Hostaria Osottoosopra a Venezia: bigoli e seppie senza cadere nel menu turistico
Hostaria Osottoosopra si trova nel sestiere di Santa Croce, tra Piazzale Roma e Campo Santa Margherita. La sala è piccola, raccolta, con luci calde e un’atmosfera più curata rispetto alla classica osteria veneziana.
Il menu parte dalla tradizione locale, ma non si ferma alle ricette più prevedibili. Accanto a bigoli in salsa, fegato alla veneziana e seppie al nero compaiono cappellacci di capesante, calamari con finocchio alla vaniglia e una guancia di manzo glassata al Valpolicella.
Durante la nostra visita nel 2026 abbiamo trovato una cucina precisa, con piatti ben presentati e porzioni corrette. Il ristorante conserva un carattere informale, ma dedica molta più attenzione della media veneziana a cotture, salse e impiattamento.
Il fondo di carciofo è l’antipasto più interessante
Il fondo di carciofo con formaggio di capra, crema di carote e zenzero mette insieme dolcezza, acidità e una lieve nota piccante.
Il carciofo resta riconoscibile e non viene coperto dal formaggio. La crema di carote accompagna il piatto senza renderlo stucchevole, mentre lo zenzero alleggerisce la parte più grassa.
È un antipasto ben costruito, più convincente delle combinazioni troppo elaborate che spesso si incontrano nei ristoranti veneziani contemporanei.
Calamari, finocchio e vaniglia: un abbinamento rischioso ma riuscito
I calamari con crema di finocchio alla vaniglia e mandorle tostate sono uno dei piatti più personali del menu.
La vaniglia resta sullo sfondo e non trasforma il piatto in qualcosa di dolce. Il finocchio accompagna bene il calamaro, mentre le mandorle aggiungono croccantezza.
La cottura è accurata e il calamaro mantiene una consistenza morbida. È un antipasto moderno, ma non gratuito.
I bigoli in salsa restano il primo da ordinare
I bigoli con acciughe, cipolla, uvetta e pinoli sono il piatto che racconta meglio Venezia.
La pasta è spessa e tenace, la salsa intensa ma non eccessivamente salata. La cipolla porta dolcezza, mentre uvetta e pinoli richiamano quel gusto agrodolce che attraversa molta cucina veneziana.
L’equilibrio è ben trovato: l’uvetta non invade il piatto e l’acciuga resta la nota dominante. Tra i primi, è la scelta più coerente e riconoscibile.
Cappellacci di capesante: ricchi ma ben ordinati
I cappellacci ripieni di capesante con gamberi, pomodorini e pistacchio seguono una linea più contemporanea.
Il ripieno è delicato, i gamberi danno maggiore intensità e il pomodoro porta l’acidità necessaria. Il pistacchio aggiunge consistenza senza diventare il sapore principale.
È un primo ricco, ma non confuso. La pasta resta sottile e il condimento non copre il ripieno.
Paccheri con anatra e Castelmagno: il primo più robusto
I paccheri con ragù d’anatra e Castelmagno sono la scelta per chi preferisce la carne.
Il ragù è saporito, ben legato alla pasta e più elegante di un normale sugo di selvaggina. Il Castelmagno accentua la parte sapida e rende il piatto molto intenso.
È una portata sostanziosa, da non abbinare a un secondo altrettanto ricco. Tra i primi è quello meno veneziano, ma anche uno dei più generosi.
Seppie al nero: tradizione senza inutili modifiche
Le seppie al nero con polenta restano fedeli alla ricetta veneziana.
La salsa è scura, profonda e ben concentrata; la seppia conserva morbidezza e la polenta attenua la sapidità del fondo.
Il piatto arriva pulito, senza decorazioni superflue. È una delle portate più riuscite perché la cucina non cerca di correggere una ricetta che non ne ha bisogno.
Il fegato alla veneziana conserva il giusto carattere
Il fegato alla veneziana con polenta è intenso, leggermente dolce per la presenza della cipolla e ben equilibrato.
La carne non risulta asciutta e conserva il proprio gusto deciso. La cipolla la accompagna senza trasformarsi in una salsa zuccherina.
Chi ama il fegato trova una versione rispettosa della tradizione; chi non lo apprezza difficilmente cambierà opinione, perché il piatto non cerca compromessi.
