Castello di San Michele: storia dell’antica fortezza che divenne il Castello Estense
Il Castello Estense sorge nel centro di Ferrara, circondato ancora oggi dal fossato e collegato alla città attraverso ponti che ricordano immediatamente la sua origine militare. A differenza di molti castelli italiani, però, non nacque principalmente per difendere Ferrara da un esercito straniero: fu costruito soprattutto perché gli Este temevano la popolazione che governavano.
La svolta arrivò nel 1385. Ferrara attraversava un periodo segnato da carestie, difficoltà economiche e pressione fiscale. Il 3 maggio scoppiò una rivolta e la folla assalì la cancelleria marchionale, ottenendo la consegna del consigliere fiscale Tommaso da Tortona, che venne linciato. Niccolò II d’Este comprese quanto vulnerabile fosse la propria posizione e decise di costruire una nuova fortezza direttamente accanto alla residenza signorile.
Il 29 settembre 1385, festa di San Michele Arcangelo, iniziarono ufficialmente i lavori del Castello di San Michele, affidati all’ingegnere di corte Bartolino da Novara. L’edificio che oggi appare come uno dei simboli più eleganti della città ebbe quindi un’origine molto concreta: era una macchina militare destinata a proteggere il potere estense.
Dalla Torre dei Leoni al nuovo castello
Bartolino da Novara non partì da un terreno completamente libero.
Sul limite settentrionale della città esisteva già una torre quadrangolare di avvistamento, posta accanto alla Porta del Leone e inserita nel sistema delle mura medievali. Nel corso del Trecento gli Este l’avevano già trasformata in una piccola rocca fortificata. Questa struttura divenne la futura Torre dei Leoni, una delle quattro torri del Castello.
Bartolino costruì intorno a essa un impianto quadrangolare con altre tre torri, cortile centrale, fossato e strutture difensive. La fortezza venne inoltre collegata direttamente al precedente palazzo degli Este attraverso un passaggio protetto.
Era una soluzione fondamentale: in caso di sommossa, la famiglia signorile poteva lasciare la vecchia residenza e rifugiarsi rapidamente nel Castello.
Il fossato non è una ricostruzione moderna

Una delle caratteristiche più importanti del Castello Estense è il fossato ancora pieno d’acqua.
Nella Ferrara medievale il sistema aveva una funzione militare, ma era collegato anche alla complessa rete di corsi d’acqua e canali che attraversavano la città. Intorno alla precedente Rocca del Leone esisteva già un fossato navigabile, con possibilità di attracco per piccole imbarcazioni.
Il Castello conserva così un elemento che altrove è spesso scomparso completamente e che permette di leggere immediatamente la struttura originaria della fortificazione.
Da fortezza a palazzo ducale
Per tutto il Quattrocento il Castello mantenne funzioni militari, magazzini, cucine, stalle, alloggi delle guardie e prigioni. Ma mentre il potere degli Este si consolidava, le parti superiori cominciarono a essere trasformate in appartamenti privati e sale di rappresentanza.
La svolta si accentuò soprattutto tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento. Ogni duca tendeva a creare nuovi appartamenti per sé, la consorte e il proprio seguito, modificando spesso gli ambienti precedenti. È uno dei motivi per cui oggi è difficile ricostruire una singola configurazione “rinascimentale” del Castello: l’edificio fu un cantiere quasi continuo.
L’aspetto esterno cambiò insieme agli interni. Le torri furono sopraelevate, comparvero coperture più slanciate, balconi in marmo, logge e terrazze. Alla pesante fortezza trecentesca si sovrappose progressivamente l’immagine di una residenza principesca.
Alfonso I, Lucrezia Borgia e i Camerini d’Alabastro
Una fase fondamentale coincide con il governo di Alfonso I d’Este, duca dal 1505, marito di Lucrezia Borgia.
A partire dal 1502 vennero sistemati nuovi appartamenti nella Via Coperta, il collegamento fra Castello e Palazzo Ducale. Qui Alfonso creò in seguito i celebri Camerini d’Alabastro, destinati a diventare uno degli ambienti artistici più prestigiosi dell’Europa rinascimentale.
Il duca riunì opere di Giovanni Bellini, Tiziano e Dosso Dossi in un progetto decorativo dedicato soprattutto a temi mitologici e bacchici.
Dopo la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio nel 1598, quella raccolta venne progressivamente dispersa. I grandi dipinti dei Camerini si trovano oggi in musei internazionali e costituiscono uno degli esempi più celebri della dispersione delle collezioni estensi.
Le prigioni e il potere degli Este
Il piano inferiore ricorda continuamente che il Castello non smise mai completamente di essere una fortezza.
Le sue prigioni non erano destinate principalmente ai criminali comuni, che venivano rinchiusi nelle carceri cittadine. Qui finivano soprattutto personaggi di rango, congiurati e persone considerate pericolose per la dinastia. Sulle murature sono ancora visibili iscrizioni e graffiti lasciati da alcuni detenuti.
La vicenda più famosa è quella di Ugo d’Este e Parisina Malatesta.
Parisina era la giovane moglie di Niccolò III d’Este; Ugo era invece uno dei figli del marchese, nato da una precedente relazione. I due ebbero una relazione e, quando Niccolò ne venne informato, furono arrestati.
Nel 1425, entrambi ancora molto giovani, vennero decapitati nella Torre Marchesana del Castello. La vicenda è documentata dalle cronache ferraresi e divenne nei secoli uno degli episodi più celebri della storia estense.
Don Giulio e Don Ferrante
Un’altra vicenda dinastica mostra quanto il Castello fosse utilizzato per reprimere le lotte interne alla famiglia.
Nel 1506 Don Giulio e Don Ferrante d’Este, fratelli del duca Alfonso I, furono accusati di aver partecipato a una congiura contro Alfonso e il cardinale Ippolito d’Este.
Condannati inizialmente a morte, ottennero la commutazione della pena nel carcere a vita.
Ferrante morì dopo 34 anni di prigionia. Giulio rimase invece rinchiuso per oltre mezzo secolo e venne liberato soltanto nel 1559, quando aveva ormai circa 80 anni. Le cronache raccontano lo stupore dei ferraresi nel vederlo nuovamente camminare per la città vestito secondo una moda appartenente a molti decenni prima.
L’incendio del 1554 e la grande trasformazione cinquecentesca
Un violento incendio nel 1554 danneggiò profondamente l’ala occidentale, soprattutto intorno alla Torre di Santa Caterina.
L’evento diede impulso a una nuova stagione di lavori che contribuì a trasformare definitivamente le parti superiori del Castello in una vera residenza ducale.
Il contrasto che si osserva ancora oggi nasce in gran parte da questa lunga evoluzione: i piani inferiori conservano muri massicci, ambienti militari e prigioni; sopra compaiono invece sale decorate, appartamenti privati e spazi di corte.
L’Appartamento dello Specchio
Tra gli ambienti più importanti della fase tarda della corte estense c’è l’Appartamento dello Specchio, voluto dal duca Alfonso II d’Este nel secondo Cinquecento.
Il programma iconografico fu elaborato con il contributo dell’erudito e antiquario Pirro Ligorio, una delle figure più importanti della cultura antiquaria italiana del XVI secolo.
Una lettera di Ligorio permette di collocare intorno al 1574 il completamento di una parte sostanziale dell’apparato decorativo.
Sala dell’Aurora
La Sala dell’Aurora è uno degli ambienti più significativi.
La decorazione della volta è costruita intorno al trascorrere del tempo e comprende personificazioni dell’Aurora, del Giorno, del Tramonto e della Notte.
I lavori coinvolsero artisti dell’ambiente ferrarese, tra cui Sebastiano Filippi detto il Bastianino, Ludovico Settevecchi e Leonardo da Brescia. Documenti di pagamento permettono di datare gli interventi principali agli anni 1574-1575.
Non è quindi una generica sala affrescata: appartiene a un preciso programma intellettuale della corte di Alfonso II, negli ultimi decenni del governo estense di Ferrara.
La fine della Ferrara estense

