Un Etna Rosso naturale da vecchie vigne, senza trucco e con una voce squillante
Il ’Nzemmula 2014 di Bruno Ferrara Sardo è un Nerello Mascalese che oggi ha smesso da tempo di essere solo frutto e tensione. La materia si è fatta più scura, il profilo più terroso, la parte ferrosa più evidente, ma sotto resta una freschezza sorprendente per un’annata calda.
Il naso si apre su ribes, ciliegia scura, terra umida, ferro, erbe secche e cenere, poi arrivano arancia sanguinella, pepe e una lieve nota balsamica. Il sorso è ampio, caldo, ma non molle. C’è estratto, c’è materia, però l’acidità continua a tirarlo in avanti e gli impedisce di sedersi.
È una bottiglia rara, figlia di una produzione minuscola e di un’idea molto precisa: vigna vecchia, interventi ridotti al minimo, nessuna correzione in cantina e un carattere che non prova mai a diventare levigato.
The Basics
- Produttore: Bruno Ferrara Sardo
- Vino: ’Nzemmula
- Annata: 2014
- Denominazione: Etna Rosso DOC
- Vitigno: Nerello Mascalese
- Zona: Randazzo, versante nord dell’Etna
- Contrada: Allegracore
- Altitudine: circa 700 metri
- Superficie vitata aziendale: circa 1,2 ettari
- Età delle vigne: circa 40-50 anni e oltre
- Suoli: vulcanici, con substrato lavico
- Viticoltura: naturale, senza diserbanti, concimi chimici o prodotti di sintesi
- Interventi in cantina: nessuna aggiunta o correzione
- Alcol: 14,5% vol
- Temperatura di servizio: 16-18 °C
- Produzione aziendale: circa 3.500-4.000 bottiglie annue
Bruno Ferrara Sardo e Randazzo
Bruno Ferrara Sardo è uno di quei produttori che sull’Etna hanno scelto una scala minuscola.
La vigna si trova a Randazzo, in contrada Allegracore, sul versante nord, a circa 700 metri di quota. Qui il Nerello Mascalese cresce su terreno vulcanico e substrato lavico, con piante che superano tranquillamente i quarant’anni.
La produzione è ridotta, quasi domestica nei numeri, ma tutt’altro che improvvisata. Per anni ’Nzemmula è stata l’unica etichetta aziendale, e il nome stesso racconta l’idea che c’è dietro: in dialetto siciliano significa “insieme”.
Non è uno slogan studiato a tavolino. Il vino nasce proprio da una cultura della condivisione, delle bottiglie aperte tra amici, delle vendemmie affrontate senza la distanza che spesso si crea tra produttore e territorio.
Il versante nord dell’Etna
Randazzo è una delle zone più interessanti per il Nerello Mascalese.
L’altitudine rallenta la maturazione, il suolo vulcanico accumula calore ma drena bene, e le escursioni termiche mantengono il frutto vivo anche nelle annate più generose.
Il 2014 fu caldo e segnato da venti africani, ma qui il vino non ha perso freschezza. Anzi, proprio quel contrasto tra maturità del frutto e tensione acida dà oggi una lettura molto affascinante dell’annata.
Non è sottile come certi Etna più austeri. Ha più volume, più estratto, più carne.
Un vino naturale senza estetica costruita
’Nzemmula nasce da una viticoltura rispettosa del vigneto, senza diserbanti o concimazioni chimiche, e da una cantina che evita aggiunte, correzioni o aggiustamenti inutili.
Questo però non significa cercare torbidità, deviazioni o rusticità come segno di autenticità.
La parte interessante è proprio la pulizia. Il vino resta spontaneo, libero, ma con una definizione aromatica molto nitida.
Non c’è trucco, ma nemmeno compiacimento nel difetto.
Caratteristiche organolettiche
Il colore è granato rubino, trasparente ma ancora vivo.
Il bouquet parte su ribes, ciliegia sotto spirito, terra umida e ferro, poi si allarga verso cenere, pepe nero, erbe mediterranee e scorza d’arancia.
Con l’aria arrivano tabacco, sottobosco e una nota quasi ematica, tipica dei Nerello maturi più profondi.
In bocca è ampio, caldo, con un’estrazione evidente ma ben distribuita. Il tannino è ormai disteso, la parte alcolica è presente ma non prevarica e l’acidità continua a dare slancio.
Il finale resta lungo su frutto rosso scuro, cenere, ferro e arancia amara, con una chiusura asciutta che invita a tornare al bicchiere.
Ha peso, ma non pesantezza. Ha calore, ma anche energia.
Il 2014 oggi
A oltre dieci anni dalla vendemmia il vino è in una fase molto interessante.
Il frutto fresco si è trasformato, ma non è scomparso. La parte terrosa e ferrosa ha preso spazio, mentre il tannino si è fatto più docile e l’acidità continua a tenere viva la trama.
Non aspetterei troppo oltre per cercare chissà quale evoluzione. Una bottiglia ben conservata può reggere ancora qualche anno, ma oggi offre un equilibrio molto convincente tra maturità, profondità e slancio.
Abbinamenti

Ottimo con agnello al forno, capretto, coniglio alla siciliana, pasta con ragù di maiale e funghi, involtini di carne alla brace.
Da provare anche con melanzane ripiene, salsiccia al finocchietto e piatti di legumi con fondo speziato.
Tra i formaggi: Pecorino Siciliano DOP stagionato, Ragusano DOP e Piacentinu Ennese. Hanno sale, struttura e carattere sufficienti per accompagnare il lato ferroso e terroso del vino senza coprirlo.
Servizio
Servire a 16-18 °C.
Se c’è deposito, meglio travasare con delicatezza poco prima del servizio.
Il calice deve essere ampio, ma non enorme: serve spazio al bouquet, non ossigenazione aggressiva.
Prezzo
All’uscita costava molto meno di oggi, ma il mercato secondario ha cambiato parecchio le cose.
Le poche bottiglie rimaste si vedono ormai tra 60.
