Francia: 30mila ettari di vigneti verso l’espianto, una crisi viticola senza precedenti
La Francia si prepara a una drastica riduzione del suo potenziale viticolo: il Ministero dell’Agricoltura ha recentemente presentato alla Commissione Europea un piano per incentivare l’espianto di migliaia di ettari di vigneti. Il programma, definito come “dispositivo di riduzione definitiva del potenziale viticolo”, prevede 120 milioni di euro di aiuti statali per i viticoltori che scelgano di partecipare, impegnandosi a non richiedere nuovi diritti di impianto fino al 2029. Se approvato, il contributo previsto coprirà fino a 4mila euro per ettaro, corrispondente ai soli costi dell’operazione di espianto.
Non è la prima volta che la Francia ricorre a misure simili per sostenere il settore vitivinicolo. Già lo scorso anno, Parigi aveva ottenuto da Bruxelles l’autorizzazione a un intervento pubblico volto a fronteggiare la crisi strutturale che affligge in particolare i viticoltori di Bordeaux, un’area fortemente colpita da problemi come sovrapproduzione, calo delle vendite e gli effetti della pandemia. Le regioni del Midi, in particolare il Roussillon e il Languedoc, insieme al Rodano e al Sud-ovest della Francia, sono tra le aree più colpite da questa crisi che riguarda soprattutto la produzione di vini rossi.
Il provvedimento del novembre 2023 riguardava l’espianto di circa 8mila ettari, ma la nuova richiesta potrebbe coinvolgere oltre 30mila ettari, pari al 4% della superficie viticola francese. Si tratta di una misura drastica che segna una crisi profonda nel settore, e potrebbe rappresentare solo l’inizio. Nei mesi scorsi, infatti, si era parlato di una stima ben più preoccupante: fino a 100mila ettari di vigneti potrebbero essere spiantati.
Per comprendere meglio l’entità della crisi, il Ministero ha avviato un’indagine rivolta ai viticoltori nella prima metà del 2023. Oltre 5mila produttori (su 44.500 collegati digitalmente al Ministero) hanno partecipato al sondaggio. I risultati mostrano una profonda divisione: un terzo dei rispondenti, soprattutto in Linguadoca, ha dichiarato di non voler spiantare, mentre un altro terzo ha espresso l’intenzione di cessare definitivamente l’attività.
