Craco: cosa vedere nel borgo abbandonato della Basilicata e come visitarlo in sicurezza
Craco si vede molto prima di raggiungerlo. Il vecchio paese emerge da una dorsale argillosa della Basilicata con il torrione quadrato ancora in piedi, la Chiesa Madre mutilata, palazzi senza tetto e file di abitazioni che sembrano scivolare verso i calanchi. Non è una scenografia costruita per il turismo: fino agli anni Sessanta queste case erano abitate, le strade avevano negozi e botteghe, nelle chiese si celebravano messe e quasi duemila persone vivevano sulla collina.
Poi arrivò la frana del 1963. Il dissesto non cancellò Craco in una notte, ma aprì un processo durato anni: crepe, cedimenti, sgomberi, trasferimenti e nuovi problemi geologici portarono progressivamente gli abitanti verso Craco Peschiera. Gli effetti della frana continuarono infatti fino alla metà degli anni Settanta e le ultime ordinanze di sgombero arrivarono molto più tardi. ISPRA descrive proprio questo carattere progressivo del fenomeno, non un singolo collasso improvviso.
Oggi Craco Vecchia si visita soltanto attraverso itinerari controllati all’interno del Parco Museale Scenografico. Caschetto, scarpe adatte e accompagnamento non sono trovate folcloristiche: il borgo rimane un sito geologicamente fragile, con edifici lesionati e aree non accessibili. Nel 2026 le visite sono regolarmente attive e durante l’estate vengono organizzati anche ingressi serali tra le rovine illuminate.
Craco merita però più di una fotografia panoramica. Dietro l’immagine del “paese fantasma” ci sono almeno tremila anni di presenza umana, un castello normanno, una comunità medievale organizzata, palazzi nobiliari, brigantaggio, emigrazione, geologia e una seconda vita cinematografica che ha portato qui Francesco Rosi e Mel Gibson.
Dove si trova Craco
Craco si trova in provincia di Matera, nella parte centro-orientale della Basilicata, tra la valle del Cavone e il paesaggio dei calanchi.
Il vecchio borgo occupa una collina a circa 400 metri di quota, mentre l’attuale centro amministrativo e abitato si trova più in basso, a Craco Peschiera.
Matera dista circa 60 chilometri e il viaggio in automobile richiede indicativamente un’ora. Il sito turistico locale indica circa 1 ora e 40 minuti da Bari e 2 ore e 45 minuti da Napoli.
Il punto essenziale è che Craco non dispone di un collegamento turistico pubblico comodo con il borgo antico: l’operatore delle visite specifica che il sito è raggiungibile con mezzo privato.
Cosa vedere a Craco
Durante la visita concentratevi soprattutto su questi elementi:
- il torrione normanno;
- la struttura del borgo medievale;
- i resti della Chiesa Madre di San Nicola;
- palazzi e case lungo l’antico corso;
- il Convento di San Pietro, oggi punto di accoglienza;
- la zona interessata dalla grande frana;
- il paesaggio dei calanchi;
- il Museo Emozionale;
- le location cinematografiche;
- il panorama sulla valle del Cavone-Salandrella.
Non tutto è accessibile direttamente. Alcuni edifici devono essere osservati dall’itinerario protetto e molte zone del centro storico restano escluse per motivi di sicurezza.
Le origini: Craco esisteva molto prima del Medioevo
Le testimonianze più antiche sono state individuate nell’area di Sant’Angelo, dove sono state rinvenute sepolture datate all’VIII secolo a.C. La posizione interna ma relativamente vicina alla costa favorì probabilmente rapporti con il mondo della Magna Grecia e con l’area di Metaponto.
Nel X secolo il territorio ospitò comunità di monaci italo-bizantini, protagonisti anche dello sviluppo agricolo di diverse zone della Basilicata meridionale.
La prima attestazione documentaria del nome compare nel 1060, quando il territorio viene indicato come Graculum, tradizionalmente interpretato come “piccolo campo arato”.
Questa cronologia è importante: l’immagine attuale può sembrare quella di un borgo medievale nato intorno a una torre, ma la collina era inserita in una storia insediativa molto più antica.
Il Medioevo e la torre normanna
Tra il 1154 e il 1168 Craco risulta legato al feudatario Erberto, probabilmente di origine normanna. Il borgo si sviluppò intorno alla grande torre quadrangolare che ancora oggi domina l’intero profilo urbano.