La guancia al Valpolicella è il miglior secondo di carne
La guancia di manzo cotta per otto ore, glassata al Valpolicella e servita con purè è morbida, intensa e ben rifinita.
La carne cede facilmente alla forchetta, mentre la salsa conserva una buona acidità e non diventa troppo dolce. Il purè raccoglie il fondo e completa il piatto senza aggiungere ulteriore peso.
È un secondo classico, eseguito con precisione, adatto soprattutto alle stagioni più fredde.
Il pescato del giorno resta la scelta più lineare
Il pescato del giorno cambia secondo la disponibilità e viene preparato senza condimenti troppo elaborati.
È una scelta adatta a chi preferisce un secondo più leggero dopo un antipasto o un primo di pesce. Prima di ordinarlo conviene chiedere specie, peso, preparazione e prezzo.
Dolci
Il tiramisù resta il dessert più adatto al locale. Crema morbida, caffè netto e dolcezza controllata.
La mousse al frutto della passione è più fresca e acidula, mentre la cheesecake ai frutti di bosco segue una linea più internazionale. Dopo bigoli, seppie o guancia, il tiramisù condiviso è più che sufficiente.
Ambiente e servizio
La sala è raccolta e i tavoli abbastanza vicini. L’ambiente resta piacevole, ma nei momenti di maggiore affluenza può diventare rumoroso.
Il servizio è cordiale, rapido e attento. Le spiegazioni sono brevi e utili, senza trasformare la cena in una presentazione continua dei piatti.
Non ci sono tavoli all’aperto né seggioloni per bambini, dettaglio da considerare prima della prenotazione.
Cosa bere
Con bigoli, calamari e seppie sceglierei un Soave Classico o un Lugana asciutto e fresco.
Con fegato e guancia al Valpolicella è più adatto un Valpolicella Superiore non troppo alcolico, capace di accompagnare la carne senza appesantire il pasto.
Prezzi
Gli antipasti costano circa 14-20 euro, i primi 17-20 euro e i secondi 20-28 euro. I dessert sono proposti a 7 euro.
Una cena completa si colloca indicativamente tra 40 e 60 euro a persona, vino escluso o scegliendo una bottiglia semplice. Il conto è coerente con la qualità della cucina e con i prezzi veneziani, anche se alcune portate risultano piuttosto care.
Giudizio finale
Hostaria Osottoosopra è un buon indirizzo per chi vuole mangiare cucina veneziana in una veste più curata, senza entrare in un ristorante formale.
I piatti da scegliere sono bigoli in salsa, seppie al nero, fondo di carciofo e guancia al Valpolicella. Anche calamari e cappellacci mostrano una cucina capace di osare senza perdere chiarezza.
Il menu alterna tradizione e piatti più moderni con risultati generalmente convincenti. La sala è piccola, il servizio attento e il conto non economico, ma la qualità resta superiore a quella di molti locali nelle zone più frequentate della città.
La nostra valutazione di Hostaria Osottoosopra
Cucina: 8,8/10
Piatti veneziani ben eseguiti e qualche riuscita apertura contemporanea.
Antipasti: 8,9/10
Carciofo e calamari sono precisi, originali e ben equilibrati.
Primi piatti: 8,8/10
I bigoli in salsa restano la scelta migliore.
Secondi: 8,9/10
Seppie al nero e guancia al Valpolicella sono le portate più convincenti.
Dolci: 8,3/10
Semplici e curati, senza particolari sorprese.
Servizio: 9/10
Cordiale, rapido e ben organizzato.
Atmosfera: 8,6/10
Sala raccolta e piacevole, anche se un po’ rumorosa quando è piena.
Rapporto qualità-prezzo: 8,4/10
Buona qualità generale, con prezzi pienamente veneziani.
Voto complessivo: 8,8/10
Informazioni pratiche
Nome: Hostaria Osottoosopra
Indirizzo: Santa Croce 164, 30135 Venezia
Telefono: +39 333 8027830
Email: [email protected]
Cucina: veneziana, pesce e carne
Spesa media: circa 40-60 euro a persona
Apertura: tutti i giorni a pranzo e a cena
Ideale per: bigoli in salsa, seppie al nero, fegato alla veneziana e una cena curata ma informale
Da sapere: non dispone di tavoli all’aperto né di seggioloni per bambini
Prenotazione: consigliata, soprattutto a cena e nel fine settimana
