Castello Svevo di Rocca Imperiale: cosa nascondono i cunicoli della fortezza di Federico II?
Il Castello Svevo di Rocca Imperiale occupa la sommità del colle, circa 250 metri sopra la costa ionica, con una posizione studiata per osservare strade, campagne e approdi del Golfo di Taranto. Da quassù lo sguardo corre dalla Calabria settentrionale alla Basilicata, mentre sotto le mura si stringe il nucleo medievale di Rocca Imperiale, costruito seguendo pendenze, speroni rocciosi e passaggi coperti.
La denominazione “svevo” racconta soltanto il primo capitolo. La fortezza nacque per volontà di Federico II, ma ciò che appare oggi è il risultato di almeno otto secoli di ampliamenti, assedi, trasformazioni militari e adattamenti residenziali. Le torri scarpate, i bastioni, i saloni settecenteschi, le cisterne e i cunicoli appartengono a fasi differenti. Proprio questa sovrapposizione rende il castello più interessante di una fortezza rimasta immobile nel tempo.
Una precisazione merita spazio: gli studi storico-architettonici più prudenti sostengono che nessuna struttura oggi visibile possa essere attribuita con assoluta certezza al cantiere duecentesco. L’impianto originario fu inglobato e modificato, soprattutto durante la poderosa ristrutturazione aragonese della fine del Quattrocento. Il nome svevo rimane corretto per origine e committenza, ma l’aspetto militare attuale parla in larga parte il linguaggio delle fortificazioni rinascimentali.
Dove si trova il Castello di Rocca Imperiale
Il castello domina il centro storico di Rocca Imperiale, comune della provincia di Cosenza situato quasi sul confine con la Basilicata. La parte antica del paese si sviluppa sulla collina, mentre Rocca Imperiale Marina occupa la fascia costiera attraversata dalla ferrovia e dalla strada statale ionica.
La fortezza sorge in Via Castello Aragona, nel punto più alto dell’abitato. Per raggiungerla occorre attraversare il borgo, composto da strade inclinate, rampe, scalinate e stretti passaggi chiamati localmente supportici. Alcuni di questi attraversamenti coperti erano riscaldati indirettamente dai camini delle abitazioni soprastanti, un accorgimento semplice ma efficace durante gli inverni ventosi.
La posizione del castello consentiva di controllare l’antico asse viario che collegava la Calabria meridionale con Taranto e Brindisi. Il promontorio era quindi un osservatorio militare, un punto di presidio del territorio e, allo stesso tempo, una residenza nella quale la corte imperiale poteva sostare durante gli spostamenti e le battute di caccia.
La costruzione voluta da Federico II
La fondazione viene generalmente collocata tra il 1221 e il 1225, durante il programma con cui Federico II rafforzò castelli, residenze e presidi del Regno di Sicilia. Il sovrano non si limitava a edificare fortezze: organizzava manutenzioni, controllava guarnigioni e pretendeva relazioni sull’efficienza militare delle strutture.
Nel gennaio del 1240 fu nominato un ispettore incaricato di verificare lo stato del castello, la qualità delle difese e persino il morale dei soldati. Questo particolare restituisce un’immagine concreta dell’amministrazione federiciana: la fortezza faceva parte di una rete sorvegliata direttamente dal potere centrale, non era una costruzione isolata affidata passivamente a un feudatario.
Intorno al cantiere sorse un primo nucleo di lavoratori impegnati nella produzione di calce, mattoni e materiali da costruzione. Le fornaci erano chiamate carcari; da qui deriverebbe l’antico soprannome degli abitanti, indicati come ri carcari o li carcari. Nel 1239 Federico II avrebbe inoltre disposto l’invio di nuovi coloni per consolidare l’insediamento nato ai piedi della fortezza.
Il castello contribuì quindi direttamente alla crescita di Rocca Imperiale. Il paese non si sviluppò casualmente vicino alle mura: nacque come comunità legata alla manutenzione, alla difesa e ai servizi della struttura imperiale.
Dagli Angioini agli Aragonesi
Dopo la morte di Federico II, il controllo della fortezza passò attraverso signorie, ordini cavallereschi e dinastie rivali. Durante l’età angioina il castello fu legato ai Cavalieri Gerosolimitani, poi conosciuti come Cavalieri di Malta, e al priorato di Messina.
