Wine Dharma

DharMag dicembre 2011 Vita da Vigneron

Intervista a Kurt Rottensteiner, produttore di Pinot Nero e Gewurztraminer Kurt in action! Oggi abbiamo con noi Kurt Rottensteiner, anima della cantina Brunnenhof di Egna, una delle zone più vocate del Sudtirolo, dove Gewurztraminer e Pinot Nero sono oggetti di culto. Kurt è molto fiero della propria terra e ne parlerebbe per ore e ore. Il suo forte accento tedesco ispira subito simpatia.

W: Kurt, perché hai scelto di fare il vignaiolo?

K: La mia famiglia ha sempre lavorato la terra, già mio nonno negli anni 50’ lo faceva, poi mio padre e da lui a me: è stato un passaggio naturale. Come molte cantine a gestione familiare abbiamo iniziato vendendo le nostre uve e poi nel 1999 abbiamo imbottigliato i nostri primi vini.

W: Perché hai piantato il Gewurz?

Kurt ride, sembra sorpreso. Scusami se rido, ma vedi, il Gewurztraminer qui c’è sempre stato, è stato addomesticato duemila anni fa. Fa parte del nostro DNA, ma è anche un fatto pratico. Il Pinot Nero è delicato e ha bisogno di vento per restare asciutto, quindi viene piantato nelle zone migliori. Il Gewurztraminer, al contrario, non ha paura di nulla, è un vero lottatore. Il suo grappolo piccolo e spargolo, dalla buccia spessa, resiste tranquillamente in ogni condizione.

W: Parlaci del Gewurz.

Kurt si scalda. Ci tiene molto a questo argomento. Il Gewurz per me deve essere secco. Abbiamo un terroir stupendo e credo che sia giusto difenderlo producendo vini tipici e non per compiacere il pubblico. Non concepisco il Gewurztraminer con residuo zuccherino, parlo dei tanti con 8-10 g per litro. Deve essere riconoscibile e tagliente, perché i suoi profumi possano emergere in tutta la loro intensità, ma soprattutto deve essere di corpo, acido, con una sapidità che ti esplode in bocca. Ecco come lo intendo io. Ah, ovvio che stiamo parlando di vigne che hanno una resa per ettaro di 50/60 quintali, altrimenti è inutile anche solo iniziare a discuterne!

W: Siamo arrivati subito al dunque. L’acidità. La maggioranza dei tuoi colleghi vinifica in acciaio per preservarla questa acidità. Tu vai controcorrente vinificando in legno, come mai?

K: Non solo uso il legno, ma il mio Gewurz fa anche la (fermentazione) malolattica. Per spiegarmi mi ricollego al discorso precedente: l’importanza del suolo. La nostra terra ha una mineralità incredibile che viene trasmessa al vino, e se a questo aggiungi un’escursione termica notevole, ecco spiegato il motivo che mi permette di usare il legno senza paura di perdere acidità o profumi. Il legno poi aggiunge grande cremosità al vino: lo rende rotondo, accentua le note di mela cotogna che io adoro.

W: Immagino che stiamo parlando di botti grandi…

K: Certo. Tonneaux da 500 litri, di quercia, già usati.

W: Parlaci della vinificazione.

K: Parto da uve perfettamente mature, di solito si vendemmia il 10 ottobre, anche se quest’anno abbiamo anticipato per il maltempo. Ci tengo a sottolinearlo perché l’80% del Gewurz è nelle bucce, quindi se l’uva non è ben matura o la si pigia troppo o la si lascia troppo a macerare, si rischia di avere troppo tannino. La pigiatura è delicata, con una pressa soffice. Quindi lo lascio macerare qualche ora e metto a fermentare. Fermentazione spontanea però. Un terzo del vino in legno, il resto in acciaio. Bàtonage fino a primavera e poi in bottiglia.

W: So che sei un buongustaio, quali sono I tuoi abbinamenti preferiti?

K: Vado a colpo sicuro: foie gras. Rimane sempre il migliore, specialmente se il vino ha qualche anno e le note fruttate sono mature. Ma mi piace molto anche con i piatti più semplici come la pasta con il pesto genovese o le carni bianche con rosmarino. Per finire direi i crostacei e comunque io lo bevo tutti i giorni!

W: Anche io lo berrei tutti i giorni se fossi tuo vicino, Kurt. Grazie per il tempo che ci hai concesso.

K: È stato un piacere.

Photo credits