Nel cuore della Spagna medievale: a spasso per Medinaceli, gioiello sospeso nel tempo
C’è un luogo in Castiglia dove il tempo sembra rallentare, arroccato su un altopiano a oltre mille metri d’altitudine, con vista sconfinata sulla pianura dorata. Medinaceli accoglie il viaggiatore con il silenzio dei suoi vicoli in pietra, interrotto solo dal soffio del vento e dal rintocco lontano di una campana. Entrando nell’antico borgo attraverso un arco romano millenario, si ha l’impressione di varcare una soglia temporale: dietro di esso, le strade acciottolate, le case in pietra ocra e gli scorci sulla valle del fiume Jalón compongono un quadro suggestivo fuori dal mondo moderno. Questo piccolo paese della provincia di Soria, il cui nome di origine araba Madinat Salim significa “città di Salim” ma evoca anche l’idea poetica di città del cielo, regala un’atmosfera sospesa e quasi mistica. Nelle fredde mattine d’inverno la nebbia abbraccia le mura medievali, e al tramonto il cielo della Meseta si accende di arancio dietro il profilo del borgo, facendo risplendere le pietre secolari. Medinaceli – che vanta il riconoscimento di uno dei borghi più belli di Spagna – non è semplicemente una meta turistica: è un viaggio sensoriale tra storia e leggenda, dove ogni angolo racconta un frammento di passato e ogni panorama invita alla contemplazione.
Dall’epopea antica di Romani e arabi alle tradizioni vive nei festival odierni, scopriremo la ricca storia del borgo. Passeggeremo tra archi trionfali, piazze scenografiche e palazzi ducali, respirando l’aria tersa di montagna e l’eco di epoche lontane. Ci perderemo nei quartieri e nelle atmosfere locali, assaggeremo idealmente i sapori decisi della cucina soriana – immaginando arrosti succulenti e profumi di tartufo – e segnaleremo osterie e ristoranti dove fermarsi a gustare queste delizie. Consiglieremo alloggi caratteristici, dagli hotel con spa panoramica alle posadas ricavate in dimore storiche. Infine, tracceremo un itinerario di un giorno per vivere il meglio di Medinaceli in 24 ore, indicheremo cosa vale la pena vedere nei dintorni – come abbazie cistercensi e cittadine medievali vicine – e passeremo in rassegna gli eventi da non perdere, dal celebre Toro Jubilo ai mercati in costume. Una sezione pratica su come arrivare, muoversi e quando visitare completerà questa guida colossale. Prepariamoci dunque a scoprire Medinaceli, un gioiello castigliano dove cielo e terra si incontrano in uno scenario da film (non a caso Sergio Leone vi ambientò scene di “Giù la testa” negli anni ’70). Benvenuti in un luogo in cui la storia si sente sotto i passi e la magia della Spagna meno nota si rivela ad ogni sguardo.
Storia: dai Romani ai duchi, passando per emiri e re
La storia di Medinaceli è un lisergico viaggio attraverso civiltà e imperi, che hanno lasciato tracce sovrapposte in questo angolo di Castiglia. Le prime notizie del luogo risalgono all’epoca preromana: qui sorgeva la città celtibera di Ocilis, in seguito conquistata e trasformata dai Romani. Di quel periodo restano importanti testimonianze, su tutte l’imponente Arco di Medinaceli – un arco trionfale a tre fornici unico in Spagna – eretto probabilmente nel I secolo d.C. durante il regno dell’imperatore Domiziano. I Romani non solo dotarono la colonia di monumenti e infrastrutture (ancora oggi un’antica canalizzazione romana porta acqua a una fontana del paese), ma avviarono lo sfruttamento delle ricche miniere di salgemma della zona. Il sale era un tesoro bianco, estratto dai giacimenti sotterranei e trasportato lungo la Via Augusta: per secoli, fino in tempi recenti, l’“oro bianco” di Medinaceli ha alimentato l’economia locale e dato origine a commerci e contese.
Con la caduta di Roma, Medinaceli attraversò un’epoca oscura: poche tracce restano del periodo visigoto, mentre a partire dall’VIII secolo furono gli Arabi a lasciare il segno. Il toponimo arabo Madinat Salim compare in questi secoli di dominio musulmano. Medinaceli divenne una città fortificata strategica, posta sulla frontiera oscillante tra Al-Andalus e i regni cristiani a nord. Gli emiri vi eressero un’Alcazaba – una cittadella fortificata – integrando e rimaneggiando le antiche mura romane e celtibere. Ancora oggi sulle mura di Medinaceli si distinguono strati di epoche diverse: grandi blocchi romani alla base, rifacimenti in mattoni e pietra dell’epoca araba (quando, nel 946, il generale Galib fece ricostruire le difese su ordine del califfo Abd al-Rahman III), e restauri successivi durante la Reconquista cristiana. Un episodio leggendario lega Medinaceli alla figura di Almanzor, il potente condottiero del califfato di Cordova: si narra che proprio qui, nell’Alcazaba di Medinaceli, egli morì nel 1002 mentre si ritirava sconfitto dopo la battaglia di Calatañazor. Con la progressiva avanzata cristiana, la città – ormai sulla linea di confine – conobbe assedi e distruzioni, ma mantenne la sua importanza strategica.
Nel 1086 Medinaceli passò definitivamente sotto controllo cristiano, entrando nell’orbita del regno di Castiglia. Nel tardo Medioevo la sua storia s’intrecciò con le vicende dinastiche castigliane: a fine Duecento, durante le contese per la successione al trono di Alfonso X il Saggio, la città fu concessa in feudo ai principi della famiglia de la Cerda, pretendenti sfortunati ma di sangue reale. Fu l’inizio di un legame duraturo: nel 1368 venne istituita la Contea di Medinaceli affidata ai de la Cerda, che nel 1479 i Re Cattolici elevarono al rango di Ducato di Medinaceli. I duchi di Medinaceli – uno dei casati più influenti di Spagna – fecero del borgo il centro dei loro vasti domini. Nel pieno del Siglo de Oro, intorno al 1560, essi costruirono a Medinaceli un magnifico Palazzo Ducale, simbolo di potere e prestigio, e promossero la costruzione della Collegiata di Santa Maria sull’antica chiesa romanica locale. Per alcuni secoli il borgo prosperò all’ombra di questa nobile casata, arricchendosi di edifici religiosi e civili. Vi sorsero conventi, chiese, un’elegante piazza porticata: segni di vitalità culturale e religiosa di un centro che, pur lontano dalle grandi città, godeva del mecenatismo ducale.
Con l’età moderna però arrivò anche il declino. Già nel Sette-Ottocento Medinaceli risentì della graduale perdita d’importanza della Mesta (la potente corporazione di pastori transumanti) e della crisi dell’agricoltura cerealicola estensiva, base economica locale. Molti abitanti, di fronte a poche prospettive, emigrarono verso città industriali o altri paesi europei in cerca di fortuna, svuotando il borgo. Nel XX secolo Medinaceli conobbe un lungo sonno: alcuni suoi monumenti caddero in rovina, le case si fecero silenziose, il centro vitale si spostò a valle, presso la stazione ferroviaria e la statale, dove sorsero attività più moderne. Ma negli ultimi decenni è avvenuto un piccolo miracolo di recupero. Grazie a interventi di restauro e a una rinnovata attenzione per il patrimonio, il borgo storico è rinato: l’antico splendore degli edifici principali è stato restituito, le stradine ripavimentate, e Medinaceli è tornata a essere un museo a cielo aperto brulicante di visitatori nei weekend e in estate. Oggi la “città del cielo” racconta fieramente la sua storia millenaria a chiunque voglia ascoltarla: basta perdersi tra le sue mura per rivivere l’eco di Celtiberi e Romani, emiri omayyadi e duchi castellani, in un continuum affascinante che fa di questo borgo un luogo davvero unico in Spagna.
Cosa vedere: archi romani, piazze ducali e panorami mozzafiato
Nonostante le dimensioni raccolte, Medinaceli custodisce un ricco patrimonio di monumenti e angoli pittoreschi. Una passeggiata nel borgo equivale a sfogliare un libro di storia illustrato, dove ogni capitolo corrisponde a un luogo da scoprire. L’itinerario ideale può iniziare dalla parte bassa della cittadella, incontrando subito il simbolo di Medinaceli: l’Arco Romano. Questo arco trionfale in pietra calcarea, alto e solenne, domina l’accesso al paese affacciandosi sulla valle. Con le sue tre aperture (fornici), è l’unico esempio di arco romano a tripla arcata rimasto in tutta la Penisola Iberica. Costruito nel II secolo d.C., indicava probabilmente ai viaggiatori romani il confine tra due province (come suggeriscono antiche iscrizioni perdute sul fregio). Oggi, incorniciando il cielo azzurro o illuminato dalla luce radente del tramonto, l’arco offre uno scenario spettacolare per fotografie e un benvenuto senza tempo al visitatore. Varcato l’arco, si entra ufficialmente nella Medinaceli Villa, il nucleo storico cinto un tempo da mura: e infatti, proseguendo, si possono notare resti delle fortificazioni medievali integrate a quelle romane e arabe. Un sentiero sulla destra conduce alla curiosa struttura cilindrica del Nevero Medievale, un’antica ghiacciaia seminterrata dove veniva stipata neve pressata durante l’inverno per conservare gli alimenti nei mesi caldi – una sorta di “frigorifero” del passato, oggi silenziosa testimonianza di ingegno popolare.
