Trekking sul Gran Sasso: Salita al Monte Aquila, Pizzo Confalonieri e Monte Portella
Trekking sul Gran Sasso: Salita al Monte Aquila, Pizzo Confalonieri e Monte Portella
Meta description: Dal Campo Imperatore a tre cime panoramiche del Gran Sasso, passando per rifugi storici, creste e conche glaciali.
Questo trekking parte da Campo Imperatore e attraversa alcuni dei paesaggi più completi del settore centrale del Gran Sasso senza affrontare le difficoltà alpinistiche del Corno Grande. In poco più di una dozzina di chilometri si passa dall’altopiano alle creste, si sale sul Monte Aquila a 2.494 metri, si entra nella conca glaciale di Campo Pericoli, si raggiunge il più antico rifugio del massiccio e si torna in quota passando per il Picco Confalonieri, 2.422 metri, il Rifugio Duca degli Abruzzi e il Monte Portella, 2.385 metri.
Una precisazione va fatta subito. Il nome comunemente riportato come Pizzo Confalonieri è in realtà Picco Confalonieri: non compare come toponimo tradizionale sulle normali carte perché identifica l’anticima nord-orientale del Monte Portella, dedicata nel 2019 al cardinale Carlo Confalonieri, arcivescovo dell’Aquila dal 1941 al 1950. Sulla cresta si trova la targa che ricorda la dedicazione.
L’itinerario è classificato E – Escursionistico in condizioni estive, ma i numeri non devono trarre in inganno: si cammina quasi sempre sopra i 2.000 metri, in ambiente aperto, senza ombra e con un meteo capace di cambiare rapidamente. Neve o ghiaccio trasformano completamente la difficoltà del percorso. Iter Edizioni indica come periodo normale da giugno a ottobre, esclusivamente in assenza di neve e ghiaccio.
Le tappe del trekking
Prima di entrare nei dettagli, queste sono le tappe principali dell’itinerario:
- Campo Imperatore e Osservatorio Astronomico
- Sella di Monte Aquila
- Monte Aquila, 2.494 m
- Campo Pericoli
- Rifugio Giuseppe Garibaldi
- Piramide di Edoardo Martinori
- Passo della Portella
- Picco Confalonieri, 2.422 m
- Rifugio Duca degli Abruzzi, 2.388 m
- Monte Portella, 2.385 m
- discesa verso Campo Imperatore
Scheda tecnica
Partenza e arrivo: Campo Imperatore, area dell’Albergo e della stazione superiore della funivia
Quota di partenza: circa 2.135 m
Quota massima: Monte Aquila, 2.494 m
Dislivello positivo: circa 700 m
Lunghezza: circa 13 km
Tempo di cammino: circa 4 ore e 30 minuti, escluse soste lunghe
Difficoltà: E – Escursionistico
Periodo consigliato: giugno-ottobre, senza neve o ghiaccio
Segnaletica utilizzata lungo le diverse sezioni: 101, 104, 214, 161, 102 e 100E
Cartografia consigliata: Gran Sasso d’Italia 1:25.000
Acqua: non fare affidamento su fonti lungo il percorso
Età: Iter indica l’itinerario come adatto a ragazzi dagli 11 anni già abituati alla montagna.
Quattro ore e mezza rappresentano un tempo di cammino abbastanza sostenuto. Per fotografie, pranzo al rifugio, deviazione alla Piramide Martinori e soste panoramiche, è più realistico mettere in conto sei ore, anche qualcosa in più se non siete allenati.
Campo Imperatore: partenza a 2.100 metri
Si parte dall’area dell’Albergo di Campo Imperatore, raggiungibile in estate in automobile attraverso la SR 17 bis oppure con la funivia da Fonte Cerreto.
Nel 2026 la strada per Campo Imperatore è stata riaperta completamente al traffico il 16 maggio, dopo la rimozione di accumuli nevosi che in alcuni punti superavano i dieci metri.
Sempre nell’estate 2026 bisogna considerare una modifica importante: l’Ostello di Campo Imperatore e il piazzale adiacente sono chiusi per lavori di ristrutturazione, mentre i servizi igienici pubblici restano disponibili presso la stazione superiore della funivia.
