Cinque giorni sull’Isola di Pasqua: itinerario tra Tongariki, Rano Raraku, Orongo e Anakena
L’Isola di Pasqua, o Rapa Nui, emerge nel Pacifico sud-orientale a circa 3.700 chilometri dalla costa del Cile, Stato al quale appartiene amministrativamente, e a migliaia di chilometri dalle altre grandi terre abitate. È uno dei luoghi permanentemente abitati più isolati del pianeta: un’isola vulcanica di appena 164 chilometri quadrati che ha prodotto uno dei paesaggi archeologici più straordinari della Polinesia.
La fama nasce inevitabilmente dai moai, le gigantesche figure antropomorfe scolpite principalmente nel tufo vulcanico di Rano Raraku. Ma arrivare fin qui soltanto per fotografare le statue significa perdere gran parte della storia. Rapa Nui conserva oltre 900 moai, più di 300 piattaforme cerimoniali dette ahu, cave, villaggi, grotte, petroglifi, antiche strutture agricole e i resti di una società polinesiana che sviluppò soluzioni architettoniche e religiose profondamente originali. Circa il 40% dell’isola è compreso nel Parque Nacional Rapa Nui, dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1995.
Anche il nome merita una precisazione. “Isola di Pasqua” deriva dall’arrivo dell’olandese Jacob Roggeveen il 5 aprile 1722, giorno di Pasqua. Rapa Nui è invece il nome polinesiano oggi normalmente utilizzato dalla comunità locale e dalle istituzioni del parco. La visita acquista molto più senso se si considera l’isola non come un enigmatico museo archeologico disperso nell’oceano, ma come territorio ancestrale di una popolazione viva, che dal 2017 attraverso la comunità indigena Ma’u Henua partecipa direttamente alla gestione del patrimonio archeologico.
Cosa vedere a Rapa Nui
- Hanga Roa
- Ahu Tahai
- Rano Raraku
- Ahu Tongariki
- Anakena e Ahu Nau Nau
- Te Pito Kura
- Akahanga
- Rano Kau
- villaggio cerimoniale di Orongo
- Vinapu
- Ahu Akivi
- Puna Pau
- Ana Te Pahu
- Museo Antropológico Padre Sebastián Englert
Hanga Roa
Quasi tutta la popolazione dell’isola vive a Hanga Roa, unico vero centro urbano di Rapa Nui e base inevitabile per il viaggio.
Qui si trovano aeroporto, hotel, ristoranti, supermercati, noleggi auto, porto, uffici turistici e il mercato artigianale. Il paese è piccolo e in gran parte percorribile a piedi, soprattutto lungo Atamu Tekena, Te Pito o Te Henua e il fronte costiero.
Hanga Roa non va considerata soltanto un dormitorio tra un’escursione e l’altra. La sera è il luogo migliore per avvicinarsi alla Rapa Nui contemporanea, ascoltare la lingua locale, vedere spettacoli di danza, provare pesce del Pacifico e capire quanto l’identità polinesiana rimanga presente nonostante oltre un secolo di amministrazione cilena.
Il piccolo porto di Hanga Piko e la costa nei pressi di Pea sono inoltre buoni punti per osservare il mare, mentre verso nord si raggiunge facilmente a piedi uno dei complessi archeologici più importanti dell’isola.
Ahu Tahai
Ahu Tahai si trova appena fuori Hanga Roa e rappresenta il primo incontro ideale con l’architettura cerimoniale rapanui.
Il complesso comprende più piattaforme e moai, fra cui Ahu Vai Uri, con cinque statue, e Ahu Ko Te Riku, facilmente riconoscibile per gli occhi ricostruiti e il pukao in scoria rossa.
I moai non erano semplici idoli. Rappresentavano principalmente antenati divinizzati e personaggi di rango e venivano collocati sopra piattaforme cerimoniali rivolti verso gli insediamenti e quindi verso la comunità. La frequente idea secondo cui i moai guarderebbero l’oceano è infatti sbagliata: nella maggior parte dei casi voltano le spalle al mare.
Tahai è particolarmente conosciuto per il tramonto. È inoltre uno dei luoghi nei quali la relazione tra villaggio, piattaforma funeraria e statua può essere letta in modo relativamente immediato.
Rano Raraku: la cava dei moai

Se Tongariki è l’immagine monumentale di Rapa Nui, Rano Raraku è probabilmente il sito più importante per comprenderla.
