Sony E PZ 18-110mm f/4 G OSS: recensione, qualità ottica e prestazioni video
Il Sony E PZ 18-110mm f/4 G OSS è uno di quegli obiettivi che diventano molto più facili da capire quando si smette di considerarli soltanto come ottiche fotografiche. A prima vista sembra uno zoom APS-C enorme, pesante e costoso: 18-110 mm, apertura costante f/4, oltre un chilogrammo sulla bilancia e un diametro filtri da 95 mm. Se lo si confronta con un normale zoom da viaggio, la partita finisce ancora prima di cominciare.
Ma sarebbe il confronto sbagliato.
Il 18-110mm nasce per il video professionale Super 35/APS-C, dove un’escursione equivalente a circa 27-165 mm, un vero power zoom, la messa a fuoco quasi parfocale, la riduzione del focus breathing e una costruzione pensata per lavorare con follow focus, rig e supporti valgono molto più di qualche centimetro o grammo risparmiato. Sony lo ha progettato come ponte tra l’obiettivo fotografico e il cine zoom, e proprio questa doppia natura continua a renderlo interessante anche parecchi anni dopo il lancio.
Non è una lente per tutti. Ma per documentari, interviste, eventi, corporate video, produzione run-and-gun e riprese in cui cambiare continuamente ottica significa perdere tempo o perdere la scena, ha ancora parecchio senso.
Un 18-110mm che in APS-C diventa quasi un tuttofare professionale
La gamma focale copre 18-110 mm, equivalenti a circa 27-165 mm su full frame. È un’escursione di 6,1x che parte da un grandangolo moderato e arriva a un tele medio abbastanza lungo da gestire dettagli, primi piani e ritratti compressi senza cambiare obiettivo. L’apertura rimane costante a f/4 lungo tutta la corsa.
È proprio questa combinazione a spiegare la lente.
A 18 mm si può lavorare in interni, seguire una persona, riprendere una scena ambientata o costruire un’inquadratura abbastanza larga. A 35-50 mm si entra nel territorio classico di interviste e reportage. A 70-110 mm il soggetto si stacca meglio dallo sfondo e la prospettiva diventa più adatta a primi piani, dettagli o eventi.
Non è abbastanza largo per sostituire un vero ultrawide e non arriva alle focali richieste da sport o wildlife, ma copre una fetta enorme del lavoro video quotidiano.
E soprattutto lo fa senza cambiare apertura.
In un filmato questo conta molto più che in fotografia: zoomare da 18 a 110 mm senza vedere l’esposizione cambiare rende molto più semplice mantenere coerenza durante una ripresa.
È il power zoom a dare senso all’intero progetto
La sigla PZ non è decorativa.
Il 18-110mm permette sia lo zoom manuale sia quello motorizzato. Il servo può produrre transizioni molto lente e controllate oppure movimenti più rapidi, evitando quella progressione irregolare che si ottiene facilmente ruotando una normale ghiera fotografica a mano. Il meccanismo è interno, quindi il barilotto mantiene la stessa lunghezza indipendentemente dalla focale impostata.
Per il video è una differenza sostanziale.
Uno zoom progressivo durante un’intervista, una lenta variazione d’inquadratura durante un evento o una correzione della focale mentre la camera è montata su un supporto diventano operazioni ripetibili, non tentativi.
Quando invece serve velocità, la ghiera permette di intervenire direttamente senza attendere il motore.
È proprio questo doppio controllo a rendere l’obiettivo molto più serio di un normale power zoom consumer.
Focus breathing: qui Sony ha lavorato pensando davvero al video
Uno degli aspetti più interessanti è il sistema Smooth Motion Optics.
Sony ha progettato la lente per ridurre tre problemi molto fastidiosi nelle riprese: focus breathing, variazioni dell’asse ottico durante lo zoom e perdita della messa a fuoco cambiando focale.
