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Coccoi a pitzus: la ricetta originale del pane sardo decorato

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Coccoi a pitzus: la ricetta originale del pane sardo decorato

  • 7 ore
  • Serves 8
  • Hard

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Il coccoi a pitzus è uno dei pani più riconoscibili della tradizione sarda: una forma compatta di semola di grano duro, modellata a mano e decorata con tagli, punte, rosette e motivi geometrici. Il suo valore non dipende soltanto dal gusto. In molte comunità dell’isola il pane decorato accompagnava matrimoni, feste religiose, Pasqua e ricorrenze familiari, assumendo forme diverse secondo l’occasione e l’abilità di chi lo preparava.

Con il termine coccoi, o coccoi pintau quando il pane è particolarmente lavorato, si indica generalmente un pane di semola dalla crosta spessa e croccante, con mollica compatta, profumo di grano e lunga conservabilità. La parola pitzus richiama invece le punte ottenute pizzicando o incidendo l’impasto con forbici e piccoli coltelli. Non si tratta di semplici decorazioni aggiunte alla fine: la forma viene costruita direttamente sulla massa prima della cottura e richiede un impasto piuttosto sostenuto, capace di mantenere i rilievi senza gonfiarsi in modo irregolare.

La ricetta cambia da paese a paese. Alcune versioni sono preparate con lievito madre, altre con lievito di birra; alcune hanno forme basse e circolari, altre diventano vere sculture di pane. La base, però, rimane essenziale: semola rimacinata di grano duro, acqua, lievito e sale. Proprio questa semplicità impone una lavorazione precisa. La semola deve idratarsi bene, l’impasto va lavorato a lungo e la lievitazione non deve essere eccessiva, altrimenti le decorazioni perdono definizione.

Ingredienti per due pani da circa 500 grammi

  • 800 g di semola rimacinata di grano duro
  • 440-470 ml di acqua tiepida
  • 150 g di lievito madre rinfrescato
    oppure 5 g di lievito di birra secco
  • 16 g di sale
  • 1 cucchiaino di miele, solo se si usa lievito di birra
  • semola rimacinata per il piano di lavoro

Tempi

Preparazione: 45 minuti
Prima lievitazione: 3-5 ore con lievito madre, circa 2 ore con lievito di birra
Seconda lievitazione: 45-60 minuti
Cottura: 40-45 minuti
Tempo complessivo: da 4 a 7 ore

Come preparare l’impasto del coccoi

Versate la semola rimacinata in una ciotola capiente e aggiungete circa 400 ml di acqua. Mescolate fino a inumidire tutta la farina, senza cercare subito un impasto perfettamente liscio. Coprite e lasciate riposare per 30 minuti. Questo breve riposo permette alla semola di assorbire meglio l’acqua e rende la lavorazione successiva più semplice.

Sciogliete il lievito madre nella restante acqua e incorporatelo alla semola. Se usate lievito di birra, scioglietelo nell’acqua insieme al miele. Iniziate a impastare e aggiungete il sale soltanto quando la massa ha già preso consistenza.

Lavorate l’impasto per almeno 15 minuti. Il coccoi richiede una massa liscia, soda ed elastica, più consistente rispetto a quella di una focaccia o di un pane molto alveolato. Aggiungete l’acqua restante soltanto se la semola riesce ad assorbirla: l’impasto deve restare morbido, ma non appiccicoso.

La quantità precisa di acqua dipende dalla semola. Alcune farine assorbono facilmente il 60% del proprio peso, altre richiedono un’idratazione leggermente inferiore. Per questa ricetta è preferibile fermarsi prima piuttosto che ottenere una massa troppo molle, difficile da decorare.

Prima lievitazione

Formate una palla, sistematela in una ciotola leggermente infarinata e copritela. Con il lievito madre lasciate fermentare fino a quando l’impasto aumenta visibilmente di volume, senza necessariamente arrivare a un raddoppio completo. A temperatura ambiente serviranno generalmente 3-5 ore.

Con il lievito di birra saranno sufficienti circa due ore, sempre osservando l’impasto più che l’orologio. Una lievitazione eccessiva rende il pane più leggero, ma fa perdere precisione ai tagli e alle punte.

Come formare il coccoi a pitzus

Rovesciate l’impasto sul piano spolverato con semola e dividetelo in due parti. Pirlate ogni pezzo fino a ottenere una sfera tesa, quindi schiacciatela leggermente formando un disco spesso circa 5-6 centimetri.

A questo punto potete scegliere una forma semplice o più elaborata. Per un coccoi tradizionale accessibile anche a chi lo prepara per la prima volta, praticate un’apertura centrale con le dita e allargatela fino a creare una ciambella. Il foro aiuta anche a ottenere una cottura più uniforme.

Con forbici da cucina molto affilate incidete il bordo esterno a intervalli regolari, inclinando la lama e sollevando piccoli triangoli di impasto. Queste saranno le caratteristiche punte. Lavorate con movimenti rapidi e decisi, evitando di schiacciare la massa.