Questo vulcano spento divenne la grande cava nella quale venne scolpita la stragrande maggioranza dei moai. Centinaia di statue rimangono ancora sulle pendici, alcune apparentemente complete, altre abbandonate durante differenti fasi della lavorazione.
L’impressione iniziale può ingannare: molti moai sembrano semplicemente piccole teste che emergono dal terreno. In realtà possiedono corpi completi, sepolti progressivamente da depositi e sedimenti.
Qui si capisce anche il processo produttivo. Gli scultori lavoravano direttamente la parete di tufo utilizzando strumenti di basalto, lasciando inizialmente la figura collegata alla roccia lungo la schiena. Soltanto dopo la sagoma veniva liberata e completata.
Nel cratere esiste inoltre un lago d’acqua dolce circondato da vegetazione, testimonianza della natura vulcanica dell’isola.
Con il biglietto attuale del Parco Rano Raraku può essere visitato una sola volta, proprio per la fragilità archeologica del sito.
Il moai più grande non fu mai completato
Nella cava si trova anche Te Tokanga, comunemente chiamato El Gigante.
Se fosse stato completato avrebbe raggiunto circa 21 metri di lunghezza e un peso stimato superiore alle 150 tonnellate. Rimase però collegato alla roccia madre.
La sua presenza dimostra quanto gli scultori fossero arrivati a spingere la scala monumentale, ma non prova che statue di queste dimensioni potessero realmente essere trasportate.
I moai effettivamente spostati verso gli ahu erano generalmente molto più piccoli, anche se alcuni raggiungevano comunque dimensioni e pesi impressionanti.
Come venivano trasportati i moai
È una delle domande che ha prodotto più teorie fantasiose.
Una linea di ricerca archeologica oggi particolarmente forte sostiene che diversi moai fossero trasportati in posizione verticale, facendoli oscillare progressivamente con corde da un lato all’altro, quasi facendoli “camminare”.
Gli esperimenti condotti da Carl Lipo, Terry Hunt e Sergio Rapu Haoa hanno dimostrato che una replica di oltre quattro tonnellate poteva essere spostata in questo modo da un gruppo relativamente ridotto di persone. Uno studio pubblicato nel 2025 ha rafforzato l’ipotesi analizzando forma delle statue abbandonate lungo le strade, inclinazione in avanti, basi e caratteristiche degli antichi percorsi.
È particolarmente interessante perché le tradizioni rapanui raccontavano da tempo che i moai “camminavano” verso la propria destinazione.
Ahu Tongariki
Sulla costa orientale si trova la più spettacolare piattaforma monumentale dell’isola: Ahu Tongariki.
Quindici moai sono disposti su una lunga piattaforma con il vulcano Poike sullo sfondo. È il più grande ahu monumentale restaurato di Rapa Nui.
La disposizione attuale è il risultato di un importante progetto di restauro concluso negli anni Novanta. Nel 1960 uno tsunami generato dal grande terremoto del Cile aveva trascinato numerose statue nell’entroterra, aggravando una situazione già compromessa dal precedente abbattimento dei moai.
Tongariki è particolarmente famoso all’alba, quando il Sole sorge dietro le statue in alcuni periodi dell’anno. Ma anche fuori dalle ore fotograficamente perfette resta uno dei siti nei quali la scala del progetto cerimoniale rapanui diventa più evidente.
I moai guardano verso l’interno. Davanti a loro si estendeva lo spazio della comunità; dietro si trova l’oceano.
Anakena
Rapa Nui non è famosa come destinazione balneare, ma possiede una spiaggia sorprendente: Anakena.
Sabbia chiara, palme e acqua turchese creano un paesaggio molto diverso dalle coste nere e vulcaniche prevalenti sull’isola. Ma Anakena è importante soprattutto archeologicamente.
Secondo la tradizione orale fu qui che arrivò Hotu Matu’a, il grande antenato fondatore associato al primo popolamento dell’isola.
Sopra la spiaggia si trova Ahu Nau Nau, con sette moai, diversi dei quali conservano ancora i caratteristici pukao in scoria rossa.
La sabbia contribuì a proteggere alcune decorazioni delle statue dall’erosione e permette di osservare dettagli scolpiti molto più leggibili rispetto ad altri siti.
Anakena è quindi contemporaneamente sito archeologico e vera spiaggia. È uno dei pochi luoghi dove dopo la visita si può restare a fare il bagno senza cambiare completamente zona.
Te Pito Kura
Proseguendo lungo la costa settentrionale si raggiunge Te Pito Kura.
