Singani: tutto quello che dovete sapere sul leggendario distillato boliviano
Il Singani è il distillato nazionale della Bolivia, un’acquavite di vino ottenuta dal Moscato d’Alessandria coltivato negli alti vigneti delle Ande. Trasparente, intensamente aromatico e generalmente imbottigliato intorno ai 40% vol, possiede un carattere floreale che lo distingue da molte altre acquaviti di uva.
Rosa, gelsomino, fiori d’arancio, pesca bianca e scorza di limone sono i suoi profumi più riconoscibili. Non subisce normalmente maturazione in rovere: è l’uva, con il suo patrimonio aromatico, a occupare il centro della scena.
La produzione si concentra nelle vallate della Bolivia meridionale, soprattutto intorno a Tarija e nella valle di Cinti, dove i vigneti si trovano spesso oltre i 1.600 metri di altitudine. Una viticoltura inconsueta, nata dall’incontro tra la tradizione coloniale spagnola e le condizioni climatiche degli altopiani andini.
The Basics
- Paese: Bolivia
- Categoria: acquavite di vino a denominazione d’origine
- Materia prima della denominazione: Moscato d’Alessandria, o Moscatel de Alejandría
- Zone produttive: Tarija, Chuquisaca, Potosí e La Paz
- Altitudine dei vigneti: almeno 1.600 metri secondo la norma tecnica di riferimento
- Produzione: fermentazione del mosto e distillazione del vino
- Gradazione abituale: 40% vol
- Colore: trasparente
- Maturazione: generalmente in recipienti inerti, senza rovere
- Profilo aromatico: uva fresca, rosa, gelsomino, agrumi, pesca e spezie leggere
- Denominazione d’origine: riconosciuta dalla Bolivia nel 1992
- Cocktail tradizionale: Chuflay
La storia del Singani
Le origini del Singani risalgono al periodo coloniale, quando gli spagnoli introdussero la vite nei territori dell’attuale Bolivia durante il XVI secolo.
La produzione vinicola si sviluppò soprattutto nelle vallate di Cinti, nella regione di Chuquisaca, dove le condizioni climatiche permettevano di coltivare uva nonostante la notevole altitudine.
La vicinanza alle miniere d’argento di Potosí, uno dei maggiori centri economici dell’America coloniale, favorì il commercio di vino e acquaviti. La richiesta di bevande alcoliche era elevata e i produttori locali iniziarono a distillare parte del vino.
Da questa tradizione nacque il Singani, che nel tempo divenne una delle bevande più rappresentative della Bolivia.
Il nome viene generalmente collegato ad antiche località della regione di Cinti, ma la sua origine etimologica non è documentata con assoluta certezza.
Nel Novecento la produzione si modernizzò grazie all’introduzione di impianti di distillazione più efficienti e a una maggiore organizzazione delle aziende vinicole.
Il riconoscimento della denominazione d’origine nel 1992 ha contribuito a tutelarne l’identità, mentre nel 2020 Bolivia e Stati Uniti hanno formalizzato un accordo di riconoscimento reciproco che comprende anche Bourbon e Tennessee Whiskey.
Dove nasce il Singani: i vigneti d’altitudine
Uno degli aspetti più particolari è la posizione dei vigneti.
Nella zona di Tarija le vigne si trovano frequentemente tra 1.600 e 2.000 metri, mentre alcune coltivazioni raggiungono quote superiori.
A queste altitudini la radiazione solare è intensa, le giornate possono essere calde e le notti decisamente fresche. L’escursione termica favorisce una maturazione che può conservare acidità e un patrimonio aromatico particolarmente interessante.
Il vitigno protagonista è il Moscato d’Alessandria, un’uva aromatica della famiglia dei Moscati, ricca di composti terpenici responsabili dei profumi floreali e agrumati.
Il risultato è una materia prima molto fragrante, capace di conservare una parte importante della propria personalità anche dopo la fermentazione e la distillazione.
Tra le aree più importanti figurano la valle centrale di Tarija e le valli di Nor Cinti e Sud Cinti, ma la denominazione comprende anche zone tradizionali dei dipartimenti di Potosí e La Paz.
Come viene prodotto il Singani
La produzione comincia con la raccolta del Moscato d’Alessandria, generalmente destinato alla vinificazione in bianco.
Gli acini vengono pigiati e il mosto viene fermentato grazie all’azione dei lieviti, che trasformano gli zuccheri in alcol.
Il vino ottenuto costituisce la base della distillazione.
Questa è la differenza fondamentale rispetto alla grappa: il Singani nasce dal vino, non dalle vinacce.
La distillazione
Il vino viene distillato in impianti che possono variare secondo il produttore, comprese attrezzature discontinue in rame.
L’obiettivo è concentrare l’alcol e conservare il più possibile i composti aromatici del Moscato.
La selezione delle frazioni è particolarmente importante. Una distillazione troppo spinta rischia di impoverire il bouquet, mentre una separazione poco accurata può lasciare note pungenti o sgradevoli.
