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Tutto quello che dovete sapere sul vino Soave: il vitigno, la storia, le caratteristiche e le zone di produzione

Soave, vino Soave caratteristiche, storia, profumi sapori Grappolo di Garganega Per gentile concessione del Consorzio di Soave Il Soave è uno dei vini bianchi italiani più raffinati e famosi, ormai è diventato un’icona e grazie al cielo sono lontani i tempi in cui era prodotto in maniera dozzinale con grandi rese per imbottigliare vini insipidi.

Anzi sta accadendo tutto il contrario! Ad oggi i vignaioli delle colline attorno al comune di Soave, poco ad est di Verona, producono con consapevolezza e attenzione, prediligendo vini di carattere, intensi e decisi. Certo ci sono tre tipologie, base, riserva e cc, un vino per ogni occasione, dal più beverino e pronto fino al grande vino bianco da invecchiamento.

Ed è un bene che ci sia stata questa evoluzione perché il Soave è un vino sontuoso, unico, ma soprattutto è unico il suo legame con il terroir di Soave. Ma non lo vogliamo dire solo perché va di moda parlare di terroir e territorio, ma perché in questo caso, i suoli di questa zona sono unici. Hanno un’origine antichissima, un misto di strati vulcanici di tufo e calcare.

E su questo tufo la Garganega trova condizioni ideali per esprimere al meglio le proprie doti di mineralità, sontuosità e finezza.

Si perché ancora non ne avevamo parlato, ma per fare il vino Soave si usa il vitigno Garganega, che deve essere presente per almeno il 79 %, a cui si possono aggiungere Trebbiano di Soave, Pinot Bianco e Chardonnay. Molti sono gli esemplari prodotti in purezza con Garganega, per un vino più tipico.

I più attenti di voi, avranno notato due particolarità: il Soave è uno delle poche DOCG che prende il nome del luogo di produzione e che le condizioni sono molto simili a quelle che troviamo ad Orvieto, un’altra zona vulcanica tufacea patria di un grande vino bianco.

Le caratteristiche organolettiche del vino Soave

Grappoli di Garganega, caratteristiche organolettiche del vitigno Garganega La Garganega è un vitigno che matura tardivamente, viene vendemmiata a fine ottobre, e se ne avete l’occasione andate a fare una passeggiata tra i vigneti. Il colore delle foglie gialle e i grappoli che assumono una colorazione rossa-ramata, simile al Pinot Grigio per intenderci, è uno spettacolo unico.

Non è un vino aromatico o spiccatamente acido, tuttavia il contenuto zuccherino a maturazione piena è ottimo e i suoi profumi di fiori bianchi, pesca e mandorla sono subito riconoscibili. La buccia è spessa e contiene molti pigmenti e tannini. Il colore è dorato, paglierino intenso. Al resto ci pensa il terroir, esaltando la mineralità e lo spessore del vino.

La classificazione del vino Soave

Abbiamo tre tipi di vino. Il vino base, Soave DOCG Superiore, un vino approcciabile, fruttato, pronto, sapido e di medio corpo, ottimo per esaltare piatti di pesce, pasta al pesto e antipasti di mare.

Abbiamo poi il Soave Superiore Classico, prodotto esclusivamente nella zona più antica del Soave, ossia in tutto il comune di Soave e Monteforte d’Alpone, la cosiddetta zona storica.

Finiamo con il Soave Riserva, un vino che per disciplinare deve fare due anni di affinamento.

La storia del vino Soave

Dopo la caduta dell’Impero Romano, ci fu il caos, ma anche un movimento migratorio intenso che favorì il sorgere di nuove città, tra cui Soave, che venne fondata dai Longobardi, appunto chiamati Svevi o Sauves, da cui il nome che poi venne affibbiato anche al vino.

In realtà la zona di Soave, grazie ai suoli così particolari al clima mite è famosa per i vini fin dai tempi dei Romani, sta di fatto che le prime citazioni del vino Soave risalgono ad un accenno di Cassiodoro.

Con gli anni il vino conobbe periodi altalenanti ed è solo nel secolo scorso che, grazie ad uva netta virata verso la produzione di qualità, c’è stata la resurrezione del Soave.

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