Nel 1271 Carlo I d’Angiò visitò personalmente Rocca Imperiale. Nel 1296 il passaggio del castello agli Aragonesi provocò una reazione angioina e un nuovo assedio. La fortezza aveva ormai assunto un ruolo rilevante nella contesa per il controllo del Mezzogiorno e delle vie di comunicazione ioniche.
La trasformazione decisiva arrivò dopo il 1487, nel clima politico seguito alla Congiura dei Baroni. Alfonso II d’Aragona, ancora duca di Calabria, ordinò di ampliare e aggiornare le difese. Il castello medievale fu adattato all’uso delle armi da fuoco con torri più solide, muri scarpati, bastioni e percorsi d’ingresso protetti.
Documenti conservati a Napoli ricordano i maestri costruttori Saccomanno di Portanova e Carlo Quaranta di Cava, probabilmente coinvolti nei lavori. Alcuni elementi architettonici, come i cordoni marcapiano, le scarpe murarie e i beccatelli, mostrano analogie con i castelli aragonesi di Taranto, Otranto e Brindisi. Sono state inoltre riconosciute affinità con il linguaggio fortificatorio di Francesco di Giorgio Martini, senza che ciò permetta di attribuirgli direttamente il progetto.
L’assalto dei corsari: 1644 oppure 1664?
Uno degli episodi più drammatici della storia di Rocca Imperiale riguarda l’attacco di una grande flotta corsara proveniente dal Mediterraneo ottomano. Secondo la tradizione locale, circa sessanta imbarcazioni e oltre quattromila uomini, guidati dall’ammiraglio Bichir, raggiunsero il territorio, saccheggiarono il paese e incendiarono alcuni edifici religiosi.
La data presenta però una discrepanza documentaria interessante. Le ricostruzioni pubblicate dal Comune e dalla tradizione locale indicano il 1° luglio 1664; la catalogazione storico-artistica nazionale colloca invece l’attacco nel 1644. Anche alcuni dettagli dell’episodio variano: una versione parla di circa ottanta abitanti catturati, mentre un’altra ricorda un gruppo armato guidato da Marco Furano, capace di sorprendere gli assalitori.
La differenza non va nascosta né risolta arbitrariamente. Mostra quanto la storia delle incursioni costiere sia stata tramandata attraverso archivi, cronache locali e memoria popolare spesso non perfettamente coincidenti. Il dato certo riguarda la funzione del castello: durante le razzie, la popolazione cercava protezione dietro le sue mura.
Dalla fortezza militare al palazzo dei Crivelli
Nel 1717 il feudo passò alla famiglia Crivelli, che trasformò parte del complesso in una residenza signorile. Gli ambienti militari furono affiancati da saloni, appartamenti, logge e collegamenti più comodi. A questa fase risalgono la scenografica scala barocca e diverse sistemazioni interne.
Il passaggio dalla fortezza al palazzo non cancellò le strutture difensive. Stalle, magazzini, depositi di olio e cereali, cisterne e vani sotterranei continuarono a occupare ampie porzioni del complesso. Il risultato è un edificio irregolare, nel quale cortili e stanze residenziali si sovrappongono alle opere militari precedenti.
Nel 1835 il castello passò al vescovo di Tursi, monsignor Pujia, che progettò di trasformarlo in seminario. Il piano rimase sulla carta. Nel 1903 la proprietà fu acquistata dalla famiglia Cappa, che abitò alcuni ambienti fino alla seconda metà del Novecento.
Nel 1989 la famiglia cedette il castello al Comune di Rocca Imperiale. Seguì un lungo processo di recupero, sostenuto da un progetto del valore complessivo di circa 3,5 milioni di euro, che ha restituito alla visita cortili, sale e percorsi sotterranei.
Com’è fatto il Castello Svevo di Rocca Imperiale
La pianta appare approssimativamente quadrangolare, ma il lato meridionale si piega seguendo il bordo dello sperone roccioso e il profilo di un profondo burrone. La natura del terreno fu utilizzata come prima difesa: dove la rupe rendeva difficile l’assalto, le murature potevano adattarsi al precipizio.
Sul lato orientale emergono due torri dotate di base scarpata. A nord-ovest si trovano un bastione e una torre cilindrica occidentale. Il complesso era protetto da fossati profondi sui lati settentrionale e orientale, oltre che da più cinte murarie.