I migliori Singani possiedono un carattere decisamente floreale, ma senza un eccesso di alcol al naso.
Il riposo prima dell’imbottigliamento
A differenza di Cognac, Armagnac e molti brandy europei, il Singani viene generalmente conservato in acciaio inox o altri recipienti inerti.
Il riposo permette al distillato di stabilizzarsi e di armonizzare le proprie componenti senza introdurre vaniglia, tannini o aromi tostati provenienti dal legno.
Casa Real, uno dei principali produttori boliviani, utilizza per esempio un periodo di riposo in acciaio di almeno otto mesi.
Il distillato viene poi portato alla gradazione commerciale mediante aggiunta di acqua e imbottigliato.
Il suo pregio non è dunque l’invecchiamento, ma la capacità di conservare il profumo dell’uva.
Che sapore ha il Singani?
Il bouquet è il suo punto di forza.
Al naso emergono rosa, gelsomino, fiori d’arancio, uva fresca e pesca bianca, seguiti da scorza di limone, pera e leggere sfumature di miele.
Le note floreali possono essere molto intense, quasi da acqua di rose, ma nelle bottiglie migliori sono bilanciate dalla componente agrumata.
Al palato il Singani è generalmente morbido, con un ingresso fruttato e una sensazione di dolcezza aromatica che non va confusa con quella di un liquore zuccherato.
La struttura è relativamente leggera, ma può possedere una bella concentrazione di sapore, con uva matura, fiori bianchi e una sottile vena speziata.
Il finale è asciutto, abbastanza pulito, con richiami di agrumi e pepe bianco.
Un buon Singani non deve essere neutro. Il suo fascino deriva proprio dall’esuberanza del Moscato, che regala una personalità riconoscibile anche in miscelazione.
Singani e Pisco: quali sono le differenze?
Il confronto con il Pisco è inevitabile, perché entrambi sono distillati sudamericani ottenuti dal vino.
La distinzione più importante riguarda l’origine geografica. Il Singani è boliviano, mentre il Pisco è prodotto in Perù e Cile, secondo disciplinari differenti.
Anche i vitigni cambiano. Il Singani a denominazione d’origine utilizza Moscato d’Alessandria, mentre il Pisco può essere ottenuto da diverse varietà autorizzate, comprese uve aromatiche e non aromatiche.
Il Pisco peruviano comprende inoltre categorie specifiche come Puro, Acholado e Mosto Verde, legate alla composizione varietale e alla fermentazione.
Il Singani non segue questa classificazione: la sua identità nasce soprattutto dal Moscato e dai vigneti d’altitudine.
Entrambi possono essere trasparenti, floreali e privi di maturazione in rovere. Tuttavia, un Pisco di Quebranta ha generalmente un carattere molto diverso da quello di un Singani, mentre un Pisco ottenuto da uve Moscato può presentare maggiori somiglianze aromatiche.
Le bottiglie di Singani da provare
- Casa Real Etiqueta Negra: uno dei riferimenti storici boliviani, con un profilo aromatico di uva, fiori bianchi e agrumi.
- Casa Real Etiqueta Azul: espressione della gamma Casa Real, indicata per conoscere il carattere del Moscato d’altitudine.
- Los Parrales Reserva Doble Oro: prodotto da Bodegas Kuhlmann, 40% vol, con profumi di agrumi, frutta fresca e fiori.
- Singani 63: 40% vol, prodotto da Casa Real per il marchio internazionale legato al regista Steven Soderbergh. Floreale, agrumato e particolarmente adatto alla miscelazione.
- Rujero: uno dei marchi tradizionali boliviani, rappresentativo della produzione commerciale di Singani.
Per iniziare sceglierei Casa Real Etiqueta Negra oppure Los Parrales Reserva Doble Oro, due nomi importanti nella produzione boliviana.
Singani 63 è invece la bottiglia più interessante per chi vuole esplorare le possibilità del distillato nei cocktail, grazie al suo profilo floreale e relativamente delicato.
Come si beve il Singani
Il Singani può essere servito liscio, leggermente fresco, in un piccolo calice a tulipano.
Una temperatura intorno ai 12-16 °C permette di apprezzare il profumo del Moscato senza accentuare eccessivamente la componente alcolica.
In Bolivia, però, è molto diffuso anche il consumo miscelato, soprattutto attraverso due preparazioni tradizionali.
Chuflay
Il Chuflay è il cocktail simbolo del Singani: distillato, ginger ale, ghiaccio e una spruzzata di limone o lime.
È fresco, leggermente speziato e valorizza il carattere floreale dell’uva senza coprirlo completamente.
Per prepararlo bastano 45 ml di Singani, 120-150 ml di ginger ale, ghiaccio e una fetta di limone.
Yungueño
Lo Yungueño è un’altra preparazione popolare, ottenuta mescolando Singani, succo d’arancia, ghiaccio ed eventualmente una piccola quantità di zucchero.
La dolcezza degli agrumi accompagna la componente floreale del Moscato, rendendo il cocktail morbido e fragrante.