Salendo lungo il corso principale, tra case in pietra dorata e portali con stemmi ormai consumati, si giunge al cuore del borgo: la Plaza Mayor. Questa piazza ampia e armoniosa, dall’inconfondibile impianto porticato, sprigiona un fascino d’altri tempi. In epoca romana qui sorgeva il foro di Ocilis; oggi, circondata da edifici in stile castellano e da portici ombrosi, la Piazza Mayor è il salotto di Medinaceli, luogo di incontro durante le feste e palco naturale per rievocazioni storiche. Al centro campeggia una fontana, e tutto intorno spiccano alcuni degli edifici più importanti. Sul lato ovest della piazza si erge austero l’Antico Palazzo Ducale, residenza dei duchi di Medinaceli costruita nel tardo Rinascimento (XVI-XVII secolo). La facciata sobria in pietra racchiude ambienti un tempo lussuosi: saloni affrescati, cortili porticati, e soprattutto custodisce nel sottosuolo un magnifico mosaico romano policromo rinvenuto durante restauri, prova ulteriore delle origini antiche del sito. Oggi il palazzo, riportato a nuova vita, funge da spazio culturale polivalente: ospita una galleria d’arte contemporanea (Fondazione DEARTE) e mostre temporanee, con un riuscito contrasto tra le mura cinquecentesche e le installazioni moderne. Affiancata al palazzo ducale si trova l’Aula Arqueológica, un piccolo ma curato museo interattivo che con plastici, reperti e ricostruzioni racconta la storia di Medinaceli dalla preistoria al Medioevo – una tappa consigliata per chi vuole contestualizzare ciò che vede passeggiando. Dall’altro lato della piazza, un edificio più modesto ma storicamente fondamentale è l’Alhóndiga, riconoscibile per i suoi archi a tutto sesto. Si tratta del granaio pubblico e mercato delle granaglie edificato nel Medioevo (forse il più antico edificio civile rimasto in paese): qui si stoccavano i cereali per la comunità e per secoli vi ebbe sede anche il consiglio comunale e persino la prigione al piano terra. Oggi la struttura restaurata ricorda la vita economica e amministrativa del borgo in epoche passate.
Lasciando la piazza e imboccando una stretta via, si arriva alla Collegiata di Nostra Signora dell’Assunzione, principale edificio religioso di Medinaceli. Costruita nel 1561 per volere del quarto duca, incorpora la preesistente chiesa romanica medievale (di cui è stata ritrovata una cripta sotto l’altare maggiore). La Collegiata si presenta in stile gotico tardivo all’esterno, con un portale sobrio, ma custodisce all’interno veri tesori d’arte: notevoli cancelli in ferro battuto di epoca gotica che delimitano le cappelle, una delicata statua lignea gotica della Vergine, un monumentale Cristo cinquecentesco e varie lapidi sepolcrali di dignitari locali. L’altare maggiore sfoggia un retablo barocco riccamente decorato, mentre alle pareti laterali occhieggiano tele e affreschi di varie epoche. L’atmosfera è quella tipica delle chiese castigliane di provincia: severa e mistica, con la pietra nuda che racconta fede e potere ducale insieme. Poco distante dalla Collegiata, meritano attenzione anche altre due chiese minori: la Chiesa di San Martín, annessa al convento di clarisse, con origini romaniche poi molto rimaneggiata, e soprattutto la Chiesa di San Román, un edificio intrigante per la sua storia. Quest’ultima, risalente nel suo impianto al XIII secolo, fu parrocchia fino al 1558 ma sorge su un luogo di culto più antico non cristiano: alcuni indizi suggeriscono che potrebbe trattarsi di una ex sinagoga e dunque attestare l’esistenza di un piccolo quartiere ebraico in città prima dell’espulsione degli ebrei nel 1492. In seguito San Román fu convertita in monastero femminile (Beaterio delle Jerónimas) fino al 1939. Oggi la chiesetta, con il suo portale semplice e l’interno spoglio, conserva questo alone di mistero sulle proprie origini – e a chi passeggia davanti evoca le stratificazioni culturali di Medinaceli, dove cristiani, musulmani ed ebrei convivevano nella stessa rocca.
Proseguendo il giro, avventuratevi verso i margini settentrionali del borgo, là dove un tempo si aprivano le porte delle mura. La cosiddetta Puerta Árabe è l’unica porta cittadina sopravvissuta: guardandola, si notano l’arcata a sesto acuto ribassato (dall’aspetto vagamente moresco) e le pietre consumate dal tempo. In realtà questa porta rappresenta un vero palinsesto storico: era una delle quattro aperture della Medinaceli romana (poste lungo il cardo e il decumano massimi), poi fu ricostruita e spostata di qualche metro in epoca araba – da cui il nome – e ulteriormente modificata dopo la Reconquista, assumendo l’attuale profilo ogivale tipico gotico. Attraversarla significa uscire dal centro abitato e trovarsi su un belvedere naturale. Qui sorgeva la “Puerta de Coz”, altra antica porta purtroppo andata distrutta; oggi rimane un belvedere panoramico affacciato sul vasto vallone sottostante e un cippo con incisi versi del Cantar de mio Cid. Le righe del poema ricordano il passaggio del leggendario Cid Campeador da queste terre – “Dicono che a Medina andarono ad alloggiare, e da Medina a Molina in un altro giorno van…” – e aggiungono suggestione letteraria a uno scenario già di per sé emozionante. Da questo punto lo sguardo spazia libero sul valle del Jalón, con le sue rocce rossastre scavate dal fiume, i campi di cereali e, in lontananza, le colline che sfumano all’orizzonte. Il momento migliore per venirci è al tramonto, quando la luce radente accende di rosso le pareti rocciose e il borgo alle spalle inizia a punteggiarsi di luci fioche.
Dominante dall’alto tutto il complesso urbano c’è il Castello di Medinaceli, o meglio quel che ne resta. Salendo verso la sommità del paese, si raggiunge infatti l’area dell’antica Alcazaba araba, successivamente trasformata in fortezza dai conti e duchi di Medinaceli. Oggi i ruderi del castello – bastioni, un tratto di muraglia e poche torri mozzate – emergono all’interno dell’attuale cimitero cittadino. Passeggiare tra le tombe e le mura diroccate, con il vento che soffia tra gli alberi cipressi, regala un momento di raccoglimento e suggestione: qui si percepisce vividamente la continuità tra passato e presente. Un pannello informativo racconta le vicende della fortezza, che dopo il trasferimento dei duchi nel palazzo in piazza decadde fino a essere usata come camposanto. In un angolo, sotto un arco semidistrutto, viene ricordato Almanzor, che la leggenda vuole spirato proprio in questo luogo. Anche senza un vero castello visitabile, il punto merita la salita per l’ampia vista panoramica: dalle mura si domina tutto l’altopiano circostante, con Medinaceli ai propri piedi come un presepe di pietra.
Completando la visita del borgo, magari lungo il percorso incontrerete altre piccole chicche: un tratto di strada acciottolata romana perfettamente conservato, seminascosto dietro una casa; un mosaico romano protetto sotto vetro in Piazza San Pedro (frammento di pavimento di una domus, segno che l’abitato romano era esteso); oppure incrocerete la semplice facciata del Convento di Santa Isabel, fondato dalle monache clarisse nel 1528 e ancora attivo. Questo convento, addossato alla chiesa di San Martín, è uno dei quattro conventi che un tempo esistevano in paese ed è l’unico tuttora abitato: dietro quelle mura, le clarisse proseguono una tradizione secolare di preghiera e lavoro (e in certi periodi vendono dolci artigianali e biscotti preparati secondo ricette monastiche: se la portineria espone un cartello, non esitate a suonare il campanello!). Il portale in stile rinascimentale del convento, ornato dal cordone francescano in pietra, è un bel dettaglio da osservare. Infine, non mancate di fare due passi lungo la passeggiata delle mura: costeggiando il perimetro dell’abitato troverete tratti di mura ben conservate e torri di guardia ormai inglobate nelle case. Ogni tanto si aprono scorci bucolici sulla campagna: un uliveto nascosto, un orto terrazzato, o magari vedrete volteggiare rapaci nel cielo (l’area è ricca di falchi e nibbi). Questi angoli appartati vi restituiranno la pace e l’autenticità di un borgo che, pur visitato, rimane tranquillo e genuino. In conclusione, a Medinaceli c’è molto da vedere per chi ha occhi curiosi: non grandi musei o sfavillanti attrazioni “da cartolina”, ma un insieme armonioso di patrimonio storico, paesaggio e atmosfera che lascia un ricordo indelebile nel viaggiatore lento. Basta una giornata di sole, una macchina fotografica e la voglia di perdersi tra le pietre antiche per scoprire tutti i segreti di questo luogo incantato.
