Il nucleo della Terra ha invertito direzione sotto il Pacifico: scoperta anomala nel ferro liquido terrestre
Per anni i geofisici hanno considerato il flusso del nucleo esterno terrestre relativamente stabile su larga scala. Non immobile, ovviamente, ma governato da dinamiche abbastanza coerenti nel tempo. Ora un nuovo studio internazionale suggerisce che il centro della Terra possa essere molto più instabile, turbolento e imprevedibile del previsto.
Secondo una ricerca coordinata dall’Università di Edimburgo, nel 2010 una vasta regione del nucleo esterno terrestre situata sotto il Pacifico equatoriale ha improvvisamente invertito la propria direzione di movimento. Il ferro liquido, che per decenni sembrava migrare lentamente verso ovest, ha iniziato a muoversi rapidamente verso est. Il fenomeno si è intensificato fino al 2020 e solo negli ultimi anni avrebbe mostrato segnali di rallentamento.
La scoperta è stata possibile grazie all’analisi combinata di dati raccolti tra il 1997 e il 2025 dalle missioni satellitari Agenzia Spaziale Europea Swarm e CryoSat, insieme ai dati delle missioni CHAMP e Ørsted. Le osservazioni magnetiche satellitari hanno permesso di ricostruire i movimenti del ferro liquido al confine tra nucleo e mantello con una precisione mai raggiunta prima.
Perché il nucleo terrestre è così importante
Il nucleo esterno terrestre è composto principalmente da ferro e nichel liquidi a temperature superiori ai 4.000 °C. Questo oceano metallico in continuo movimento genera il campo magnetico terrestre attraverso il cosiddetto effetto dinamo: enormi correnti elettriche prodotte dalla rotazione del ferro liquido creano il geomagnetismo che protegge il pianeta dal vento solare e dalle radiazioni cosmiche.
Senza questa geodinamo, la Terra sarebbe molto più esposta alle particelle energetiche provenienti dal Sole, con conseguenze potenzialmente devastanti per atmosfera, satelliti, reti elettriche e vita biologica.
Ed è proprio qui che la scoperta diventa interessante. Se il flusso del nucleo può cambiare direzione in modo così rapido e su scala planetaria, allora il comportamento della geodinamo terrestre potrebbe essere meno stabile di quanto ipotizzato nei modelli classici.
Il dettaglio più importante: il cambiamento coincide con anomalie nel nucleo interno
Lo studio evidenzia un elemento che sta attirando molta attenzione nella comunità geofisica: l’inversione del flusso nel Pacifico sarebbe avvenuta contemporaneamente a variazioni rilevate nel comportamento del nucleo interno terrestre tramite dati sismologici e geodetici.
Negli ultimi anni diversi lavori scientifici avevano già suggerito che il nucleo interno — la sfera solida di ferro al centro della Terra — potesse aver rallentato o modificato la propria rotazione relativa rispetto al mantello terrestre. Ora emerge la possibilità che esista una connessione dinamica molto più stretta tra nucleo interno, nucleo esterno e mantello inferiore.
In pratica: gli strati più profondi della Terra potrebbero influenzarsi reciprocamente in modi ancora poco compresi.
La geodinamo potrebbe essere molto più turbolenta del previsto
I satelliti Swarm dell’ESA, lanciati nel 2013, sono progettati proprio per misurare con altissima precisione il campo magnetico terrestre distinguendo i segnali provenienti dal nucleo da quelli generati da crosta terrestre, oceani, ionosfera e magnetosfera. Grazie a questi dati gli scienziati hanno già identificato onde magnetiche profonde, variazioni geomagnetiche improvvise e accelerazioni del flusso nel nucleo terrestre.
La nuova inversione osservata sotto il Pacifico suggerisce però qualcosa di ancora più importante: il sistema potrebbe attraversare oscillazioni cicliche o transizioni dinamiche molto più rapide di quanto ipotizzato in passato.
Secondo Frederik Dahl Madsen, autore principale dello studio, resta ora da capire se il fenomeno rappresenti una semplice fluttuazione temporanea, parte di un ciclo ricorrente oppure un nuovo equilibrio stabile della circolazione interna terrestre.
Perché questa scoperta interessa anche fuori dalla geologia
Il comportamento del nucleo terrestre non è una curiosità accademica isolata. Le variazioni della geodinamo influenzano direttamente il campo magnetico globale e quindi anche la cosiddetta “meteorologia spaziale”.
Negli ultimi decenni gli scienziati hanno osservato fenomeni come l’indebolimento dell’Anomalia del Sud Atlantico — una vasta regione dove il campo magnetico terrestre è più debole — e rapide variazioni geomagnetiche che possono influenzare satelliti, GPS, telecomunicazioni e reti energetiche.
Non significa che il campo magnetico terrestre stia per collassare o invertire i poli domani mattina, come spesso suggeriscono titoli sensazionalistici. Ma significa che la dinamica interna del pianeta è probabilmente più instabile e complessa di quanto i modelli geofisici tradizionali abbiano raccontato finora.
Ed è proprio questo il punto scientificamente più scomodo: la Terra profonda continua a comportarsi come un sistema molto meno prevedibile di quanto la geofisica moderna vorrebbe ammettere.