Il Catalogus Baronum, compilato nel XII secolo, registra Craco tra i possedimenti feudali dell’area. Documenti successivi attestano l’importanza strategica della fortificazione: nel 1239, per ordine di Federico II, nel castello furono rinchiusi prigionieri lombardi.
Il torrione è l’elemento architettonico più immediatamente riconoscibile. La sua posizione non aveva nulla di decorativo: controllava il territorio circostante e segnalava la funzione militare di un centro collocato lungo percorsi interni tra la costa ionica e la Basilicata centrale.
Craco era sede di una “Universitas”, non di un’università
Una precisazione evita un errore che ricorre spesso nelle guide.
I documenti indicano Craco come sede di una Universitas nel 1276. Nel Mezzogiorno medievale e moderno, universitas non significa però università nel senso di ateneo o luogo di studi superiori.
Era la comunità civica organizzata, una forma di amministrazione locale che rappresentava gli abitanti nei rapporti con feudatari e autorità.
Craco aveva dunque raggiunto una struttura comunitaria e amministrativa definita, ma non ospitava un’università medievale paragonabile a Bologna o Napoli. L’Archivio SIUSA del Ministero della Cultura conferma la presenza dell’Universitas nel 1276.
È un dettaglio piccolo, ma permette di leggere la storia del borgo con molta più precisione.
Le case aggrappate alla collina
La struttura urbanistica di Craco segue la morfologia naturale.
Case, palazzi, chiese e strade occupano quote differenti e si stringono intorno alla parte rocciosa più stabile dominata dalla torre. Più in basso il terreno diventa progressivamente più argilloso e vulnerabile all’erosione.
Le abitazioni non appartengono tutte alla stessa epoca. Il paese si è trasformato per secoli, aggiungendo edifici medievali, palazzi signorili, case popolari, botteghe e strutture religiose.
Prima dell’abbandono, quindi, Craco non era un borgo medievale rimasto immutato. Era un normale paese lucano stratificato, modificato continuamente dai propri abitanti.
Ed è proprio questo a rendere le rovine tanto interessanti: accanto a mura antiche compaiono segni di una vita molto più recente, porte, finestre, intonaci, balconi e ambienti che appartenevano ancora al Novecento.
La Chiesa Madre di San Nicola
Uno dei profili più riconoscibili è quello della Chiesa Madre di San Nicola Vescovo, con il campanile che emerge tra le case lesionate.
Il complesso religioso subì pesantemente gli effetti del dissesto e oggi si legge soprattutto attraverso ciò che rimane della struttura.
La posizione vicino al cuore urbano ricorda quanto la Chiesa Madre fosse centrale nella vita del paese: battesimi, matrimoni, funerali, feste patronali e rituali comunitari passavano da qui.
La frana non ha quindi danneggiato soltanto edifici. Ha distrutto progressivamente la rete di luoghi intorno alla quale si organizzava la vita collettiva.
I palazzi di Craco
Nel corso dei secoli alcune famiglie costruirono residenze di dimensioni e qualità superiori rispetto al normale tessuto abitativo.
Le fonti storiche ricordano tra gli altri Palazzo Maronna, Palazzo Grossi, Palazzo Carbone e Palazzo Simonetti.
Molte strutture sono oggi lesionate o osservabili soltanto dall’esterno, ma consentono di superare l’immagine troppo semplice di Craco come villaggio povero formato esclusivamente da piccole case contadine.
Il borgo ebbe periodi di prosperità, famiglie benestanti, notabili e una società più articolata di quanto il paesaggio attuale delle rovine possa suggerire.
Il Convento di San Pietro
Il Convento di San Pietro è oggi fondamentale anche per il visitatore perché costituisce il punto di accoglienza delle visite al Parco Museale Scenografico.
Per le prenotazioni attuali viene richiesto di presentarsi 30 minuti prima dell’orario stabilito proprio presso il convento.
È quindi il riferimento pratico da impostare quando arrivate a Craco Vecchia.
I calanchi: il paesaggio che spiega Craco
Per capire il borgo bisogna guardare anche la terra.
Intorno a Craco si sviluppa un paesaggio di calanchi, profonde incisioni create dall’erosione dell’acqua su terreni argillosi poco protetti dalla vegetazione.
Le piogge scavano continuamente il versante e producono creste, canaloni e lame molto ripide.
