Côte de Beaune: guida ai vini, ai Grand Cru e ai grandi vigneti della Borgogna
La Côte de Beaune è la terra dei grandi Chardonnay di Borgogna, ma sarebbe un errore fermarsi ai bianchi. Su queste colline nascono i Montrachet, i Meursault e i Corton-Charlemagne, vini capaci di attraversare decenni senza perdere freschezza, ma anche i Pinot Noir di Pommard, Volnay e Beaune, rossi profondi, profumati di ciliegia, viola, spezie e sottobosco. In una ventina di chilometri si passa dalla struttura severa di un Pommard Rugiens alla delicatezza floreale di un Volnay Caillerets, fino alla ricchezza di un Meursault Genevrières.
Il paesaggio è quello della Borgogna più celebre: pendii calcarei, piccoli villaggi, muretti di pietra e vigneti suddivisi in parcelle minuscole. La qualità cambia con il terreno, l’esposizione e il produttore. Un nome prestigioso non basta, perché la Côte de Beaune ospita tanto Chardonnay straordinari quanto bottiglie mediocri vendute a prezzi spropositati. È anche questo il fascino, e talvolta la maledizione, della Borgogna: bisogna conoscere i luoghi prima ancora delle etichette.
Il cuore della regione corre da Ladoix-Serrigny e la collina di Corton fino a Santenay e Maranges, attraversando Aloxe-Corton, Beaune, Pommard, Volnay, Meursault, Puligny-Montrachet e Chassagne-Montrachet. Non mancano territori meno famosi, come Auxey-Duresses, Monthélie, Saint-Romain e Saint-Aubin, dove è ancora possibile trovare vini di carattere senza affrontare le quotazioni dei grandi Grand Cru.
The Basics
- Regione: Borgogna, Francia
- Zona vinicola: Côte d’Or meridionale
- Centro principale: Beaune
- Estensione: circa 25 chilometri da nord a sud
- Vitigni principali: Chardonnay e Pinot Noir
- Altri vitigni presenti: Aligoté e piccole coltivazioni di varietà tradizionali
- Vini: bianchi e rossi, con netta predominanza dello Chardonnay in alcuni comuni meridionali
- Terreni: calcari, marne e argille del Giurassico
- Esposizioni prevalenti: est e sud-est, con notevoli variazioni locali
- Clima: temperato a influenza continentale
- Classificazione: denominazioni Village, Premier Cru e Grand Cru
- Grand Cru celebri: Montrachet, Bâtard-Montrachet, Chevalier-Montrachet, Corton e Corton-Charlemagne
- Grandi bianchi: Meursault, Puligny-Montrachet, Chassagne-Montrachet, Saint-Aubin e Saint-Romain
- Grandi rossi: Pommard, Volnay, Beaune, Aloxe-Corton e Savigny-lès-Beaune
- Produttori di riferimento: Domaine Leflaive, Coche-Dury, Comtes Lafon, Marquis d’Angerville, Domaine Lafarge, Bonneau du Martray e Pierre-Yves Colin-Morey
- Servizio: 11-14 °C per i bianchi; 15-17 °C per i rossi
Dove si trova la Côte de Beaune?
La Côte de Beaune occupa la parte meridionale della Côte d’Or, il celebre versante viticolo che da Digione scende verso il sud della Borgogna. Comincia dove termina la Côte de Nuits e accompagna la pianura della Saona fino ai vigneti di Santenay e Maranges.
La città di Beaune ne è il centro storico e commerciale. Qui hanno sede alcune delle più importanti maisons borgognone, insieme agli antichi Hospices de Beaune, protagonisti di una delle aste vinicole più celebri del mondo.
I vigneti occupano soprattutto versanti orientati verso est e sud-est, generalmente a quote comprese tra circa 200 e 400 metri. Nelle valli laterali, come quelle di Saint-Romain e Auxey-Duresses, la topografia diventa più articolata e le condizioni di maturazione cambiano sensibilmente.
Procedendo da nord a sud, cambia anche il carattere della produzione. Attorno a Beaune, Savigny, Pommard e Volnay il Pinot Noir conserva un ruolo dominante; da Meursault verso Puligny-Montrachet e Chassagne-Montrachet, lo Chardonnay conquista i vigneti più prestigiosi.
