Gin, il distillato che conquista i mercati: tendenze e rivoluzione digitale
Il gin non è più (solo) un semplice ingrediente da cocktail bar. In Italia, così come nel resto d’Europa, sta attraversando una fase di riscoperta culturale e commerciale.
A differenza di molti altri spirits, rimasti caratterizzati da un profilo costante nel tempo, il gin si è reinventato. E oggi, nelle sue declinazioni più raffinate e botaniche, si impone come una delle bevande più identitarie del momento, perché capace di intercettare sia le esigenze degli appassionati della mixology che quelle dei consumatori più attenti all’origine e alla qualità.
La tendenza si riflette anche nei numeri del mercato. Le vendite complessive nella GDO italiana nel 2024, secondo i dati di NielsenIQ, considerando gin, spumanti, aperitivi e ready to drink, hanno superato il miliardo di euro, con un incremento a valore del 4% e un aumento a volume del 3,5%.
Il gin, in particolare, ha registrato un’espansione del +15% nei consumi fuori casa e un notevole +10,8% nelle vendite digitali, superando la performance dei liquori (+5,9%) e degli spumanti (+3,7%).
Un dato che conferma come la vendita Gin non sia più confinata a enoteche fisiche o locali specializzati, ma viva oggi una nuova centralità all’interno delle piattaforme digitali.
Un mercato vivido: esperienze sensoriali e consumo responsabile
L’evoluzione del gin in Italia risponde a un bisogno sempre più articolato di personalizzazione e narrazione del prodotto.
A rendere il distillato così attraente è la sua intrinseca versatilità: il profilo aromatico, derivante da botaniche selezionate (bacche di ginepro, agrumi, spezie, fiori) apre a infinite possibilità di interpretazione. E sono proprio queste caratteristiche sensoriali a trainare la crescita, in particolare nel segmento premium.
L’interesse per gin artigianali, biologici o ispirati al territorio ha fatto emergere una nuova classe di consumatori: informati, selettivi, attratti più dal valore esperienziale che dal consumo alcolico. Questa tendenza emerge chiaramente dalla preferenza per prodotti a gradazione ridotta, o addirittura analcolici, come emerso da un recente sondaggio Nielsen, secondo cui metà degli italiani dichiara di voler modificare le proprie abitudini in favore di opzioni più leggere.
La Gen Z e i Millennials, in particolare, spingono verso scelte per le quali l’etica del consumo va di pari passo con la qualità. Quindi il gin si distingue anche per la facilità con cui si può raccontare e comprendere: non richiede competenze tecniche su annate, terroir o vinificazioni. È un distillato “democratico”, nonché capace di soddisfare anche il palato più sofisticato.
Gin ed e-commerce: un’accoppiata destinata a durare
Il commercio elettronico ha accelerato la diffusione del gin. Se nel 2018 il segmento e-commerce degli spirits rappresentava una nicchia, oggi, secondo le stime IWSR, si prevede che entro il 2025 raggiungerà il 6% dei volumi complessivi off-trade, con una crescita strutturale di oltre il 4%.
Acquistare gin online permette di esplorare referenze nuove, scoprire piccole distillerie indipendenti, confrontare recensioni e avere accesso a offerte limitate nel tempo. E difatti, in occasione di eventi come il Natale o il Black Friday, le ricerche per questa categoria aumentano in modo vertiginoso (+140% secondo i dati di Witailer) con una forte propensione verso prodotti premium, confezioni regalo o kit per la mixology domestica.
L’attenzione verso distillerie locali, produzioni a impatto ridotto e tracciabilità degli ingredienti potrebbe trasformare il gin in uno degli alcolici simbolo del consumo responsabile.
Il gin è quindi molto più di un semplice spirito aromatizzato: è una piattaforma culturale, un simbolo di cambiamento nei modi di bere e di scegliere cosa mettere in tavola. Un distillato che riflette i desideri di un pubblico sempre più attento, curioso e interconnesso.