Nel 1597 morì Alfonso II d’Este senza lasciare un erede legittimo riconosciuto dal papa.
Il cugino Cesare d’Este riuscì a conservare Modena e Reggio, ma Ferrara era formalmente un feudo pontificio. Papa Clemente VIII ne rivendicò quindi il possesso e nel 1598 la città passò allo Stato Pontificio.
La corte lasciò Ferrara per Modena.
Il Castello perse la funzione di residenza principale degli Este e divenne sede dei rappresentanti pontifici. Cominciava così una fase completamente diversa della sua storia, durata fino all’età napoleonica e poi alla formazione dello Stato italiano.
La Torre dei Leoni
La Torre dei Leoni è la parte più antica del complesso e anche il punto panoramico principale della visita.
La salita richiede un biglietto supplementare e avviene attraverso una lunga serie di gradini.
Dall’alto si osservano il centro medievale, la Cattedrale, Palazzo Municipale e soprattutto Corso Ercole I d’Este, asse dell’Addizione Erculea progettata da Biagio Rossetti alla fine del Quattrocento.
È uno dei pochi luoghi dai quali la struttura urbana rinascimentale di Ferrara si legge immediatamente.
Quanto tempo serve per visitare il Castello Estense

Per una visita senza soffermarsi a lungo sui pannelli informativi calcolerei circa un’ora e mezza.
Il museo stesso considera possibile una visita di almeno un’ora, ma segnala che leggendo attentamente la documentazione distribuita lungo il percorso si può arrivare anche a tre ore.
Per una prima visita suggerirei 1 ora e 30 minuti-2 ore, aggiungendo circa venti minuti se volete salire sulla Torre dei Leoni.
Informazioni utili
Indirizzo: Largo Castello 1, Ferrara
Orario 2026: 10:00-18:00
Chiusura: martedì e 25 dicembre
Chiusura biglietteria: 17:15
Ultimo biglietto per la Torre dei Leoni: 16:30
Ultima salita alla Torre: 17:15
Biglietto intero: 12 €
Ridotto: 10 €
Ragazzi 11-17 anni: 5 €
Minori di 11 anni: gratuito
Torre dei Leoni: supplemento 2 €
Prenotazione: fortemente consigliata; obbligatoria per gruppi fino a 25 persone
Telefono biglietteria: +39 0532 419180
Email: [email protected]