La transizione non è assoluta. A Corton convivono grandi rossi e grandi bianchi, mentre Chassagne-Montrachet e Santenay producono anche Pinot Noir di notevole qualità.
Storia della Côte de Beaune: monasteri, duchi e mercanti

La viticoltura della zona risale all’epoca romana, ma fu nel Medioevo che la Côte de Beaune acquisì un’importanza crescente.
Le comunità religiose, tra cui le abbazie di Cluny e Cîteaux, possedevano numerosi appezzamenti. La gestione delle vigne, i passaggi di proprietà e le osservazioni accumulate nei secoli contribuirono a consolidare l’identità dei singoli luoghi.
Anche i duchi di Borgogna ebbero un ruolo importante nella reputazione dei vini. La corte ducale favorì la circolazione delle botti e la valorizzazione delle produzioni considerate più prestigiose.
Nel 1443 Nicolas Rolin, cancelliere del duca Filippo il Buono, e la moglie Guigone de Salins fondarono gli Hospices de Beaune. L’istituzione ricevette nel tempo donazioni di vigneti, dando origine a un patrimonio vinicolo ancora oggi centrale nell’economia e nell’immagine della città.
L’Ottocento portò profonde trasformazioni. Le proprietà ecclesiastiche e aristocratiche erano state in parte redistribuite dopo la Rivoluzione, mentre le successioni familiari avevano favorito la frammentazione dei vigneti.
La fillossera impose la ricostituzione delle vigne, cambiando varietà, impianti e tecniche agronomiche.
Negli anni Trenta del Novecento il sistema delle AOC riconobbe giuridicamente denominazioni e confini. La classificazione moderna, tuttavia, poggia su una reputazione dei singoli vigneti costruita molto prima.
Dal 2015 i Climats del vigneto di Borgogna, nella Côte de Nuits e nella Côte de Beaune, fanno parte del Patrimonio mondiale UNESCO.
Il terroir: perché Chardonnay e Pinot Noir cambiano carattere da una collina all’altra
La Côte de Beaune appartiene a un sistema geologico formato prevalentemente da calcari e marne del Giurassico, affiorati e modellati dall’erosione e dai movimenti della crosta terrestre.
La successione dei terreni cambia tra i vigneti. Calcari compatti, marne argillose, detriti pietrosi e suoli più profondi influenzano la disponibilità d’acqua, il drenaggio e la crescita delle radici.
I terreni dei pendii intermedi godono spesso di un buon equilibrio tra insolazione e drenaggio, ma non tutti i grandi vigneti occupano la stessa quota o esposizione.
Calcare e marne: le differenze reali
Il calcare contribuisce alla struttura del suolo e alla circolazione dell’acqua. Le marne, con una componente argillosa più importante, possono trattenere maggiormente l’umidità.
Nei settori più pietrosi la vite deve affrontare riserve idriche ridotte; altrove l’argilla permette di superare meglio le estati asciutte.
Non esiste però una corrispondenza automatica tra una roccia e un aroma. La sensazione di pietra focaia, per esempio, può dipendere anche da composti solforati sviluppati durante la vinificazione, mentre la percezione salina nasce da un insieme di fattori gustativi.
Il terroir si riconosce soprattutto nella maturazione dell’uva, nell’acidità, nella consistenza e nella persistenza del vino.
Il ruolo dei climats
Un climat è un vigneto storicamente identificato e delimitato, dotato di una propria identità geografica.
Nella Côte de Beaune un climat può essere classificato Premier Cru o Grand Cru, oppure rientrare nella denominazione Village.
A Meursault, per esempio, Perrières e Charmes producono Chardonnay assai differenti: il primo è spesso più teso e austero, il secondo più ampio e generoso.
La qualità del produttore rimane decisiva, ma conoscere il climat permette di scegliere un vino con maggiore precisione.
I Grand Cru della Côte de Beaune
I Grand Cru sono concentrati principalmente in due settori: la collina di Corton, a nord, e i vigneti del Montrachet, tra Puligny e Chassagne, a sud.
Corton: il grande Pinot Noir della collina
Corton è il Grand Cru rosso più celebre della Côte de Beaune, prodotto soprattutto con Pinot Noir sui versanti della collina che domina Aloxe-Corton, Pernand-Vergelesses e Ladoix-Serrigny.
