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Trentodoc spumante metodo classico: il vino, i vitigni, la storia e come nasce il vino delle Dolomiti

Trentodoc spumante metodo classico, il vino, vitigno, la storia e i profumi Il Trentodoc è lo spumante metodo classico prodotto nelle ridenti montagne del Trentino: un vino figlio delle Dolomiti.

Ma non lo diciamo per fare poesia spicciola da fondo di bottiglia, ma perché, per quanto ancora abbia una piccola produzione, il Trento Doc riesce ad imbrigliare e imbottigliare la maestosità delle montagne.

Trentodoc: una spremuta di montagna

I vini hanno una sapidità siderale, acidità in abbondanza, struttura e spessore, tutte virtù che poi vengono abilmente lavorate e tradotte in vini fini ed eleganti, usando il metodo champenoise.

Nonostante sia stato il primo spumante italiano insignito della DOC, il Trentodoc sta esplodendo solo negli ultimi anni. Cresce il numero delle cantine, la sicurezza e la consapevolezza dei produttori, la qualità e la varietà stesse stanno letteralmente decollando, con molti vignaioli che osano con vini puri e rocciosi, pas dosé che non vengono arrotondati da zuccheri e rinunciano a facili stilizzazioni.

Se dobbiamo essere sinceri, se parliamo di spumanti metodo classico italiani, ora come ora, il Trentodoc è la zona più esaltante e ricca di fermento, quella che presenta i vini più interessanti.

Guida allo spumante metodo classico Trentodoc zona di produzione, storia sapori Ma chi produce in Trentino, magari a 800-900 metri sul livello del mare è molto avvantaggiato e può permettersi di non imbellettare il vino. Le uve sono sane, l’escursione termica imprime profumi netti e fa aumentare esponenzialmente l’acidità delle uve e poi il suolo roccioso fa il resto. Sono condizioni uniche, perfette per produrre vini di straordinaria struttura e intensità.

Vitigni usati per produrre lo spumante metodo classico Trentodoc

Chardonnay vitigno usato per fare Trentodoc spumante metodo classico, vigneti E visto che abbiamo parlato di uve, diciamo che i vitigni usati per produrre Trentodoc sono i classici francesi: Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Meunier.

Tutta questa mineralità deve riposare sui lieviti per molto tempo per trovare eleganza ed equilibrio e infatti per legge un Trentodoc deve affinare almeno per 15 mesi, 36 per il Trentodoc Riserva.

Metodo di produzione dello spumante Trentodoc

Méthode champenoise, uguale a Franciacorta e Champagne quindi. Il processo è identico, ma il territorio è completamente diverso. Quindi non possiamo fare paragoni o scontri diretti.

Si vendemmia presto per preservare l’acidità delle uve, che vengono schiacciate con pressatura soffice e poi si fa fermentare.

Questo vino base viene imbottigliato, si aggiungono zucchero sotto forma di mosto e lieviti selezionati per far partire la seconda fermentazione e si chiude con un tappo.

E così avviene la rifermentazione in bottiglia: i lieviti consumano gli zuccheri producendo altro alcol e anidride carbonica come scarto. Ma è proprio grazie all’anidride carbonica che il vino diventa effervescente, sviluppando quel delizioso perlage che rende unici gli spumanti.

Si passa al remuage, la fase più suggestiva: le bottiglie vengono messe nelle pupitre, dei cavalletti, a testa in giù, inclinati a 45 gradi. Ogni giorno verranno delicatamente ruotate di pochi gradi, in modo che i lieviti ormai morti si depositino nel collo della bottiglia, sopra il fondo del tappo. Adesso non resta che congelare la parte che contiene i sedimenti, stappare ed eliminare i sedimenti (sboccatura).

A questo punto il vino viene rabboccato con il liqueur d’expedition, lo sciroppo di dosaggio, il marchio di fabbrica di ogni cantina. Con questa mistura di zucchero e vini di grande qualità si possono creare bottiglie uniche ed irripetibili o prodotti standard sempre uguali. È un’arma a doppio taglio di cui molti abusano, ma è vero che molti altri producono pas dos, dosaggio zero o brut nature con un liqueur d’expedition privo di zuccheri per offrire uno spumante duro e puro, sicuramente più spigoloso, che dovrà riposare qualche anno in più, ma anche più aderente al proprio territorio di origine.

Bene, ora il Trentodoc viene imbottigliato per l’ultima volta ed sosta ancora qualche mese in cantina per trovare il giusto equilibrio, prima di essere messo in vendita. Ed ecco che abbiamo finito il processo produttivo di un grande vino italiano, ma per noi è soltanto l’inizio, il pretesto per assaggiare splendidi spumanti.

Storia dello spumante Trentodoc

Un giovane enologo di nome Giulio Ferrari, all’inizio del 1900 intuì le potenzialità delle colline trentine per produrre grandi spumanti. Dopo pochi anni, nel 1933 il Trentodoc divenne il primo spumante italiano ad essere insignito della DOC e così nacque il mito, con la cantina Ferrari a fare da apripista per tutti gli altri. Oggi i produttori ufficiali sono 48 e come zona di produzione sono designati degli specifici comuni: si parte da Avio, passando per il Lago di Garda fino ad arrivare alla Val di Cembra. La varietà non manca, iniziate a stappare!

Classificazione e contenuto zuccherino dello spumante Trentodoc

Dosaggio zero, brut nature, pas dosé: spumanti con tenore zuccherino inferiore a 3 g/l, a cui non si aggiunge zucchero dopo la seconda fermentazione. Sicuramente tra i più stimolanti e aderenti per capire il terroir dolomitico, ma anche i meno pronti e più scorbutici. Il potenziale di invecchiamento ed evoluzione è molto alto. Non c’è altro zucchero all’infuori di quello presente naturalmente nelle uve.

Extra brut: vini con tenore zuccherino che oscilla tra 0 e 6 g/l. Considerate che fino a 7-8 grammi lo zucchero non è percepibili, il vino è secco.

Brut: spumanti con un quantitativo di zuccheri inferiori ai 12 g/l.

Extra dry: lo zucchero sale e varia da 12 a 17 g/l. La dolcezza è appena percepibile, un bagliore in lontananza.

Dry o sec: tra 17 e 31 g/l. Poco dolce, parliamo di rotondità, non certo dolcezza.

Demi sec: il classico spumante abboccato con zucchero compreso tra 32 e 50 g/l.

Dolce: spumanti dolci da dessert con residuo zuccherino superiore ai 50 g/l.

Trentodoc: abbinamenti con il cibo

Trentodoc abbinamenti cibo, agnolotti del plin, quali piatti abbinare Vini strutturati, sapidi e freschi meritano zuppe di pesce, fritto misto, filetto di branzino al sale, piatti indiani con verdure, carni bianche e chowder. Piatti consigliati: tortelli di zucca alla mantovana, spaghetti alle vongole, spaghetti di riso con gamberi e verdure, maiale in agrodolce, vitello tonnato, ravioli di erbette alla parmigiana, risotto al tartufo, spaghetti alla carbonara, tagliatelle ai porcini.

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