Prima ancora di iniziare a salire, il paesaggio spiega perché Campo Imperatore venga spesso paragonato a un piccolo altopiano asiatico. Davanti si apre una pianura carsica e glaciale circondata da alcune delle cime più alte dell’Appennino; dietro l’Albergo si innalzano immediatamente Monte Portella e Monte Aquila.
Dal parcheggio si passa accanto all’Osservatorio Astronomico e al Giardino Botanico Alpino Vincenzo Rivera, quindi si imbocca il sentiero diretto verso la Sella di Monte Aquila.
Sella di Monte Aquila: il punto in cui appare il Corno Grande
Il primo tratto sale con pendenza moderata sulle pendici del Monte Portella.
A circa 2.210 metri si incontra un bivio: il percorso verso la Sella di Monte Aquila continua sulla destra, tagliando a mezzacosta il versante nord-orientale della montagna.
Le ultime svolte diventano più ripide e portano alla Sella di Monte Aquila, circa 2.335 metri, raggiungibile in circa 45 minuti dalla partenza.
È qui che la montagna cambia improvvisamente.
Dietro rimane l’altopiano di Campo Imperatore; davanti compare la grande conca di Campo Pericoli, chiusa dal Corno Grande, Pizzo d’Intermesoli, Monte Corvo, Pizzo Cefalone e dalle altre cime della catena occidentale.
Il Parco ricorda che da questo settore si leggono ancora chiaramente circhi glaciali, brecciai e morfologie prodotte dalle antiche glaciazioni del Gran Sasso.
Monte Aquila: 2.494 metri davanti al Paretone
Dalla sella si prende la direzione nord.
Si supera prima il bivio per la Via Normale del Corno Grande e successivamente quello utilizzato per la Direttissima. Il sentiero per Monte Aquila piega invece verso destra e sale progressivamente fino alla cima.
La vetta raggiunge 2.494 metri ed è la quota massima dell’intero itinerario. Dal punto di partenza sono circa 350 metri di dislivello e tre chilometri di cammino; con passo regolare si raggiunge in circa un’ora.
Il panorama è enorme.
A nord domina il Corno Grande, alto 2.912 metri, con il Paretone e le strutture calcaree del massiccio centrale. Verso sud-est si distende Campo Imperatore, mentre verso ovest si riconoscono Campo Pericoli, Pizzo Cefalone, Pizzo d’Intermesoli e la dorsale che prosegue verso Monte Corvo.
Nelle giornate terse la vista supera ampiamente il massiccio e raggiunge il Sirente-Velino; verso est, in condizioni particolarmente limpide, si percepisce anche la direzione dell’Adriatico. Il Parco descrive Monte Aquila proprio come una delle cime più accessibili da cui osservare contemporaneamente il Paretone, Campo Pericoli e Campo Imperatore.
La discesa verso Campo Pericoli
Dalla cima si torna sui propri passi fino al bivio della Via Normale del Corno Grande.
Qui si prende il sentiero che entra nella grande depressione di Campo Pericoli, una delle conche glaciali più spettacolari dell’Appennino.
Il nome può suggerire un ambiente minaccioso, ma la sua origine non va interpretata letteralmente come “campo pericoloso”. Ciò che colpisce davvero è la scala del paesaggio: prati d’alta quota, ghiaioni, grandi pareti calcaree e pochissimi segni umani.
La discesa conduce verso il Rifugio Giuseppe Garibaldi, a circa 2.230 metri.
Rifugio Giuseppe Garibaldi: il più antico del Gran Sasso
Il piccolo edificio in pietra è una pagina importante della storia dell’alpinismo appenninico.
Il Rifugio Giuseppe Garibaldi venne costruito dalla Sezione di Roma del Club Alpino Italiano nel 1886 e inaugurato il 16 settembre dello stesso anno. Nel 1977 venne ceduto alla Sezione dell’Aquila del CAI.
È il più antico rifugio del Gran Sasso.
Oggi non è un normale rifugio gestito con bar e ristorante, quindi non bisogna impostare l’escursione contando di acquistare qui acqua o pranzo. Per il ristoro vero bisognerà attendere il Duca degli Abruzzi.
Dal Monte Aquila si raggiunge il Garibaldi in circa 40 minuti, percorrendo approssimativamente 2,5 chilometri.