Qui giace il grande moai Paro, alto quasi dieci metri e considerato il maggiore moai conosciuto ad essere stato effettivamente trasportato dalla cava e innalzato sopra un ahu.
Oggi è disteso a terra.
Nella stessa zona si trova una grande pietra arrotondata associata alla denominazione Te Pito o Te Henua, espressione spesso tradotta poeticamente come “ombelico del mondo”.
Le storie sulla presunta energia magnetica della pietra appartengono però alla narrativa turistica moderna e non devono essere confuse con dati archeologici verificati.
Akahanga
Akahanga permette di vedere Rapa Nui in una fase completamente diversa da Tongariki.
Qui i moai sono ancora abbattuti, alcuni con i grandi pukao rossi dispersi nelle vicinanze. È quindi un sito particolarmente utile per ricordare che le statue oggi erette in alcuni dei luoghi più celebri sono state spesso restaurate nel XX secolo.
L’area conserva anche resti di abitazioni, forni e strutture legate all’antico insediamento.
Secondo la tradizione orale, nelle vicinanze sarebbe stato sepolto Hotu Matu’a, ma la localizzazione della sua tomba non è archeologicamente provata.
Rano Kau
A sud-ovest di Hanga Roa sale il grande vulcano Rano Kau.
Il cratere misura oltre un chilometro di diametro ed è occupato da una laguna interna ricoperta in parte da vegetazione galleggiante. Le pareti scendono ripidamente verso il mare e creano uno dei paesaggi naturali più impressionanti dell’isola.
Rano Kau non è importante soltanto geologicamente.
Sul margine occidentale del cratere si trova Orongo, centro di una profonda trasformazione religiosa avvenuta quando il periodo monumentale dei moai stava terminando.
Orongo e il culto dell’uomo-uccello

Il villaggio cerimoniale di Orongo comprende oltre cinquanta case in pietra dalla caratteristica pianta ellittica, costruite vicino al bordo del cratere.
Da qui si osservano i tre piccoli isolotti di Motu Nui, Motu Iti e Motu Kao Kao.
Orongo era il centro del culto del tangata manu, l’uomo-uccello. Ogni anno rappresentanti dei diversi gruppi partecipavano a una competizione legata alla raccolta del primo uovo della sterna fuligginosa deposto su Motu Nui. Il vincitore conferiva prestigio politico e religioso al proprio capo.
Il culto sostituì progressivamente il precedente sistema centrato sui grandi antenati monumentali e rimase attivo fino al XIX secolo.
Le rocce intorno a Orongo conservano numerosi petroglifi dell’uomo-uccello e della divinità Make-Make.
Come Rano Raraku, anche Orongo è visitabile una sola volta con ciascun biglietto del Parco.
Vinapu
Vinapu è importante soprattutto per l’architettura delle piattaforme.
Uno degli ahu presenta grandi blocchi di pietra lavorati con giunti molto accurati, caratteristica che in passato alimentò teorie fantasiose su presunti rapporti con gli Inca.
La cultura materiale e le evidenze archeologiche indicano però chiaramente un’origine polinesiana della società rapanui.
Il valore di Vinapu è proprio dimostrare il livello raggiunto dalla lavorazione della pietra locale senza bisogno di ricorrere a civiltà esterne.
Ahu Akivi
Ahu Akivi costituisce una delle eccezioni più famose all’orientamento abituale dei moai.
Le sette statue sembrano guardare verso l’oceano, anche se la piattaforma è collocata nell’interno dell’isola e la relazione con l’antico insediamento rimane coerente con la logica generale degli ahu.
Il complesso venne restaurato nel 1960 dall’archeologo William Mulloy.
L’allineamento delle statue è stato inoltre collegato ai cicli solari equinoziali, anche se le interpretazioni astronomiche vanno trattate con prudenza.
Puna Pau
I grandi cilindri rossastri presenti sulla testa di alcuni moai sono chiamati pukao.
Venivano ricavati in un luogo diverso rispetto alle statue: Puna Pau, piccolo cratere di scoria vulcanica rossa situato nell’interno.
Qui sono ancora visibili blocchi e pukao non completati o mai trasportati.
Non sappiamo con certezza se rappresentassero cappelli, acconciature o altri elementi di status; la loro presenza sembra comunque essere collegata a statue particolarmente importanti.
Il contrasto cromatico fra il tufo chiaro del moai e la scoria rossa del pukao doveva essere molto più marcato quando le superfici erano appena lavorate.
Ana Te Pahu
Rapa Nui possiede un vasto sistema di tunnel lavici, generati dallo scorrimento della lava sotto una superficie già solidificata.