I vini possono essere strutturati, con profumi di amarena, ribes, spezie e sottobosco, sostenuti da tannini importanti e una buona acidità.
Tra i climats più conosciuti figurano Les Bressandes, Les Renardes, Clos du Roi e Les Grèves.
La denominazione Corton permette anche una piccola produzione bianca da Chardonnay, sebbene il rosso rappresenti la sua identità principale.
I migliori Corton hanno bisogno di tempo. In gioventù possono apparire severi, ma dopo dieci o quindici anni acquistano complessità e una trama tannica più raffinata.
Corton-Charlemagne: potenza e freschezza
Corton-Charlemagne è uno dei più grandi Grand Cru bianchi della Borgogna.
Nasce da Chardonnay coltivato sulla collina di Corton, in posizioni spesso più elevate e fresche rispetto ai vigneti rossi sottostanti.
Il vino presenta agrumi, mela, fiori bianchi e mandorla, con una struttura profonda, acidità importante e una persistenza che può diventare straordinaria.
Le versioni migliori affrontano vent’anni di cantina e oltre, acquistando note di nocciola, miele e spezie senza perdere energia.
Bonneau du Martray è uno dei produttori di riferimento di questo Grand Cru.
Montrachet: l’apoteosi dello Chardonnay
Montrachet è uno dei vigneti bianchi più prestigiosi del mondo, condiviso tra Puligny-Montrachet e Chassagne-Montrachet.
Occupa circa otto ettari, una superficie minuscola rispetto alla sua fama.
I grandi Montrachet uniscono frutta gialla, agrumi, fiori, spezie e note tostate a una struttura di rara profondità. La ricchezza è notevole, ma ciò che distingue le bottiglie straordinarie è la capacità di mantenere freschezza e definizione aromatica.
Il prezzo è ormai legato anche alla rarità e alla speculazione più becera e volgare. Alcune etichette hanno raggiunto cifre che rendono il loro acquisto un privilegio per pochissimi oligarchi della cafoneria.
Chevalier-Montrachet
Situato sopra Montrachet, Chevalier-Montrachet è celebre per Chardonnay di grande tensione e precisione.
Le migliori bottiglie esprimono agrumi, fiori bianchi, pietra focaia e una struttura meno immediatamente opulenta rispetto a Montrachet, ma capace di enorme profondità.
Il Domaine Leflaive ne produce una delle interpretazioni più ricercate.
Bâtard-Montrachet
Bâtard-Montrachet occupa una posizione più bassa sul pendio ed è spesso associato a Chardonnay generosi, con frutta matura, nocciola e una consistenza ampia.
Nei vini migliori, una solida acidità impedisce alla ricchezza di diventare pesantezza.
È uno dei Grand Cru più interessanti per comprendere quanto possa cambiare lo Chardonnay anche all’interno di una superficie geografica ristretta.
Bienvenues-Bâtard-Montrachet e Criots-Bâtard-Montrachet
Bienvenues-Bâtard-Montrachet è noto per Chardonnay raffinati e aromatici, con fiori, frutta bianca e una struttura elegante.
Criots-Bâtard-Montrachet, situato interamente nel comune di Chassagne-Montrachet, è un Grand Cru minuscolo, capace di produrre bianchi ricchi e profondi.
Entrambi appartengono alla fascia più esclusiva della Borgogna bianca.
Le denominazioni della Côte de Beaune, da nord a sud
Ladoix e Aloxe-Corton
Ladoix si trova ai piedi della collina di Corton e produce sia Pinot Noir sia Chardonnay. I rossi hanno frutto, spezie e una struttura spesso accessibile, mentre i bianchi sono freschi, con agrumi e fiori.
Aloxe-Corton è conosciuta soprattutto per i suoi Pinot Noir robusti e longevi. Le bottiglie migliori offrono ciliegia scura, sottobosco, spezie e tannini di carattere.
Sono due territori da esplorare anche al di fuori dei Grand Cru, soprattutto per i Village prodotti da vignaioli affidabili.
Pernand-Vergelesses
Pernand-Vergelesses occupa una valle laterale accanto alla collina di Corton, con vigneti caratterizzati da esposizioni differenti.
Lo Chardonnay può dare bianchi tesi, agrumati e profondi, spesso con un rapporto qualità-prezzo interessante rispetto a Corton-Charlemagne.