L’accesso originario costituiva una piccola macchina difensiva. La strada superava un primo ponte levatoio e una porta esterna, attraversava uno spazio controllato dalle mura e raggiungeva un secondo ponte levatoio davanti all’ingresso principale. Chi attaccava poteva quindi essere bloccato in più punti, sotto il tiro dei difensori.
Le antiche mura del borgo si collegavano al castello e proseguivano verso le zone chiamate Murorotto, Croce, Ospedale, Casa Moliterni e Scalella. Gran parte di questa cinta è scomparsa o è stata inglobata nelle abitazioni, ma la forma compatta del paese conserva ancora la logica dell’insediamento fortificato.
Cosa vedere durante la visita
Il percorso conduce attraverso il cortile d’armi, le stalle, le sale residenziali e gli ambienti di servizio. La successione non segue una geometria regolare: ogni epoca ha aperto porte, innalzato muri, coperto cortili o modificato i collegamenti interni.
Tra gli spazi più significativi figurano la cucina medievale, i saloni dei Crivelli, la scala barocca e le torri tradizionalmente chiamate Polveriera e Frangivento. Quest’ultima denominazione richiama immediatamente l’esposizione della collina alle correnti provenienti dal mare e dall’interno.
Meritano attenzione le cornici in tufo lavorato, i beccatelli esterni, le volte a botte e a crociera e i resti delle decorazioni in stucco. Sono dettagli che permettono di distinguere le funzioni dei diversi ambienti: difesa, rappresentanza, deposito, approvvigionamento e vita quotidiana.
Dalle aperture e dalle terrazze si osservano il tessuto del borgo, la valle, le coltivazioni di agrumi e la linea dello Ionio. Nelle giornate limpide il castello chiarisce visivamente la propria ragione strategica: il controllo non riguardava soltanto il paese, ma un vasto tratto della costa e delle vie interne.
Cunicoli, cisterne e ambienti sotterranei
La parte più insolita del complesso si trova sotto i cortili e gli edifici residenziali. Il castello possiede grandi vani sotterranei, gallerie e almeno tre cisterne, necessarie per conservare acqua durante assedi o lunghi periodi di isolamento.
Le gallerie vengono spesso chiamate genericamente cunicoli, ma non erano tutte vie segrete di fuga. Alcune servivano come passaggi di servizio, magazzini, collegamenti tra settori difensivi o spazi tecnici. L’idea romantica del tunnel che raggiunge direttamente il mare rimane suggestiva, ma richiede prove archeologiche che al momento non risultano definitive.
La visita estesa agli ambienti sotterranei permette di leggere meglio l’autonomia della fortezza. Acqua, cereali, olio, animali e munizioni dovevano essere conservati dentro il perimetro, consentendo alla guarnigione e agli abitanti rifugiati di resistere senza dipendere immediatamente dall’esterno.
Il percorso presenta scale, pavimentazioni irregolari e spazi chiusi. Chi soffre di claustrofobia, ha difficoltà motorie o viaggia con bambini molto piccoli dovrebbe chiedere informazioni prima dell’ingresso.
Il percorso multimediale dedicato a Federico II
All’interno del castello è stato predisposto un percorso tematico dedicato alla figura di Federico II di Svevia. Le tappe affrontano l’infanzia del sovrano, il rapporto con papa Innocenzo III, le incoronazioni, la fondazione dell’Università di Napoli, la falconeria, l’astrologia, le scienze e i contatti con il mondo arabo.
Altri approfondimenti riguardano la controversa crociata condotta attraverso la diplomazia, la Scuola siciliana, le mogli dell’imperatore, Bianca Lancia e la battaglia di Cortenuova. Il percorso aiuta a collocare Rocca Imperiale dentro la politica mediterranea federiciana, evitando di ridurre il sovrano alla consueta etichetta di Stupor Mundi.
Orari e biglietti del Castello di Rocca Imperiale
Gli orari cambiano in base alla stagione, agli eventi e alla disponibilità delle visite guidate. Ingressi pomeridiani alle 16:00, 17:00 e 18:00. Ricordate di telefonare prima della partenza.
Le tariffe pubblicate nel medesimo calendario erano:
- Tour del castello e gallerie sotterranee: 10 euro, oltre a 1 euro di prevendita online.