Da lontano sono bellissimi. Dal punto di vista geologico rappresentano però un segnale immediato della fragilità del territorio.
La forma stessa di Craco deriva da questa opposizione: il nucleo più elevato poggia su terreni più resistenti, mentre altre parti del paese si svilupparono sopra materiali molto più instabili.
La frana del 1963: cosa accadde davvero
Definire Craco “il paese distrutto da una frana nel 1963” è corretto soltanto a metà.
La grande frana iniziata nel 1963 mise in movimento un versante già fragile. I danni alle abitazioni si manifestarono nel tempo e continuarono per anni; ISPRA ricorda che gli effetti si estesero fino alla metà degli anni Settanta.
Il dissesto era legato alla particolare geologia argillosa del pendio e alla circolazione dell’acqua. Gli interventi infrastrutturali e le modifiche al drenaggio contribuirono ad aggravare una situazione naturalmente delicata.
Cominciarono gli sgomberi e gran parte della popolazione venne trasferita verso Craco Peschiera, nuovo insediamento realizzato più a valle.
Il processo non terminò immediatamente. Terremoti e ulteriori problemi di stabilità impedirono un ritorno stabile nel centro storico; le ordinanze di sgombero si susseguirono fino agli ultimi decenni del Novecento. La Pro Loco ricorda una prima ordinanza nel dicembre 1963 e l’ultima nel gennaio 1991.
Craco Peschiera: il paese dopo il paese
Craco Vecchia non è quindi l’intero Comune di Craco.
La comunità continua a vivere soprattutto a Craco Peschiera, costruita a valle dopo l’evacuazione.
È un passaggio importante perché l’etichetta “ghost town” rischia di cancellare le persone: Craco non scomparve, si trasferì.
Famiglie, memorie, tradizioni e istituzioni sopravvissero nel nuovo centro, mentre il vecchio paese rimase progressivamente vuoto.
A Craco Peschiera, in Via Giustino Fortunato, è attivo anche un punto informativo curato da volontari della comunità.
Si può entrare liberamente a Craco Vecchia?
No.
L’ingresso autonomo nel borgo antico non è consentito.
Il percorso attraversa zone messe in sicurezza, mentre edifici e settori instabili restano esclusi. La Pro Loco specifica chiaramente che le visite devono avvenire secondo gli itinerari autorizzati.
Non tentate di entrare attraverso accessi secondari o aree recintate.
A Craco le rovine non sono una scenografia innocua: muri, terreni e solai possono cedere.
Come si visita Craco Vecchia nel 2026
La visita parte dal Convento di San Pietro, dove bisogna presentarsi circa mezz’ora prima.
L’accesso al borgo richiede obbligatoriamente il caschetto protettivo. Chi non ne possiede uno può noleggiarlo in biglietteria al costo di 2 €. Sono inoltre richieste scarpe con buona aderenza e viene consigliato di portare acqua.
Dal 1° aprile al 31 ottobre vengono effettuate visite ogni giorno. Durante il periodo invernale l’apertura è concentrata su venerdì, sabato, domenica e festivi. Gli slot disponibili vengono pubblicati nel sistema ufficiale di prenotazione.
Il biglietto completo, che comprende passeggiata nel Parco Museale Scenografico e Museo Emozionale, è indicato nel 2026 a 16,20 € attraverso il sistema ufficiale di prenotazione. I bambini fino a cinque anni entrano gratuitamente.
Visite serali nel 2026
Una delle novità più interessanti degli ultimi anni è l’illuminazione artistica del borgo.
Nel 2026 vengono organizzate passeggiate serali alle 20:30, 21:30 e 22:30, con un programma estivo ampliato in agosto. Il biglietto pubblicato per le passeggiate serali è di 25 €.
Il risultato è molto diverso dalla visita diurna: le luci isolano torre, facciate e mura dal paesaggio buio dei calanchi, rendendo molto più evidenti i volumi del paese.
Se siete in Basilicata nel pieno dell’estate e volete evitare il caldo delle ore centrali, è probabilmente il modo più interessante di entrare nel sito.
Il Museo Emozionale di Craco
Il biglietto completo comprende anche il Museo Emozionale, pensato per ricostruire il rapporto tra il vecchio borgo e la comunità che lo abitava.
È utile soprattutto perché Craco rischia continuamente di essere letto soltanto come rovina fotogenica.
