The Witcher 3 avrà un terzo grande DLC: ecco cosa sappiamo su Songs of the Past
Dopo mesi di leak, mezze conferme finanziarie, insider polacchi e community ormai convinta di vivere in un eterno ciclo di “copium”, CD Projekt ha ufficializzato quello che fino a ieri sembrava assurdo perfino per gli standard dell’industria moderna: The Witcher 3: Wild Hunt riceverà davvero un nuovo DLC narrativo.
Si chiamerà Songs of the Past, arriverà nel 2027 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, e riporterà al centro Geralt di Rivia, undici anni dopo l’uscita del gioco originale e oltre dieci anni dopo Blood and Wine, che per molti rappresentava la chiusura definitiva del personaggio.
Ed è proprio questo il punto interessante: CD Projekt aveva costruito Blood and Wine come un addio quasi perfetto. Toussaint era il pensionamento malinconico del witcher, il raro caso in cui un grande RPG concedeva davvero una sensazione di conclusione. Tornare oggi su Geralt significa quindi una cosa molto precisa: la saga principale è ancora troppo lontana, e CD Projekt non vuole lasciare il franchise fermo per anni.
Dietro il DLC c’è Fool’s Theory, lo studio del remake di The Witcher
Il nuovo contenuto verrà co-sviluppato insieme a Fool’s Theory, studio polacco formato da numerosi veterani della saga e già coinvolto nel remake del primo Witcher in Unreal Engine 5.
La scelta è molto meno casuale di quanto sembri. Fool’s Theory rappresenta una sorta di “filiale spirituale” del vecchio CD Projekt RED: stessa scuola narrativa, stesso approccio al role-playing morale, stessa cultura produttiva dell’RPG polacco anni 2000.
Negli ultimi mesi diversi analisti e insider avevano collegato proprio Fool’s Theory al misterioso “progetto non annunciato” citato nei report finanziari CD Projekt. A posteriori, il quadro ora appare molto più chiaro.
Perché CD Projekt sta tornando su The Witcher 3
La risposta breve è brutalmente industriale: perché The Witcher 3 continua a vendere.
Il gioco ha superato i 60 milioni di copie nel mondo, resta stabilmente tra gli RPG più giocati su Steam e continua a generare attenzione grazie alla serie Netflix, alle mod, agli update next-gen e al peso culturale accumulato dal 2015 in poi.
Nel frattempo però The Witcher 4 è ancora distante. Il remake del primo Witcher richiederà anni. E Cyberpunk Orion è in pienissima pre-produzione.
Songs of the Past sembra quindi avere una funzione molto precisa: fare da ponte narrativo e commerciale tra il ciclo Geralt e la nuova era guidata da Ciri.
Una strategia che, se vogliamo essere cinici, è anche estremamente intelligente.
Il dettaglio più importante? CD Projekt sta cambiando The Witcher 3 a livello tecnico
L’annuncio del DLC non è arrivato da solo. CD Projekt ha confermato anche un aggiornamento tecnico del gioco base con nuovi requisiti hardware per PC.
Tradotto: Songs of the Past non sarà probabilmente un semplice “pacchetto missioni”. Lo studio sta preparando una revisione più profonda dell’infrastruttura tecnica del gioco, abbandonando definitivamente hardware ormai vecchio e spingendo la Complete Edition verso standard più moderni.
Ed è qui che il messaggio diventa chiarissimo: questo DLC non serve solo ai nostalgici. Serve a riallineare The Witcher 3 al futuro del brand.
Ma cosa racconterà Songs of the Past?
Qui iniziano le vere speculazioni.
CD Projekt non ha ancora mostrato gameplay né dettagli narrativi concreti. Però il titolo — Songs of the Past — è abbastanza evocativo da aver già acceso decine di teorie.
Le ipotesi principali sono tre:
- un racconto ambientato prima della trilogia principale
- una storia ponte verso The Witcher 4
- il recupero di contenuti tagliati storicamente da The Witcher 3
Quest’ultima teoria non è affatto folle. Per anni si è parlato di vaste porzioni di South Velen e della storyline di Iorveth rimaste incompiute durante lo sviluppo originale. Alcuni insider polacchi ritengono che CD Projekt possa riutilizzare proprio parte di quel materiale narrativo rimasto nel cassetto.
Il vero problema ora è uno solo: l’asticella è disumana
Qui CD Projekt entra però in una zona pericolosissima.
Perché fare un nuovo DLC di The Witcher 3 nel 2027 non significa semplicemente pubblicare altro contenuto. Significa confrontarsi direttamente con Hearts of Stone e soprattutto con Blood and Wine, due espansioni che hanno ridefinito il concetto stesso di DLC premium nell’industria.
La community non accetterà un’espansione “normale”.
E c’è un altro rischio: il fattore nostalgia. The Witcher 3 oggi è diventato quasi mitologico. Molti giocatori ricordano il gioco filtrandolo attraverso dieci anni di mod, patch, miglioramenti tecnici e idealizzazione collettiva. Tornarci sopra significa anche esporsi inevitabilmente al confronto con un ricordo ormai gigantesco.
CD Projekt però sembra esserne consapevole. E infatti il messaggio dell’annuncio è stato sorprendentemente sobrio: niente trailer cinematografico hollywoodiano, niente promesse deliranti, niente marketing tossico da “revolutionary experience”.
Solo una frase semplice: il medaglione vibra ancora.