- Tour del solo castello: 5 euro, oltre a 1 euro di prevendita.
- Bambini da 7 a 12 anni, percorso completo: 5 euro, oltre a 1 euro di prevendita.
- Bambini da 0 a 6 anni: ingresso gratuito; la prenotazione online applicava comunque 1 euro di prevendita.
I prezzi possono essere modificati, soprattutto in occasione di aperture straordinarie, spettacoli e visite tematiche.
Indirizzo: Via Castello Aragona, 87074 Rocca Imperiale
Telefono: 0981 936391
E-mail: [email protected]
Quanto dura la visita
Per il solo castello è ragionevole calcolare circa un’ora. Il percorso comprendente gallerie, spiegazioni storiche e soste panoramiche richiede generalmente un’ora e mezza.
Chi desidera osservare l’architettura con calma, leggere i contenuti multimediali e fotografare il paesaggio dovrebbe tenere libera una parte consistente del pomeriggio. La visita acquista inoltre maggiore senso se viene preceduta da una passeggiata nel centro storico.
Come arrivare al Castello di Rocca Imperiale
In automobile
Rocca Imperiale si raggiunge dalla costa ionica attraverso la SS106 Jonica. Dalla zona di Rocca Imperiale Marina occorre seguire le indicazioni per il centro storico e salire verso la collina.
Le strade dell’ultimo tratto diventano strette e inclinate. È preferibile parcheggiare nelle aree indicate ai margini della parte più antica e completare il percorso a piedi, soprattutto con veicoli ingombranti. Nei giorni di festa possono essere introdotte limitazioni temporanee al traffico.
Scarpe con buona aderenza risultano utili: il selciato, le scale e le pendenze del borgo richiedono maggiore attenzione rispetto a una normale passeggiata urbana.
In treno
La stazione di riferimento si trova a Rocca Imperiale Marina, sulla linea ferroviaria ionica. I collegamenti regionali interessano località come Taranto, Metaponto, Sibari, Villapiana e Amendolara, ma frequenze e fermate cambiano durante l’anno.
La stazione dista diversi chilometri dal castello e si trova molto più in basso. Prima di arrivare conviene prenotare un taxi o un servizio NCC, verificando anche l’eventuale presenza di navette stagionali. Affrontare l’intera salita a piedi con bagagli risulta poco pratico.
In autobus
Alcuni collegamenti interregionali fermano presso la stazione ferroviaria o nell’area di Rocca Imperiale Marina. Le compagnie nazionali e regionali modificano periodicamente orari e fermate; il passaggio dalla Marina al borgo richiede comunque un ulteriore trasferimento.
In aereo
Gli aeroporti indicati come riferimenti principali sono:
- Bari, a circa 150 chilometri;
- Brindisi, a circa 158 chilometri;
- Lamezia Terme, a circa 180 chilometri.
Per chi noleggia un’auto, Bari e Brindisi risultano spesso più lineari per l’accesso attraverso Basilicata e costa ionica settentrionale. Lamezia Terme comporta invece un tragitto più lungo attraverso la Calabria.
Il centro storico sotto il castello
Il borgo merita almeno un paio d’ore. Le case sono disposte seguendo le curve del rilievo, spesso unite da archi, sottopassi e scale. La forma urbana conserva una struttura difensiva compatta: gli edifici quasi si appoggiano gli uni agli altri, lasciando passaggi stretti e facilmente controllabili.
La Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria Assunta, conserva tracce della fondazione medievale, un rosone e un campanile che richiama modelli siculo-normanni. L’edificio fu rimaneggiato più volte, in particolare durante il Settecento, e racconta bene la continuità tra borgo religioso e presidio militare.
L’ex Convento dei Frati Minori Osservanti, autorizzato nel 1562, comprendeva dormitorio, refettorio, officine e chiesa. Oggi il complesso ospita anche il Museo delle Cere, una raccolta insolita per un piccolo centro calabrese, arricchita da sezioni dedicate a fossili marini e testimonianze del territorio.
Rocca Imperiale è conosciuta inoltre come Paese della Poesia. Lungo strade, piazzette e facciate sono state collocate centinaia di stele in ceramica con versi scelti attraverso il concorso letterario Il Federiciano. Il risultato è un’antologia all’aperto che accompagna il visitatore dalla parte bassa del borgo verso il castello.
