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DharMag luglio 2019 Come degustare e giudicare il vino: guida del gentiluomo allo sniffing del calice

Guida alla degustazione del vino, imparare a giudicare il vino come un sommelier Con lo speciale di luglio siamo tornati ad un tema scottante che in molti avete sollevato: come giudicare e analizzare il vino.

Pianificare una degustazione di vino, guida per capire il vino Vi proponiamo un mese di degustazioni e quello che è il nostro metodo, quello che ci guida da più di un decennio nell’approccio e nel difficile tentativo di intuire qualcosa sul vino. Partiamo subito con alcuni consigli pratici prima di partire ad annusare vino e ricordate che la pianificazione è fondamentale quanto le condizioni ideali per degustare il vino. Non basta avere fiuto. Abbiamo poi l’analisi visiva per fare una prima diagnostica del vino e certo non può mancare l’esame olfattivo del vino.

Diciamo che analizzare il vino parte sempre da gusti personali, difficile scindere piacere e preconcetti da un’analisi obiettiva di un vino. Prendiamo un vino rinomato come il Sassicaia 2015 eletto dal famigerato Wine Spectator come vino dell’anno. Sinceramente l’annata 2014 deludeva, ma è stato un anno orribile, piovoso ed irregolare, avrebbero fatto meglio a declassare il vino, e non brillava certo per equilibrio, il legno era una intossicazione più che una suggestione.

L’annata 2015 Sassicaia è verde, con tannini ancora ruggenti, molti spigoli, ma che sicuramente diventeranno il propulsore per gli anni a venire. Quelle che oggi sono chiare limitazioni alla piacevolezza sono la garanzia di un lungo invecchiamento, la stoffa e la precisione ci sono, ma al momento il vino non è assolutamente pronto. E allora come mai è stato eletto dalla rivista americana come vino dell’anno?

Gusti? Voglia di creare ad hoc un nuovo caso per vendere e pungolare l’interesse di un pubblico fin troppo abituato ai cliché?

Leggiamo il commento al Sassicaia 2015 di WS: “Denso ma vivace, strutturato tuttavia impeccabilmente bilanciato con vibrante acidità che percorre il lungo retrogusto pieno di frutta.”

Tutto molto suggestivo, ma affermare che è “impeccably balanced” è una scellerataggine, lo sarà tra almeno 6-7 anni, tanto che alla fine scrivono periodo ideale 2023-2042. Se è già bilanciato adesso i conti non tornano…
Attenzione, questo non è un attacco al Sassicaia (tra l’altro la 2015 è davvero un’annata favolosa, anche se è stata un’annata eccezionale in tutto il territorio italiano), ma è solo per farvi capire che il giudizio raramente riesce ad essere equidistante. La soggettività del bevitore, i suoi bisogni di certezze e di vendere una rivista, i suoi costumi psicologici, sono imprescindibili, quindi smettiamola con questa farsa dei guru del vino. Si può tentare di essere imparziali il più possibile, ma non è così facile.

Quello che vi possiamo dire sono i parametri che usiamo obiettivamente per giudicare un vino. La franchezza, la sincerità, la piacevolezza, ma non intesa solo come ti scolo la bottiglia di questo succo d’uva, ma come insieme di caratteristiche che rendono un vino meritevole. E se li vogliamo riassumere sono concetti molto semplici e netti: la lunghezza del sorso, la varietà, il volume gustativo e la sua persistenza, l’equilibrio tra le parti, il potenziale evolutivo, l’aderenza alla terra di origine e il rapporto qualità prezzo.

L’ultimo parametro farà storcere il naso ai puristi, i quali magari pensano che se un vino è buono e piace il prezzo non conta… ma sinceramente ci sentiamo in dovere di essere imparziali e spudorati, dopo tutto se state leggendo queste pagine è perché volete un giudizio spassionato, non lodi o sapere quali sono i nostri gusti. Ed essere sinceri e schietti è quello che ci interessa, altrimenti tutto questo blaterare non serve a niente. Non siamo wine influencer, in Italia almeno non esistono e quelli che scrivono i loro commentini con foto delle bevute dell’altra sera fanno ridere. Noi siamo prima di tutto consumatori e ci siamo prefissi di essere almeno utili ai consumatori, cercando di dare un giudizio razionale, utile per capire se vale la pena investire i propri soldi in una bottiglia. Niente di più.

Ma non vogliamo neanche propinarvi un corso da sommelier, non vogliamo tediarvi con grafici e cabale di abbinamenti e cubi di Rubick dell’analisi sensoriale, non ci sono esercizi estetici. Ma soprattutto quello che ci piace adottare è la prospettiva del vignaiolo. È lui che lo ha fatto il vino e aveva uno scopo, un’idea, una motivazione che va oltre il guadagno: quindi attenzione quando si piallano giudizi così tanto per fare i sapienti. Ma è vero che ci sono parametri oggettivi che possono fare capire se un vino merita i soldi del cartellino che ha sopra oppure no. Da qui potrete partire, ma quello che serve è esperienza sul campo, quindi iniziate a stappare.

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