12.15 di Voltumna: il Pinot Nero del Mugello nato dall’incontro tra 2012 e 2015
Il 12.15 di Voltumna nasce da un’idea decisamente poco convenzionale: mettere insieme Pinot Nero proveniente da due annate molto calde, 2012 e 2015, anziché cercare di normalizzarle separatamente.
Il risultato è un rosso toscano irregolare nel senso migliore del termine. Il frutto è maturo, la trama è sottile, l’acidità resta presente e con il tempo emergono note di ciliegia, piccoli frutti scuri, erbe secche, sottobosco, spezie e terra.
Non è un Pinot Nero levigato o costruito sulla purezza varietale. Ha qualcosa di più rustico e imprevedibile, coerente con il lavoro di Voltumna e con un territorio, quello del Mugello, che resta marginale rispetto alle grandi zone italiane del vitigno.
Dati essenziali
- Produttore: Voltumna
- Vino: 12.15
- Tipologia: Toscana IGT Rosso
- Vitigno: 100% Pinot Nero
- Vendemmie: 2012 e 2015
- Zona: Dicomano, Mugello
- Altitudine: circa 300 metri
- Suoli: prevalentemente argillosi, con presenza di galestro
- Viticoltura: biologica e biodinamica
- Fermentazione: spontanea
- Stile: vino naturale, interventi ridotti in cantina
- Alcol: circa 13,5% vol
- Temperatura di servizio: 15-16 °C
- Produzione: limitata
Voltumna e il Mugello
Voltumna nasce nel Mugello all’inizio degli anni Duemila come progetto collettivo, per poi passare nel 2012 nelle mani di Marzio Politi e Valeria.
I vigneti si trovano intorno a Dicomano, in una zona di media collina circondata dai boschi, dove le giornate estive possono essere calde ma le notti restano sensibilmente più fresche.
È un ambiente insolito per il Pinot Nero toscano. Non c’è la quota dell’Alto Adige né il clima dell’Oltrepò Pavese, ma ci sono escursioni termiche marcate e una maturazione meno rapida rispetto alle aree più calde della regione.
Voltumna lavora in biodinamica e mantiene una filosofia di cantina molto poco interventista, con fermentazioni spontanee e uso contenuto della solforosa.
Perché si chiama 12.15
Il nome è letterale.
Il vino nasce dall’unione di Pinot Nero 2012 e Pinot Nero 2015, due annate calde che la cantina ha deciso di far dialogare invece di trattare separatamente.
È probabilmente l’aspetto più interessante della bottiglia. Non è un assemblaggio costruito per ottenere costanza di stile, ma un modo per recuperare due vini difficili da interpretare singolarmente.
La stessa azienda lo ha definito, con una formula molto efficace, “un vino perso, un vino ritrovato”.
L’idea è quasi opposta a quella classica dell’annata: non raccontare un singolo millesimo, ma usare il tempo come ingrediente del vino.
Il Pinot Nero di Voltumna
Le vigne di Pinot Nero erano state piantate nel 2005 nella parte più alta della proprietà, immerse nel bosco.
Il progetto puntava a ottenere un Pinot più delicato rispetto al Sangiovese aziendale, con estrazioni moderate e una struttura giocata soprattutto sulla freschezza.
Nel 2015 una parte importante della vigna di Pinot Nero andò perduta, rendendo ancora più particolare questa cuvée, che riunisce proprio l’ultima delle annate precedenti alla trasformazione del vigneto con il 2012.
Come viene prodotto
La filosofia di Voltumna privilegia fermentazioni spontanee e interventi minimi.
Sul Pinot Nero l’estrazione resta generalmente delicata, evitando macerazioni aggressive e concentrazioni eccessive. L’obiettivo non è aumentare struttura o colore, ma conservare la parte più sottile del vitigno.
Il 12.15 nasce poi dall’assemblaggio delle due vendemmie e da un lungo periodo di evoluzione prima dell’uscita.
È un vino che deve molto più al tempo che alla tecnica di cantina.
Caratteristiche organolettiche
Il colore è rubino trasparente tendente al granato, più leggero rispetto a molti rossi toscani.
Il naso parte su ciliegia matura, lampone e mora selvatica, poi arrivano erbe secche, humus, foglia, pepe e una componente terrosa piuttosto marcata.
Con l’aria emergono tabacco leggero, spezie, scorza d’arancia e una sfumatura balsamica.
In bocca il vino è sottile ma non fragile. Il tannino è delicato, l’acidità ancora evidente e il frutto ha ormai perso quasi completamente la parte primaria.
Il finale torna su ciliegia, sottobosco, erbe amare e spezie, con una rusticità che gli dà personalità.
Non è un Pinot perfettamente levigato: ha spigoli, variazioni e una certa imprevedibilità. È proprio qui che trova il suo interesse.
Oggi
Con oltre dieci anni sulle spalle per entrambe le componenti, il 12.15 è ormai un vino pienamente maturo.
Il frutto fresco ha lasciato spazio a sottobosco, erbe, spezie e note terziarie, ma l’acidità del Pinot Nero continua a dare movimento.
Non è una bottiglia da conservare per altri dieci anni alla ricerca di maggiore complessità. Il momento interessante è adesso, soprattutto per chi ama Pinot Nero evoluti, sottili e poco segnati dal legno.
Un Pinot Nero toscano senza complessi
La cosa migliore del 12.15 è che non sembra voler dimostrare qualcosa.
Non cerca di imitare la Borgogna e non prova nemmeno a costruire il Pinot Nero ricco e lucido che spesso si incontra in zone più calde.
È più selvatico, terroso e meno perfetto. Il territorio e il metodo di lavoro sono sempre davanti alla varietà.
Abbinamenti
Ottimo con faraona, coniglio arrosto, piccione, funghi porcini e tagliatelle al ragù bianco.
Da provare con zuppa di farro e funghi, polenta con formaggi di media stagionatura o maiale alle erbe.
Servizio
Servire a 15-16 °C.
Se presenta deposito, è sufficiente un travaso delicato poco prima del servizio.
Prezzo
18 euro