Quartieri e angoli di Medinaceli: la Villa e la vita attorno
Medinaceli è un borgo piccolo, e più che di veri e propri quartieri sarebbe corretto parlare di zone o nuclei distinti legati alla sua particolare conformazione geografica. L’anima del paese risiede tutta nella Villa medievale in cima alla collina: un dedalo di stradine acciottolate, piazzette intime e case in pietra calcarea dai tetti d’argilla rossa. Questa zona alta, circondata in parte dalle antiche mura, conserva l’atmosfera di un villaggio fermo nel Secolo d’Oro: passeggiando si notano balconcini in ferro battuto con gerani, portoni in legno massiccio con batacchi di ferro, e qua e là i resti di edifici nobiliari con stemmi consumati. Ogni via ha il suo fascino: c’è il Calle Mayor, che attraversa longitudinalmente la Villa collegando l’Arco Romano alla Plaza Mayor; ci sono viuzze come calle San Román o calle Campo de San Nicolás, dove si affacciano ristorantini e locande, vivacizzando il borgo soprattutto nei weekend; e poi slarghi silenziosi come la Plazuela del Beato Julián, dominata da un’antica croce in pietra, o Plaza del Carmen, su cui un tempo insisteva un convento. Ogni angolo racconta una storia e ha un nome spesso legato a chiese o personaggi locali. La vita quotidiana nella Villa è tranquilla e cadenzata: al mattino qualche anziano si reca al piccolo negozio di alimentari o al forno, a mezzogiorno si sente il profumo dei pranzi casalinghi e il suono delle stoviglie attraverso le finestre aperte, nel pomeriggio i pochi bambini giocano a pallone in piazza e con il calare della sera il borgo ripiomba nella quiete, illuminato dai lampioni gialli che disegnano ombre suggestive sulle facciate. La comunità residente è esigua (qualche decina di persone), ma nei fine settimana e in estate molte case si riaprono – abitate da villeggianti e discendenti di emigrati che tornano al paese dei nonni – e le vie riprendono vita, con chiacchiere in dialetto soriano che rimbalzano sotto i portici.
Scendendo dalla collina, Medinaceli ha un suo secondo volto nella zona della Stazione (Estación), posta a valle lungo la direttrice della strada nazionale e della ferrovia. Questo piccolo nucleo moderno, sorto soprattutto nel XX secolo attorno alla stazione ferroviaria (sulla storica linea Madrid-Zaragoza), costituisce la parte più “pratica” del comune. Qui troverete servizi essenziali come una stazione di servizio, qualche bar per camionisti, piccoli alberghi, e il celebre ristorante lungo strada che da decenni sfama viaggiatori e autisti di passaggio. L’Estación di Medinaceli non ha il fascino antico della Villa – è in sostanza un villaggio lineare sulla strada, con case basse ed edifici anni ’60 – ma rappresenta la quotidianità del paese odierno. È qui che vivono molte delle famiglie giovani, in case più comode e accessibili, ed è qui che si svolgono alcune attività economiche (officine, depositi agricoli, un caseificio). Chi arriva in treno o autobus giungerà in questa parte bassa: dalla stazione ferroviaria, situata tra i campi, lo sguardo subito sale al colle dove svetta la sagoma storica di Medinaceli, quasi a invitare il visitatore a salire. Per collegare la stazione al borgo alto, non esistono bus urbani, ma il tragitto (circa 4 km di strada in salita) si può fare in taxi o con un mezzo proprio. Molti turisti che arrivano in treno si organizzano chiamando anticipatamente un taxi locale, poiché l’esperienza insegna che il vero cuore da scoprire è su in collina.
Accanto a queste due anime – la Villa storica e l’Estación moderna – esistono poi alcune frazioni rurali (pedanías) nel territorio comunale di Medinaceli. Minuscoli borghi agricoli come Arbujuelo, Azcamellas, Beltéjar, Torralba punteggiano i dintorni, spesso semi-disabitati ma ricchi di pace e autenticità contadina. Una menzione speciale merita Salinas de Medinaceli, località pianeggiante dove affiorano le antiche saline romane. Qui c’è una sorta di micro-riserva naturale chiamata El Salinar: un’area umida salmastra popolata da piante alofile rare (specie adattate al sale) e da miriadi di farfalle e libellule in estate. Visitare le Saline (magari partecipando a un’escursione guidata organizzata dall’ufficio turistico) permette di capire l’importanza storica dell’estrazione del sale e di osservare un ecosistema insolito, quasi costiero, nel mezzo dell’entroterra castigliano. Anche la stessa Medinaceli Villa viene talvolta chiamata poeticamente “la città del cielo diamantina” – definizione coniata dal poeta Gerardo Diego – per il modo in cui brilla alla luce, isolata in alto come un diamante su un anello. Il contrasto tra la quiete mistica del borgo e la vita semplice della piana sottostante è uno degli aspetti più affascinanti di Medinaceli. Percorrendo i tornanti che scendono dalla collina, si passa in pochi minuti dall’epopea medievale alle note di un’osteria moderna con la TV accesa sul calcio. Questa duplice identità dona al viaggiatore un’esperienza completa: la sensazione di aver esplorato un luogo quasi fiabesco, senza però rinunciare alle comodità terrene di un buon caffè in un bar di paese o a una chiacchiera con un residente che, con orgoglio, vi racconterà aneddoti sul borgo antico visto “dal basso”. In definitiva, Medinaceli offre sia l’immersione totale nella storia tra le mura secolari, sia un contatto con la vita rurale contemporanea della Castiglia, in un equilibrio singolare che contribuisce al fascino genuino di questa destinazione.
Gastronomia: sapori della Castiglia tra tradizione pastorale e nobili banchetti
La cucina di Medinaceli e della provincia di Soria è schietta e robusta, figlia di una terra di altopiani, inverni rigidi e tradizioni pastorali. Sedersi a tavola qui significa fare un tuffo nei sapori autentici della Castiglia più genuina, dove carni e prodotti della terra sono protagonisti assoluti. Il re della gastronomia locale è senza dubbio l’agnello da latte (lechazo) e il capretto, solitamente arrostiti lentamente nel forno a legna fino a ottenere carni tenerissime e una cotenna dorata e croccante: un piatto cerimoniale che affonda le radici nei banchetti medievali e che ancora oggi delizia i palati in occasione di feste e pranzi domenicali. Nei menu dei ristoranti di Medinaceli non mancano poi i derivati del maiale, immancabili nella cucina soriana: il territorio è famoso per i suoi insaccati saporiti (chorizo, salchichón) e per il celebre torrezno di Soria, una pancetta di maiale fritta con cotenna che diventa uno stuzzichino irresistibile – strisce di pancetta croccante e saporita, spesso servite come tapa accompagnate da un bicchiere di vino della Ribera del Duero. Un altro piatto emblematico delle radici pastorali sono le migas del pastore: briciole di pane raffermo rosolate in padella con aglio, paprica e cubetti di pancetta o salsiccia, servite calde e spesso arricchite con uva o chicchi di melagrana per un contrasto dolce-salato. Le migas di queste zone, un tempo pasto povero dei transumanti, oggi sono una delizia ricercata dai turisti in cerca di cucina tipica.
La geografia boschiva della provincia di Soria regala anche prelibatezze stagionali molto apprezzate: in autunno i boschi circostanti producono funghi e porcini in abbondanza (il territorio è un paradiso per i cercatori di funghi, tanto che esiste una cultura locale della micología), e soprattutto qui si trova uno dei tartufi più pregiati d’Europa, il Tartufo Nero di Soria. Questo tubero aromatico, protagonista di fiere e giornate a tema (come l’evento invernale chiamato Trufas o Trufax a Medinaceli), viene utilizzato per insaporire piatti di carne, uova e perfino dolci. Assaggiare una frittata al tartufo nero locale o un semplice piatto di tagliatelle al tartufo equivale a respirare l’essenza profonda di queste terre. Tra i primi piatti tradizionali spicca anche la caldereta, uno stufato di agnello e patate cotto in pentola con verdure, paprika e alloro, che veniva preparato dai pastori nei calderoni all’aperto durante la transumanza. E nelle giornate più rigide non c’è nulla di meglio di una zuppa castigliana all’aglio (sopa de ajo), brodo caldo arricchito da pane raffermo, aglio, uova e prosciutto: semplice, nutriente e capace di riscaldare anima e corpo.