Documenti, immagini e racconti riportano invece l’attenzione sulle persone, sulle case e sul trauma dello spostamento.
Visitatelo prima o dopo l’ingresso alle rovine: cambia il modo in cui si osservano gli edifici vuoti.
Quanto dura la visita
Considerate almeno un’ora e mezza per il percorso nel borgo e il museo.
Tra arrivo anticipato, registrazione, visita, fotografie e sosta panoramica, è più realistico dedicare due o tre ore complessive a Craco Vecchia.
Se aggiungete Craco Peschiera o volete fotografare il borgo da più punti esterni, occupate tranquillamente mezza giornata.
Craco e il cinema
Pochi borghi italiani hanno un rapporto con il cinema così evidente.
Il motivo è semplice: Craco permette a una produzione cinematografica di trovare un intero paese storico privo di insegne contemporanee, automobili parcheggiate, antenne, serrande moderne e altri elementi che normalmente devono essere rimossi digitalmente.
Nel 1979 Francesco Rosi utilizzò Craco per Cristo si è fermato a Eboli, tratto dal libro di Carlo Levi. Craco rappresentò parte della Gagliano cinematografica perché il paese reale descritto da Levi, Aliano, era ormai troppo trasformato per alcune scene. Italy for Movies conferma che qui furono girate strade, panorami e parte dell’arrivo di Levi.
La Passione di Cristo
Nel 2004 Mel Gibson utilizzò Craco durante le riprese di The Passion of the Christ.
La location compare nella sequenza legata alla morte di Giuda, mentre gran parte delle altre scene lucane vennero girate a Matera e sulla Murgia.
La combinazione tra edifici in rovina, terreno arido e assenza di elementi moderni offriva un ambiente già pronto per una rappresentazione cinematografica di un paesaggio antico.
Da James Bond a Basilicata Coast to Coast
Craco compare o viene associato anche ad altre produzioni, tra cui King David, The Nativity Story, Quantum of Solace e Basilicata Coast to Coast. Basilicata Turistica include diversi di questi titoli nel patrimonio cinematografico collegato al borgo.
Il cinema è ormai diventato parte della seconda identità di Craco: dopo la fine della vita urbana tradizionale, il paese ha continuato a esistere nell’immaginario attraverso film, documentari, fotografia e produzioni internazionali.
Craco nel 2026 torna ancora sul set
La relazione con il cinema non appartiene soltanto al passato.
La scheda di produzione di Italy for Movies segnala Craco tra le location lucane della nuova produzione diretta da Mel Gibson, The Resurrection of the Christ, con lavorazioni sviluppate tra il 2025 e il 2026.
È un dettaglio contemporaneo interessante: più di sessant’anni dopo l’evacuazione, il borgo continua a produrre attività economica e culturale proprio grazie alla propria conservazione come paesaggio storico.
Fotografare Craco
La visuale classica si ottiene dalla strada di accesso, dove il borgo appare lateralmente con la torre in alto e le abitazioni che scendono lungo il pendio.
La mattina e il tardo pomeriggio producono ombre più marcate tra gli edifici; nelle ore centrali la luce tende invece ad appiattire le superfici chiare.
Dopo una giornata di pioggia il contrasto tra argilla, vegetazione e pietra può diventare molto più intenso.
Non utilizzate droni senza aver verificato autorizzazioni e restrizioni: Craco è un sito controllato e può essere interessato anche da lavorazioni, cantieri o produzioni audiovisive.
Craco con i bambini
È una visita possibile con bambini abbastanza grandi da camminare autonomamente e seguire le indicazioni di sicurezza.
Caschetto, borgo abbandonato e storia della frana possono renderla molto interessante per ragazzi in età scolare.
Con passeggini la situazione cambia: pavimentazioni irregolari, pendenze e caratteristiche del percorso rendono la visita poco pratica.
Durante luglio e agosto bisogna inoltre considerare caldo, esposizione al sole e scarsità d’ombra.
Accessibilità
Craco Vecchia presenta limitazioni oggettive.
Pendenze, terreno irregolare, pietre, gradini e necessità di seguire un percorso protetto rendono molte parti difficili per persone con mobilità ridotta.
Il panorama esterno del borgo può invece essere osservato senza affrontare l’intero itinerario interno.
Per esigenze specifiche conviene contattare direttamente la biglietteria prima della prenotazione.
