Byakuya, il gelato da record: lusso inutile o parodia della gastronomia moderna?
Mentre milioni di persone nel mondo faticano ad arrivare a fine mese, in Giappone si serve un gelato che costa quanto una rata universitaria o un mese di stipendio medio: 6.200 euro per 130 millilitri. Si chiama Byakuya – “notte bianca” in giapponese – ed è stato lanciato dal brand Cellato, aggiudicandosi senza pudore il Guinness World Record come gelato più costoso al mondo.
Un record che non fa onore all’arte pasticcera, ma che piuttosto sembra la caricatura iper-lusso di un mondo del cibo che ha perso ogni senso della misura. Non è più questione di eccellenza: è marketing puro, anzi, una forma di ostentazione gastronomica.
Cosa contiene? Più status che sostanza
Il prezzo esorbitante, 873.400 yen (circa 6.700 dollari, 6.200 euro), è giustificato – si fa per dire – dalla presenza di ingredienti rari, certo, ma che in questa forma diventano pretesto e vetrina:
- Tartufo bianco d’Alba, quotato fino a 15.000 €/kg, protagonista tanto quanto il prezzo stesso.
- Parmigiano Reggiano d’alta qualità, che in un dessert freddo viene sfruttato più per stupire che per esaltare sapori.
- Sake kasu, sottoprodotto della fermentazione del sake, utilizzato per dare complessità (ma in quanti ne colgono davvero la finezza sotto a uno strato di oro alimentare?).
- Il tutto rifinito con foglia d’oro commestibile, perché l’esibizione è parte del “piacere”.
Una trovata da food marketing più che un capolavoro culinario
Il gelato è stato ideato in collaborazione con lo chef Tadayoshi Yamada del ristorante RiVi di Osaka, e ci sono voluti oltre 18 mesi di sviluppo. Più che innovazione, sembra un’operazione di food design per collezionisti – o peggio, per Instagram.
Ogni porzione viene consegnata con un cucchiaino in metallo decorato, e un flacone di olio al tartufo da versare sopra. Come se aggiungere grasso a 6.000 euro potesse nobilitare l’esperienza.
Il gusto del privilegio, non del sapore
Byakuya non è disponibile nei ristoranti. Si ordina online sul sito Cellato, e viene spedito in Giappone (con richieste da collezionisti esteri, pare, già in coda). Il tutto in confezioni degne di un gioiello, con un dessert che – va detto – non potrà mai giustificare il suo prezzo attraverso il solo gusto.
E allora a chi è destinato? A chi cerca status. A chi è pronto a pagare per una foto, più che per una degustazione. Perché 6.200 euro per una porzione da 130 ml, non sono un’esperienza, ma uno statement di disuguaglianza.