Potete completare la decorazione con tagli superficiali a forma di foglia, spiga o rombo. Per i motivi più minuti si può utilizzare un coltellino sottile, una lametta o la punta delle forbici. Non incidete troppo in profondità nella parte centrale, altrimenti il pane potrebbe aprirsi in modo incontrollato durante la cottura.

Seconda lievitazione

Sistemate i pani su una teglia rivestita con carta da forno e copriteli senza comprimere le decorazioni. Lasciate riposare per 45-60 minuti.

Il coccoi non deve diventare eccessivamente gonfio. Al termine della seconda lievitazione deve apparire rilassato e leggermente aumentato di volume, ma conservare bordi netti e incisioni ancora riconoscibili.

Prima di infornare controllate le punte e, se necessario, ridefinite delicatamente alcuni tagli con le forbici.

Come cuocere il coccoi

Preriscaldate il forno statico a 220 °C, lasciando al suo interno una teglia o una pietra refrattaria. Sistemate sul fondo un piccolo recipiente metallico vuoto, che servirà a creare vapore nella prima fase di cottura.

Infornate i pani e versate nel recipiente circa mezzo bicchiere di acqua bollente. Cuocete a 220 °C per i primi 15 minuti, quindi eliminate il recipiente e abbassate la temperatura a 190 °C.

Proseguite per altri 25-30 minuti, fino a quando la crosta assume un colore dorato intenso. Negli ultimi cinque minuti potete lasciare lo sportello leggermente socchiuso per favorire la fuoriuscita dell’umidità e rendere il pane più croccante.

Il coccoi è cotto quando, battendo la base con le nocche, produce un suono asciutto e vuoto. Lasciatelo raffreddare completamente su una gratella prima di tagliarlo.

Come deve risultare

Un buon coccoi presenta una crosta spessa, asciutta e fragrante, capace di mantenersi croccante anche diverse ore dopo la cottura. La mollica è più compatta rispetto a quella dei pani moderni ad alta idratazione, ma non deve essere dura né gommosa.

Il profumo ricorda semola tostata, grano maturo e pane appena sfornato. Il sapore è netto, leggermente dolce e più intenso rispetto a quello di un pane preparato con farina di grano tenero.

La struttura compatta lo rende adatto a essere conservato per più giorni e a sostenere condimenti ricchi senza disfarsi.

Lievito madre o lievito di birra?

Il lievito madre offre un aroma più complesso, una crosta più spessa e una conservabilità superiore. È anche la scelta più vicina alla panificazione tradizionale, ma richiede tempi lunghi e una pasta madre ben attiva.

Il lievito di birra permette di ottenere comunque un ottimo coccoi domestico, purché venga utilizzato in quantità ridotte. Un eccesso di lievito accelera troppo la fermentazione, rende il pane meno profumato e tende a deformare le decorazioni durante la cottura.

Come servirlo

Il coccoi accompagna bene salumi sardi, carni arrosto, verdure sott’olio e formaggi saporiti. È particolarmente adatto a un tagliere con Fiore Sardo, pecorino maturo e salsiccia sarda, perché la mollica compatta assorbe grassi e condimenti mantenendo struttura.

Può essere servito anche con olio extravergine, pomodori maturi e sale, oppure utilizzato il giorno successivo per preparare crostini e zuppe di pane. Leggermente tostato sviluppa profumi più intensi di cereale e nocciola.

Nelle versioni cerimoniali il pane viene spesso portato in tavola intero, proprio per valorizzare il lavoro decorativo, e spezzato soltanto al momento del servizio.

Errori da evitare

Un impasto troppo idratato è il problema più frequente. Le punte collassano, i tagli si chiudono e il pane perde la forma durante la lievitazione. Anche una fermentazione troppo lunga produce lo stesso risultato.

Le decorazioni devono essere realizzate con forbici molto affilate. Una lama poco efficace schiaccia la pasta invece di reciderla e crea bordi irregolari.

È importante anche non tagliare il pane quando è ancora caldo. La mollica di semola continua ad assestarsi durante il raffreddamento e, se viene aperta troppo presto, può risultare umida e compatta.

Quale vino abbinare al coccoi

Servito con pecorino stagionato e salumi, il coccoi richiede un rosso territoriale, fresco ma capace di sostenere sale e grasso. Un’etichetta precisa è il Cannonau “Ghirada Fittiloghe” di VikeVike, piccolo produttore di Mamoiada: un vino profondo, mediterraneo e poco segnato dal legno, con frutto maturo, erbe aromatiche e una trama tannica adatta alla cucina pastorale sarda.

Con olio, pomodoro e verdure è più indicato un bianco macerato come il Vermentino “Dettori Bianco” di Tenute Dettori, prodotto a Badde Nigolosu con fermentazioni spontanee e un’impostazione decisamente territoriale. La componente salina e tannica del vino accompagna bene la semola e l’olio senza rendere l’abbinamento pesante.

Cocktail

Spritz.

Valori nutrizionali per 100 g

  • Calorie: 268 kcal
  • Carboidrati: 53,5 g
  • Proteine: 9,1 g
  • Grassi: 1,4 g
  • Fibre: 2,8 g
  • Sodio: 610 mg
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