La Piramide di Edoardo Martinori
A nord del Rifugio Garibaldi esiste una deviazione breve ma curiosa che merita i venti minuti necessari.
Sul Pizzo Fava, a circa 2.240 metri, si trova un piccolo monumento piramidale di pietra dedicato a Edoardo Martinori, ingegnere, alpinista, esploratore e viaggiatore romano vissuto tra il 1854 e il 1935.
La cosiddetta Piramide Martinori è uno di quei dettagli che permettono di uscire dal trekking puramente panoramico e leggere anche la storia delle prime esplorazioni del Gran Sasso.
Da qui il Corno Grande appare alle spalle del piccolo monumento, mentre il Duca degli Abruzzi si distingue sulla cresta molto più in alto.
Campo Pericoli e le antiche vie tra i due versanti
Il sentiero attraversa ora la conca in direzione del Passo della Portella.
Questi percorsi non appartengono soltanto alla moderna escursionistica. Per secoli i valichi del Gran Sasso furono utilizzati da pastori, commercianti e abitanti che si spostavano tra il versante aquilano e quello teramano.
Il Parco ricorda anche la figura dei nevaioli, che attraversavano la Portella per raggiungere i nevai di Campo Pericoli, raccogliere neve rimasta durante l’estate e trasportarla verso L’Aquila per venderla.
È una piccola storia che rende il passo molto più interessante di un semplice incrocio di sentieri.
Passo della Portella
La salita da Campo Pericoli riporta gradualmente verso la cresta occidentale.
Il Passo della Portella, intorno ai 2.260 metri, separa Campo Pericoli dall’area di Campo Imperatore e costituisce ancora oggi un importante crocevia escursionistico.
Da qui il panorama si apre contemporaneamente verso la conca glaciale e verso la valle aquilana.
Il sentiero continua in direzione della cresta del Monte Portella. Nei tratti più ripidi il terreno può essere ghiaioso e richiede attenzione soprattutto in discesa o quando è bagnato.
Picco Confalonieri: la cima che non trovate sulle carte
Salendo dalla Portella si raggiunge la dorsale che conduce verso il Rifugio Duca degli Abruzzi.
A questo punto esistono due possibilità: seguire la traccia più comoda a mezzacosta oppure rimanere sul crinale. Per raggiungere il Picco Confalonieri bisogna scegliere la cresta.
La quota è 2.422 metri.
Il nome è recente e identifica l’anticima nord-orientale del Monte Portella. La targa venne collocata il 5 agosto 2019 per ricordare Carlo Confalonieri, arcivescovo dell’Aquila e figura fortemente legata alla montagna. Se scegliete il sentiero a mezzacosta, la targa non è visibile.
Questa è una delle informazioni più particolari dell’intero itinerario: sulle carte topografiche tradizionali continuerete spesso a vedere soltanto Monte Portella.
Dal Picco la prospettiva su Campo Pericoli diventa magnifica, con il Corno Grande quasi di fronte e l’altopiano di Campo Imperatore sul versante opposto.
Rifugio Duca degli Abruzzi: 2.388 metri sulla cresta
Pochi minuti di discesa portano al Rifugio Duca degli Abruzzi, costruito nel 1908 dalla Sezione di Roma del CAI e intitolato a Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, grande protagonista dell’alpinismo ed esplorazione italiana tra Otto e Novecento.
Il rifugio sorge a 2.388 metri, praticamente sospeso sulla cresta del Monte Portella.
A differenza del Garibaldi è gestito e nel 2026 offre bar, ristorante e pernottamento. Il sito ufficiale indica apertura stagionale tra giugno e settembre; la piattaforma CAI riporta per il 2026 apertura continuativa dal 15 giugno al 27 settembre.
Rifugio Duca degli Abruzzi
Quota: 2.388 m
Telefono: +39 388 186 7703
Email: [email protected]
Sito ufficiale: rifugioducadegliabruzzi.it
Servizi: bar, ristorante, pernottamento, acqua, POS e defibrillatore.
È il posto giusto per una pausa vera, ma in giornate estive molto frequentate non darei per scontato di poter pranzare senza tempi di attesa.