La tradizione gastronomica di Medinaceli risente anche di influssi nobiliari: si narra che alla mensa dei Duchi si servissero cacciagione e selvaggina della zona. Ancora oggi uno dei piatti forti è la pernice in escabeche – pernici marinate e conservate sotto aceto e spezie – una specialità resa celebre proprio qui dal rinomato ristorante locale “Duque”, dove generazioni di cacciatori e gourmet si fermavano per gustarla fin dagli anni ’60. Il sapore acidulo dell’escabeche, che ammorbidisce le carni di pernice, è un esempio di come le tecniche di conservazione antiche possano dar vita a piatti dal gusto deciso e memorabile. Non mancano infine i formaggi (prodotto tipico di tutta Castiglia) e i dolci semplici: a Soria città è famosa la mantequilla (burro dolce spalmato e aromatizzato) che qui diventa base di pasticcini; a Medinaceli, oltre ai già citati biscotti conventuali, si trovano spesso torte casalinghe a base di frutta secca, flan al latte e la costrada soriana, un dolce di sfoglia, crema e mandorle diffuso in tutta la provincia.
Dopo aver stuzzicato l’appetito con tanta teoria, immaginiamo ora di sederci a tavola. Malgrado le ridotte dimensioni, Medinaceli offre diverse opzioni dove assaporare la cucina locale in ambienti caratteristici. Ecco alcuni ristoranti consigliati in paese e dintorni, con le loro specialità:
Asador de la Villa El Granero – Calle Yedra 10, tel. 975 326189. Un antico granaio trasformato in osteria rustica, con travi a vista e camino: qui la griglia a legna è regina. Specialità: lechazo (agnello) e cochinillo (maialino) arrosto a regola d’arte, oltre a una selezione di salumi di Soria e funghi locali in stagione. Ambiente caloroso da taverna, porzioni generose e anche vendita di prodotti tipici soriani all’adiacente bottega.
Restaurante El Aljibe – Calle Campo de San Nicolás 11, tel. 975 326138. Situato proprio sopra un antico aljibe romano (cisterna), questo ristorante dal fascino storico offre cucina castigliana con un tocco casalingo. Da provare il cordero asado (agnello al forno) che si scioglie in bocca e le famose tartas caseras (torte fatte in casa) per dessert. L’ambiente è accogliente, fra muri in pietra e archi: cenare qui è come fare un salto indietro nel tempo, con gusto.
Hostal Restaurante Bavieca – Calle Campo de San Nicolás 6, tel. 660 537777. Nel cuore della Villa, questo locale unisce alloggio e ristorazione. La cucina è quella tradizionale soriana: ottime le migas del pastor e la sopa castellana, nonché le carni alla brace. Il nome “Bavieca” richiama il celebre cavallo del Cid, e in effetti l’atmosfera è da locanda medievale rivisitata: semplice, genuina e conviviale. Perfetto per un pranzo senza fretta sotto le volte in pietra, magari accompagnato da un buon vino Ribera.
Restaurante El Duque – Avenida de Madrid 29 (Medinaceli Estación), tel. 687 844629. Storico locale fondato oltre 50 anni fa nella parte bassa del paese, è un’istituzione per viaggiatori e buongustai. Rinnovato negli interni ma fedele alla tradizione culinaria, propone i piatti forti della cucina segoviana-soriana: oltre al lechazo, la sua fama deriva dalla perdiz escabechada (pernice marinata) preparata con cura artigianale, e da ricette di caccia come il capriolo in salsa. Da non perdere le crocchette di gamberi all’aglio, altra loro specialità. È il posto giusto per un pranzo abbondante prima o dopo la visita al borgo, con un servizio cordiale tramandato di generazione in generazione.
(Altri piccoli locali e bar a Medinaceli offrono tapas e spuntini: ad esempio il Bar MarPon per ottimi panini e aperitivi, o il Kiosko Cal Fausto in piazzetta per un drink estivo all’aperto. Ma per un’esperienza gastronomica completa, i ristoranti sopra elencati sono tappe d’obbligo.)
Dove dormire: tra palazzi storici e comfort moderni
Non c’è niente di meglio che concedersi almeno una notte a Medinaceli per apprezzare la quiete serale del borgo, quando i turisti in giornata se ne vanno e le stelle punteggiano il cielo limpido della Meseta. Le opzioni di alloggio, pur non numerosissime, sono di buon livello e spesso ricavate in strutture storiche che aggiungono fascino al soggiorno. Ecco alcuni consigli per dormire a Medinaceli e dintorni:
Hotel MedinaSalim – Calle Barranco 15, tel. 975 326974. Piccolo hotel boutique a gestione familiare, situato a pochi passi dall’Arco Romano. Offre camere confortevoli e moderne, molte delle quali dotate di balconcino con vista panoramica sulla vallata. Fiore all’occhiello è il centro benessere privato con jacuzzi e sauna panoramica, ideale per rilassarsi ammirando il tramonto dopo una giornata di visite. Colazione casalinga con prodotti tipici e attenzione ai dettagli ne fanno una scelta top per coppie in cerca di romanticismo e viaggiatori esigenti.
Posada Las Retajas – Plaza del Hospital 9, tel. 975 058349. Un’elegante posada quattro stelle ospitata in un edificio d’epoca nel cuore del borgo. Ambiente raffinato ma accogliente: soffitti con travi a vista, salottini con caminetto e un piacevole giardino terrazzato interno. Dispone di sole 6 camere, arredate con gusto rustico-chic e tutte con bagno privato moderno. Gli ospiti hanno accesso a un autentico aljibe medievale nei sotterranei della struttura, testimonianza storica integrata nell’hotel. Servizi inclusi: wifi, ascensore, piccola area fitness e vasca idromassaggio. Atmosfera tranquilla e servizio personalizzato dai proprietari: perfetta per immergersi nel fascino storico senza rinunciare al comfort.
Hostal Rural Bavieca – Calle Campo de San Nicolás 6, tel. 660 537777. Soluzione ideale per chi cerca semplicità e posizione centrale. Questo hostal (locanda) si trova a un passo dalla Piazza Mayor, con stanze pulite e funzionali sopra al ristorante omonimo. Arredi in stile rustico tradizionale, travi di legno e pavimenti in cotto regalano calore. Alcune camere si affacciano sui vicoli della Villa. La struttura offre anche un salottino comune e fornisce informazioni turistiche. Il valore aggiunto è la comodità di avere il ristorante tipico al piano terra: dopo cena non serve allontanarsi! Ottimo rapporto qualità-prezzo e atmosfera familiare.
Casa Rural La Cerámica – Calle Santa Isabel 2, tel. 975 326381. Una casa rurale di charme, ricavata da un’antica bottega di ceramica nel quartiere del Convento. Dispone di poche camere accoglienti, arredate in stile country con mobilio d’epoca e tocchi artistici (ceramiche decorate a mano alle pareti). I padroni di casa, cordiali e appassionati, offrono agli ospiti colazioni genu ine con marmellate fatte in casa e dolci locali. Al piano terra funziona anche un piccolo ristorante dove gustare piatti casalinghi la sera. L’atmosfera è quella di una dimora tradizionale, con cortiletto interno e un bel panorama dalle finestre del piano alto. Ideale per chi privilegia l’autenticità e il contatto umano.
(Altre opzioni in zona includono il moderno Hotel Nico presso Medinaceli Estación, comodo per chi viaggia in auto sulla A-2, e varie case vacanza e B&B sparsi nelle frazioni. Ma per vivere appieno la magia notturna del borgo medievale, consigliamo di pernottare “in Villa” nelle strutture suggerite.)
Itinerario: un giorno a Medinaceli, tra albe silenziose e fuochi rituali
Mattina: Iniziate la vostra giornata a Medinaceli di buon’ora, quando l’aria di montagna è frizzante e il borgo dorme ancora avvolto in un silenzio irreale. Salite a piedi verso l’Arco Romano: all’alba, i primi raggi del sole filtrano attraverso le sue arcate e tingono di rosa le pietre millenarie. È un momento perfetto per scattare qualche foto e respirare profondamente la pace del luogo. Superato l’arco, entrate nel villaggio addormentato: i vicoli sono deserti, si sente solo il vostro passo sul selciato. Potete concedervi un caffè in uno dei bar che pian piano aprono (in Plaza Mayor o lungo Calle Mayor), magari accompagnato da una torta di manzana (torta di mele) locale o dai famosi biscotti al burro soriani. Mentre il paese si risveglia, dirigetevi verso la Plaza Mayor: attraversatela in lungo e in largo ammirando i bei portici e la luce mattutina che definisce i volumi del Palazzo Ducale e dell’Alhóndiga. Se l’ufficio turistico (posto proprio in piazza) è aperto, potete raccogliere una mappa o qualche depliant informativo.
