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Nosiola: il vino, il vitigno, la storia e le caratteristiche organolettiche della madre del Vino Santo Trentino

Vino Santo Trentino, uve Nosiola sui graticci per fare passito, Valle dei Laghi La Nosiola è la regina del Trentino, un vino che finalmente dopo anni di vini scialbi e incolore si sta affermando come vero valore assoluto del Trentino, come vino di spessore e grandissima piacevolezza. È un vino, se parliamo della Nosiola in versione secca, non particolarmente profumato, ma elegante, con suadenti note di fiori e di nocciola; non è strutturatissimo, ma riesce a trovare grande equilibrio, ottima bevibilità e buona acidità.

E proprio la sua freschezza è la chiave di lettura, la caratteristica che ha permesso a questi grappoli di diventare un vino passito dolce leggendario, il mitico Vino Santo Trentino. I grappoli di Nosiola si lasciano maturare fino a settembre sulle piante, poi si raccolgono, facendo un selezione severa per raccogliere solo i migliori, e vengono messi sui graticci ad appassire.

La scopo è quello di far concentrare gli zuccheri, per produrre un nettare unico, e molto spesso compare la nostra cara amica botrytis cinerea, sì, esatto quella che aggredisce anche i grappoli del Furmint del Tokaji e del Semillon del Sauternes. La riduzione di liquido è notevole, ma è un sacrificio necessario per raggiungere la concentrazione incredibile di zuccheri, aromi e sapori che contraddistingue il Vino Santo Trentino.

Ovviamente i grappoli disidratati vengono pigiati durante la settimana santa e poi il mosto è messo a fermentare in piccole botti di legno. L’affinamento è di tre anni per legge, ma molto produttori lo lasciano riposare molti più anni e così il tempo riesce a trasformare questa sinfonia dolce e sciropposa in un poesia di incredibile fascino, dove i toni fruttati sono maturi, canditi, danzano e si fondono alle spezie e agli agrumi e al miele e ai mille fiori. Potremmo dire che la Nosiola ha così il tempo di fiorire, di sviluppare note eteree ed evolute di stupefacente eleganza.

State attenti a non confondervi con il Vin Santo toscano, fatto con Trebbiano, sono simili come processo, certo, ma molto diversi e se vi scappa il lapsus, non dico che li offendete, ma poco ci manca: è giustamente un fatto di amor proprio. Ma anche di giusto riconoscimento, perché se è vero che il Vin Santo toscano è conosciutissimo in tutto il mondo, purtroppo il Vino Santo Trentino è molto meno osannato, ma anche per un fatto pratico di scarsa circolazione, visto che i produttori e le bottiglie sono pochi. Durante la mia ultima visita da Alessandro Poli, a Santa Massenza, mi è scappato due volte e manca poco finivo a picco nel lago…

Ma torniamo a questo solare vitigno: la Nosiola è coltivata secoli in Trentino e ama le zone collinari, l’escursione termica un minimo di altitudine e vento, per questo le zone dove è principalmente coltivata sono la Val di Cembra e ovviamente la Valle dei Laghi, dove nasce il Vino Santo DOC Trentino. Ma ridurre questo nobile vitigno solo a fattrice del Vino Santo, sarebbe un errore imperdonabile, perché molto vignaioli come Eugenio Rosi, Fanti, la stessa Elisabetta Foradori, Cobelli, Poli e Pedrotti ci hanno dimostrato che stiamo solo assaggiando la punta dell’iceberg e che questo vitigno è in piena ascesa e si presta anche ad interpretazioni più strutturate, magari anche con macerazioni più consistenti.

Caratteristiche organolettiche della Nosiola

Come detto prima non è un vino esageratamente estroso, ma quello che ha lo mostra con orgoglio: il bouquet è delicato, fresco, connotato da profumi verdi, minerali, con fiori, pera, mela e la classica nocciola a dominare.

Al palato è acido, grintoso, di media struttura, abbastanza vario, dotato di un allungo sapido goloso, ma non troppo complesso.

Storia ed etimologia della Nosiola

Viene coltivata da tempo immemore in Trentino, era il classico vino da tutti i giorni, quello semplice e rustico che veniva bevuto dal ritorno dal lavoro dai campi. Le prime tracce negli archivi risalgono al 1800. Il nome sembra derivi dal profumo caratteristico in cui spicca la nocciola, per cui per assonanza è diventato Nosiola. A Sorni e nel nord del Trentino, dove il vino è più duro, si dice il Nosiola, nella Valle dei Laghi dove troviamo vini più languidi è chiamata la Nosiola. In entrambi i casi è un vino splendido, andate e stappate fratelli.

Abbinamenti consigliati per il vino Nosiola

Nosiola vino, vitigno, storia e caratteristiche organolettiche, Vino Santo L'oro della cantina Cobelli Vino ad ampio spettro, i più leggeri sono perfetti per al pesce al vapore e pasta al pesto, crostacei, erbazzone e torte salate, salmone e pesci grassi. Piatti consigliati: tortelli di zucca alla mantovana, spaghetti alle vongole, spaghetti di riso con gamberi e verdure, maiale in agrodolce, vitello tonnato, ravioli di erbette alla parmigiana, risotto al tartufo, spaghetti alla carbonara, tagliatelle ai porcini.

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