Formazione-lampo e superficiale: così muore la didattica scientifica in Italia
«Gli insegnanti di fisica e chimica credono nella loro missione e lavorano con passione, ma in Italia mancano percorsi strutturati che li colleghino davvero alla ricerca didattica. La formazione è troppo rapida e superficiale». Così Marisa Michelini, docente all’Università di Udine, durante il convegno promosso dalla Fondazione I Lincei per la Scuola.
La lezione dalla Slovenia
Michelini ha portato un esempio concreto: in Slovenia, ogni settembre, gli insegnanti si aggiornano in università sui risultati più recenti della ricerca. Un modello che in Italia resta ancora lontano. «Perché non possiamo farlo anche noi?», ha domandato, sottolineando come l’ostacolo principale non sia economico o logistico, ma culturale. «Serve continuità e progettazione iniziale, non promesse che si dissolvono».
Il convegno e i suoi temi
Il convegno ha riunito accademici, docenti e ricercatori da tutta Italia, con interventi su metodologie innovative come l’inquiry-based learning, la modellizzazione e l’integrazione delle discipline STEM. Hanno partecipato figure di rilievo, tra cui il Nobel Giorgio Parisi. L’obiettivo: rafforzare il legame tra scuola e ricerca, superando la trasmissione nozionistica per favorire una costruzione personale della conoscenza negli studenti.
La voce della ricerca didattica
Michelini, fondatrice di numerosi progetti nazionali per la didattica della fisica, ha ricordato che senza una rete solida la scuola italiana resta indietro. Iniziative come master, scuole estive e corsi di aggiornamento esistono, ma sono episodiche e senza continuità. «Bisogna fare ciò che all’estero è la norma: costruire comunità di pratica stabili, finanziate e riconosciute».