A metà mattina iniziate le visite culturali: la Collegiata di Santa Maria Assunta spesso apre verso le 11. Entrate nella penombra fresca della chiesa e lasciatevi incantare dal silenzio e dall’arte custodita: il custode potrebbe guidarvi nel coro ligneo o mostrarvi l’antica cripta romanica sotto l’altare. Usciti, passeggiate fino alla Chiesa di San Román, poco distante, e sbirciate al suo interno se aperta (in alcuni casi bisogna chiedere le chiavi in giro, ma anche solo l’esterno merita). Proprio accanto troverete la sede di un piccolo museo archeologico: l’Aula Arqueológica, che potrete visitare per comprendere meglio la storia del borgo attraverso reperti e pannelli. Dopo tanto camminare, è probabile che abbiate un certo languorino: è il momento di fare come i locali e concedersi un aperitivo sostanzioso. Fermatevi al Bar Marpón o al Kiosko in piazza e ordinate una caña (piccola birra alla spina) o un vermut casero: con la bevanda vi arriverà quasi sicuramente un tapa gratuita, magari un succulento torrezno caldo o un assaggino di chorizo. Gustatelo seduti all’aperto sotto i portici, osservando il lento via vai di residenti e turisti che a quest’ora cominciano ad animare la scena.
Pomeriggio: Dopo pranzo – che potrete consumare in una delle trattorie consigliate, ad esempio da El Granero o El Aljibe, assaporando agnello arrosto e magari terminando con un flan al caramello – concedetevi una pausa. Nelle ore immediatamente successive al pasto, Medinaceli torna assopita: è la siesta spagnola. Molti esercizi chiudono fino alle 16 circa e le strade si spopolano, soprattutto nelle giornate estive calde. Potete approfittarne per un riposino nel vostro alloggio oppure, se il tempo è buono, per una breve escursione nei dintorni immediati. Ad esempio, scendete a piedi (15 minuti) fino alla Puerta Árabe e al belvedere della Porta di Coz: nel primo pomeriggio la vista sulla valle è nitida e potrete leggere con calma i versi del Cid incisi sul monolito. Da lì, potete compiere il giro completo delle mura esterne seguendo un sentiero: incrocerete ulivi, passerete accanto ai ruderi di torri e vi godrete scorci fotografici del borgo arroccato da angolazioni inconsuete. Questo percorso ad anello vi riporterà all’ingresso del paese presso l’Arco Romano. Se invece preferite restare attivi ma al fresco, un’idea interessante è visitare le Saline di Medinaceli: in auto o con una passeggiata di circa 30-40 minuti a scendere (meglio poi rientrare in auto/taxi perché il ritorno è tutto in salita). Alle saline, un ambiente naturale particolare, potrete magari avvistare fenicotteri rosa (sì, a volte compaiono in queste pozze salate!) e leggere i pannelli esplicativi sulla storia dell’estrazione del sale. Verso le 16:30-17 tornate in paese per completare le visite culturali.
È il momento di salire al Castello/cimitero sulla sommità. Il cancello del cimitero comunale dovrebbe essere aperto (molto spesso i cimiteri in Spagna sono accessibili di giorno): entrate con rispetto e curiosità. Tra i viali ordinati di cipressi e lapidi di marmo spunteranno resti di mura antiche; affacciatevi sui bastioni per ammirare dall’alto i tetti di Medinaceli e l’immensa pianura oltre. Se vi affascina la storia di Almanzor, potete fantasticare su dove fosse esattamente situata la stanza in cui spirò il condottiero – nulla lo indica, ma la suggestione è forte sapendo di essere nel luogo esatto di quell’evento millenario. Dopo la visita al castello, concludete il pomeriggio facendo un giro per botteghe artigiane e negozietti (se aperti). In Plaza Mayor c’è spesso una piccola esposizione di prodotti tipici: potrete acquistare un sacchetto di setas secas (funghi porcini secchi), un vasetto di miele di rosmarino della zona o una confezione del celebrato burro di Soria magari aromatizzato alla cannella – souvenir gastronomici perfetti. Alcune gallerie d’arte (ad esempio negli spazi del Palazzo Ducale se c’è mostra in corso) possono essere visitate tranquillamente a quest’ora senza folla.
Sera: Nel tardo pomeriggio, la luce calda rende Medinaceli particolarmente fotogenica. È l’occasione ideale per scattare le ultime foto ricordo: le case dorate brillano, le ombre si allungano nei vicoli e dalla balconata del belvedere principale (alla Porta di Coz) il tramonto vi regalerà emozioni. Potreste sedervi su una panchina con vista e semplicemente contemplare il sole che cala dietro le colline, dipingendo il cielo di viola e arancio. Quando il fresco della sera inizia a farsi sentire, spostatevi nuovamente verso la Piazza Mayor o Calle Campo de San Nicolás: l’ora di cena si avvicina e le taverne si rianimano. Se alloggiate da Bavieca o La Cerámica potreste cenare lì gustando un menù a base di prodotti locali (magari provando la sopa de ajo come primo e una carrillada de cerdo – guancia di maiale brasata – come secondo). In alternativa, per l’ultima sera potete scegliere un’opzione diversa: se desiderate un’esperienza più ricercata, c’è El Cielo de Medinaceli, ristorante-galleria dove cucina e arte si incontrano in un contesto contemporaneo; oppure tornare all’Estación per provare l’ambiente vivace del Restaurante Duque in versione serale, scoprendo come un locale di strada possa rivelarsi sorprendentemente gourmet.
Dopo cena, fate due passi digestivi per le vie silenziose: Medinaceli di notte è pura poesia. Le luci gialle illuminano l’Arco Romano che appare monumentale sotto le stelle, la piazza vuota risuona dei vostri passi e, se alzate lo sguardo, potrete ammirare un cielo incredibilmente limpido punteggiato di stelle (l’assenza di inquinamento luminoso qui regala notti stellate mozzafiato – provate a riconoscere la Via Lattea sopra di voi). Chiudete la giornata magari brindando con un ultimo chupito di licor soriano, come il licor de endrinas (liquore di prugnole) offerto gentilmente dall’oste, e assaporate il momento. Avrete conosciuto Medinaceli in tutte le sue sfaccettature: dall’alba al tramonto, dal fruscio del mattino ai silenzi notturni carichi di storia.
(Nota: se capitate a Medinaceli durante un fine settimana di festa, la serata potrebbe non essere così tranquilla. Ad esempio, in occasione del Mercado Medieval estivo, le strade brulicano di gente in costume, bancarelle e musiche fino a tardi; oppure durante il Toro Jubilo di novembre, la notte si illumina dei bagliori dei falò e l’adrenalina corre nell’aria. In tal caso, l’itinerario va adeguato all’evento, ma di certo vivrete un’esperienza indimenticabile!)
Nei dintorni: abbazie cistercensi, villaggi medievali e canyon rossi
Se vi trattenete a Medinaceli più di un giorno – scelta saggia per scoprire con calma l’entroterra soriano – troverete nei dintorni immediate opportunità di esplorazione. La posizione di Medinaceli, all’estremo sud-est della provincia di Soria, la rende un comodo punto di partenza per gite giornaliere verso luoghi di grande interesse storico e paesaggistico, spesso poco conosciuti ma sorprendenti.
A circa 27 km a est, percorrendo strade secondarie che serpeggiano tra colline e formazioni rocciose rosse scavate dal fiume Jalón, raggiungerete l’imponente Monastero Cistercense di Santa María de Huerta. Appare quasi all’improvviso nella pianura: un’abbazia medievale fondata nel XII secolo, straordinario esempio di architettura cistercense. Varcato il portone, vi accoglierà un chiostro gotico armonioso e la bellissima sala capitolare con le sue volte a costoloni. Nella chiesa abbaziale regnano pace e spiritualità, e i monaci cistercensi tuttora residenti vi faranno sentire il palpito di secoli di preghiera. Non perdete la cucina dei monaci, un vasto ambiente gotico unico in Europa, con una monumentale cappa del camino a ombrello che sembra la navata di una cattedrale rovesciata. Santa María de Huerta è visitabile in parte autonomamente e in parte con visita guidata: informatevi sugli orari, generalmente concentrati al mattino e nel primo pomeriggio. Usciti dall’abbazia, potete pranzare nel paesino adiacente (Huerta) dove qualche trattoria offre piatti casalinghi a prezzi modici, oppure fare un picnic all’ombra degli alberi lungo il ruscello.
Proseguendo il tour nei dintorni, a soli 20 km da Medinaceli verso sud-ovest sorge la cittadina di Arcos de Jalón. Oggi è un centro senza particolare fascino (famoso più che altro per lo snodo ferroviario), ma custodisce sulle alture i ruderi pittoreschi di un castello medievale. Se siete appassionati di panorami e rovine romantiche, potete arrampicarvi fino alla fortezza di Arcos: vi resteranno impressi i resti delle torri merlate e la vista sulle gole scavate dal fiume Jalón. Nei dintorni di Arcos, inoltre, vi sono formazioni geologiche peculiari – canyon e grotte – per gli amanti della natura selvaggia.