I rossi da Pinot Noir sono fragranti e speziati, con acidità viva e una struttura generalmente equilibrata.
Tra i produttori da conoscere figurano Domaine Rapet Père & Fils e Domaine Rollin Père et Fils.
Savigny-lès-Beaune e Chorey-lès-Beaune
Savigny-lès-Beaune è una denominazione importante per il Pinot Noir, con rossi profumati di ciliegia, lampone, viola e spezie. Alcuni Premier Cru possiedono struttura sufficiente per un lungo invecchiamento.
Produce anche Chardonnay di buona freschezza, sebbene la reputazione sia costruita soprattutto sui rossi.
Chorey-lès-Beaune non possiede Premier Cru ed è spesso una delle porte d’ingresso più accessibili alla Côte d’Or. I Pinot Noir sono fruttati, generalmente piacevoli già da giovani, con tannini relativamente morbidi.
Il Domaine Tollot-Beaut rappresenta uno dei riferimenti storici di Chorey.
Beaune: la capitale vinicola
Beaune è il centro commerciale della Borgogna e una denominazione con una notevole presenza di Premier Cru.
I rossi da Pinot Noir possono essere profondi e speziati, con tannini di buona struttura, mentre i bianchi da Chardonnay mostrano agrumi, frutta bianca e una consistenza spesso ricca.
Tra i vigneti più conosciuti figurano Clos des Mouches, Grèves, Bressandes e Clos des Fèves.
Il Beaune Clos des Mouches di Joseph Drouhin, prodotto sia in bianco sia in rosso, è una delle etichette più celebri.
L’asta annuale dei vini degli Hospices de Beaune, tradizionalmente organizzata a novembre, rappresenta uno degli appuntamenti simbolo del mercato borgognone.
Pommard: Pinot Noir di struttura

Pommard è uno dei grandi territori del Pinot Noir della Côte de Beaune, celebre per rossi intensi e longevi.
I migliori vini presentano amarena, ribes, spezie, sottobosco e tannini importanti, soprattutto nei Premier Cru più prestigiosi.
Les Rugiens e Les Épenots sono i due riferimenti fondamentali.
Il primo può produrre vini austeri, di notevole concentrazione; il secondo comprende vigneti capaci di unire profondità e finezza.
Tra i produttori più importanti figurano Domaine de Courcel, Domaine de Montille e Comte Armand, quest’ultimo celebre per il Clos des Épeneaux.
Volnay: eleganza senza debolezza

Volnay è conosciuto per Pinot Noir floreali, con rosa, violetta, lampone e ciliegia, accompagnati da tannini generalmente raffinati.
L’immagine di un vino esclusivamente leggero, però, non rende giustizia alla denominazione.
Premier Cru come Clos des Chênes, Taillepieds e Clos des Ducs possono essere strutturati e austeri, con capacità di invecchiamento notevole.
Marquis d’Angerville, Domaine Lafarge e Joseph Voillot sono tre produttori fondamentali per comprendere la qualità del territorio.
Monthélie e Auxey-Duresses
Monthélie si trova tra Volnay e Meursault e offre soprattutto Pinot Noir fragranti, con ciliegia, spezie e tannini fini. Le produzioni bianche da Chardonnay sono meno conosciute, ma meritano attenzione.
Auxey-Duresses occupa una valle laterale e produce entrambi i vitigni. I bianchi possono essere freschi e profondi, con agrumi e nocciola; i rossi mostrano frutto rosso, acidità e una struttura spesso piacevolmente asciutta.
Sono due denominazioni preziose per chi cerca Borgogna di carattere senza pagare automaticamente la fama dei villaggi vicini.
Meursault: il grande Chardonnay della Borgogna

Meursault è sinonimo di Chardonnay ricco, complesso e longevo.
I vini presentano spesso mela gialla, limone, pera, nocciola e mandorla, con una consistenza cremosa che può essere accentuata dall’affinamento sulle fecce fini.
La celebre componente burrosa non nasce soltanto dal territorio: fermentazione malolattica e scelte di cantina hanno un ruolo importante.
I grandi Premier Cru sono Perrières, Genevrières e Charmes. Perrières privilegia spesso tensione e austerità, Genevrières finezza aromatica, mentre Charmes può offrire una struttura più ampia.
