Poitín: tutto quello che dovete sapere sul leggendario (e proibito) distillato irlandese
Chi ama il whisky irlandese ma cerca qualcosa di più crudo, autentico e potente dovrebbe assolutamente conoscere il Poitín (pronunciato “po-tcheen”). Questo distillato antico, illegale per oltre tre secoli, è il simbolo liquido della resistenza culturale irlandese, un distillato dalla forza ruvida ma sorprendentemente elegante, che oggi sta vivendo una nuova giovinezza tra mixology contemporanea e orgoglio artigianale.
Origini sacre e spirito ribelle
Il Poitín nasce in Irlanda nel VI secolo, grazie ai monaci che importarono l’arte della distillazione dalla Siria e dall’Egitto. Inizialmente utilizzato a scopo medicinale e spirituale, veniva prodotto in piccoli alambicchi di rame chiamati pota, da cui prende il nome. Era lo spirito della comunità rurale, prodotto in casa, nelle torbiere, nelle valli isolate, nascosto dalle autorità britanniche che, dal 1661, ne vietarono la produzione per ragioni fiscali.
Illegale, ma vivo
Per oltre 300 anni, il Poitín sopravvive nella clandestinità, tramandato di padre in figlio. Viene distillato nei cottage, nei fienili, perfino sotto terra. Alcune versioni superavano i 90° alcolici e portavano con sé un’aura di pericolo e mistero. Ma era anche l’anima delle feste contadine, delle veglie funebri, dei matrimoni. Un distillato sociale, intenso, grezzo, ma profondamente identitario.
La rinascita legale
Solo nel 1997 l’Irlanda ne autorizza nuovamente la produzione, e nel 2008 l’Unione Europea lo riconosce come Indicazione Geografica Protetta (IGP). Oggi il Poitín vive una nuova stagione di gloria grazie a distillerie che ne reinterpretano la tradizione con tecniche moderne.
Ingredienti e produzione
Il Poitín può essere prodotto con orzo maltato, avena, frumento, patate o melassa. Non ha una ricetta fissa, perché ogni zona usava quello che aveva: ecco perché ogni Poitín ha un’identità unica.
- Fermentazione: i cereali (o altri amidi) vengono fermentati come nella produzione del whisky.
- Distillazione: avviene in piccoli alambicchi di rame. La doppia distillazione è la norma.
- Gradazione: varia molto. Le versioni tradizionali potevano raggiungere i 90°, quelle moderne vanno dai 40 ai 65°.
Non è previsto invecchiamento, anche se alcune distillerie sperimentano brevi affinamenti in botti ex-bourbon o castagno.
Come si beve il Poitín?
- Liscio: puro, con un goccio d’acqua o ghiaccio, è un’esperienza intensa.
- Cocktail: oggi è sempre più usato nella mixology. Ottimo nei sour, twist su Mule, Negroni, Espresso Martini.
Due cocktail da provare:
- Belfast Coffee: Poitín, caffè freddo, zucchero Demerara, panna leggermente montata.
- Poitín Mule: Poitín, lime, ginger beer, bitter. Semplice, rinfrescante, esplosivo.
Le migliori distillerie di Poitín
- Micil Distillery (Galway) – Famiglia che distilla dal 1840. Usano avena, orzo, castagno. Da assaggiare la loro “Heritage Poitín”.
- Mad March Hare – Forse il più pop nei bar europei, ben equilibrato, morbido, perfetto per i cocktail.
- Glendalough Distillery – Ricerca e terroir. Usano orzo biologico e tecniche monastiche.
- Bán Poitín – Famosi per le collaborazioni con i bartender e l’alto grado alcolico (tradizionale: 60°).