Ana Te Pahu è uno dei sistemi visitabili più interessanti.
Le grotte furono utilizzate in modi differenti: rifugio, riserva d’acqua, area agricola protetta e in alcuni periodi anche abitazione.
L’ambiente umido e riparato permetteva la crescita di piante in condizioni migliori rispetto agli spazi completamente esposti al vento.
È una visita utile perché ricorda che la società rapanui non viveva soltanto intorno a moai e cerimonie: sviluppò anche sistemi molto sofisticati per adattarsi a un territorio con risorse limitate.
Il mito del “suicidio ecologico”
Per decenni Rapa Nui è stata utilizzata come esempio classico di società che avrebbe distrutto volontariamente il proprio ambiente, abbattendo tutte le palme per trasportare moai fino a provocare carestie, guerre e collasso demografico.
Questa ricostruzione è oggi fortemente contestata.
Ricerche archeologiche, genetiche e agricole pubblicate negli ultimi anni indicano una popolazione pre-europea probabilmente più contenuta rispetto alle vecchie stime e non mostrano le prove di un improvviso collasso demografico precedente al contatto europeo. Studi sul DNA antico pubblicati nel 2024 hanno ulteriormente indebolito l’idea di un “ecocidio” rapanui.
La deforestazione dell’isola fu reale e complessa, ma trasformarla automaticamente nella storia morale di un popolo che si autodistrusse è ormai una lettura troppo semplice.
La catastrofe demografica meglio documentata arrivò invece dopo il contatto con il mondo esterno, attraverso malattie, violenze coloniali e soprattutto le incursioni schiaviste del XIX secolo. La popolazione rapanui scese infine a poco più di un centinaio di persone.
Museo Antropológico Padre Sebastián Englert
Prima o dopo i grandi siti archeologici vale la pena visitare il Museo Antropológico Padre Sebastián Englert, vicino a Tahai.
Il museo raccoglie materiali archeologici ed etnografici fondamentali per comprendere società, lingua, scrittura rongorongo, strumenti, vita quotidiana e storia post-europea.
È particolarmente utile per evitare di ridurre tutta la cultura dell’isola ai soli moai.
Rongorongo
Rapa Nui sviluppò anche un sistema di segni noto come rongorongo, inciso su tavolette di legno.
Il sistema non è stato ancora decifrato in maniera condivisa.
Non sappiamo quindi con certezza se costituisse una scrittura pienamente sviluppata, un sistema mnemonico o una forma intermedia di registrazione.
La perdita di gran parte delle conoscenze tradizionali durante il XIX secolo, quando la popolazione fu devastata da schiavitù e malattie, rese ancora più difficile comprenderne il significato.
Come visitare il Parque Nacional Rapa Nui nel 2026
Le regole sono molto diverse da quelle descritte nelle vecchie guide.
Nel 2026 per entrare nei siti del Parque Nacional Rapa Nui è obbligatorio avere il biglietto del Parco e farsi accompagnare da una guida accreditata da Ma’u Henua. La regola della guida obbligatoria è in vigore dal 2023. Il biglietto ha validità di 10 giorni consecutivi.
Il Parco comprende dodici principali siti di visita: Tahai, Orongo, Vinapu, Vaihu, Akahanga, Rano Raraku, Tongariki, Te Pito Kura, Anakena, Ahu Akivi, Puna Pau e Ana Te Pahu.
Rano Raraku e Orongo possono essere visitati una sola volta per biglietto; gli altri siti possono essere rivisitati durante il periodo di validità, rispettando comunque le regole di accesso.
Biglietto del Parco
Dal 1° ottobre 2025 Ma’u Henua ha aumentato le tariffe del Parco per finanziare conservazione, infrastrutture e gestione sostenibile. Il biglietto può essere acquistato online oppure presso l’ufficio Ma’u Henua di Hanga Roa; la biglietteria fisica apre tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00.
Le tariffe possono essere aggiornate, quindi per un viaggio nel 2026 controllerei il valore effettivamente mostrato dal sistema ufficiale al momento dell’acquisto, evitando tariffe riportate da vecchi blog o guide cartacee.
Non toccare i moai
È vietato avvicinarsi oltre le delimitazioni, toccare moai e ahu, spostare pietre, uscire dai percorsi segnalati o rimuovere materiale archeologico.
Sono inoltre vietati campeggio e fuochi all’interno del Parco; i droni richiedono autorizzazioni specifiche.
