A-23A perde contro il caldo: da gigante antartico a pasto per l’oceano
L’iceberg A-23A, soprannominato “queen of icebergs”, ha perso una fetta enorme del suo potere glaciale. Dal 1986, anno della sua nascita dalla piattaforma di ghiaccio Filchner-Ronne (Antartide), è rimasto per decenni incagliato nel Mar di Weddell. Ma dal 2020 ha iniziato a muoversi, finendo intrappolato in correnti e vortex intorno a South Georgia Island. Qui, spinto in un vortice rotante chiamato Taylor column, ha resistito sul fondo marino fino a liberarsi a fine 2024.
Velocità di frammentazione
Negli ultimi mesi, l’A-23A ha perso almeno l’80% della sua massa, passando da circa 3.672 km² (1.418 miglia²) ai circa 1.700 km² attuali. Secondo il British Antarctic Survey, frammenti imponenti, ciascuno attorno ai 400 km², si sono staccati e stanno veleggiando nel Sud Atlantico.
Vita da iceberg: cenni scientifici
Gli iceberg hanno cicli naturali millenari, ma alcuni meccanismi accelerano la loro distruzione. L’A-23A ha navigato la cosiddetta Iceberg Alley, seguendo correnti come la Southern Antarctic Circumpolar Current Front (SACCF). Mentre si avvicina a latitudini più calde, le onde, le maree e il riscaldamento delle acque creano stress meccanici che inducono fratture rapide.
Impatti ambientali e prospettiva climatica
La disgregazione in corso non innalza direttamente il livello del mare — gli iceberg galleggiano già — ma apre la strada alla fusione dei ghiacciai continentali, che sì contribuisce all’innalzamento globale. Inoltre, il crollo di A-23A aumenta le “minacce di navigazione” per le navi che incrociano i bracci del Sud Atlantico, carichi di pezzi instabili e difficili da monitorare.
Un nuovo re dello scioglimento
Al momento, il primato dell’iceberg più grande in circolazione è passato a D-15A — fermo vicino alla stazione Davis in Antartide, con una superficie stimata di circa 3.000 km². A-23A è destinato a crollare nella classifica entro poche settimane o mesi. Scienziati come Meijers e Scambos prevedono “un collasso spettacolare” nelle prossime fasi primaverili/estive antartiche, forse come una sorta di valanga di ghiaccio galleggiante.