Monte Portella: 2.385 metri sopra Campo Imperatore
Dal rifugio si segue verso ovest l’evidente dorsale.
In circa dieci minuti si raggiunge il Monte Portella, 2.385 metri.
Non è la cima più alta dell’itinerario, ma geograficamente è forse la più interessante.
Il versante settentrionale precipita verso Campo Pericoli, mentre quello meridionale guarda direttamente sulla piana di Campo Imperatore. A ovest si riconosce Pizzo Cefalone; a nord dominano Corno Grande, Pizzo d’Intermesoli e Monte Corvo.
Il nome deriva dal vicino passo, antica porta naturale attraverso la dorsale.
In questo settore la cresta alterna tratti erbosi e rocciosi e, pur rimanendo escursionistica con terreno asciutto, richiede attenzione con vento forte.
Il ritorno a Campo Imperatore
Dal Monte Portella si continua lungo il sentiero che scende progressivamente verso l’area della funivia e dell’Osservatorio Astronomico.
La pendenza iniziale è abbastanza marcata, poi il sentiero diventa più semplice e riporta al bivio incontrato durante la salita.
Da qui restano pochi minuti per tornare al punto di partenza.
La particolarità di questo giro è ormai evidente: in circa 13 chilometri avete osservato quasi tutte le grandi forme del settore centrale del Gran Sasso — altopiano, cima, conca glaciale, cresta, valico, rifugi storici e versanti completamente differenti.
Il percorso è davvero facile?
La classificazione ufficiale E è corretta in condizioni estive asciutte.
Questo non significa però passeggiata turistica.
Ci sono 700 metri di dislivello, 13 chilometri quasi completamente sopra i 2.100 metri, alcuni tratti ripidi e sezioni di cresta dove vento, nebbia o terreno bagnato possono aumentare notevolmente l’impegno.
Neve e ghiaccio cambiano categoria al percorso. Ancora a giugno 2026 venivano segnalate nevicate residue sui percorsi in quota del Monte Aquila, mentre a metà luglio alcuni escursionisti indicavano ancora piccoli nevai residui in altri settori della zona.
In caso di dubbio, chiedete informazioni al Centro Turistico del Gran Sasso o al CAI dell’Aquila prima della partenza.
Attrezzatura
In estate servono scarponi o scarpe da trekking con suola scolpita, zaino leggero, guscio impermeabile, strato caldo, cappello, crema solare e almeno 1,5-2 litri d’acqua per persona.
I bastoncini aiutano soprattutto nella discesa e sui tratti ghiaiosi.
Portate una carta escursionistica o una traccia GPS offline. Con nebbia improvvisa, Campo Pericoli e alcune zone di Campo Imperatore diventano molto meno intuitive di quanto appaiano con cielo sereno.
Il telefono non sostituisce una preparazione minima dell’itinerario.
Meteo: il vero elemento da controllare
Sul Gran Sasso le condizioni atmosferiche possono cambiare rapidamente anche durante giornate inizialmente serene.
In estate il problema più serio sono i temporali pomeridiani. Trovarsi su Monte Aquila o sulla cresta della Portella durante attività elettrica è una situazione da evitare completamente.
Partite presto.
Se sono previsti temporali nel primo pomeriggio, l’itinerario va abbreviato oppure rimandato.
Nebbia e nuvole basse possono inoltre cancellare completamente i riferimenti visivi nell’arco di pochi minuti.
Quando andare
Fine giugno e luglio offrono giornate lunghe e praterie ancora relativamente verdi, ma bisogna verificare la neve residua.
Agosto è il periodo più frequentato e richiede una partenza mattutina anche per evitare caldo e affollamento nell’area di Campo Imperatore.
Settembre è probabilmente il mese più bello: aria più limpida, temperature più fresche e minore pressione turistica.
Ottobre può regalare giornate eccezionali, ma aumenta il rischio di freddo, vento e prime nevicate.
Da novembre alla tarda primavera questo stesso itinerario appartiene alla montagna invernale e richiede esperienza, attrezzatura e valutazioni completamente differenti.
Come arrivare a Campo Imperatore
Da Assergi si può salire in automobile seguendo la SR 17 bis fino a Campo Imperatore durante il periodo di apertura estiva.