Non sono regole formali eccessive. Il tufo vulcanico di molti moai è poroso e sottoposto a un’erosione continua causata da pioggia, vento, salinità e cambiamenti climatici.
Come arrivare a Rapa Nui
Nel 2026 il collegamento regolare fondamentale rimane il volo diretto Santiago del Cile–Rapa Nui, operato da LATAM verso l’Aeroporto Internazionale di Mataveri, codice IPC.
Il viaggio dura circa cinque ore e attraversa migliaia di chilometri di Pacifico senza grandi terre intermedie. LATAM continua a commercializzare collegamenti diretti Santiago–Rapa Nui durante tutto l’anno.
Dall’Europa bisogna quindi normalmente raggiungere prima Santiago e proseguire da lì.
Documenti e ingresso nel 2026
Rapa Nui possiede regole d’ingresso specifiche rispetto al resto del Cile.
Per imbarcarsi occorrono documento di viaggio valido, biglietto di ritorno dall’isola entro il periodo consentito, prenotazione presso un alloggio turistico autorizzato oppure una valida lettera d’invito e il Formulario Único de Ingreso, FUI.
Il FUI deve essere compilato prima del viaggio e presentato alla Policía de Investigaciones prima dell’imbarco. Senza questa procedura non è consentito salire sull’aereo. La permanenza turistica ordinaria è limitata a un massimo di 30 giorni.
Quanti giorni servono
Considererei quattro notti il minimo assoluto e cinque o sei una scelta molto migliore.
Con tre giorni effettivi si riescono a vedere i principali siti, ma ogni ritardo del volo o giornata di maltempo pesa moltissimo.
Con cinque giorni potete dedicare una giornata alla costa meridionale e orientale con Rano Raraku e Tongariki, una a Rano Kau e Orongo, una ad Akivi, Puna Pau e grotte, una ad Anakena e alla parte settentrionale e lasciare tempo sufficiente anche per Hanga Roa, Tahai e il museo.
Arrivare fin qui per due notti non ha molto senso.
Come muoversi
Le dimensioni dell’isola ingannano: è piccola, ma i siti sono distribuiti su tutto il territorio.
Un’auto a noleggio è utile per spostarsi, ma non elimina l’obbligo della guida all’interno dei principali siti archeologici.
Esistono inoltre tour organizzati, taxi, scooter, biciclette e percorsi a piedi. Per una prima visita sceglierei almeno un paio di giornate con guida locale: la quantità di informazioni archeologiche e culturali è troppo grande per affidarsi soltanto alle didascalie.
Quando andare
Rapa Nui ha un clima subtropicale oceanico, con temperature relativamente miti durante tutto l’anno e piogge possibili in ogni stagione.
L’estate australe, da dicembre a marzo, è più calda e coincide con il periodo di maggiore richiesta. Febbraio è particolarmente importante per la Tapati Rapa Nui, il grande festival culturale dell’isola, con competizioni, danza, musica, pittura corporea e attività legate alle tradizioni locali.
Aprile-maggio e ottobre-novembre sono ottime alternative per evitare una parte dell’affollamento. In inverno le temperature rimangono moderate, ma vento e precipitazioni possono essere più presenti.
Anakena e il mare

Rapa Nui non va scelta come destinazione esclusivamente balneare, ma il mare merita comunque spazio.
Anakena è la spiaggia più evidente, mentre Ovahe è molto più piccola e soggetta a condizioni ambientali variabili.
Le coste rocciose intorno a Hanga Roa permettono snorkeling e immersioni nelle giornate adatte. La limpidezza dell’acqua può essere notevole grazie all’isolamento e alla scarsità di sedimenti fluviali.
Cosa mangiare a Rapa Nui
La cucina locale nasce dall’incontro fra tradizione polinesiana e ingredienti cileni.
Il protagonista è inevitabilmente il pesce, soprattutto tonno, kana-kana e altre specie del Pacifico, preparate crude, alla griglia o in ceviche.
Il tunu ahi indica preparazioni cotte sul fuoco, mentre l’umu Rapa Nui utilizza una tecnica simile ad altri forni sotterranei polinesiani: pietre riscaldate, ingredienti avvolti e cottura lenta sotto terra.
Sono comuni anche patata dolce, manioca, taro, banana e frutti tropicali.
La dipendenza dalle importazioni continentali rende invece molti prodotti sensibilmente più costosi rispetto a Santiago.