Meursault non possiede Grand Cru, ma alcuni dei suoi migliori vini raggiungono una qualità straordinaria.
Tra i riferimenti figurano Coche-Dury, Domaine des Comtes Lafon, Roulot e Pierre Morey.
Saint-Romain: la Borgogna fresca delle alture
Saint-Romain occupa una posizione più elevata e fresca rispetto a molti vigneti della Côte de Beaune.
Lo Chardonnay può esprimere limone, mela, fiori e una struttura tesa, con acidità che nelle annate equilibrate sostiene una buona evoluzione.
Anche il Pinot Noir dà rossi fragranti, speziati e generalmente meno concentrati rispetto a Pommard o Volnay.
È una delle denominazioni più interessanti per chi cerca bianchi borgognoni freschi e ancora relativamente accessibili.
Puligny-Montrachet: tensione e profondità
Puligny-Montrachet è uno dei riferimenti assoluti dello Chardonnay.
I vini migliori presentano fiori bianchi, limone, pesca, mandorla e una componente fumé che può emergere secondo vinificazione e affinamento.
La struttura è spesso più tesa rispetto all’immagine classica di Meursault, ma non mancano interpretazioni ricche e generose.
Tra i Premier Cru più importanti figurano Les Pucelles, Les Folatières e Les Combettes, ai quali si aggiungono alcuni dei Grand Cru più famosi della Borgogna.
Domaine Leflaive, Étienne Sauzet e Paul Pernot sono nomi fondamentali.
Chassagne-Montrachet: grandi bianchi, ma anche Pinot Noir
Chassagne-Montrachet condivide con Puligny alcuni vigneti leggendari, ma possiede una personalità più articolata.
Lo Chardonnay può produrre bianchi ampi, con frutta gialla, agrumi, nocciola e una buona profondità gustativa.
I rossi da Pinot Noir sono meno famosi, ma possono risultare speziati e strutturati, soprattutto nelle parcelle più adatte al vitigno.
I Premier Cru Les Caillerets, La Romanée e Morgeot meritano attenzione per stili differenti.
Tra i produttori di riferimento figurano Pierre-Yves Colin-Morey, Jean-Claude Ramonet e Domaine Bernard Moreau.
Saint-Aubin: una delle grandi alternative a Puligny
Saint-Aubin occupa una valle laterale a ovest di Chassagne e Puligny-Montrachet.
Lo Chardonnay dà vini generalmente tesi e fragranti, con limone, mela, fiori e note di pietra focaia.
Alcuni Premier Cru, come En Remilly e Les Murgers des Dents de Chien, si trovano in posizioni particolarmente interessanti, vicine ai celebri vigneti del Montrachet.
Nelle migliori annate possono offrire una complessità notevole, conservando prezzi spesso inferiori a quelli dei villaggi più famosi.
Il Domaine Hubert Lamy è uno dei nomi che hanno contribuito maggiormente alla reputazione moderna di Saint-Aubin.
Santenay e Maranges
Santenay si trova nella parte meridionale della Côte de Beaune, dove i vigneti producono soprattutto Pinot Noir di buona struttura, con ciliegia, frutta scura e spezie.
Alcuni Premier Cru, tra cui Clos de Tavannes e La Comme, possiedono una reputazione consolidata.
Lo Chardonnay è meno conosciuto, ma può offrire bianchi di buona freschezza e corpo.
Maranges, all’estremità meridionale, comprende vigneti distribuiti tra diversi piccoli comuni.
I rossi sono spesso fragranti e schietti, con frutto rosso, spezie e tannini vivaci. Le selezioni migliori hanno acquisito negli ultimi anni maggiore profondità, mantenendo prezzi generalmente più accessibili rispetto ai grandi nomi della Côte d’Or.
Côte de Beaune, Côte de Beaune-Villages e Bourgogne Hautes-Côtes de Beaune
Il nome Côte de Beaune compare su etichette molto differenti.
Côte de Beaune AOC è una denominazione specifica legata ai vigneti del comune di Beaune e produce vini sia rossi sia bianchi.
Côte de Beaune-Villages è invece un’AOC destinata esclusivamente ai rossi da Pinot Noir provenienti da determinati comuni della Côte de Beaune, con la possibilità di assemblare vini di diverse località autorizzate. Non comprende i vini delle denominazioni Aloxe-Corton, Beaune, Pommard e Volnay.