L’alternativa è lasciare l’automobile a Fonte Cerreto e utilizzare la Funivia del Gran Sasso.
Per informazioni aggiornate:
Centro Turistico del Gran Sasso
Sede: Fonte Cerreto, Assergi – L’Aquila
Info Point: +39 0862 1910737
Biglietteria Fonte Cerreto: +39 0862 606143
Stazione di monte: +39 0862 400007
Email: [email protected].
Prima della partenza controllate sempre viabilità e servizio funiviario: vento forte, manutenzioni o condizioni meteorologiche possono modificare l’operatività.
Con bambini e ragazzi
La fonte tecnica più recente che descrive precisamente questo itinerario lo indica come adatto dagli 11 anni in su, ma il dato deve essere interpretato correttamente: significa ragazzi abituati a camminare in montagna, non qualsiasi undicenne.
Un ragazzo allenato può trovare l’escursione molto divertente perché alterna continuamente paesaggi e obiettivi.
Per bambini senza esperienza sceglierei invece un itinerario più corto, per esempio Campo Imperatore–Rifugio Duca degli Abruzzi oppure la sola salita al Monte Aquila in condizioni perfette.
Perché la Piramide Martinori e Picco Confalonieri meritano la deviazione
Sono due piccole aggiunte che trasformano un normale giro di montagna in un percorso con una storia.
La Piramide Martinori ricorda l’epoca pionieristica dell’alpinismo sul Gran Sasso.
Il Picco Confalonieri racconta invece il legame tra la montagna aquilana e un cardinale che mantenne un rapporto profondo con queste cime.
Sono luoghi che molti escursionisti attraversano senza conoscere e che difficilmente emergono nelle descrizioni più superficiali del Gran Sasso.
Cosa vedere vicino a Campo Imperatore
Se rientrate presto, non scendete immediatamente a valle.
La strada attraverso Campo Imperatore permette di raggiungere Fonte Vetica, il Canyon dello Scoppaturo, Santo Stefano di Sessanio e Rocca Calascio, anche se inserirli tutti dopo 13 chilometri di trekking sarebbe eccessivo.
Per una giornata di montagna completa, fermatevi semplicemente sull’altopiano e osservate come cambia la luce nel tardo pomeriggio.
Con una notte in zona, il giorno successivo può essere dedicato a Rocca Calascio e Santo Stefano di Sessanio, costruendo un itinerario molto più equilibrato.
Cosa mangiare dopo il trekking
Dopo una giornata sopra i 2.000 metri, il repertorio gastronomico aquilano non richiede grandi invenzioni.
Gli arrosticini sono l’opzione più immediata, soprattutto nei locali e ristori della zona di Campo Imperatore e Fonte Vetica. Cercate anche pecorino, salumi abruzzesi, lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, zuppe di legumi e pasta alla chitarra.
Se avete pranzato al Rifugio Duca degli Abruzzi, tenete la cena più semplice: il trekking è abbastanza lungo da far venire fame, ma il ritorno in auto attraverso le strade di montagna richiede ancora attenzione.
Un itinerario breve se il meteo peggiora
Uno dei vantaggi del percorso è la possibilità di abbreviarlo.
Dalla Sella di Monte Aquila potete rinunciare alla cima e scendere direttamente verso Campo Pericoli.
Dal Rifugio Garibaldi potete rientrare alla sella.
Dal Passo della Portella potete evitare Picco Confalonieri e Monte Portella e scendere verso Campo Imperatore.
In montagna rinunciare a una cima non significa aver fallito l’escursione. Significa aver letto correttamente le condizioni.
Perché scegliere questo trekking invece del Corno Grande
Il Corno Grande è la vetta simbolo dell’Appennino e prima o poi ogni escursionista esperto vuole salirci.
Questo anello, però, offre una lettura probabilmente più completa del massiccio.
Invece di concentrarsi su una singola vetta, attraversa Campo Imperatore e Campo Pericoli, tocca due rifugi storici, percorre una lunga dorsale e mette continuamente il Corno Grande davanti agli occhi.
È una scelta particolarmente adatta a chi possiede già un minimo di esperienza escursionistica e vuole conoscere l’alta montagna del Gran Sasso prima di affrontare itinerari più tecnici.
