La Memoria Di Pertinello: La Recensione Di Uno Straordinario Marsala Romagnolo
Come spendere una mattinata in maniera proficua e goduriosa. Più che una cantina, la Tenuta Pertinello è un progetto di rinascita, una vera a propria oasi di verde, roccia e vento. Ottimo il Sangiovese declinato in varie tipologie, il Riesling è strepitoso, salato, pieno di strati da mordere, con una pulizia e quella bevibilità sorniona data da un filo di zucchero. Il Pinot Nero è epifanico, traduce in finezza (fierezza) un terroir unico e lo fa con polso e grazia nuda.
E poi abbiamo assaggiato un piccolo capolavoro ossidato fatto con botti di Sangiovese prodotto fin dal 2006, di una complessità assurda che si esprime attraverso profumi onirici e una beva coinvolgente e sontuosa.
Stiamo parlando di un Marsala romagnolo a base Sangiovese?
Esatto, sembra una bestemmia, un’eresia delle più spaventose e raccapriccianti, ormai in Romagna le abbiamo viste tutte le operazioni commerciali, ma in questo caso, è un grandissimo vino. Nato dall’amore di un territorio unico come la Valbidente e di un vitigno così nobile e duttile come il Sangiovese. Chiamarlo Marsala per legge non è corretto, ma il pratica questo è. Chiamatole Sherry se preferite.
Come viene prodotto La Memoria Di Pertinello
La genesi di questo vino è lunga, è nato nel 2006 e fino al 2016 ha vissuto e si è plasmato attraverso il metodo solera. Ogni anno il vino dell’annata precedente veniva rinforzato con il nuovo e così si è andati avanti fino al 2016. Il vino è Sangiovese in purezza, raccolto nei cru aziendali più vocati. Si vinificava solo il mosto fiore e poi via nelle botti.
Caratteristiche organolettiche
Il risultato è un vino straordinario, per molti sarà incomprensibile come sono ancora oggi il Marsala e lo Sherry. Troppo cerebrale, troppo buono, complesso con quei rimandi ossidati e maturi che giocano in un campo di fiori e spezie. Non è un vino facile certo, soprattutto in questo momento storico dove si ricerca la spasmodica bevibilità bidimensionale acido-frutto tutto succo. Qui il succo c’è e anche la bevibilità è ottima, ma il corredo, lo spessore che si porta appresso questo vino è impressionante. Non è un vino stappa e bevi a gargarozzo: è un poema, un sonetto da leggere con calma, lasciandosi sedurre da ogni verso.
Il bouquet è un valzer di profumi nutty di frutta secca e arance candite con ciliegie sotto spirito in sottofondo. Erbe alpine amare, cereali, albicocche essiccate al sole, umeshu, ci trovate il mondo dentro.
Al palato è delicato, dolce, ma subito vira al salato, con uno spessore che si morde. I sapori marsalati di noce e i tannini sono piacevolissimi e ben levigati dal tempo, ma consistenti e donano al vino spinta e grande coerenza aromatica. L’ossidazione è profonda, balsamica.
L’equilibrio è già perfetto, ma questo vino può invecchiare anche per 10 o 20 anni, dipende da quali aspetti volete previlegiare.