Craco in un giorno
Se partite da Matera, raggiungete Craco al mattino e prenotate una visita tra le prime disponibili.
Dedicate la prima parte della giornata a borgo e Museo Emozionale, quindi raggiungete Craco Peschiera per capire dove e come si è trasferita la comunità.
Dopo pranzo avete due possibilità.
Verso sud potete proseguire verso Pisticci, uno dei centri più interessanti dell’area dei calanchi.
Verso l’interno potete invece costruire un itinerario dedicato a Carlo Levi raggiungendo Aliano, dove lo scrittore trascorse il confino e dove oggi si trovano la sua casa, la pinacoteca e la tomba.
Craco e Aliano nello stesso giorno creano un itinerario particolarmente coerente se avete visto o letto Cristo si è fermato a Eboli.
Cosa mangiare nella zona di Craco
La cucina appartiene pienamente alla tradizione lucana.
Cercate strascinati e altre paste di semola lavorate a mano, spesso condite con mollica, peperoni cruschi, legumi o ragù.
I peperoni cruschi sono uno dei prodotti più riconoscibili della Basilicata: peperoni essiccati e poi fritti rapidamente fino a diventare croccanti.
Compaiono inoltre pane di grano duro, fave, cicorie, ceci, caciocavallo podolico, pecorino, salsiccia lucanica e carni alla brace.
Craco Vecchia non è il luogo dove cercare una sequenza di ristoranti. Per mangiare con maggiore scelta conviene spostarsi verso Pisticci o nelle campagne circostanti.
Dove mangiare vicino a Craco
Una soluzione pratica per combinare cucina lucana e campagna è Tenuta San Tommaso, in Contrada Terranova a Pisticci. La struttura dispone di ristorante, pizzeria e braceria, con piatti lucani, prodotti stagionali e carni alla brace.
Indirizzo: Contrada Terranova, 75015 Pisticci (MT)
Telefono: +39 377 336 7804
Email: [email protected]
Sito ufficiale: tenutasantommaso.com
Prezzi: fascia media; il conto dipende soprattutto da carne alla brace e menu scelto
Orari: da verificare direttamente per il giorno della visita, soprattutto fuori stagione.
Dove dormire vicino a Craco
Craco è una meta che si presta molto bene a una notte nella campagna dei calanchi, soprattutto se volete proseguire il giorno successivo verso Pisticci, Tursi o la costa ionica.
Hotel Torre Fiore Masseria si trova in Contrada Terranova a Pisticci e offre una sistemazione di livello superiore in una masseria restaurata.
Indirizzo: Contrada Terranova, 75015 Pisticci (MT)
Telefono: +39 0835 580239
Email: [email protected]
Sito ufficiale: hoteltorrefiore.com
Prezzo indicativo: fascia medio-alta, variabile secondo stagione e categoria della camera
Check-in/check-out: da confermare in base alla tariffa prenotata.
La già citata Tenuta San Tommaso dispone anche di camere e appartamenti, con parcheggio, Wi-Fi e spazi verdi.
Come arrivare da Matera
Da Matera seguite la direttrice verso la valle del Basento e quindi le strade provinciali in direzione di Craco.
Il percorso richiede circa 55-60 minuti e copre approssimativamente 60 chilometri.
L’ultimo tratto attraversa un paesaggio poco urbanizzato: non aspettatevi servizi frequenti lungo la strada.
Impostate come destinazione il Convento di San Pietro – Craco Vecchia quando avete una visita prenotata, non genericamente “Craco”, perché il navigatore potrebbe condurvi prima a Peschiera.
Parcheggio
L’accesso turistico avviene nella zona del Convento di San Pietro e della biglietteria.
Arrivate almeno 30 minuti prima dell’orario prenotato, come richiesto dall’organizzazione.
In alta stagione evitate di presentarvi all’ultimo momento: registrazione, ritiro o noleggio del caschetto e organizzazione del gruppo richiedono tempo.
Quando andare
Aprile, maggio e ottobre sono i mesi migliori per camminare e osservare i calanchi con temperature moderate.
In primavera il paesaggio può essere sorprendentemente verde e il contrasto con le rovine diventa molto diverso rispetto alle immagini estive più note.
Giugno offre giornate lunghe e condizioni generalmente adatte alla visita.
Luglio e agosto possono essere molto caldi. In questo periodo scegliete la mattina oppure una delle visite serali.