La Bourgogne Hautes-Côtes de Beaune identifica infine una zona collinare più elevata, situata prevalentemente a ovest del grande versante della Côte d’Or.
I suoi vigneti possono raggiungere circa 400 metri, con temperature generalmente più fresche e maturazioni spesso più lente.
Qui si producono Chardonnay e Pinot Noir che possono offrire fragranza, buona acidità e un rapporto qualità-prezzo interessante.
Sono tre indicazioni diverse, con origini e caratteristiche precise.
Come si producono i vini della Côte de Beaune?

Chardonnay: fermentazione, fecce fini e rovere
Lo Chardonnay viene generalmente pressato prima della fermentazione.
Molti produttori utilizzano le tradizionali pièces borgognone da 228 litri, spesso affiancate da botti più grandi o contenitori neutri.
La fermentazione malolattica è comune e può contribuire a una sensazione gustativa più morbida. Il diacetile prodotto durante il processo è uno dei composti responsabili delle note burrose che si incontrano in alcuni Meursault.
L’affinamento sulle fecce fini aggiunge consistenza e può favorire lo sviluppo di note di pane e nocciola.
La percentuale di rovere nuovo cambia sensibilmente: nei vini migliori il legno accompagna il frutto, senza coprire gli aromi del vigneto.
Pinot Noir: estrazione e affinamento
Il Pinot Noir viene vinificato attraverso fermentazione e macerazione sulle bucce.
Alcuni vignaioli utilizzano grappoli interi, altri diraspano completamente le uve. Follature, rimontaggi e durata della macerazione determinano in parte la quantità e la qualità dei tannini estratti.
L’affinamento avviene spesso in rovere, con una presenza variabile di botti nuove.
Un grande Pinot Noir della Côte de Beaune deve possedere sufficiente struttura per maturare, ma anche una freschezza capace di preservare la definizione del frutto.
Che sapore hanno i vini della Côte de Beaune?
I grandi bianchi
Colore: paglierino dorato, più intenso con la maturazione.
Profumo: limone, mela gialla, pera, fiori bianchi, nocciola e mandorla, con possibili sfumature di burro e spezie.
Sapore: pieno e profondo, con acidità variabile secondo vigneto e annata, consistenza spesso cremosa e una buona tensione gustativa.
Finale: lungo, con agrumi, frutta secca e note tostate nei vini affinati in rovere.
I grandi rossi
Colore: rubino luminoso, talvolta più intenso nei vigneti e nelle annate maggiormente concentrati.
Profumo: ciliegia, lampone, fragola, viola, rosa, pepe e sottobosco.
Sapore: fruttato e fresco, con tannini da delicati a vigorosi secondo la denominazione.
Finale: persistente, speziato, con frutti rossi e sfumature terrose che aumentano con l’invecchiamento.
I migliori produttori della Côte de Beaune
Domaine Leflaive
Il Domaine Leflaive, a Puligny-Montrachet, è uno dei riferimenti assoluti dello Chardonnay borgognone.
I suoi Premier Cru e Grand Cru sono apprezzati per profondità, precisione e straordinaria capacità di invecchiamento.
Domaine Coche-Dury
Coche-Dury, a Meursault, produce alcuni dei bianchi più ricercati della Borgogna.
Le bottiglie sono celebri per concentrazione, finezza e una componente fumé che può accompagnare il frutto senza dominarlo.
Domaine des Comtes Lafon
Il Domaine des Comtes Lafon è un riferimento per Meursault e per alcuni grandi vigneti di Volnay.
I Premier Cru Perrières, Genevrières e Charmes hanno contribuito alla reputazione internazionale del domaine.
Domaine Marquis d’Angerville
A Volnay, il Domaine Marquis d’Angerville produce alcuni dei Pinot Noir più raffinati della Côte de Beaune.
Il Clos des Ducs, Premier Cru in monopole, è una delle sue etichette più importanti, con una notevole capacità di evoluzione.
Domaine de Montille
Il Domaine de Montille è particolarmente noto per i grandi Pinot Noir di Pommard e Volnay, ma possiede una produzione articolata anche in altre denominazioni.
È un riferimento per uno stile che privilegia finezza tannica, freschezza e longevità.