Il focus breathing, in particolare, è ciò che fa sembrare che l’inquadratura cambi leggermente mentre si sposta il fuoco da un soggetto vicino a uno lontano.
In fotografia importa poco.
In un rack focus video può essere tremendamente evidente.
Il 18-110mm lo tiene sotto controllo molto meglio di quanto facciano la maggior parte degli zoom fotografici. Non significa che il fenomeno scompaia matematicamente in ogni situazione, ma il comportamento è abbastanza composto da permettere transizioni di fuoco molto più pulite.
Anche il tracking del fuoco durante lo zoom è convincente. Questa non è una lente cine parfocale meccanica nel senso più rigoroso del termine, ma nella pratica mantiene il piano di fuoco con una stabilità che consente di zoomare durante una ripresa senza dover continuamente inseguire la messa a fuoco.
Tre ghiere, diaframma de-click e vera ergonomia da produzione
Il barilotto chiarisce immediatamente per chi è stato progettato questo obiettivo.
Ci sono ghiere separate per fuoco, zoom e diaframma, con dimensioni generose e una resistenza ben calibrata. La ghiera del diaframma può lavorare a scatti da un terzo di stop oppure essere resa fluida tramite il comando de-click, evitando variazioni brusche e soprattutto rumori durante la registrazione.
La ghiera di messa a fuoco può essere spostata avanti e indietro per passare rapidamente tra AF/MF e una modalità completamente manuale, mentre la dentatura da 0,8 mm permette l’utilizzo diretto con accessori follow focus standard.
Sono particolari che non servono a impressionare in una brochure.
Servono quando la camera viene davvero inserita in un rig.
E qui il 18-110mm mostra una differenza importante rispetto a un normale zoom fotografico: è stato progettato per essere operato, non soltanto montato.
Costruzione: grande, pesante, ma con una ragione
Il 18-110mm misura circa 110 × 167,5 mm e pesa 1.105 grammi senza il supporto per treppiede. La filettatura frontale è da 95 mm.
Non è un obiettivo leggero.
Su una piccola Alpha APS-C il rapporto tra corpo e lente appare quasi comico, mentre su FX30, FX3 in crop, FS5, FS7 e configurazioni riggate le proporzioni iniziano immediatamente ad avere più senso.
La lunghezza costante aiuta molto su gimbal e supporti perché il centro di gravità non cambia in maniera significativa durante la zoomata.
C’è anche un collare per treppiede rimovibile, praticamente indispensabile quando l’obiettivo viene montato su corpi piccoli o su sistemi di supporto.
La costruzione è resistente a polvere e umidità. L’impressione è quella giusta: quella di un attrezzo destinato a lavorare, non di una lente da trattare con eccessiva delicatezza.
Nitidezza: molto buona, ma non uniforme a tutte le focali
Otticamente il 18-110mm è più convincente di quanto la sua enorme escursione faccia pensare.
A 18 mm la resa al centro è già eccellente a f/4 e anche i bordi mantengono un livello elevato. Intorno ai 35 mm l’obiettivo trova probabilmente il proprio equilibrio migliore, con una buona uniformità tra centro e periferia dell’immagine. Nei test strumentali la fascia intermedia rimane molto solida anche a 70 mm.
La parte più debole arriva a 110 mm.
Il centro rimane buono già a tutta apertura e migliora chiudendo leggermente il diaframma, ma i bordi diventano visibilmente più morbidi a f/4. Il comportamento migliora a f/5.6 e soprattutto intorno a f/8.
Non considero questo limite particolarmente grave nel contesto per cui nasce la lente.
A 110 mm è molto più probabile utilizzare l’obiettivo per un primo piano, un’intervista o un dettaglio, situazioni in cui la massima nitidezza agli angoli conta relativamente poco. Sarebbe più problematico su una lente destinata principalmente ad architettura o paesaggio ad alta risoluzione.
Per video 4K, la quantità di dettaglio disponibile rimane ampiamente sufficiente lungo quasi tutta l’escursione.