Spingendovi un po’ più lontano (circa 40 km a sud), sconfinate nella vicina Castiglia-La Mancia per visitare Sigüenza, gioiello medievale-aragonese. Questa cittadina, celebre per la sua Cattedrale-fortezza e per l’austero Castello trasformato in Parador (hotel di lusso storico), merita qualche ora di passeggiata. Perdersi per Sigüenza, tra la Plaza Mayor rinascimentale, le chiese romaniche e le casette dai colori pastello, è un piacere – e se partite da Medinaceli al mattino, potete essere di ritorno nel pomeriggio. Sigüenza offre anche buoni ristoranti per un pranzo differente (magari provando il cordero al horno seguntino).
Tornando in provincia di Soria, un itinerario consigliato è quello che porta a scoprire due autentici tesori medievali: Berlanga de Duero e Rello. Potete raggiungerli in circa mezz’ora/quaranta minuti d’auto verso nord-ovest. Berlanga de Duero è un borgo dominato da una colossale fortezza cinquecentesca a bastioni pentagonali che si staglia su una collina. Ai suoi piedi, un villaggio con una splendida collegiata gotico-rinascimentale e viuzze dal sapore antico. Berlanga fu feudo di un ramo dei Medinaceli e conserva un’aura signorile. Poco oltre, Rello è un minuscolo paese fortificato, quasi un presepe di pietra: cinta da mura intatte e arroccata su un costone roccioso a picco su un burrone, regala una delle immagini più suggestive di tutta Castiglia. Entrate dalla sua porta ogivale e vi troverete in un paesino fermo al Medioevo, con una sola strada, poche case e panorami vertiginosi sul canyon sottostante. Rello è il luogo ideale per scattare fotografie memorabili e respirare l’aria pura della campagna soriana.
Per gli amanti della natura, infine, c’è un luogo non lontano da Medinaceli che unisce paesaggio mozzafiato e interesse storico: il Parco Naturale del Barranco del Río Lobos (un po’ più distante, circa 70 km a nord-ovest, quindi magari da riservare a un’altra tappa del viaggio). È una gola calcarea spettacolare con sentieri, grotte e l’antica ermita templare di San Bartolomé incastonata tra le rocce. Anche se fuori porta rispetto a Medinaceli, vale la pena menzionarlo per chi prosegue l’itinerario in direzione di Burgo de Osma/Soria.
In sintesi, i dintorni di Medinaceli offrono borghi medievali, fortezze in rovina, abbazie serene e meraviglie naturali facilmente raggiungibili in un giorno. Il denominatore comune è la mancanza di turismo di massa: vi troverete spesso soli a esplorare castelli dimenticati o strade silenziose, in un’atmosfera da scopritori d’altri tempi. Questo angolo di Spagna interno è uno scrigno di sorprese per chi ama i percorsi fuori rotta: da Medinaceli, con un po’ di spirito d’avventura, potrete scoprire luoghi come Atienza (altro borgo medievale imperdibile poco oltre Sigüenza, con la sua rocca in cima a uno sperone) o i paesaggi lunari delle Badlands soriane. La regola è sempre la stessa: non avere fretta, godersi il tragitto – spesso incontrerete greggi di pecore sulla strada o attraverserete campi di girasoli a perdita d’occhio – e lasciare che ogni tappa vi racconti una storia. Medinaceli, in fondo, non è un punto di arrivo ma un punto di partenza per esplorare un territorio ricchissimo e ancora poco conosciuto.
Festival ed eventi imperdibili: tradizioni di fuoco, sale e Medioevo
Nonostante le piccole dimensioni, Medinaceli vanta un calendario di eventi che attingono a piene mani dal folklore locale e dalle sue radici storiche, trasformando il borgo – in certi periodi dell’anno – in un palcoscenico di tradizioni vive e colorate. Partecipare a uno di questi eventi significa vedere il paese sotto una luce completamente diversa e mescolarsi con gli abitanti nei momenti di festa, in cui devozione, folclore e un pizzico di spettacolo si fondono.
Il più famoso (e anche discusso) evento di Medinaceli è senza dubbio il Toro Jubilo, noto anche come “toro de fuego”. Si svolge una notte di novembre, generalmente il sabato più vicino al San Martino (11 novembre). Questa celebrazione affonda le radici in riti pagani antichissimi legati al culto del fuoco e della fertilità, e consiste in un rituale in cui un toro vivo viene immobilizzato nella piazza e sulle corna gli vengono fissate delle sfere infuocate di pece (le cosiddette “bolas”). All’imbrunire, tra tamburi e grida della folla, il toro con le corna in fiamme viene liberato nell’oscurità della Plaza Mayor: l’animale corre inferocito cercando di liberarsi del fuoco, disegnando scie ardenti nella notte, mentre i più arditi tra i presenti schivano le sue cariche in una danza ancestrale tra uomo, bestia e fuoco. È uno spettacolo crudo e potente, che attrae ogni anno migliaia di curiosi e affezionati alle tradizioni – nonché accese proteste dagli animalisti per la sofferenza inflitta al toro. Va detto che, a differenza di altre località spagnole che hanno sostituito il toro vero con simulacri meccanici per evitare crudeltà, a Medinaceli la tradizione viene seguita alla lettera: il Toro Jubilo qui è rimasto “come una volta”. Dopo che le palle di pece si consumano (bruciando per circa un quarto d’ora), il toro viene ricondotto al chiuso e, secondo consuetudine, in seguito sacrificato. Il rituale, per quanto controverso, è per la comunità locale un patrimonio identitario fortissimo, dichiarato Festa di Interesse Turistico Regionale. L’atmosfera durante la serata è di grande coinvolgimento: le vie sono rischiarate da falò, la gente intona canti tradizionali, si bevono vino caldo e liquori per scaldarsi nel freddo novembre soriano, e la piazza ribolle di emozione primordiale. Per chi decide di assistervi, il consiglio è arrivare presto (il borgo si riempie all’inverosimile), dotarsi di abiti vecchi – le scintille volano ovunque – e tenersi a debita distanza di sicurezza durante l’uscita del toro. Al di là delle polemiche etiche, il Toro Jubilo è un’esperienza unica che sembra catapultare Medinaceli indietro di secoli, in una notte fuori dal tempo.
Un altro evento molto sentito cade sempre attorno all’11 novembre: la Festa dei Santi Corpi (Cuerpos Santos). Questa celebrazione religiosa ricorda una curiosa leggenda locale: si narra che nel Medioevo reliquie di martiri cristiani dall’Africa giunsero miracolosamente a Medinaceli trasportate da un “cammello alato”. In onore di questi santi, ogni anno l’11 novembre la comunità porta in processione alcune reliquie custodite nella Collegiata, accompagnandole con canti e preghiere. La festa ha un tono solenne e devozionale, ma non manca un pizzico di folclore nel rievocare il singolare episodio del cammello volante – spesso ricordato in racconti per bambini e rappresentazioni teatrali parrocchiali.
In estate, spazio alla rievocazione storica e al gusto per la convivialità: a fine luglio o agosto Medinaceli ospita il Mercado Medieval, un grande mercato medievale. Per un fine settimana, le vie del borgo tornano al medioevo: le case si adornano di stendardi con stemmi, artigiani e mercanti in costume montano bancarelle di legno vendendo prodotti artigianali, spezie, formaggi, manufatti in cuoio e gioielli in argento battuto. Ci sono saltimbanchi, musici che suonano cornamuse e tamburi, giullari e sputafuoco che intrattengono la folla. La sera, sotto le mura, si svolgono cene medievali all’aperto con lunghe tavolate imbandite di arrosti e vini speziati, mentre torce e fiaccole illuminano la notte. È un evento perfetto per famiglie e per chi vuole vivere l’atmosfera di un villaggio in festa: i bambini possono partecipare a giochi d’epoca o girare a cavallo di pony travestiti da destrieri. L’odore di carne alla griglia e incenso si mescola all’aria, e sembra di essere finiti in una scena di un film storico: non a caso, gli organizzatori a volte ingaggiano anche comparse e figuranti professionisti per aumentare il realismo. Il mercato medievale di Medinaceli è diventato col tempo uno degli appuntamenti estivi più noti nella provincia di Soria.
Sempre d’estate, in genere a fine luglio, l’Estación di Medinaceli (la parte bassa) celebra le sue Fiestas de San Juan con concerti, balli all’aperto, verbenas popolari e competizioni sportive: è l’occasione per vedere l’altro volto del paese, più moderno e spensierato, e magari partecipare a una paellata collettiva organizzata in piazza dalla pro loco. Non mancano fuochi d’artificio finali e gare di giochi popolari (come il tiro alla fune, la corsa nei sacchi ecc.), a cui tutti – forestieri compresi – sono invitati a prendere parte per un momento di integrazione.
