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DharMag maggio 2018 Guida al vino francese: le zone più vocate, i vitigni, la storia e le cantine da visitare

Cabernet Sauvignon, vino di Bordeaux, guida ai migliori vini francesi C’è molta confusione, ma al contempo interesse, sul vino francese, pur essendo uno dei paesi più avanzati e rigorosi quando si parla di disciplinari e cru, ancora molti si perdono nelle classificazioni. È vero, più è articolato il sistema e maggiori sono le categorie e le nuances da affrontare, ma su una cosa potete stare certi: se un vino proviene da un Gran Cru è un grande vino, compatibilmente con le condizioni dell’annata ovviamente.

In Italia siamo ancora all’età della pietra, con DOC e DOCG che sbucano fuori come funghi, non tanto per proteggere prodotti di qualità, ma per promuovere logiche commerciali. La più eclatante degli ultimi giorni è la DOC Spumante Romagna, il marchio Novebolle, tentativo di riesumare un Lazzaro impolverato, uno spumante di pascoliana memoria che alla fine dell’Ottocento faceva furore da San Mauro Pascoli fino ad Imola. Il fatto grave è che la nuova improvvisata DOC, nasce con chiari fini commerciali, non per tutelare un prodotto. Non lamentiamoci poi se il vino italiano viene considerato figlio di una vigna minore.

Ne parleremo, sappiate solo che il dettaglio più inquietante di questa sbrilluccicante DOC è che il vino può essere spumantizzato anche in regioni limitrofe come Marche, Lombardia, Piemonte e Veneto: alla faccia del terroir! Champagne di Romagna che fa una scampagnata in Veneto… Da brividi, soprattutto dopo tutta la manfrina sul territorio, aderenza, tradizione e bla bla bla che ti propinano per presentare il progetto Novebolle.

Chiusa la parentesi del vecchio Champagne romagnolo, abbiamo detto vino francese, e parleremo di tutte le migliori zone della Francia, a parte la Champagne, che abbiamo già trattato qualche mese fa. Ci saranno nuovi assaggi non temete, amanti delle bolle.

L’immensa qualità del vino francese non proviene solo da condizioni climatiche e di suolo uniche: il calcare abbonda nei suoli, Mediterraneo, Atlantico e svariati fiumi creano piccoli paradisi per la coltura della vite. Ma non è solo questione di terroir, ma anche di attenzione e tutela: il vino francese è stato il primo a dotarsi di AOC, disciplinari che stabilissero rese, i vitigni da impiegare e i limiti di resa per ettaro.

Certo con il tempo forse iniziano a stare strette, ma almeno hanno dato credibilità, controllo e dignità al vino. Sono nate per tutelare consumatori e produttori e mantenere un livello di qualità impeccabile, non per avere un logo-marchio-slogan da sbattere sull’etichetta. Poi che oggi siano obsolete o da rivedere, è indubbio, esattamente come in Italia.

Bene, prima di partire diamo un’occhiata alla geografia del vino francese:

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