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Prosecco: miti e leggende, il vitigno, i profumi e i sapori di un grande vino italiano

Prosecco, vino e vitigno Prosecco, Glera, caratteristiche del Prosecco veneto La domanda da un milione di dollari è: “Il Prosecco è un grande vino?”

Forse…

È un grande vino perché vende milioni di bottiglie, quindi piace molto, anzi è diventato un fenomeno di costume, più che una bevanda?

Oppure è vero il contrario, ossia lo sprezzante assioma per cui se un vino vende tanto è di massa e allora non è un buon prodotto?

Quali sono le caratteristiche di un grande vino?

Struttura, eleganza, persistenza, longevità.

Ma se un vino è la quintessenza della convivialità, semplice, immediato, irresistibile e perfetto per accompagnare una infinità di piatti, allora è grande?

Per noi sì, per non avendo il fascino etereo del Barolo, il Prosecco ha stoffa da vendere, anzi da bere. Ma andiamo oltre.

Il vitigno del Prosecco: Glera

Glera vitigno per Prosecco, con quale vitigno si fa il Prosecco, caratteristiche Il vitigno impiegato per produrre il Prosecco è la Glera un vitigno antico di origine sconosciuta, ma di cui si inizia già a parlare nel 1500.

È un vitigno semi aromatico, cioè profumato e ben riconoscibile, ma non in maniera così perentoria come il Gewurztraminer per dirne uno dei più eclatanti.

Perera vitigno, uva per Prosecco, caratteristiche del Prosecco Perera nei vigneti Belecasel Da disciplinare la composizione deve essere 85% di Glera e il resto possono essere vitigni a bacca bianca come Verdisio, Bianchetta trevigiana, Perera, Glera lunga, più raramente Chardonnay o Pinot grigio o bianco. I biotipi conosciuti sono: il Prosecco Balbi, Prosecco dal peccol rosso, Prosecco lungo, Prosecco tondo.

Una volta esisteva, ed esiste per il Prosecco col fondo, la rifermentazione in bottiglia. Il cosiddetto metodo ancestrale, il pétillant naturel francese, la stessa tecnica usata anche per il Lambrusco “artigianale”.

In pratica si vendemmia l’uva quando non è troppo matura per mantenerne intatta la freschezza, si pigia e si fa fermentare.

Ma con l’arrivo del freddo i lieviti “vanno in letargo”, quindi si imbottiglia il vino e si aspetta la primavera, in modo che i lieviti possano riprendere a lavorare.

Gli zuccheri che non sono ancora stati trasformati in alcol dai lieviti, durante la seconda fermentazione in bottiglia, lavorano, creando anidride carbonica come risultato della trasformazione.

Vigneti a Valdobbiadene, wine tour Prosecco, colline di Valdobbiadene Foto di Robyn Hooz Se tutto va bene, e le bottiglie restano al buio e al fresco, i lieviti completano la loro opera con successo regalandoci grandi vini, altrimenti le bottiglie potrebbero anche esplodere. Chiedete ai vostri nonni, quante ne hanno “bruciate” in cantina.

E questa è la via tradizionale più artigianale e difficile, altrimenti si usa il classico metodo Martinotti. È una lavorazione affascinante, ma totalmente diversa, in estrema sintesi, si mette il vino in una grande autoclave, si aggiungono lieviti selezionati e si lascia il vino a fermentare per 20 giorni.

I vini ottenuti sono più puliti, cristallini, ma con caratteristiche più standardizzate, garantendo un prodotto sempre uguale e senza le incognite della rifermentazione.

Zone di produzione del Prosecco

Valdobbiadene, colline di Valdobbiadene, zona di produzione del Prosecco Foto del grandissimo Robyn Hooz Il Prosecco DOC è di casa in tutto il Veneto, escluse le provincie di Rovigo e Verona, e in tutto il Friuli. Le DOCG sono il Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene è il Prosecco Colli Asolani

Come piccola nota storica, sembra che il nome Prosecco derivi dall’omonimo comune in provincia di Trieste.

Da segnalare il Prosecco di Cartizze, un’enclave di poco più di 100 ettari (107), a San Pietro di Barbozza, sempre nel comune di Valdobbiadene, ingentilito da un leggero residuo zuccherino che rende questo spumante un piccolo gioiello, adatto anche ad abbinamenti con dolci, crostate e tiramisù.

Caratteristiche del Prosecco

Bianchetta Trevigiana, vitigno per fare Prosecco, come si fa il Prosecco La Bianchetta Trevigiana della cantina Belecasel Il Prosecco è un vino dalla piacevolezza unica e offre un bouquet delicato e carezzevole, fruttato, con pera, pesca, mela, fiori bianchi e sentori classici “da forno” dei lieviti. Al palato è sapido, fresco, dal passo misurato, con ritorni minerali e perlage stuzzicante.

Il Prosecco colfòndo è tutta un’altra storia da raccontare, i lieviti sono più incisivi e rendono il vino più espressivo, pieno, vibrante. Spesso si presenta torbido e i profumi sono più marcati, maturi, intrecciati a note minerali, di zenzero e pane.

Se al palato un Prosecco metodo Martinotti ha un andamento verticale preciso e acuminato che termina in un finale ammandorlato, il Prosecco colfòndo si espande in bocca in ogni direzione, come una marea lenta.

Temperatura di servizio del Prosecco

Calice di Prosecco, come servire il Prosecco, temperatura di servizio del vino Come ogni spumante che si rispetti il Prosecco va servito ad un temperatura di 8 gradi per esaltarne la freschezza. Ricordate che più è bassa è la temperatura e più saranno esaltate le note dure, quindi freschezza e sapidità, a scapito dei profumi.

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