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DharMag maggio 2019 Habemus 2014 di San Giovenale: prova d'assaggio di un vino rosso che punta in alto

Habemus 2014 di San Giovenale, vino biologico Tuscia, recensione e commento Il vino rosso Habemus 2014 di San Giovenale è uno dei rossi più famosi prodotto negli ultimi anni, un chiaro esempio di come ottima materia prima e tecnica di vinificazione possano plasmare a puntino il vino.

È un buon vino, non è per niente tipico o fluente o non direste mai che viene dalla soleggiata Tuscia, magari potrebbe venire dal Rodano e non ci sarebbe nulla da ridire. Ma non per questo è un vino anonimo, anzi ha molto da dire e sa come esaltare un terroir sottovalutato ai giorni nostri, ma non certo nell’antichità, quando la Tuscia era una delle cantine più generose dell’impero romano.

Ma veniamo a questo Habermus 2014 di San Giovenale, un blend atipico composto da Grenache, Syrah, Carignan, nato da vigne abbastanza giovani, tutte piantate ad alberello, con una densità impressionante di 11000 ceppi per ettaro. La conduzione delle vigne è in regime biologico e la cura in vigna è massima. 300 metri di altezza, con venti forti che vengono dal Tirreno, sole caldo che spacca le pietre e rese bassissime.

I presupposti per un grande vino ci sono. Adesso la vinificazione: 15 giorni in acciaio e poi riposa per 20 mesi in barrique e altri 6 mesi in bottiglia. Questa è l’annata 2014 che ha fatto un paio di anni in cantina, quindi ha avuto modo di arrotondare gli spigoli e smaltire il legno in eccesso.

Il bouquet dell’Habemus 2014 di San Giovenale

Naso ricco, magniloquente quasi con frutta e marmellata a profusione, menta, cioccolato, cacao e i toni ruvidi delle erbe e del pepe che pungolano il naso. Come varietà è strepitoso, se lasciato respirare per un paio di ore. Appena aperto il legno è arrogante e tirannico, ma basta che respiri per iniziare a sedurre. Vaniglia e spezie da legno sono ancora un po’ troppo pesanti, ma la sua carica aromatica riesce ad emergere, non si lascia sopraffare. Finale di ciliegie sotto spirito che scemano nelle nebbie della china.

Il sapore dell’Habemus 2014 di San Giovenale

Bocca ampia, rotonda, possente, ma domata dal legno. In bocca si muove con lentezza, ha tratti paffuti, non manca la freschezza a sostegno, tuttavia non è particolarmente snello. Inizia a mostrare segni di evoluzione, il frutto è molto maturo, cotto, ma mai stucchevole. Tannini potenti, ampi, danno sostegno e si sviluppano in una miscellanea di sapori di terra, radici e rabarbaro.

Nel complesso è un buon bino, molto tecnico, non che non sia espressivo, ha tratti franchi, ma spinge sulla potenza, sull’aggressione del fruttato maturo, riducendo il fraseggio ad un oscillare tra tannini e polpa. Di potenziale ne ha, invecchierà bene e troverà maggiore austerità. Diamogli 6-7 anni e vediamo.

Costo dell’Habemus 2014 di San Giovenale

50 euro: non pochi, ma la qualità generale del vino è innegabile.

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