Settembre combina ancora molta luce con temperature progressivamente più accettabili.
L’inverno restituisce un paesaggio più severo e quasi privo di visitatori, ma il calendario di apertura è più limitato e il maltempo può interferire maggiormente con il percorso.
Craco di notte
Dal 2025 l’illuminazione artistica ha aggiunto una nuova possibilità di visita, ampliata anche nel calendario 2026.
Di notte la relazione con il paesaggio cambia completamente. I calanchi quasi scompaiono e rimangono visibili soprattutto profilo della torre, chiese e facciate.
Non è semplicemente la stessa passeggiata con meno luce: il borgo appare più compatto e si legge meglio la stratificazione verticale degli edifici.
Per agosto 2026 sono programmate specifiche aperture serali, prenotabili attraverso l’organizzazione locale.
Cosa vedere nei dintorni
Pisticci
Pisticci è uno dei centri più interessanti da abbinare a Craco.
Il rione Dirupo scende lungo il versante con file di case bianche a tetto rosso e rappresenta un altro modo in cui gli abitanti della Basilicata hanno dovuto confrontarsi con un terreno geologicamente difficile.
La città offre inoltre molti più ristoranti e servizi rispetto a Craco.
Aliano
Aliano è legata indissolubilmente a Carlo Levi, che vi trascorse parte del confino fascista.
Si possono visitare i luoghi legati allo scrittore, osservare i calanchi e raggiungere il cimitero nel quale Levi scelse di essere sepolto.
Craco e Aliano condividono inoltre la storia cinematografica di Cristo si è fermato a Eboli.
Tursi
Tursi conserva il quartiere storico della Rabatana, un labirinto di origine medievale e araba sviluppato sulla parte alta del paese.
La visita permette di aggiungere un borgo ancora abitato e strutturalmente vivo al paesaggio delle rovine di Craco.
Santuario di Santa Maria di Anglona
Tra Tursi e Policoro sorge uno dei monumenti religiosi medievali più importanti della Basilicata.
La chiesa domina le vallate dell’Agri e del Sinni e conserva una struttura romanica di grande interesse.
Matera
Se Craco viene visitata come escursione da Matera, il contrasto è notevole.
Anche i Sassi conobbero abbandono, evacuazioni e successiva rinascita, ma il loro destino fu completamente diverso: Matera è tornata a essere abitata, restaurata e trasformata in una delle principali destinazioni culturali italiane.
Craco, al contrario, rimane in gran parte una rovina controllata.
Informazioni pratiche 2026
Borgo: Craco Vecchia
Comune: Craco, provincia di Matera
Regione: Basilicata
Punto di accoglienza: Convento di San Pietro, Craco Vecchia
Biglietteria: +39 346 514 0926
Email: [email protected]
Periodo principale di visita: 1 aprile-31 ottobre, tutti i giorni
Periodo invernale: venerdì-domenica e festivi
Biglietto completo 2026: 16,20 €
Caschetto: obbligatorio; noleggio disponibile a 2 €
Bambini: ingresso gratuito fino a 5 anni
Visita autonoma: non consentita
Scarpe: chiuse, comode e con buona aderenza
Arrivo: presentarsi 30 minuti prima della prenotazione
Trasporto: mezzo privato consigliato e indicato dall’organizzazione come necessario per raggiungere il sito.
Consigli pratici
Prenotate prima di partire: Craco non è un paese nel quale arrivare e decidere liberamente di entrare nelle rovine.
Portate acqua, soprattutto da giugno a settembre.
Usate scarpe vere, non infradito: pietre, pendenze e terreno irregolare fanno parte del percorso.
Non oltrepassate transenne o deviazioni del tracciato autorizzato.
Dedicate qualche minuto a osservare il borgo dall’esterno prima della visita guidata. La grande frana si comprende meglio guardando l’intero pendio che esaminando una singola casa lesionata.
Non chiamate la Universitas medievale “università”: era l’organizzazione civica della comunità.
Se avete tempo, raggiungete anche Craco Peschiera. Vedere soltanto le rovine senza vedere il paese nel quale continuano a vivere gli abitanti lascia incompleta la storia.
E se siete qui in estate, valutate seriamente una visita serale: il caldo diminuisce, le rovine vengono illuminate e il profilo del vecchio centro emerge con grande precisione nel buio dei calanchi.
