Matt Dillon in stato di grazia: perché The House That Jack Built è già un cult
Identikit
Titolo originale: The House That Jack Built
Titolo italiano: La casa di Jack
Regia e sceneggiatura: Lars von Trier
Anno di uscita: 2018 (presentato a Cannes in anteprima mondiale)
Durata: circa 152 minuti (versione cinematografica) – 175 minuti (director’s cut)
Genere: dramma psicologico, horror, thriller, black comedy
Cast principale: Matt Dillon (Jack), Bruno Ganz (Verge), Uma Thurman (Donna 1), Siobhan Fallon Hogan (Donna 2), Sofie Gråbøl (Simple), Riley Keough (Jacqueline)
Fotografia: Manuel Alberto Claro
Musica: Miscela di brani classici (Glenn Gould con Bach, David Bowie, cori sacri) e atmosfere ambient cupe
Paese di produzione: Danimarca / Francia / Germania / Svezia
Premiere e riconoscimenti: proiettato fuori concorso al Festival di Cannes 2018, accolto con standing ovation e forti polemiche per il contenuto esplicito
Trama e Struttura Narrativa
Ambientato negli Stati Uniti tra gli anni ’70 e ’80, il film segue Jack, un ingegnere nevrotico che aspira a essere architetto e che nel corso di dodici anni si trasforma in un serial killer. La storia è narrata in prima persona da Jack stesso, in un lungo dialogo con un misterioso interlocutore chiamato Verge, che lo accompagna metaforicamente in un viaggio infernale ispirato alla Divina Commedia. Jack racconta cinque “incidenti” chiave della sua carriera omicida, episodi che diventano capitoli disturbanti e grotteschi: omicidi pianificati e casuali, ossessioni per la pulizia delle scene del crimine, e la lenta costruzione di una “casa” metaforica fatta letteralmente di corpi.
Stile e Tematiche
Lars von Trier usa il film come una riflessione disturbante sull’arte, la violenza e la psiche criminale. Ogni omicidio è costruito come un’opera artistica, con riferimenti a pittura, architettura e musica classica. Jack è ossessionato dalla perfezione e dalla necessità di lasciare un segno, ma le sue creazioni sono composte di morte e distruzione. Il tono alterna black comedy e momenti di horror puro, con improvvise digressioni filosofiche e immagini allegoriche. Il finale conduce Jack e Verge attraverso un paesaggio infernale che richiama direttamente le illustrazioni di Gustave Doré per l’Inferno di Dante.
Interpretazioni e Simbolismo
Verge, interpretato da Bruno Ganz, è un Virgilio contemporaneo che guida Jack verso la consapevolezza (o condanna) finale. La “casa” che Jack costruisce è una metafora dell’ego dell’artista, fatta di opere (i cadaveri) e del desiderio di immortalità. Le citazioni visive spaziano da Piranesi a Caravaggio, da Hitler all’arte sacra, creando un cortocircuito tra bellezza e atrocità. La violenza è esplicita e volutamente disturbante, non per compiacere, ma per interrogare lo spettatore sul rapporto tra arte e male.
Accoglienza e Polemiche
Al Festival di Cannes 2018, circa un centinaio di spettatori abbandonò la sala per la crudezza delle immagini, mentre altri applaudirono la provocazione di von Trier. La critica si divise: per alcuni è un capolavoro di cinema filosofico; per altri, una pura provocazione gratuita. Matt Dillon fu universalmente lodato per la sua interpretazione glaciale e disturbante. Il film è stato vietato ai minori in diversi paesi e la versione integrale è uscita solo in circuiti limitati.
Perché Guardarlo
The House That Jack Built è un’opera che richiede stomaco e apertura mentale: è tanto un thriller horror quanto un saggio visivo sull’ossessione artistica e sulla malattia mentale. Non è un film per tutti, ma per chi vuole affrontare un viaggio cinematografico estremo, rappresenta uno dei lavori più audaci di von Trier.
