Vinitaly e la supremazia del vino italiano nel mondo
Questione di posizione geografica e di clima: Italia, Francia e Spagna (in quest’ordine) sono, a livello mondiale, sul podio per numero di milioni di ettolitri di vino prodotti ogni anno. Se si esclude il 2023, anno in cui la Francia ha avuto una produzione maggiore rispetto alla nostra, il predominio assoluto sul “nettare degli dei” è stabilmente italiano (qui i dati relativi al 2022).
Del resto, in Etruria il vino veniva prodotto e consumato (in grandi quantità) ancor prima che Enea sbarcasse sulle coste laziali; e la stessa bevanda per secoli ha accompagnato i lauti pasti di re ed imperatori romani.
Dicevamo del clima; quello italiano sembra pensato appositamente per consentire alle vigne di crescere rigogliose e ai chicchi d’uva di maturare sotto i caldi raggi del sole: il mar Mediterraneo rende il clima mite, le Alpi proteggono la pianura Padana dalle correnti fredde provenienti da nord e da nord est, così come gli Appennini fanno sui vigneti della Toscana e del Lazio. Per tutta la lunghezza dell’Italia, i vitigni si differenziano grazie sia alla variabile latitudine (dai vigneti del Trentino a quelli della Sicilia, la temperatura nel corso della stessa stagione può differire in media anche di dieci gradi), sia alla variabile terreno: calcareo, argilloso, ghiaioso, vulcanico.
Una tale variabilità è all’origine di una molteplicità di vitigni, difficilmente riscontrabile in altri paesi, in Europa e fuori.
A Verona, la fiera del vino italiano
Non poteva, quindi, che nascere qui la principale fiera dedicata al vino, ai suoi produttori e ai suoi esportatori: il Vinitaly! E questa fiera non poteva che svilupparsi nella città che più di ogni altra si presta per posizione geografica a raccogliere visitatori ed espositori da ogni parte del mondo: Verona.
La città scaligera è lo snodo ferroviario e stradale degli assi che collegano, non solo il paese, ma anche l’Europa, da nord a sud e da est ad ovest. Al resto, pensa la prossimità di aeroporti internazionali: oltre a quello di Verona, distano meno di due ore dalla città veneta gli aeroporti di Venezia, Bologna e Milano.
Quindi, anche se il Vinitaly è nato “quasi per caso” non è un caso che da oltre cinquant’anni non abbia smesso di crescere e di attrarre alla Fiera di Verona migliaia di visitatori e di espositori ogni anno, come non è un caso che gli appassionati di scommesse sportive e gioco online italiani scelgano i migliori casino non AAMS per giocare online.
Da Le giornate del vino italiano al Vinitaly
Il “caso” da cui prende vita quella che oggi è la fiera del vino più importante d’Europa è il sensibile calo di visitatori ai due stand che la Fiera dell’Agricoltura di Verona fino al 1964 aveva dedicato al vino.
Siamo a metà degli anni Sessanta e la meccanizzazione sta inesorabilmente modificando il mondo agricolo: trattori, mietitrebbie e altre macchine attirano gli sguardi e le attenzioni dei visitatori della Fiera, lasciando veramente delle briciole ai viticoltori e ai vinificatori.
Sotto l’entusiasmo e la spinta motivazionale e organizzativa del giornalista Angelo Betti e dello studente di Economia Sandro Boscaini (da poco laureato con una tesi sui canali di distribuzione dei vini in Italia), alla Gran Guardia (in pieno centro, di fronte all’Arena) nel 1967 apre le porte la prima edizione delle Giornate del vino italiano.
Come ogni grande cambiamento, anche questo ha dovuto faticare non poco per imporsi sulle mentalità chiuse dei produttori di quegli anni. Ma l’evento fieristico otterrà la fiducia degli espositori (che già nel 1969 saranno 130), coinvolti e affascinati dall’idea di far degustare i propri vini ai visitatori.
Vino, grappa e altri distillati
È del 1971 la prima edizione di Vinitaly – Salone della attività vitivinicole, caratterizzata dalla prima asta dei vini più pregiati, da un padiglione con l’esposizione di macchinari e attrezzature per l’enologia e dal primo catalogo dei vini DOC.
Nel 1978 parteciperanno le prime aziende vitivinicole straniere, mentre a partire dal 1980 il Vinitaly si terrà sempre in primavera. L’evento cresce ancora ed inizia a diversificarsi: è del 1987 il primo Salone dell’Oliva e dell’anno successivo Distilla, il salone della grappa, del brandy e dei distillati in generale; nel 1995, la fiera del vino assorbe Distilla e diventa Vinitaly – Salone Internazionale del Vino e dei Distillati.
Oramai bere vino è questione di status (e di marketing) e le bottiglie si devono adeguare: dal 1996, Vinitaly ospita International Packaging Competition, evento che premia il miglior abbigliaggio del vino.
Il salto di qualità: l’esportazione del Vinitaly nel mondo
Cadono i muri tra Oriente e Occidente e la Cina si apre ai mercati europei e americani; Veronafiere, l’ente alla testa del Vinitaly, decide di andare a Shangai, al China Wine con Enolitech, dedicato a vino e olio, mentre nel 2002 l’esperienza si amplia, abbracciando l’invito di Singapore con il progetto Vino & Olio.
L’esportazione del Vinitaly all’estero non si limita all’oriente, ma punta ancora più in alto: sono del 2002 e 2003 i Vinitaly US Tour a Chicago (che ha da poco ospitato la prima edizione di Vinitaly.USA) e San Francisco e la partecipazione a Mumbay, India, all’IFOWS, Italian Food and Wine Show (che farà da apripista alla prima edizione del Vinitaly India), mentre l’anno successivo sbarca a Mosca il marchio Vinitaly.
Non si tratta di casi isolati, ma di “prime edizioni” che, a distanza di oltre vent’anni continuano ancora oggi, mostrando i solidi legami che l’ente Veronafiere ha saputo costruire con le città ospitanti, alle quali nel frattempo si sono aggiunte New York, Miami, Palm Beach, Vancouver, Washington, Pechino, Macao, Seoul, Tokyo, San Pietroburgo.
Per limitarci alla Fiera che si tiene a Verona, i visitatori dell’edizione numero 56 sono stati 97.000. Gli oltre 30.000 operatori presenti con stand provenivano da 140 paesi diversi e 1.200 di loro erano top buyer; in maggioranza, si trattava di statunitensi, tedeschi, inglesi, cinesi e canadesi.
