuale diffusione. Gli esperti chiedono una rete internazionale di monitoraggio delle infezioni, con test rapidi e analisi genetiche del virus per individuare varianti potenzialmente pericolose prima che sia troppo tardi.
Un modello ideale sarebbe quello di una rete di hub regionali interconnessi, in grado di coordinare diagnosi e produzione di vaccini.
3. Una comunicazione scientifica chiara e trasparente
Durante la pandemia di Covid-19, il caos informativo e la polarizzazione dell’opinione pubblica hanno compromesso l’adesione alle misure sanitarie. Per evitare che si ripeta lo stesso scenario, serve una comunicazione efficace e basata sui dati.
Gli scienziati chiedono la formazione di esperti della comunicazione scientifica capaci di spiegare la situazione in modo chiaro, senza creare né allarmismi inutili né sottovalutazioni del rischio.
“Dobbiamo formare comunicatori scientifici in grado di tradurre la complessità in messaggi chiari e trasparenti, senza semplificazioni eccessive”, afferma il microbiologo Francesco Broccolo dell’Università del Salento.
L’errore da non ripetere: smobilitare troppo presto
Secondo Broccolo, la più grande lezione del Covid è che non possiamo permetterci di abbassare la guardia una volta superata la fase acuta.
“Inutile creare nuovi apparati e procedure: l’obiettivo è rendere più efficiente quello che abbiamo oggi, concentrandoci per evitare gli sprechi e l’inefficienza.”
L’obiettivo è creare un sistema sanitario capace di reagire rapidamente, evitando di trovarsi impreparati quando un nuovo virus emergerà (perché, spoiler: prima o poi accadrà).