Distorsione: evidente senza correzioni
Qui bisogna essere meno indulgenti.
Lo schema 18 elementi in 15 gruppi deve coprire un’escursione focale molto ampia mantenendo f/4 costante, zoom interno e comportamento video controllato. Qualcosa inevitabilmente viene lasciato alla correzione.
A 18 mm la distorsione a barilotto non corretta è evidente; passando alle focali intermedie compare invece una distorsione a cuscinetto che rimane presente fino alla parte tele. Nei test non corretti si passa da circa -3,6% a 18 mm a oltre +2% verso 70-110 mm.
Non è poco.
Con le correzioni elettroniche attive il problema diventa molto meno rilevante, ma chi lavora con workflow che bypassano o limitano le correzioni dovrebbe tenerne conto.
Per architettura fotografica pura sceglierei altro.
Per il video professionale è un compromesso molto più comprensibile, soprattutto considerando tutto ciò che Sony ha dovuto ottenere contemporaneamente dal progetto.
Aberrazione cromatica e controluce
L’aberrazione cromatica è ben controllata al centro, mentre può diventare più visibile verso i bordi, soprattutto in presenza di forti contrasti e alle estremità della gamma focale.
È un difetto gestibile e raramente distruttivo, ma esiste.
Molto più convincente è invece la resistenza al flare.
Anche con fonti luminose importanti nell’inquadratura la lente conserva bene contrasto e leggibilità. Può comparire una leggera perdita di contrasto nelle condizioni più severe, ma non ha una particolare tendenza a produrre riflessi incontrollabili.
Per una lente da evento, documentario o produzione sul campo è un pregio importante: non sempre è possibile scegliere da dove arriverà la luce.
Bokeh: piacevole, senza aspettarsi miracoli da un f/4 APS-C
Il diaframma utilizza sette lamelle e il bokeh è generalmente morbido e ordinato.
Ma bisogna essere realistici.
Un 18-110mm f/4 su APS-C non nasce per produrre separazione estrema del soggetto come un 50mm f/1.2 o un 85mm f/1.4. Alle focali più lunghe, avvicinandosi al soggetto e aumentando la distanza dallo sfondo, si ottiene comunque una separazione piacevole e molto utile per interviste e ritratti video.
A 110 mm, in particolare, il rendering diventa decisamente più interessante.
Non comprerei questa lente per il bokeh. Ma non è nemmeno uno dei suoi punti deboli.
Autofocus e messa a fuoco manuale
L’autofocus è silenzioso e abbastanza rapido da convivere bene con i moderni corpi Sony APS-C e cinema.
Ma la parte più interessante rimane la gestione manuale.
Spostando la ghiera di messa a fuoco si passa rapidamente alla modalità Full MF, con riferimenti di distanza e un comportamento molto più adatto alla messa a fuoco controllata rispetto alle ghiere elettroniche vaghe di molti obiettivi fotografici.
In AF/MF la distanza minima varia da 0,4 m a 18 mm fino a 0,95 m a 110 mm. In Full MF è di 0,95 m lungo tutta la gamma. L’ingrandimento massimo è appena 0,122x, quindi la fotografia ravvicinata non è certo una specialità del 18-110mm.
Non è una lente macro e non vuole esserlo.
OSS: importante soprattutto sui corpi e sulle produzioni per cui è nato
Lo stabilizzatore Optical SteadyShot è integrato nell’obiettivo.
È particolarmente importante perché il 18-110mm appartiene a una generazione in cui molte videocamere Sony Super 35 professionali non disponevano di stabilizzazione sul sensore. Ancora oggi rimane utile sui corpi privi di IBIS e lavora bene nelle riprese a mano libera, soprattutto alle focali medio-lunghe.
Non trasforma una camminata in uno shot da gimbal e non può compensare movimenti volontari troppo ampi.
Riduce però in modo efficace il tremolio fine e rende più facile mantenere stabile una composizione senza supporto.