Itinerario di un giorno a Rocca Imperiale
La mattina può iniziare nella parte inferiore del centro storico, salendo lentamente attraverso i supportici e le strade decorate con le poesie in ceramica. La prima sosta va dedicata alla Chiesa Madre, seguita dall’ex convento francescano e dal Museo delle Cere.
Per pranzo conviene rimanere nel borgo, scegliendo una trattoria dedicata alla cucina calabrese o un locale con terrazza panoramica. Nel primo pomeriggio si raggiunge il castello, prenotando possibilmente il percorso completo con gli ambienti sotterranei.
Dopo la visita si può scendere verso Rocca Imperiale Marina per una passeggiata sul litorale. In estate, la differenza tra il vento del colle e l’aria più mite della spiaggia permette di percepire in poche ore i due volti della località.
Passeggiate e itinerari outdoor
Anello del borgo e del castello
Partenza: parte bassa del centro storico
Distanza indicativa: 2,5-3 chilometri
Durata: circa 1 ora e 30 minuti, escluse le visite
Dislivello: approssimativamente 140 metri
Difficoltà: facile, ma con scale e forti pendenze
Il percorso attraversa supportici, piazzette, chiese e strade poetiche fino alla fortezza. È breve ma fisicamente più impegnativo di quanto suggerisca la distanza. In estate conviene affrontarlo al mattino oppure nel tardo pomeriggio.
Da Nova Siri Lido a Rocca Imperiale Marina
Partenza: lungomare di Nova Siri
Distanza: circa 4,5 chilometri, solo andata
Durata: 1 ora e 15 minuti-1 ora e 30 minuti
Dislivello: quasi nullo
Difficoltà: facile
La camminata segue il litorale ionico e permette di collegare Basilicata e Calabria lungo la spiaggia. Le condizioni cambiano in base a mareggiate, erosione e stato degli accessi: il percorso va affrontato con mare calmo, evitando le ore più calde.
Cammino Basiliano verso Montegiordano e Nocara
Rocca Imperiale rientra nel tracciato del Cammino Basiliano, una rete escursionistica che attraversa paesi, paesaggi agricoli e antichi luoghi religiosi della Calabria. Le tappe verso Montegiordano e Nocara offrono vedute sul Golfo di Taranto, sulla Siritide e, nelle giornate terse, sui rilievi del Pollino.
Le distanze sono superiori a quelle di una passeggiata turistica. Occorre scaricare la traccia aggiornata, verificare acqua e segnaletica e organizzare l’eventuale rientro.
Rocca Imperiale con i bambini
Il castello si presta bene a una visita familiare grazie a torri, ponti levatoi, cortili e sotterranei. Il percorso multimediale permette di raccontare Federico II attraverso falchi, viaggi, battaglie e rapporti con culture differenti.
Con bambini molto piccoli bisogna considerare scale, parapetti, fondo irregolare e tratti sotterranei. Il passeggino risulta scomodo nel borgo e in diverse parti della fortezza; un marsupio può essere più pratico.
Il Museo delle Cere offre un’attività complementare, mentre la Marina consente di chiudere la giornata con una passeggiata sulla spiaggia.
Il Limone di Rocca Imperiale IGP
Il prodotto simbolo del territorio è il Limone di Rocca Imperiale IGP, ottenuto da ecotipi riconducibili al gruppo del Femminello. La zona di produzione coincide esclusivamente con il territorio comunale, un caso che lega in modo molto stretto denominazione e paesaggio.
Le colline proteggono gli agrumeti dai venti settentrionali, mentre lo Ionio mitiga le temperature. I frutti vengono raccolti a mano e in condizioni asciutte, dopo la scomparsa della rugiada, per ridurre danneggiamenti e problemi di conservazione.
Il limone entra nei dolci, nelle creme, nei liquori, nei piatti di pesce e nelle preparazioni salate. La sua presenza non va ridotta a una semplice decorazione gastronomica: l’agrumicoltura caratterizza l’economia, il profumo e l’aspetto delle campagne intorno al borgo.
Tra gli altri prodotti locali compaiono olio extravergine, peperoni secchi, salumi calabresi, pasta fatta in casa, formaggi dell’entroterra e pesce dello Ionio. Il territorio si trova in una zona di confine culturale nella quale ingredienti calabresi e lucani si incontrano con naturalezza.