Dove mangiare a Rapa Nui
- Kanahau – Uno degli indirizzi più consolidati di Hanga Roa per pesce del Pacifico e cucina contemporanea con ingredienti locali. Indirizzo: Hanga Roa, Rapa Nui, 2770000. Telefono: +56 32 255 1923. Orario indicativo: 12:00-23:00, chiuso normalmente il mercoledì. Fascia di prezzo: circa 15.000-40.000 CLP. Email: non pubblicata stabilmente.
- Makona Restaurant – Buona scelta centrale per ceviche, tonno e pesce, con prezzi meno impegnativi rispetto ai ristoranti più raffinati dell’isola. Indirizzo: Atamu Tekena s/n, Hanga Roa. Telefono: +56 32 255 0017. Email: [email protected]. Fascia di prezzo: circa 15.000-25.000 CLP.
- Te Moai Sunset – Sul fronte dell’oceano davanti a Hanga Vare Vare, ha senso soprattutto per una cena al tramonto con pesce e preparazioni dell’isola. Indirizzo: Policarpo Toro, frente a Hanga Vare Vare, Hanga Roa. Telefono: +56 32 343 1864. Orario indicativo: 12:30-24:00. Fascia di prezzo: circa 15.000-40.000 CLP. Email: non pubblicata.
- Napo’ea – Ristorante informale vicino alla costa, utile per un pranzo senza impostazione da ristorante d’hotel. Indirizzo: Apina, Hanga Roa. Telefono: +56 9 7710 8349. Fascia di prezzo: circa 10.000-25.000 CLP. Email: non pubblicata.
- Te Ra’ai – Più che una normale cena, propone anche un’esperienza culturale legata alla tradizione rapanui e alla cottura umu. Indirizzo: Kai Tuoe, Rapa Nui s/n, Hanga Roa. Telefono: +56 9 9414 4972. Fascia di prezzo: superiore a 50.000 CLP per le formule più complete. Email: non pubblicata stabilmente.
Dove dormire a Rapa Nui
- Hotel Hare Uta – Piccolo boutique hotel con appena nove camere, immerso nel verde e lontano dalla parte più trafficata di Hanga Roa. Indirizzo: Avenida Hotu Matua s/n, Rapa Nui. Telefono: +56 32 255 0134. Email: [email protected]. Fascia: medio-alta. È una delle scelte più interessanti per chi cerca una struttura piccola con forte attenzione alla cultura locale.
- Taha Tai Hotel – Più semplice e molto pratico, vicino al mare e al centro di Hanga Roa. Indirizzo: Apina Nui s/n, Hanga Roa, 2770000. Telefono: +56 32 255 1192 / 1193 / 1194. Email: [email protected]. Fascia: media, indicativamente intorno ai 180 USD nelle date rilevate, con forti variazioni stagionali.
- Hare Nua Hotel Boutique – Boutique hotel centrale con giardino interno e camere curate, adatto a chi vuole muoversi a piedi la sera. Indirizzo: Atamu Tekena s/n, Miramar, Hanga Roa. Telefono: +56 9 3391 4780 / +56 9 7603 5591. Email: [email protected]. Fascia: medio-alta.
- Hotel Puku Vai – Struttura tranquilla vicino a Mataveri, con piscina e camere moderne, senza il costo dei resort di lusso. Indirizzo: Avenida Hotu Matua s/n, Rapa Nui. Telefono: +56 32 255 1838. Email: [email protected]. Fascia: media/medio-alta.
- Nayara Hangaroa – È la scelta più costosa della selezione, ma ha un’identità architettonica precisa e propone formule con escursioni e servizi completi. Indirizzo: Pont s/n, Hanga Roa. Telefono hotel: +56 32 255 3700. Prenotazioni: +56 2 2912 3900. Email: [email protected]. Fascia: alta, spesso oltre 500 USD a notte.
Informazioni pratiche
Nome locale: Rapa Nui
Nome internazionale tradizionale: Isola di Pasqua / Easter Island
Stato: Cile
Regione amministrativa: Valparaíso
Centro principale: Hanga Roa
Aeroporto: Mataveri International Airport, IPC
Distanza dal Cile continentale: circa 3.700 km
Superficie: circa 164 km²
Patrimonio UNESCO: dal 1995
Valuta: peso cileno, CLP
Lingue: spagnolo e rapanui
Permanenza turistica massima: 30 giorni
Tempo minimo consigliato: 4 notti
Tempo ideale per una prima visita: 5-6 notti
Biglietto del Parco: valido 10 giorni
Guida accreditata: obbligatoria per l’accesso ai siti del Parque Nacional Rapa Nui.