Per la fotografia? Sì, ma sarebbe uno strano acquisto
Tecnicamente il 18-110mm può essere utilizzato benissimo anche per fotografare.
La gamma equivalente 27-165 mm è comodissima, l’apertura f/4 rimane costante, la nitidezza è generalmente elevata e la stabilizzazione aiuta.
Ma comprarlo principalmente per fotografia è difficile da consigliare.
Pesa più di un chilogrammo, utilizza filtri da 95 mm e gran parte del suo costo deriva da caratteristiche che in fotografia hanno valore limitato: servo zoom, breathing ridotto, tracking durante la zoomata, ghiera iris de-clickabile, gearing per follow focus e cinematica interna.
Si finirebbe per pagare molto per funzioni che probabilmente rimarrebbero inutilizzate.
Come obiettivo ibrido, invece, può avere senso per chi realizza prevalentemente video ma deve produrre anche fotografie durante lo stesso lavoro.
Dove il 18-110mm è ancora difficile da sostituire
Il suo vantaggio più forte non è la nitidezza, né l’apertura, né una singola funzione.
È quante operazioni permette di svolgere senza togliere la lente dalla camera.
Un’intervista può partire larga e chiudersi su un primo piano. Durante un evento si può passare rapidamente dalla scena generale a un dettaglio. In un documentario si può seguire una persona dentro un ambiente e poi isolare un gesto senza interrompere la registrazione per cambiare ottica.
Con un 16-55mm f/2.8 si guadagna luminosità e si risparmia parecchio peso, ma manca quasi metà della gamma tele e soprattutto manca tutta l’ergonomia cine.
Con una coppia di zoom più luminosi si può ottenere qualità eccellente, ma bisogna cambiare lente.
Con veri cine zoom di fascia superiore si può avere un controllo ancora più raffinato, ma dimensioni e prezzi salgono rapidamente.
Il 18-110mm occupa proprio questo spazio intermedio.
A chi consiglio il Sony E PZ 18-110mm f/4 G OSS
Lo vedo molto bene per documentari, corporate video, interviste, eventi, reportage video, produzioni broadcast leggere e lavori run-and-gun.
È particolarmente sensato con corpi Sony APS-C e Super 35 quando si vuole costruire un setup capace di affrontare quasi tutta una giornata senza cambiare lente.
È molto meno interessante per vlog leggeri, fotografia di viaggio o chi cerca semplicemente uno zoom tuttofare APS-C. Per questi usi dimensioni, peso e prezzo diventano difficili da giustificare.
Anche chi lavora principalmente in condizioni di luce molto bassa deve considerare il limite di f/4. I moderni sensori hanno reso questa apertura molto più gestibile rispetto a dieci anni fa, ma f/2.8 rimane f/2.8: un intero stop può fare differenza.
Pregi
- Escursione 18-110 mm estremamente versatile
- Apertura f/4 costante
- Power zoom realmente utile per produzione video
- Zoom interno e lunghezza costante
- Focus breathing molto ben controllato
- Buon mantenimento della messa a fuoco durante la zoomata
- Controlli pensati per il video professionale
- Ghiera del diaframma de-clickabile
- Compatibilità diretta con follow focus da 0,8 mm
- Ottima nitidezza per gran parte della gamma
- Buona resistenza al flare
- Stabilizzazione OSS integrata
- Costruzione robusta
- Collare per treppiede incluso
- Gamma equivalente 27-165 mm estremamente pratica
Difetti
- Peso di 1.105 grammi
- Ingombrante sui piccoli corpi APS-C
- Filtri da 95 mm costosi
- Distorsione non corretta evidente
- Bordi più deboli a 110 mm e f/4
- Aberrazione cromatica più visibile verso i margini
- Apertura f/4 non ideale in condizioni di luce molto scarsa
- Ingrandimento massimo modesto
- Poco razionale se acquistato principalmente per fotografia