Domaine Hubert Lamy
Il Domaine Hubert Lamy ha contribuito alla crescita qualitativa di Saint-Aubin.
I suoi Chardonnay sono ricercati per acidità, profondità e un’impostazione generalmente meno segnata dal rovere rispetto agli stili più opulenti.
Bonneau du Martray
Bonneau du Martray è uno dei grandi nomi della collina di Corton, celebre soprattutto per il Corton-Charlemagne.
I vini uniscono struttura, freschezza e un notevole potenziale di invecchiamento.
Pierre-Yves Colin-Morey
Pierre-Yves Colin-Morey produce Chardonnay di grande concentrazione e precisione, soprattutto nei territori di Saint-Aubin, Chassagne-Montrachet e Puligny-Montrachet.
Le bottiglie sono ormai molto ricercate, ma il lavoro sulle singole parcelle rimane un riferimento per la Borgogna bianca contemporanea.
Come servire i vini della Côte de Beaune e quanto possono invecchiare?
Gli Chardonnay più giovani e freschi si servono intorno agli 11-12 °C, mentre Meursault, Puligny e i grandi Grand Cru esprimono meglio la loro complessità a 12-14 °C.
I Pinot Noir sono ideali tra 15 e 17 °C, con temperature leggermente più basse per i Village giovani.
Un buon Village bianco può evolvere per cinque-dieci anni; i Premier Cru e Grand Cru migliori, nelle annate favorevoli, possono superare i vent’anni.
Per i rossi, Pommard e Corton hanno spesso bisogno di più tempo rispetto ai Pinot Noir più delicati. Alcuni Premier Cru di Volnay possono però dimostrare una longevità altrettanto importante.
La conservazione rimane decisiva. La Borgogna bianca ha conosciuto problemi di ossidazione prematura, perciò la provenienza di una vecchia bottiglia conta quanto la sua annata.
Cosa mangiare con i vini della Côte de Beaune?
Gli Chardonnay di Meursault e Chassagne-Montrachet accompagnano magnificamente astice al burro, rombo arrosto, capesante scottate e pollo alla panna con funghi.
I bianchi più tesi di Puligny e Saint-Aubin sono particolarmente adatti a sogliola alla mugnaia, crostacei, pesci al forno e preparazioni con salse delicate.
Con i Pinot Noir di Volnay e Beaune provate anatra arrosto, faraona ai porcini, piccione e terrine di campagna.
I rossi più strutturati di Pommard e Corton possono sostenere brasati di manzo, cervo arrosto e selvaggina, soprattutto dopo qualche anno di maturazione.
Tra i formaggi, un Comté di 18 mesi valorizza la nocciola dei grandi Chardonnay, un Beaufort d’alpeggio accompagna i bianchi più ricchi e un Saint-Nectaire maturo è particolarmente piacevole con i Pinot Noir.
Quanto costano i vini della Côte de Beaune in Italia?
Le differenze di prezzo sono enormi, anche all’interno della stessa categoria Village.
Il Chorey-lès-Beaune 2023 del Domaine Cauvard viene proposto a 28,30 euro, mentre il Beaune Rouge Clos de la Maladière 2022 dello stesso produttore costa 32,30 euro.
Il Volnay 2023 del Domaine Cauvard raggiunge 42,30 euro, mentre il Chorey-lès-Beaune 2022 di Tollot-Beaut costa 57,40 euro.
Sono esempi di quanto possano cambiare i prezzi anche tra denominazioni relativamente vicine.
A Meursault, Puligny-Montrachet e nei grandi Premier Cru il costo sale rapidamente, soprattutto per le bottiglie dei produttori più richiesti.
I Grand Cru come Montrachet e Chevalier-Montrachet appartengono ormai a un mercato dove rarità, prestigio e collezionismo incidono quanto la qualità.
Per bere bene senza spendere cifre esagerate, vale la pena partire da Saint-Romain, Auxey-Duresses, Monthélie, Chorey-lès-Beaune, Santenay e Maranges, cercando produttori affidabili e annate equilibrate.
Vale la pena comprare i vini della Côte de Beaune?
Sì, ma non serve cominciare dal Montrachet. Tra 30 e 60 euro si trovano ancora Pinot Noir e Chardonnay di carattere; i grandi cru sono magnifici, ma spesso hanno prezzi ben lontani dal piacere che possono offrire.
