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Barbaresco: vitigno, storia, caratteristiche organolettiche e storia di un vino immortale

Barbaresco vino, vitigno, grappolo, caratteristiche organolettiche e storia Il Barbaresco è una delle incarnazioni più fulgide e nobili del Nebbiolo e lo troviamo all’estremità nord ovest del triangolo del Nebbiolo piemontese, nei tre comuni che ormai sono divenuti leggenda: Barbaresco, Trieso e Nieve. Citiamo per onor di cronaca anche una porziuncola di Alba, ma si parla davvero di un fazzoletto di terra.

Caratteristiche organolettiche del Barbaresco

È un vino rosso austero, pungente, dal colore rosso rubino quando giovane, ma che tende al granato quando invecchia. Altra caratteristica che vi permette di riconoscere il Barbaresco è la trasparenza, la limpidezza cristallina: ci potete tranquillamente guardare attraverso.

Per il resto già conoscete questo vino: è caratterizzato da grandissima eleganza, finezza di aromi e quel fascino etereo e terroso che rendono il Nebbiolo uno dei vitigni più amati al mondo. Non è muscoloso, il frutto è pungente, sa di bosco e frutta sotto spirito, lamponi, viole e menta, ma non è opulento e avvolgente, anzi ti seduce proprio con la sua immaginifica amarezza.

L’estratto e la carica polifenolica sono consistenti, ma si traducono in profondità aromatica, in una ridda di richiami e lunghissima persistenza, non in prepotenza. I tannini sono vigorosi e al palato assumono sapori di rabarbaro, liquirizia, china ed erbe alpine. Con gli anni sviluppa profumi terziari misteriosi e seducenti, offrendo sentori di tartufo, di foglie, di mille radici e catrame.

Se non avete mai assaggiato il Barbaresco sappiate questo: la sua anima è duplice, in perenne contrasto, severo, strutturato, ma sempre fine, elegante, giocato su un equilibrio che sembra irreale, insostenibile, ma che quando trova la quadra regala emozioni uniche.

Tipologie, produzione e affinamento del Barbaresco

Per essere Barbaresco deve essere prodotto in purezza, 100% Nebbiolo e affinare per 24 mesi, con almeno 12 in botti di rovere. Il Barbaresco riserva deve affinare per 48 mesi. Il lavoro di mappatura dei migliori cru, che in piemontese sono chiamati sorì, rende l’esplorazione di questo vino appagante anche a livello di viaggio. In pratica potrete trovare le cosiddette menzioni geografiche aggiuntive, ossia vigneti e cascine di particolare pregio che hanno dimostrato di essere pezzi di terra eccezionali. Esattamente come i cru francesi. Alcuni sorì indimenticabili sono Rabajà, Asili, Martinenga, Sorì Tildin, Sorì San Lorenzo, Costa Russi, Pajorè e Roncagliette.

Differenze tra Barbaresco e Barolo

Ma allora è come il Barolo, perché tutta questa manfrina, perché parlare ancora di terroir, se Alba stessa è il confine, con le vigne che a destra producono Barbaresco e a sinistra Barolo? Perché il terroir conta, i vini hanno caratteristiche, storie e lavorazioni diverse. Ma soprattutto perché le diversità sono da valorizzare: pochi metri segnano la differenza tra un terreno incredibile, dotato delle condizioni perfette e il crinale più adatto ad una vigna di Dolcetto, parlando con tutto il rispetto e l’amore che abbiamo.

Le vigne si trovano ad una altitudine più bassa e sono più calde e ciò comporta una maturazione zuccherina anticipata, per cui non hanno lo stesso tempo per sviluppare la maturazione polifenolica: questa è la differenza sostanziale. Differenza che fa sì che anche l’affinamento sia diverso: meno concentrazione e massa permette di affinare per meno tempo.

La carica polifenolica è massiccia, la struttura non raggiungerà quella del Barolo, ma i profumi sono altrettanto affascinanti, unici.

Storia del vino Barbaresco

La storia è già contenuta tutta nel suo nome: al tempo dei Romani i Liguri per sfuggire ad un loro attacco trovarono rifugio in una selva fittissima e così riuscirono a salvarsi. I Romani denominarono quella zona

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