Un evento peculiare e recente, legato alle eccellenze del territorio, è la Fiesta de la Sal. Di solito organizzata in primavera, questa festa vuole valorizzare l’antica tradizione saliniera di Medinaceli. Si svolge proprio nell’area delle saline: vengono allestiti percorsi guidati alle vasche di evaporazione, dimostrazioni sulla raccolta manuale del sale come si faceva un tempo, mercatini di prodotti gastronomici “salati” (olive, acciughe, salumi) e persino laboratori didattici per bambini sulla chimica del sale. La giornata della Fiesta de la Sal è allietata da musica folk soriana, balli tradizionali e degustazioni di piatti dove il sale di Medinaceli è protagonista (come le patate al sale o il baccalà). È un esempio di come la comunità stia riscoprendo e promuovendo il proprio patrimonio materiale e immateriale in chiave festosa e culturale.
Da menzionare anche la Settimana Santa a Medinaceli: pur non essendo famosa come in Andalusia, riserva momenti di intensa suggestione. Le processioni del Venerdì Santo vedono sfilare per le viuzze buie del borgo le confraternite incappucciate con ceri e croci, accompagnando statue del Cristo e della Vergine Addolorata. Il silenzio è rotto solo dal suono di un tamburo funebre e da antichi canti religiosi intonati dai confratelli. L’atmosfera intimamente mistica, amplificata dallo scenario medievale, tocca profondamente anche i non credenti. La notte del Giovedì Santo, inoltre, è tradizione allestire i “Monumenti” nelle chiese, e molti devoti fanno il giro delle sette chiese (qui in realtà solo alcune cappelle) in segno di devozione.
In sintesi, ogni stagione porta con sé un volto festivo di Medinaceli: l’autunno con i fuochi del Toro Jubilo e la devozione dei Cuerpos Santos; l’inverno con il tartufo protagonista di fiere informali e con le serene celebrazioni natalizie (presepi viventi e canti tradizionali nelle chiese); la primavera con la Pasqua e magari eventi gastronomici come la Fiesta de la Sal; l’estate con il tuffo nel passato del mercato medievale e la spensieratezza delle feste popolari. Per il viaggiatore, sincronizzare la visita con uno di questi eventi significa portarsi a casa un ricordo ancora più vivido e appassionante di Medinaceli, fatto non solo di pietre e monumenti, ma di vita locale autentica e condivisa.
Come arrivare e muoversi: strade, treni e passi lenti
Medinaceli, pur trovandosi in un’area rurale, è ben collegata grazie alla sua posizione strategica fra Madrid e Saragozza. Raggiungere il borgo è relativamente semplice, sia in auto che con i mezzi pubblici, e una volta arrivati ci si muove prevalentemente a piedi data la compattezza del centro storico.
In auto: L’opzione più comoda. Medinaceli si trova a circa 150 km da Madrid e 180 km da Saragozza, lungo l’Autovía A-2 (E90) che collega le due città. L’uscita dedicata è ben segnalata come “Medinaceli” (indicativamente al km 151). Uscendo dall’autostrada, una strada locale ben asfaltata sale in circa 5 km fino al paese alto. Da Soria città, invece, la distanza è di 75 km circa: si segue la N-111 fino ad Almazán e poi la SO-20/Autovía A-15 verso sud fino all’innesto con l’A-2, quindi direzione Saragozza per pochi km. Il parcheggio a Medinaceli Villa può essere un po’ limitato nelle giornate affollate: appena fuori dal centro storico ci sono piazzole dove lasciare l’auto (ad esempio in prossimità dell’Arco Romano o lungo la via d’accesso vicino alla Puerta Árabe). Durante eventi importanti come il Toro Jubilo, alcune zone vengono chiuse al traffico e occorre parcheggiare più lontano, persino in spazi improvvisati nei campi a valle, con servizio navetta. Ma normalmente potrete avvicinarvi senza problemi fino alle mura e trovare posto. Le strade interne della Villa sono in gran parte pedonali e comunque strette: è consigliabile parcheggiare fuori e inoltrarsi a piedi per godersi appieno l’esperienza.
In treno: Medinaceli dispone di una stazione ferroviaria sulla linea tradizionale Madrid–Saragozza–Barcellona (non sulla linea AVE ad alta velocità, che passa altrove). Ogni giorno vi sono alcuni collegamenti (treniregionali di Renfe) da Madrid-Chamartín verso Medinaceli: in genere 2-3 treni al giorno, impiegano circa 3 ore e 30 minuti per arrivare (il treno è più lento dell’auto perché fa molte fermate in paesi intermedi). Anche da Saragozza partono regionali in direzione Madrid che fermano a Medinaceli (tempo simile, sulle 3 ore). Il treno è un’opzione panoramica – attraversa belle valli lungo il Jalón – ma richiede un po’ di flessibilità negli orari. Dalla stazione di Medinaceli, come detto posta in basso, dovrete poi salire al borgo antico: non esistono bus di linea, quindi occorre organizzarsi con un taxi (consigliabile prenotarlo in anticipo, chiedendo magari al vostro hotel di provvedere, poiché non c’è un parcheggio taxi fisso in stazione). In alternativa, se amate camminare, potete incamminarvi lungo la strada asfaltata che sale al paese (sono circa 4 km in salita costante, calcolate un’oretta a piedi); oppure, soluzione intermedia, scendere a piedi fino all’Estación e lì prendere un caffè e chiedere al barista di chiamarvi un taxi locale.
In autobus: La linea di pullman è efficiente. L’operatore ALSA effettua collegamenti diretti Madrid–Medinaceli più volte al giorno: i bus partono da Madrid (stazione Autobus Avenida de América) all’incirca ogni 4 ore e impiegano solo 1 ora e 45 minuti a destinazione, grazie all’autostrada. È probabilmente il modo più rapido ed economico senza auto. Anche da Soria città ci sono bus frequenti per Medinaceli (linee gestite da ALSA o da altre compagnie locali, spesso coincide con la linea Soria–Madrid): in circa 1 ora di viaggio raggiungete Medinaceli, con corse distribuite nell’arco della giornata. Inoltre, molti autobus a lunga percorrenza che collegano Madrid con La Rioja, Navarra o il nord-est della Spagna effettuano fermate a Medinaceli (essendo un nodo sull’A-2): per esempio, potrebbe capitarvi di salire su un bus diretto a Logroño o Pamplona e scendere qui. Verificate sempre con l’azienda di trasporti per sicurezza. La fermata autobus principale è presso Medinaceli Estación, vicino all’incrocio della strada che sale al paese: troverete una pensilina e un bar adiacente dove poter attendere. Da lì vale lo stesso discorso del treno per arrivare in cima (taxi o passeggiata). Va detto però che alcuni autobus (soprattutto quelli minori da Soria) salgono fino al borgo alto ed effettuano una fermata in Plaza del Ayuntamiento: informatevi all’ufficio turistico o presso i locali, perché se disponibile questa fermata vi risparmierà la scarpinata.
Muoversi sul posto: Il centro storico di Medinaceli si gira esclusivamente a piedi. Le distanze sono esigue – dal Arco Romano al punto più opposto del castello saranno 800 metri – ma tenete conto del dislivello: il borgo è in pendio, con tratti in salita e scale. Indossate scarpe comode, con suola antisdrucciolo: i ciottoli possono essere scivolosi, soprattutto se umidi o ghiacciati d’inverno. Chi ha difficoltà motorie può accedere in auto fin dentro la Villa e parcheggiare in prossimità della piazza, ma poi molte zone hanno pavimentazione irregolare. Non esistono linee di bus interno, il paese è troppo piccolo. Tuttavia, per collegare la Villa con l’Estación e le frazioni, esiste un servizio di taxi locale (numeri disponibili presso il Comune o bar) e nei mesi estivi a volte un mini-bus navetta organizzato in concomitanza di eventi turistici. Se siete in bici, la salita al borgo è impegnativa ma fattibile, e una volta in cima potrete girare con la bici a mano nelle viuzze. Va segnalata per i camperisti l’Area di sosta per autocaravan appena fuori dalle mura: il comune ha attrezzato uno spazio apposito dove i camper possono parcheggiare e usufruire di carico/scarico acqua gratuitamente. Un’ottima notizia per chi viaggia lento: poter pernottare in camper con la vista sul borgo illuminato è un privilegio non da poco.
Dintorni in movimento: Se volete esplorare i dintorni (come Sigüenza, l’abbazia di Huerta o Berlanga), l’auto rimane la soluzione migliore. Alcune destinazioni sono collegate da bus (ad esempio Medinaceli–Sigüenza ha un paio di corse locali al giorno, Medinaceli–Arcos de Jalón altrettanto), ma gli orari spesso non consentono andata e ritorno in giornata agevolmente. In alternativa, valutate di noleggiare un’auto per uno o due giorni a Soria o a Guadalajara prima di arrivare, se avete inserito Medinaceli in un itinerario più ampio: la flessibilità dell’auto vi permetterà di godervi anche le stradine panoramiche secondarie. Per i più sportivi, la zona offre anche percorsi di cicloturismo e trekking: dall’ufficio turistico si possono avere mappe di sentieri locali (c’è ad esempio un itinerario segnalato che collega Medinaceli ad alcune frazioni e belvedere, o un tratto del Cammino del Cid che passa qui ricalcando le gesta del poema). Camminare nella campagna circostante è sicuro e gratificante, tenendo però conto che d’estate fa molto caldo nelle ore centrali e d’inverno, viceversa, le temperature scendono sotto zero – quindi equipaggiatevi a seconda della stagione.