Dove mangiare vicino al Castello di Rocca Imperiale
Trattoria dei Poeti, Corso Federico II di Svevia 88, telefono 320 794 9693. È una delle scelte più comode per mangiare nel centro storico. La cucina segue ricette mediterranee e calabresi, con pasta casalinga, prodotti stagionali e preparazioni al limone.
Sapori nel Borgo, Via Federico Svevo, telefono 379 255 5090. Si trova a breve distanza dalla fortezza e dispone di una terrazza affacciata sul paesaggio. Propone piatti locali, pizza e portate adatte a un pranzo informale prima della visita.
Ricrìa il Ristorante, Via Cantinella 14, telefono 320 276 8339. Il locale occupa alcuni spazi al piano terra dell’antico convento degli Osservanti. Il menu lavora su ingredienti calabresi e piatti contemporanei, con particolare attenzione al tartufo e ai prodotti dell’entroterra.
Villhour Ristorante e Pizzeria, Contrada Montemilone, telefono 328 865 7669. Sorge fuori dal nucleo medievale, in posizione panoramica tra collina e mare. La proposta comprende pesce, pizza e cucina mediterranea.
Prenotare è consigliabile durante l’estate, nei fine settimana e in occasione degli eventi al castello.
Dove dormire
Casa Castello, Via Federico Svevo 29, telefono 388 899 8407. Piccola struttura nel centro storico, adatta a chi vuole raggiungere la fortezza a piedi e vivere il borgo dopo la partenza dei visitatori giornalieri.
Raggio di Sole, Contrada Corvisiero 2, telefono 347 406 3472. Sistemazione esterna al centro medievale, utile per chi viaggia in automobile e preferisce spazi più aperti.
Villhour, Contrada Montemilone, telefono 328 865 7669. Abbina ospitalità e ristorazione, con una posizione adatta a esplorare sia il castello sia la costa ionica.
Indirizzi, servizi e recapiti possono cambiare: conviene verificare direttamente disponibilità, parcheggio e condizioni di accesso prima della prenotazione.
Eventi al castello e nel borgo
Il Castello Svevo viene utilizzato per visite teatralizzate, concerti, rievocazioni e iniziative culturali. Nel marzo 2026 ha ospitato una nuova edizione della Passione Vivente, con scene distribuite negli spazi della fortezza.
Il calendario primaverile comprende manifestazioni dedicate al limone, ai prodotti agricoli e alle tradizioni locali. Tra gli appuntamenti ricorrenti figurano la Festa di Primavera, la fiera di fine maggio e gli incontri legati alla poesia.
Le date cambiano ogni anno. Per programmare il viaggio intorno a un evento specifico occorre consultare il calendario comunale, soprattutto perché alcune manifestazioni modificano orari del castello, viabilità e modalità di prenotazione.
Cosa vedere nei dintorni
Scendendo verso la costa si raggiunge Rocca Imperiale Marina, adatta a una passeggiata sul litorale o a una giornata di mare. Verso nord, appena oltre il confine regionale, si trovano Nova Siri, Policoro e l’area archeologica di Herakleia, importante per comprendere la presenza greca lungo lo Ionio.
Procedendo verso sud si incontrano Montegiordano e Roseto Capo Spulico, dominata dal castello affacciato sul mare. L’accostamento tra le fortezze di Rocca Imperiale e Roseto permette di leggere due strategie difensive diverse: una controlla il territorio dall’alto della collina, l’altra presidia direttamente la costa.
L’interno conduce invece verso Nocara, Canna e i primi paesaggi del Pollino orientale, caratterizzati da calanchi, uliveti, piccoli centri storici e percorsi del Cammino Basiliano.
Consigli pratici per la visita
Prenotate l’ingresso prima di partire, perché gli orari possono essere organizzati in turni limitati. Arrivate nel borgo con almeno un’ora di anticipo, così da parcheggiare senza fretta e affrontare la salita a piedi.
Portate scarpe adatte a scale e pavimenti irregolari. In estate sono utili acqua, cappello e protezione solare; sul colle può soffiare vento anche quando la costa è molto calda.
Per fotografie panoramiche, il tardo pomeriggio offre una luce più morbida sul borgo e sullo Ionio. Il percorso sotterraneo merita il supplemento di tempo: permette di comprendere il castello come organismo militare, non soltanto come belvedere monumentale.
