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Ruchè: la DOCG di Castagnole di Monferrato

La storia del Ruchè

Ruchè: storia, origine e caratteristiche del grande vitigno piemontese. Un grappolo di Ruchè Don Giacomo Cauda, parroco di Castagnole Monferrato, appartiene a quella categoria di preti contadini che non hanno avuto l’onore delle pagine dei rotocalchi, come i preti operai degli Anni Settanta. In silenzio, e soprattutto con passione e fatica, questi agricoltori di Dio hanno lavorato la terra fianco a fianco con i contadini. Condividendo con loro sudore e scoramento, ma anche quella gioia che alla fine di una lunga giornata tra i filari riempie il cuore e pacifica lo spirito, mettendoti in pace con gli altri e con il mondo.

A questo parroco viticoltore si deve la riscoperta, oltre trent’anni fa, del vitigno Ruchè. Chiedergli come sia nata l’idea di riprendere in mano le sorti di un vitigno dimenticato, che poi è diventato uno dei vini emergenti degli ultimi anni nel mercato enologico italiano, è come domandare l’origine della sua fede religiosa. Nel 1964 quando arriva a Castagnole Monferrato, don Cauda prende in mano il beneficio parrocchiale: pochi ettari di viti, tra cui però, quei vitigni a bacca rossa che da subito gli danno l’impressione di una promessa ancora da scoprire.

Colline del Monferrato in autunno. Vigneti e cantine intorno ad Asti da visitare Una gita nell'Alto Monferrato in autunno è un'esperienza unica, tra vigne e alberi di nocciole Il parroco si rimbocca le maniche e impugna la vanga. Rimette in moto il beneficio e comincia a vinificare quei grappoli dimenticati da tutti i contadini della zona di Castagnole. Ne ottiene un vino magnifico, immenso, “un dono di Dio” non esita a definirlo esaltandone tutte le caratteristiche: “ha un corpo perfetto e un equilibrio di aromi, sapori e profumi unici. Degustato con moderazione libera lo spirito e apre la mente”.

Da dove viene il vitigno Ruchè?

L’origine del vitigno non è chiara, forse arrivò in Piemonte quattro secoli prima insieme alle truppe spagnole che occuparono la regione nel XVII secolo; o, come vuole un’altra teoria, è approdato nell’Astigiano in periodo medievale, dalla Francia, al seguito di monaci che lo impiantarono nelle terre attorno ad un monastero oggi scomparso. Un luogo dedicato a San Rocco: da questo nome infatti secondo alcuni studiosi deriverebbe il nome Ruchè; che per altri invece rimanda alla parola dialettale che indica le “rocche” ossia le posizioni collinari più in alte.

Vigneti di Ruché, Castagnole Monferrato. Itinerari gastronomici in Piemonte. Poesia tra le colline di Castagnole Non appena i viticoltori di Castagnole conobbero il nuovo arrivato Ruchè, si resero conto della particolarità e delle potenzialità del vitigno, così diverso da Nebbiolo e Barbera, e si lasciarono trascinare dall’entusiasmo e misero a dimora alcuni ettari di Ruchè, con il risultato che nel 1987 nacque la DOC Ruchè di Castagnole Monferrato.

Dove viene coltivato il Ruchè

Colline del Monferrato. Itinerari del gusto tra vini e specialità del Piemonte! Le colline del Monferrato sono strepitose per un wine tour, il vino cambia di collina in collina Oggi, la ristretta zona di produzione comprende oltre a Castagnole Monferrato, i comuni di Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi. Di Ruchè si vinificano oltre 250 mila bottiglie l’anno e sono una quindicina le aziende vinicole sul territorio che si dedicano a questo vitigno. Le proiezioni sui futuri impianti fanno stimare vigneti coltivati a Ruchè per 47 ettari totali con una produzione potenziale di quasi tremila ettolitri.

Don Giacomo Cauda rivela e dice “è stata fatta la volontà del Signore. I frutti della terra sono serviti a portare pace e prosperità. E cresceranno ancora se gli uomini e le donne che mi hanno seguito nella vigna del Ruchè sapranno rispettare la natura come dono di Dio”. Parole sante, per non dire divine.

L’angolo dell’intenditore: le caratteristiche organolettiche del Ruchè

Agnolotti del plin. Quale vino abbinare? Un vino strutturato come il Ruchè! Gli agnolotti del plin conditi con sugo di arrosto o tartufo sono perfetti con il Ruchè Come riconoscere il Ruchè e quali sono le sue principali caratteristiche? Il Ruchè solitamente si vendemmia a metà Settembre e, se maturo al punto giusto, ha una buona concentrazione di zuccheri.

I tannini sono fitti e l’acidità non è mai esagerata, nel complesso il vino è strutturato e alcolico, ma comunque snello, agile, con una complessità aromatica di buona intensità, sfaccettata.

Fiore di Geranio. Qual è il profumo che vi fa riconoscere il Ruchè? Il geranio! Se sentite profumo di geranio è Ruchè! L’indizio più importante per riconoscerlo: il bouquet molto floreale, con petali di geranio in primo piano e poi rosa, frutta rossa molto polposa, spesso matura, spezie come pepe e cardamomo. Cipria e ciliegie sotto spirito sono due altri profumi molto caratteristici del vitigno di Castagnole di Monferrato.

Come servire il Ruchè?

La temperatura di servizio del Ruchè è quella classica dei rossi strutturati 18-20 gradi C°.

Ruchè in abbinamento con il cibo

Se è giovane e d’annata scegliete lasagne al forno alla bolognese, cacciagione, formaggio stagionati e carne alla griglia, per le bottiglie più vecchie pensate ad un buon arrosto, risotto al tartufo o un sempre goloso filetto alla Wellington.

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