Riassumendo, arrivare a Medinaceli è semplice, grazie all’autostrada e ai bus frequenti, e spostarsi al suo interno richiede solo buone gambe e voglia di scoprire ogni angolo a piedi. Lasciate dunque l’auto parcheggiata e perdetevi senza fretta: ogni vicolo potrà regalarvi un dettaglio architettonico o una vista inattesa. Il borgo è piccolo, ma camminare qui è come sfogliare un libro: va fatto pagina dopo pagina, senza saltarne nemmeno una.
Informazioni pratiche e consigli finali
Clima e periodo migliore: Medinaceli gode di un clima continentale di montagna. Le estati sono soleggiate e secche, con giornate calde ma notti fresche (ad agosto di sera servono un maglioncino leggero: a 1.200 metri l’escursione termica si sente). L’inverno è freddo e spesso nevoso: tra dicembre e febbraio non di rado il borgo si imbianca, creando scenari da fiaba ma anche qualche disagio alla viabilità. Se amate l’atmosfera ovattata e non temete le rigide temperature sotto zero, un viaggio invernale può essere suggestivo (magari proprio a novembre per Toro Jubilo, tenendo presente che farà molto freddo all’aperto). In generale i periodi migliori sono la primavera e l’autunno: da aprile a giugno Medinaceli rifiorisce, le colline intorno sono verdi e punteggiate di fiori selvatici, il clima è mite e piacevole per girare a piedi; settembre e ottobre regalano cieli limpidi, colori caldi e la possibilità di unire al turismo culturale l’esperienza gastronomica di funghi e tartufi. Luglio e agosto sono anch’essi buoni periodi, con il vantaggio di molte iniziative (mercati medievali, feste) e serate fresche ideali, ma possono presentare qualche affollamento in più di visitatori e soprattutto pomeriggi torrridi (le temperature diurne possono sfiorare i 35°C in pieno sole, ma fortunatamente il tasso di umidità è basso). Se possibile, evitate solo i mesi di pieno inverno a meno di non essere appassionati del genere: a volte nevica a marzo e già a novembre, quindi informatevi sulle condizioni meteo.
Orari e visite: Come in molti borghi spagnoli, la vita segue ritmi un po’ diversi da quelli italiani. Al mattino tutto inizia più tardi: i negozietti possono aprire verso le 10, e i monumenti come la Collegiata o l’Aula archeologica spesso aprono dalle 11 in poi. Il pomeriggio ha il lungo intervallo della siesta: tra le 14 e le 16 il paese sembra deserto e molte attività chiudono temporaneamente (compresi alcuni ristoranti dopo il servizio di pranzo). Pianificate quindi di pranzare non oltre le 14 (poi la cucina chiude) e di dedicare le prime ore pomeridiane a relax, fotografia o natura. I ristoranti la sera in genere aprono intorno alle 20:30-21 e servono cena fino alle 23 circa (in estate anche più tardi, ma in un borgo piccolo difficilmente troverete servizio dopo le 23). Tenete presente che il lunedì molti ristoranti chiudono per riposo. L’Ufficio Turistico (situato in Piazza Mayor, presso la “Ayuntamiento Viejo”) di solito è aperto nei weekend e festivi tutto il giorno, mentre in bassa stagione potrebbe avere orari ridotti o funzionare su chiamata. Informarsi sul sito comunale o presso la provincia di Soria per conferma non guasta.
Abbigliamento e equipaggiamento: Come già accennato, portate sempre con voi calzature comode – le strade acciottolate sono splendide ma stancano i piedi in scarpe poco adeguate. In estate, crema solare e cappello sono consigliati: il sole di Castiglia a mezzogiorno è intenso e in piazza c’è poca ombra. In inverno, non dimenticate guanti, berretto e scarpe antiscivolo: la neve e il ghiaccio possono persistere sulle salite ombreggiate. Un binocolo potrebbe rivelarsi utile: sia per osservare gli uccelli rapaci che volteggiano attorno alle mura (qui nidificano falchi e poiane) sia per godere meglio del panorama sulla valle individuando, ad esempio, il luccichio delle saline in lontananza. Se vi interessa la fotografia, Medinaceli offre splendidi spunti all’alba e al tramonto, come pure notturni: un treppiede per foto serali al cielo stellato o all’illuminazione del borgo può valere la pena di essere portato.
Insider tips: Un piccolo “segreto” poco noto è la possibilità di chiedere una visita guidata speciale alla clarissa del Convento di Santa Isabel: suonate al monastero (in orari diurni decenti) e se la suora portinaia è disponibile, a volte accompagna i visitatori nel coro monastico o racconta la storia del convento attraverso la grata, eventualmente vendendo dei dolcetti prodotti da loro. È un’esperienza toccante che pochi fanno, ma lascia un ricordo dolcissimo in tutti i sensi. Un’altra chicca: se siete appassionati di letteratura, portate con voi qualche verso di Gerardo Diego sul borgo (il poeta dedicò a Medinaceli dei versi definendola “ciudad del cielo diamantina”); leggere quelle righe stando seduti sulle mura al tramonto vi farà venire i brividi. Inoltre, cercate il punto panoramico dietro la Collegiata: c’è un piccolo belvedere nascosto tra due case, affacciato a ovest, da cui si vede tutto il paese in prospettiva e le montagne lontane – pochi turisti lo trovano, ma i fotografi locali lo conoscono bene.
Sicurezza e servizi: Medinaceli è estremamente sicura, come la maggior parte dei piccoli centri spagnoli. Potete girare a qualsiasi ora senza problemi. L’unica accortezza è durante il Toro Jubilo: lì bisogna davvero attenersi alle indicazioni di sicurezza (ci sono ambulanze e vigili del fuoco sul posto, seguite le transenne e non fate i temerari avvicinandovi al toro). In paese troverete un piccolo ambulatorio medico per le emergenze (consultorio locale, aperto alcuni giorni a settimana; per casi seri la struttura sanitaria più vicina è a Arcos de Jalón o direttamente l’ospedale di Soria). Vi è anche una farmacia (in genere aperta la mattina). Bancomat: esiste uno sportello automatico di Caja Rural in Plaza Mayor, ma portate comunque contanti perché non tutti i locali li accettano (anche se la maggior parte sì). Carburante: il distributore più vicino è alla stazione di servizio lungo l’A-2 (Lodares), quindi fate il pieno lì se siete in auto perché su in paese non c’è pompa di benzina.
Souvenir e prodotti tipici: Oltre al sale delle saline e ai tartufi (costosi, ma se siete in stagione autunnale potrebbe valere la pena comprare una piccola trufa negra fresca in qualche mercato contadino della zona), un ricordino gastronomico di Medinaceli può essere un sacchetto di torreznos di Soria confezionati, che spesso vendono nei ristoranti, o dei barattoli di pimientos del piquillo (peperoni arrostiti tipici, molto usati nella cucina locale). Se siete appassionati di vini, provate quelli della denominazione Ribera del Duero Soriana o i meno noti vini della Ribera del Jalón. In quanto all’artigianato, una menzione la merita la ceramica: cercate se aperto un piccolo laboratorio in paese (ce n’è uno in Calle San Román) dove un artigiano realizza piatti e mattonelle dipinte a mano con motivi mozárabes ispirati all’arco e alle decorazioni arabe trovate in loco. Portarsi a casa una piastrella souvenir con scritto “Medinaceli” sarà un bel modo per ricordare il viaggio.
Curiosità finali: Sapete che la piazza di Medinaceli è stata set cinematografico per Sergio Leone? Nel film “Giù la testa” (1971), Medinaceli fu trasformata in una cittadina messicana: la scena dell’esecuzione in piazza fu girata proprio qui. I cinefili potranno divertirsi a rivedere il film e riconoscere gli angoli del borgo. Inoltre, Medinaceli dà il nome a un importante titolo nobiliare: i Duchi di Medinaceli esistono tutt’oggi, sebbene la famiglia non risieda più qui da secoli. Una delle ultime duchesse fu patrona di artisti come Dalí – un curioso ponte tra questo tranquillo villaggio e il mondo dell’arte internazionale.
Con questi consigli pratici e qualche spunto da “insider”, il vostro viaggio a Medinaceli sarà confortevole e ricco di scoperte. Non resta che augurarvi buen viaje e buona esplorazione: lasciate che Medinaceli vi parli attraverso le sue pietre e i suoi silenzi, e tornerete a casa con un pezzetto di cielo castigliano nel cuore.
