Boom turistico nel 2026, ma gli italiani rallentano mentre esplodono gli affitti brevi
Il turismo italiano continua a crescere, ma i nuovi dati Istat raccontano una trasformazione molto più profonda di quanto suggeriscano i numeri celebrativi diffusi dal settore. Nel primo trimestre del 2026 gli esercizi ricettivi hanno registrato 23 milioni di arrivi e 71,6 milioni di presenze, con un aumento rispettivamente del 4,2% e del 7,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La vera notizia, però, è un’altra: l’Italia sta diventando sempre più dipendente dal turismo internazionale.
Secondo ISTAT, gli stranieri rappresentano ormai il 54,6% delle presenze complessive. È un dato che segna un cambio di equilibrio molto netto. L’Italia continua ad attrarre visitatori grazie a città d’arte, gastronomia, turismo esperienziale e destinazioni premium, ma il mercato interno rallenta. Gli italiani viaggiano ancora, certo, ma con maggiore prudenza: soggiorni più brevi, spesa più contenuta e crescente attenzione ai prezzi.
Marzo è stato il mese più forte, soprattutto grazie alla componente internazionale, cresciuta del 17,4%. Un’accelerazione che conferma il peso crescente dei flussi esteri nelle economie turistiche locali. Il problema è che questa crescita rende il comparto più esposto a fattori che l’Italia controlla solo in parte: crisi geopolitiche, costo dei voli, oscillazioni economiche globali e instabilità energetica.
Anche la struttura del mercato sta cambiando rapidamente. Gli alberghi continuano a crescere, ma molto meno rispetto al comparto extra-alberghiero, che segna un impressionante +14,7%. Dietro questo dato ci sono soprattutto appartamenti turistici, affitti brevi e formule ibride che stanno riscrivendo il modello dell’ospitalità italiana. È un’espansione economicamente potente, ma urbanisticamente tossica in molte città. I centri storici si svuotano di residenti permanenti, gli affitti salgono e interi quartieri vengono trasformati in infrastrutture turistiche semi-permanenti.
Nel frattempo, la permanenza media resta relativamente stabile, poco sopra le tre notti, ma con una differenza significativa: gli stranieri si fermano più a lungo degli italiani. È un altro dettaglio che racconta una verità economica meno comoda di quanto sembri. Il turismo internazionale porta liquidità, ma il turismo domestico mostra segnali di affaticamento, schiacciato dall’aumento dei costi di trasporto, ristorazione e ospitalità.
I numeri restano forti, indubbiamente. Ma dietro il racconto del “record turistico” si intravede un sistema che cresce in modo squilibrato: sempre più dipendente dall’estero, sempre più concentrato sugli affitti brevi e sempre meno sostenibile per chi in quelle città ci vive davvero.
